02/01/15

Potrei scrivere di questo.

C'è il caminetto acceso, due tipi improvvisano con le chitarre. Chiara, di fronte a me, si stringe nel maglione fissando Gimmi che suona, Matteo, invece, si passa un preservativo tra le mani. Giulia è persa a guardare le fiamme. Gioco coi suoi capelli. Ha gli occhi scuri, sembrano i miei, il fuoco ci si riflette dentro. La rossa che le sta di fronte, intanto, è un tutt'uno con quel caldo.
Finiscono di suonare.
''Dai, bella questa! No?'' fa Gimmi appoggiando a terra la chitarra.
''Certo, sì...'' risponde Chiara. 
''Ahh è la cosa migliore che abbiamo suonato fin'ora e non apprezzate un cazzo.''
Anche l'altro posa lo strumento. ''Io vado su.'' dice, prendendo il vino e scomparendo per le scale. La musica riparte.
''No a me piaceva sul serio comunque...'' riprende Chiara, coi riflessi delle fiamme sulle scarpe nere.
''Oh, chi è che vuole un preservativo?'' fa Matteo lanciandone uno.
''Tanto a te non serve, no?'' risponde Giulia sarcastica, mentre le intreccio a caso i capelli.
''Ahah, simpatica.''
''Non c'è di che.''
Potrei scriverci su qualcosa di sta roba, penso tra me, e l'altro suona ancora, e Chiara pare incantata a sentirlo mentre bevo un sorso e riprendo coi capelli dell'altra.
''Sì, tanto qua non va mai come dovrebbe.'' ricomincia Matteo.
''Cioè?''
''Cioè il buono perde, Dio c*n!''
Il chitarrista ride, Giulia e la rossa pure, io anche. Chiara invece è persa nelle note, pare sciogliersi. Potrei scrivere qualcosa di questo, penso. Ma cosa?... non mi viene in mente nulla, zero. Bevo un altro sorso, Matteo mi tira il preservativo addosso. Quanti cazzo ne ha? Decido di fissare la rossa. Non sono bravo al gioco di fissare la gente e restare serio, ma stranamente ora mi riesce. Mi guarda, ride, distoglie lo sguardo, mi guarda di nuovo, come a dire che cazzo hai da guardare? e poi sorride e prende fuoco. Davvero, letteralmente: le prendono fuoco i capelli, ma lei non fa una piega.
Che cazzo di roba è? Le note vanno più rapide, mi rompo di giocare col ciuffo di capelli e metto la mano dietro al collo bollente di Giulia. La rossa mi guarda e si rigira, frustando l'aria di scintille. La musica sale ancora ed ecco svelato tutto l'interesse di Chiara per il chitarrista: si sta sciogliendo, per lui. Parte dalle scarpe nere e lucide, che gocciolano formando una pozzanghera nera petrolio a terra. Poi gocciolano via anche le calze, le unghie dei piedi, la pelle, le gambe, pian piano, a tempo con la musica. Ma tu guarda che cosa strana, un'altra! Potrei scrivere di questo? 
Smetto di giocare col collo. Mi stravacco sulla sedia per quanto possibile e Matteo mi allunga la bottiglia. 
''Guarda come si scioglie.'' dico a Giulia prima di buttar giù il vino.
''Eh?'' 
''Guarda Chiara come si sta sciogliendo guardando Gimmi. E' proprio persa, non vedi?''
''Naa, cosa dici?'' fa tornando a fissare il fuoco. 
Che tipa strana, che razza di tipa strana. Forse potrei scrivere di lei? No, la donna che si scioglie vicino a quella che va a fuoco è più divertente. Ed è quasi alle ginocchia ormai, e sotto di lei si spande un lago scuro come la pece, con le striature di rosa pallido della pelle, il sangue cremisi e il bianco delle ossa. Non ho idea di come possa andare a finire, tra un po' non dovrebbe nemmeno più riuscire a stare seduta.
Matteo si alza e se ne va: ''Vado su anch'io, ciao.''
Gimmi suona, Giulia si sposta nella sedia, la rossa è un incendio e io guardo Chiara nel suo punto più interessante: le cosce. Sono lì per metà sì e per metà no, ma non è una cosa macabra da vedere, qualcosa che fa senso o schifo o vomito. E' un fenomeno con una sua certa eleganza, con forme dolci che vanno via via assottigliandosi, sempre di più, cadendo verso il pavimento in rivoli fini, come la cera bollente. Le gambe sono quasi finite, barcolla, si dondola infastidita sulla sedia. E ora che succederà? Potrei scrivere di questo, diavolo se potrei! Ma devo vedere che succede quando si scioglie tutta la parte sotto. Ancora pochi secondi, poche gocce...
''Oddio oddio oddio basta, devo andare.'' fa la ragazza mezza sciolta alzandosi, distogliendo finalmente lo sguardo da Gimmi e la sua chitarra. ''Devo fare la pipì, me la sto facendo sotto!'' e detto questo, si fa strada passandomi di fianco, e se ne va.
La pipì. Si stava facendo la pipì addosso. Come ho fatto a non pensarci prima? Bella mossa Chiara, questa sì che potrei scriverla! Però ora mi manca un finale e Gimmi non suona più.
''Ou Gimmi.'' gli faccio mentre Giulia e la ragazza in fiamme si dicono qualcosa. ''Ma, come potrei finirla secondo te tutta questa storia?''
''Non lo so.'' fa lui senza un'espressione precisa in volto, senza chiedermi Quale storia?, massaggiandosi il pizzetto. ''Di' qualcosa di conclusivo!''. Poi si alza, pesta per sbaglio la pozzanghera di ragazza sciolta, e va a prendere le sigarette. Credo di sì, potrei proprio scrivere di questo.

31/12/14

2014 in due minuti

Prendendo spunto dalla splendida idea di Mareva, vi racconto in breve questo 2014 ormai prossimo alla fine, e colgo l'occasione per augurarvi un Capodanno col botto e per ringraziarvi tutti, dato che spendete il vostro tempo a leggere le castronate che partorisco in queste pagine. Grazie grazie grazie! E ora torniamo indietro a...

Gennaio
Inizia coi soliti amici, un bel mal di testa, un paio di mesi di lavoro ancora davanti e tanta voglia di provare qualcosa di nuovo. Si inizia dallo sci di fondo, con calma...

Febbraio

Il signorino compie gli anni e promette più barba per il 2015. Festeggia allora con gli altri febbraioli come lui, ritrova la passione per la nobile arte del portapizze (esatto, è un'arte non un lavoro), si rilassa alle terme cercando di conquistare donzelle il giorno di San Valentino (povero coglione) e tenta l'approccio semi catastrofico con il secondo sport sulla neve: lo snowboard. 

Marzo
Ho capito come si usa lo snow, ma è finita la neve e quindi ci si rivede per l'anno prossimo, che cazzo. E allora sapete cosa? Tentiamo di non mangiare più carne! Ma perché? Boh, per vedere che succede. E allora sapete cos'altro? E' carnevale e a carnevale is better dance, e poi, dopo carnevale, che son due anni di blog, CervelloBacato vi presenta Davide e Davide vi presenta Cervello!

Aprile
Poi colsi la mia immagine riflessa che li fissava... foruncoli e cicatrici, camicia stracciata. Ero come un animale della giungla attratto dalla luce. Perchè ero venuto? Avevo voglia di vomitare. Le coppie conversavano disinvolte tra di loro. Io non sapevo conversare né ballare. Tutti sapevano qualcosa che io non sapevo. Le ragazze erano così belle, i ragazzi così eleganti. I sarei stato terrorizzato anche solo a guardarla, una di quelle ragazze, figuriamoci a starle vicino. Guardare una ragazza negli occhi o ballare con lei era una cosa che non riuscivo nemmeno a concepire.
Eppure sapevo che quello che vedevo non era bello e semplice come sembrava. C'era un prezzo da pagare, per tutto questo, un'ipocrisia generalizzata, alla quale era facile credere, e che costituiva il primo passo lungo una strada senza uscita. L'orchestra riprese a suonare, e i ragazzi e le ragazze ricominciarono a ballare. Le luci roteavano sopra le loro teste colorandoli d'oro e di rosso, di blu e di verde, poi ancora d'oro. Guardandoli, dissi a me stesso, un giorno la festa comincerà anche per me. Quando arriverà quel giorno, io avrò qualcosa che loro non hanno. [Panino al prosciutto, Bukowski]


Maggio
Buttati, buttati, buttati, buttati maledizione buttatiiii... e così, col parapendio, mi buttai. E poi fu Roma (e capirete: addio dieta vegetariana) e poi fu Federer!

Giugno
Vuoi dirmi che sono finito davveramente in un libro?

Luglio
Piove sempre, o quasi, e ho voglia di mare. Poi un giorno il mare lo becco per caso, e becco pure un po' di gente nuova, sempre per caso, e poi il caso un po' di questa gente nuova se la prende e se la porta dietro per tutto il resto dell'anno. Vedi te, il caso, che combina a volte.

Agosto
Estate, uscite con gli amici, Festival celtici, acqua park, lago di Garda, festa dei colori, mare, e soprattutto, esami universitari per un nuovo inizio, verso una nuova strada totalmente diversa. Prendiamoci il rischio e seguiamo le passioni.

Settembre
Comincio a scrivere per la rivista universitaria e la cosa mi diverte parecchio. Ex compagni di economia, quella che ho appena abbandonato, iniziano a laurearsi. Mi sento un attimo perso.

Ottobre
Ma partono i corsi, nuove cose da studiare, nuove conoscenze, e poi Lucca Comics, e finalmente vedo la mia Misa e la dolcissima Marty!

Novembre

Ed a volte ti vedi stupido 
una lacrima ad una festa 
altre volte ti credi libero 
un cavallo sopra una giostra 

ed a volte ti vedi limpido 
il mattino in una finestra 
altre volte ti senti arido 
come un gesto che resta in tasca 



Dicembre

Bruxelles, birra, waffle, Grand Place, Natale, snowboard, dolori, terme e aceto, ma proprio parecchio. E ora sotto col prossimo ;)


28/12/14

TrailerZ #7

Bentornati al nostro appuntamento coi trailers più interessanti e le news più succccculente. Pronti per una carrellata di roba da non perdere? Viaaa!

Pan

Lo aspettavo da molto perché adoro Peter Pan e non vedo l'ora di arrivare in sala. Inizialmente credevo si parlasse dei giardini di Kensington, dato che lì inizia la leggenda di Peter, poi invece ho notato la direzione presa dal film, che vede come nemico principale Barbanera, nominato invece nel romanzo Peter Pan e Wendy. Vedremo!

Jurassic World

Sono contento per i dinosauri, e tanto, però... che è sta roba?!

Star Wars The force awaken

Spade laser, spade laser, spade laser con la guardia laser!!! Che Forza!

24/12/14

L'amore bugiardo.

L'occhio clinico e preciso di Fincher dona un alone di freddezza a tutta la vicenda di Gone Girl, L'amore bugiardo, nonostante gli eventi si svolgano in piena estate e alla luce del sole. Si respira tensione e nervosismo per tutta la durata della pellicola, che vede Nick Dunne, di ritorno in casa propria, ritrovarsi col soggiorno a soqquadro e con sua moglie Amy sparita nel nulla. Lei non si trova più, è scomparsa, e ben presto il mistero che lui stesso ha inizialmente dato in pasto all'opinione pubblica gli si rivolta contro, portando tutti, autorità comprese, a vederlo come unico indiziato per un possibile omicidio.

A dar sempre maggior peso alle difficoltà del protagonista, e quindi all'interessamento dello spettatore, si aggiungono vari elementi inizialmente tenuti nascosti. A sfondo c'è allora un matrimonio apparentemente perfetto, la coppia che festeggia il quinto anniversario proprio il giorno della sparizione, e una grande affinità tra marito e moglie, che arricchisce l'indagine con indizi più che sinistri, tutti volti a mettere nei guai Nick. E poi c'è chiaramente lui, Nick, un Ben Affleck che interpreta un personaggio a tratti preso dall'ira ma spesso freddo e misurato, addirittura alienato nonostante tutto, molto difficile da capire. E giustamente questo crea il dubbio col quale chi guarda si interroga: ma è lui il vero colpevole, forse un po' sprovveduto nell'architettare il delitto, oppure è la moglie che tenta di incastrarlo? E perché? Non meno importante dunque è la prova dell'attrice Rosamund Pike, la splendida moglie scomparsa, in grado di cambiar volto, da un istante all'altro, a seconda del punto di vista che la vede raccontata. Vale il film, credetemi.
Aggiungiamo poi le micidiali colonne sonore di Trent Reznor e Atticus Ross, con cui si inscenano situazioni dove la tensione la fa da padrona, con crescendi musicali intensi che accompagnano immagini veramente d'impatto (credo ci sia una delle scene più belle che abbia visto), e si mettono in tavola temi forti, primo tra tutti la difficoltà che il matrimonio crea nella coppia, e poi di seguito il tradimento, la complicità, la forza dell'opinione pubblica, la paura e la violenza.

Ci si trova a tifare per uno o per l'altro protagonista. Si giudica, si giustifica, si cerca di soppesare chi abbia veramente la colpa e quanta. E infine si guarda come la costruzione del matrimonio, o dell'amore più in generale, sia tenuta insieme soltanto da un sottile filo di complicità, che non sempre è positiva, anzi, e che comprende quindi delusione, frustrazione, paura e tanto amor proprio. Una visione abbastanza inquietante. Già... direi non ho molta voglia di sposarmi.

22/12/14

Il contrario

Nevica in su e tutta la gente cammina.
Scarponi nel cielo piovono lacrime luride
andandosene veloci nelle loro case, nelle chiese,
nei negozi con le luci che ballano le canzoni.

Grandina una moneta e centra
la tazza col resto del ghiaccio.
Stasera il compare è fortunato. Io non ne ho voglia
di stare in ginocchio, ore di mani sporche
di freddo a pregare verso il freddo.

Meglio il mio cartone sotto al culo,
la lana sopra e il vino nella pancia,
e me ne sto steso a guardare il mondo al contrario,
che lo so che è tutto il contrario di me.
Scarponcini e tacchi che corrono nel Natale, sotto la neve che sale.


di Davide Storti

19/12/14

Tu non hai spotify?!

Oggi voglio parlarvi di spotify, un programma scaricabile gratuitamente su ogni pc, tablet e smartphone che vi permette di ascoltare in streaming gratuitamente tutta la musica che volete. Perché un post del genere? Mi pagano forse? Sìccertomagari! Nulla del genere, è semplicemente che lo trovo dannatamente comodo.
Il funzionamento è semplicissimo. Scarichi spotify e lo installi e hai a disposizione tutti (con qualche eccezione) gli artisti che vuoi. Cerchi Ed Sheeran? Lo trovi e hai in sequenza le 5 canzoni più popolari e di seguito tutti gli album in ordine di uscita uno sotto all'altro, nonché tutti i singoli. Di lato poi, gli artisti simili. Capite bene quindi che uno dei vantaggi immediati è quello di scoprire nuova musica partendo da generi o cantanti che già ti piacciono.
In più? Puoi aggiungere amici da seguire, e in questo modo provare la musica che ascoltano, puoi creare playlist e mettere in play gli elenchi che ti sei creato, ascoltare una specie di radio, che si chiama proprio radio, divisa per generi, che ti spara una dopo l'altra canzoni di quel genere, e vedere le classifiche delle canzoni più ascoltate in Italia e in qualsiasi paese estero tu voglia, ecc ecc ecc scopritelo da soli sù.

Ora, dato che spotify ce l'ho da un po' e ne sono dipendente, che me ne faccio di questo post? Lo uso per chiedervi di seguirmi, se già siete iscritti, cercando il mio nome facebook, ovvero Davide Storti, così che io possa seguire voi. Lo uso anche per presentarvi in breve le playlist principali che ho creato in questi anni di spotify, e pure quelle, se vi va, potete seguirle. Che poi suvvia, siamo sotto le feste e sicuramente avere un po' di musica non stop in sottofondo fa comodo.

#1 FrullatoèMeglio
La playlist principale in cui butto dentro tutto quel che ascolto, anche e soprattutto per caso, e che mi piace, almeno in un primo momento, poi in caso sfoltisco il superfluo. Per ora conta oltre 400 brani. 5 canzoni che la rappresentano sono: 
Hurricane - MS MR 
Abiura di me - Caparezza 
Cosmic love - Florence + the machine
Royals - Lorde
Disperato erotico stomp - Lucio Dalla

#2 RockazzieMazziVari
Si parte dal rock e si va via via verso tutti (ok, tutti è un parolone) i suoi sottogeneri. Siamo oltre i 300 brani. 5 canzoni che la rappresentano sono:
Breezeblocks - alt-J
Fluorescent Adolescent - Arctic Monkeys
Di vino - Marta sui tubi
Dazed and Confused - Led Zeppelin
Dirty Paws - Of monsters and men

17/12/14

Caro Babbo Natale...

Caro Babbo Natale, quest'anno, dato che sono stato buono, per Natale vorrei giusto un paio di cose. Visto che gli scorsi anni non è che tu m'abbia proprio accontentato, mi è venuto da chiedermi il perché di questo comportamento. Sì, caro Natale, perché non mi hai cagato di striscio? 
Poi mi sono risposto: perché non t'avevo scritto la letterina. Che stolto sono stato, caro Babbo, lo sanno pure i bambini che se si vuole qualcosa bisogna chiedertela in lista, mandandoti la letterina. E allora, giacché sono molto previdente, eccomi qui pronto a correre ai ripari e a rimediare al passato, eccomi pronto a scriverti il mio elenco di desideri arricchito di quelle dimenticanze da letterina che vanno dal '95 al duemilaeadesso. Sono sicuro saprai farmi felice, d'altro canto sei Babbo Natale, lavori un solo giorno l'anno e solo quello c'hai da fare nella vita. Muovi il culone, ciccione bastardo! Cordialmente, CervelloBacato.

Dunque, carissimo, quest'anno vorrei...

Il Super Nintendo con Super Mario Bros e Donkey Kong Conuntry 1, 2 e 3. E Mortal Kombat 3, giusto!
Il game boy color con pokemon giallo, argento o oro, fai tu insomma quale dei tre, sorprendimi!
Il camper delle micro machines.
La bat mobile di Batman, quella con gli alettoni dietro a forma di ala di pipistrello.
La pleistèscion 2. 
L'icsbox
Il cellulare, ma quello con fotocamera integrata eh, e non fare scherzi!
Un giubotto nuovo.
Un ipod.
Un lettore mp3 perché ho capito che io con iTunes ci litigo abbomba!
Un pc portatile.
Un giubotto da snowboard.
Una morosa.
Un'amante (per me, non per la morosa)
Anzi facciamo Iggy Azalea nuda nel mio letto che dice rappando ''Cerv, ho tanto tanto freddo, vieni che il mio culone ti aspetta!''
Una stalker gnocca che non mi lascia pace e che mi faccia capire cos'è la violenza sugli uomini.
L'amore incondizionato di Rooney Mara.
Una laurea.
Una barba tipo la tua, magari non bianca, insomma per quello c'è tempo.
Un lavoro.
Un pacco di soldi che ciao proprio.
Due settimane a Londra, un po' per la città ma un po' tanto per il torneo di Wimbledon.
Una partita con Federer e una notte con Sharapova e Bouchard e Radwanska e Kournikova.

Bene. Credo sia tutto e non mi pare di pretendere chissà che cosa. Se poi, così di fantasia, ti venisse voglia di aggiungere qualcosina, giusto perché, ripeto, sono stato molto buono e come vedi sono una persona umile, fai pure.
E voi, cari lettori stronzi, le avete scritte le letterine a Babbo Natale negli ultimi anni?  Perché allora non cogliete la palla al balzo e recuperate così come ho fatto io? E perché, sopratutto, v'ho chiamato stronzi, così aggratis? La magia del Natale mi da alla testa, perdonate.

15/12/14

Barbonismo a Thiene

E' passato un po' di tempo dall'ultima volta, e oggi finalmente torna un guest post sul mio blog. L'autore dell'articolo che segue, che vuole mantenersi anonimo (e così sia), ci parla allora di arte, artisti, lavoro, Thiene e barbonismo. Pronti? Comodi? Via!...

Che l'arte in Italia non venisse incentivata, pareva già un dato di fatto. Invece gli artisti hanno voluto rimarcare questa triste situazione dando vita ad un nuovo movimento artistico: il "Barbonismo".
A dare il via ufficiale al Barbonismo sono stati due gruppi di artisti di Roma che hanno esposto in tutta la città 80 manichini rappresentanti dei barboni, a sottolineare la "fine" che farà chi, al giorno d'oggi, vuol vivere di sola arte. E la filosofia del Barbonismo è proprio questa, malgrado alcune piccole sfaccettature tra le varie zone in cui esso viene applicato. Già in diverse città d'Italia, come accaduto a Padova, alcuni artisti "abbandonano" le loro opere alla mercé di chi le troverà; e non è vandalismo.
E Thiene non fa eccezione da quando un gruppo di artisti anonimi capeggiati da un (cosiddetto) "artista e poeta maledetto", il cui nome d'arte è Caramello Chambers, abbandonano letteralmente le loro opere, specialmente quadri di piccole e medie dimensioni, per tutta la città, davanti a case, lungo le strade e sulle panchine. Un fenomeno barbonista legalmente non riconosciuto ma certamente senza alcuno scopo di lucro, tanto che sul retro di alcuni dipinti sono state trovate delle scritte che affermano che tali opere sono veri e propri "regali" per chiunque abbia il coraggio di raccoglierli.

Gli artisti maledetti, in passato, erano inetti della società, disadattati e rifiutati da tutti, spesso alcolizzati e mentalmente disturbati. E questo "Barbonismo" è un chiaro riferimento alla "maledizione" di questi nuovi artisti che, come quelli passati, vivono allo stesso modo.
Forse una resa, più che una ribellione, al consumismo artistico dettato dalle gallerie d'arte che impone di applicare un prezzo a qualsiasi opera? Di sicuro, qualcosa di cui sentiremo ancora parlare, una vera rivoluzione nel mondo dell'arte.

12/12/14

Bruxelles 3/3 |The master of puppets.

Mi sveglio più o meno presto, la Vale dorme e che faccio, la sveglio? Mi giro dall'altro lato e bonanotte. Ci si alza quindi abbastanza tardi e verso le 11 siamo in centro da Starbucks a far colazione. Non c'ero mai stato ma ehiii miei cari turisti della democrazia, c'è una prima volta per tutto no? Caffé natalizio e muffin coi mirtilli grandi come nocciole che esplodono in bocca. Buongiorno!
Decisi a visitare il famoso giardino botanico di Bruxelles sbagliamo in pieno destinazione e ci imbattiamo nel botanique park, cioè un parchetto normalissimo ma comunque molto carino. Siamo dei geni eh!



10/12/14

Bruxelles 2/3 | Mangiamerda.

Ci si sveglia di buon mattino e si esce alla volta del centro di Bruxelles: missione colazione. Un'invitante scritta Cafe attira la nostra attenzione, e ci rendiamo poi conto che quasi ogni locale, in effetti, ha la scritta Cafe nel proprio nome, e di Cafe, ma guarda un po', nemmeno la traccia. Con lo stomaco cantante ci inoltriamo per il centro finché non troviamo un posto dove m'ingozzo di croissant al cioccolato e cheesecake. Resuscitati dalla morte decidiamo di andare verso la Grand Place, considerata una delle piazze più belle del mondo, e quindi via diretti!
Seguendo una mappetta spiegazzata fornitaci in ostello, perché noi furboni non ci siamo stampati niente da casa, ci perdiamo nonostante si vada sempre e solo dritti.

Oh ma 'ndo cazzo siamo?
In teoria girando a sinistra c'era questa via e poi si andava verso la piazza...
Uhmm...
Ahhh ecco, siamo finiti fuori dalla mappa! 
Ma come fuori dalla mappa?! Avremo camminato si e no venti minuti!

La prima sorpresa è quindi che Bruxelles è una città abbastanza contenuta. Non servono mezzi, basta infatti camminare e s'arriva comodamente dappertutto senza impiegare troppo tempo. Torniamo quindi sui nostri passi e capito come funziona il tutto si arriva alla Grand Place... tadàààààààà!!!



09/12/14

Bruxelles 1/3 | Vai vai stupida capra!

Era l'inizio di settembre quando l'amica Vale saltava fuori con un Oh, volo Bruxelles andata e ritorno 30 euri. Chi viene?, ed era proprio l'inizio di settembre quando io, unico deciso tra gli altri ammighi dubbiosi risposi con un secco Sì, dai, fatta!

Bruxelles, 30 euri di volo, è un affare cavolo, vi pare? Il fatto è che non ero deciso proprio un cazzo. Questo, in realtà, era quel che invece pensavo:
Bacato: Sì ma... soldi che non son niente, vabè, ma l'aereo?
Cervello: E' ora di affrontarlo. Dai, ce la famo, te lo prometto.
Bacato: Ma come me lo prometti? Io ho già l'ansia!
Cervello: E' settembre stupido amico mio. Da qui a dicembre mancano 3 mesi pieni, ci penseremo.
Bacato: Ma sì dai, chissene. Tanto ce ne vuole prima che arrivi dicembre...

E poi dicembre è arrivato.

Sudo già dal viaggio in macchina verso l'aeroporto. Fortunatamente la mia (finta) calma zen non da segni esterni della tensione che m'attanaglia. Scesi dall'auto confesso tutto alla Vale. Devo farmi uno spritz, o due, qua muoro qua muoro qua oggi muoro!
Faccio il check in e mi avvio al gate con i messaggi al cellulare e gli hashtag su twitter che mi dicono #volastronzo per farmi ridere un po'. Saliamo in aereo e l'unica sensazione che ho è un principio d'infarto.
Tutto ok? mi fa la Vale. Vuoi che ti tenga la manina? continua prendendomi un po' per il culo.

Le prendo la mano appoggiandola al petto, le faccio sentire il rullo di tamburi che ho dentro. A momenti non ci crede.

Vecchio non morire! dice stupita.
Rullaggio 
Bacato: Oddio oddio oddio precipitiamo precipitiamo!
Cervello: Non siamo ancora decollati, stiamo semplicemente andando verso la pista.
Indicazioni degli hostess (aka le persone più coraggiose dell'universo)
Bacato: Sì sì, in caso di morte mettetevi la mascherina e il fottuto giubbotto di staminchia gonfiabile, bravi.
Cervello: L'aria quando si vola è più dura del cemento, più dura del cemento, cemento, cemento cemento dappertutto. Ok, mi sta prendendo male pure a me, metto Skrillex in cuffia così ignoriamo questa bagascia che parla!
Si parte
Bacato: Porca merda c'ho la sedia incollata al culo senti quanto tira muoio muoio muoioooo
Cervello: E' come essere su un treno. Ok, va un po' veloce. Famo finta che siamo su un freccia rossa, che quelli vanno a 300 e sono più rapidi. Freccia rossa, freccia rossa ok?
Decollo
Bacato: Ma perché mi ficco in ste situazioni del cazzo?!?!
Cervello: Mezzo più sicuro del mondo mezzo più sicumavaffanculo...

Passo il resto del volo con la musica a palla nelle orecchie e una quantità spropositata di scurrilità che mi gira in testa, che eviterò di scrivervi ovviamente, che tanto ne avete già avuto un buon assaggio in queste righe. E' la mia psiche impanicata, non posso farci nulla. Tutto tranquillo comunque. Troppo. Il tempo non passa. Soluzioni? Vai vai capra! cioè un giochino per tablet in cui devi far salire una capra su per una montagna, sempre più in alto, proprio come stai facendo te, stupida capra d'un uomo. Il bello è che ogni partita dura quindici minuti e più, quindi posso farne una manciata e sono arrivato. 
Un'ora e mezza d'asocialità dopo, che la povera Vale ha passato non ho idea di come perché la mia (im)probabile morte era in cima alla classifica dei miei interessi, le ho finalmente parlato, ci si è fatti due foto e si è atterrati assieme ai Sidh a tutto volume.

Bene! Ora inizia la vacanza! Non sono più asociale. Ciao Vale! Come stai? Non è una magnifica giornata? Che meraviglia stare coi piedi per terra. Ahhh la vita è meravigliosa!
Mi guarda malissimo. Alleluja cazzo! Bentornato tra noi! mi dice. 
Nell'aria c'accoglie un intenso odore di roba fritta. Prendiamo un bus da Charleroi a Bruxelles e quaranta minuti dopo siamo in città. Ma non abbiamo idea di dove sia il nostro ostello. Giriamo un po', totalmente a caso, per strada non c'è un mezzo cavolo di nessuno, solo le lucine di Natale. Ma io sono calmo, sono sulla terraferma, niente può scalfire la mia felicità! Chiediamo a un tipo che fa pulizie (all'una di notte) in stazione sperando ci dia qualche dritta. Consiglia di prendere un taxi perché camminare per quella parte di Bruxelles a quell'ora non è sicuro. Dopo 8 euri di taxi siamo a sorpresa dentro l'ostello più fico del pianeta, e non scherzo, dato che dal sito pareva na bettola. 
Soddisfatti si va a dormire in stanza mista da 10 persone. Tutto tranquillo, finché alle 4 del mattino due tipe sbronzissime mi svegliano scaricando tipo immondizia una terza tipa a letto, che continua a ridere e ruttare dopo che le amiche se ne sono andate via chissà dove chissà come. Mi addormento col suono dei suoi colpi di singhiozzo. 
Mi chiamo Davide, sono a Bruxelles, e sono sopravvissuto a un volo aereo.
Bruxelles 2/3 | Mangiamerda. --->
Bruxelles 3/3 | The master of puppets. --->

02/12/14

Boyhood? Boyhood non succede un cazzo!

Ci siamo io, l'amico Howard (immaginate Howard Wolowitz di Big Bang Theory, che a lui fa piacere essere paragonato a Wolowitz e se mai dovesse leggere sta roba mi sgozzerà come un capretto in un rito satanico), l'amico L'orzo (amante del cereale conosciuto come orzo) e l'amico Cupido (un suo sogno è diventato un racconto e lui un personaggio con questo nome, che trovate qui) che eravamo appena usciti dal cinema.

Howard: Ohhh cazzo finalmente è finito!
Cervello: Ahah Howard non vedeva l'ora, era dai primi 10 minuti che pensava di andar fuori, solo che dopo sei euri di biglietto c'ha ripensato.
Howard: Sì ma che palle era?
Cervello: Dai, la milf almeno ti piaceva, e pure la tipa là.
Cupido: Eh, sentivo che faceva le battutine. Diobon non stava zitto un secondo!
Howard: E insomma Cervello, n'altro film dimmerda mi hai portato a vedere.
Cervello: O ma che cazzo vuoi?
L'orzo: A me è piaciuto invece...
Cervello: Grande L'orzo, lo sapevo. Io te l'avevo promesso che non t'avrei più deluso coi miei film al cine! Gli altri due però in compenso sono rimasti da culo...
L'orzo: Ma sì era particolare, cioè, bell'idea poi. E faceva strano vedere sti attori che crescevano quando sei abituato a vederli cambiare per colpa dell'età.
Howard: Dai ma era na merda! Ma che cazzo dite? Dioo che due maroni non succedeva un cazzo.
Cupido: Ti dirò, è piaciuto anche a me invece. Sì vero, un po' lento, tanto lento, mi sa il più lento che abbia mai visto, ma aveva dei messaggi che mi sono piaciuti. Soprattutto verso il finale, no?
Howard: Sì perché sapevi che stava finendo cazzo, per quello verso il finale ti piaceva!
Cervello: Cazzo Howard, sei senza sentimenti, vai a vederti i Mercenari cazzo!
Howard: Ecco, piuttosto, quello era figo. L'ultimo gli hanno dato abbastanza stelline anche.
Cupido: Ma sul serio, come cazzo fai a dire così?
Howard: Ma scherzate? Madonna oh ma non fanno un cazzo in sto film! Ohhh il padre alcolizzato wow che roba mai vista, ohhh i divorzi mamma mia, cos'è avete i padri alcolizzati voi?
Cupido: Ma no vecchio ma...
Cervello: Cazzo Howard sei insensibile, sei proprio una merda!
L'orzo: Dai, ci vogliono ogni tanto film così. Aveva tutta una costruzione sotto, e poi ti faceva ragionare su certe robe...
Cupido: Sì tipo sul finale soprattutto, ci son state due, tre frasi che... tipo la scena finale con cui si è chiuso, SBAM, bella lì, ci stava.
Howard: Ma era lentoooo, non finiva mai! Cazzo non succedeva niente.
Cervello: Cosa vuoi, era la vita di un tipo. Pensa che la tua è uguale e non succede un cazzo, noiosissima.
Howard: Ma appunto lo so che è na rottura di maroni, ti pare allora che devo andare al cinema a vedermi n'altra rottura di maroni del genere? Abbiamo già la nostra, di vita, cazzo!
L'orzo: Si potrebbe fare un film su un tipo che va a vedere un film sulla vita di qualcun'altro.
Cupido: Ma sì, in effetti era un po' lento dai. La parte finale era un po'...
Howard: Ma se è tre ore che dici che la parte finale era quella che t'è piaciuta di più!
Cupido: Ma sì, ma Dioxxx Howard! Intendevo che...
Cervello: Oh vabè dai, sono arrivato io, ciao regazzi. E tu Howard sei una persona brutta.
Cupido: Ciao Cerv!
L'orzo: Oi ci si becca!
Howard: Sì sì ciao ciao!...

Tranquilli no, non inizio una recensione dopo tutto sto casino. Però sto Boyhood com'è? Sicuramente non ha quel ritmo che ti rapisce, anzi, però... che devo dirvi, secondo me il ritmo qui non c'entra proprio un cazzo, e va bene così. A me è abbastanza piaciuto. Certo è che si va a gusti, o meglio, a tipi di spettatori. Se siete più Cervelli/L'orzi/Cupidi, allora fa per voi, se siete più Howard, allora forse no. Fosse per me vedetevelo insomma! 

21/11/14

Il canto della rivolta fallo un'altra volta.

Katniss coi ribelli e Peeta dall'altro lato, a Capitol City. Due vincitori del distretto 12, nonché amanti agli occhi del pubblico, che si trovano a dover plasmare le masse chi per alimentare il fuoco della rivoluzione e chi invece per tenerle a bada. Ma i due credono davvero nelle loro azioni? Sono davvero liberi di agire secondo il loro volere, oppure sono manipolati da qualcuno che vuole mantenere o viceversa capovolgere il potere, sfruttando una rivoluzione?

Il nuovo capitolo di Hunger Games senza gli Hunger Games non è mica niente male, e se nei primi due episodi si puntava molto sull'aspetto spettacolare, proprio sfruttando i giochi, e lasciando da parte quindi il contesto socio politico in cui vivono gli abitanti di Panem, qui ora avviene il contrario. Non sono molte le scene d'azione, se così si vuol chiamarle, e quelle presenti non sono certamente paragonabili a ciò che accadeva nelle battle royale dei poveri sfigati di turno. Ciò nonostante l'excursus sulla situazione dei ribelli è abbastanza interessante, così come il ritorno del tema della strumentalizzazione dell'immagine a scopo propagandistico.
Si parla molto di ciò che serve, al di là dei mezzi pratici, per fomentare una ribellione, per aizzare gli spiriti rabbiosi contro il giusto obiettivo. Ci viene quindi mostrato come sia necessario lavorare sulla psicologia delle persone, catalizzando la loro rabbia verso un simbolo che li rappresenti e che dia loro un senso comune votato a qualcosa di costruttivo: la rivoluzione appunto. Katniss in questo senso è allora la personificazione della ghiandaia imitatrice, e deve tentare, colpendo gli altri distretti, di farli unire alla causa contro Capitol City.

Non che ci sia molto altro da raccontare, che il film in sé pur avendo spunti interessanti è abbastanza privo di roba importante. E' questo forse un po' il suo limite, presentando inoltre una struttura in cui non si riescono bene a scorgere parte centrale e finale, un po' per mancanza di ritmo e un po' perché probabilmente il meglio è sacrificato in attesa del capitolo definitivo. Un film monco insomma. Interessante quanto volete, perché finalmente non ci si dimentica di Panem e i suoi abitanti, intelligente, dato l'aspetto propagandistico sempre molto presente e qui più sfruttato del solito (sarà molto divertente vedere il teaser trailer del film dentro il film stesso) e ben recitato, dalla Lawrence in particolare. Però monco. 
Aspettiamo la seconda parte allora, attendiamo che il canto della rivolta sia rimandato alla prossima volta, che qui ultimamente si divertono a farci vedere gli episodi conclusivi una metà prima e poi l'altra, sti stronzi. E noi lì a spendere il doppio dei soldi quando non sarebbe tanto brutto tagliare scene morte e piazzare un film da tre ore. Mokingjay part 1, comunque, perde contro i suoi prequel.

20/11/14

La distilleria è aperta e io cerco cavie!

L'idea girava già da mesi, ma non sapevo bene come metterla in pratica. La materia prima era in realtà il vero problema: le storie. 
Pubblicare un ebook e metterlo in vendita a pochi spiccioli, certo, grande trovata, ma dentro sto libro che ci ficco? Ehmm... i miei racconti già presenti nel blog? Più o meno... Sarò breve e conciso dunque: entro la fine di gennaio, cari amici, o almeno è questa la prima intenzione, pubblicherò il mio primo ebook fatto come Dio comanda: La distilleria è aperta. E' ancora tutto in fase di lavorazione, ma so già che se non mi do delle scadenze non combino un bel niente.

Che ci troverete dentro?
Ebbene, sarà una raccolta di racconti (più o meno) brevi. Troverete quindi 14 o 15 storie che già sono presenti nel blog, ovviamente accuratamente rimaneggiate, più una decina di pezzi inediti, che spero quindi possano sorprendervi più che piacevolmente. 
Quali sono le cavie che cerco?
La verità è che prima di darlo in pasto a voi altri, cioè prima di metterlo in vendita, vorrei essere abbastanza sicuro della qualità di quel che andrete a leggere. Ergo, ho bisogno di qualche volontario che legga l'ebook in anteprima, e che ne dia un giudizio spietato fornendomi delle dritte. Se, dunque, tra di voi c'è qualcuno che vuole far da cavia, si faccia avanti. Io poi guarderò quante manine si sono alzate e vi sceglierò per la tortura.

Siete pronti?

17/11/14

5813 Davidi

E' molto bella l'indifferenza de laggente quando si tratta di prendere un aereo e volare via, verso nuovi orizzonti. Lo fa l'amica che va in erasmus, lo fa l'amico che parte in vacanza, lo fanno i tennisti, i critici cinematografici per le anteprime in giro, lo fa tua nonna che deve venirti a trovare. Lo fanno tutti, anche quelli che hanno la riunione importante e la mattina partono e la sera sono a casa, lo fa persino, per lavoro, quel tuo amico che va a finire nella fottuta Cina, così, sparandosi dodicimila ore di niente sotto al culo.
Oi amico, com'era il volo? gli chiedo.
Terribile, è stato terribile! capisco, quando la risposta in realtà è Terribile, è stato terribilmente noioso!

Ma allora perché io non ci riesco a provare indifferenza? Tipo come quando sono sul treno, o in macchina, o a cavalcare le onde con la brezza nei capelli guidando il mio yatch? (sì avete capito bene, ora avete la scusa che vi serviva per provarci, non siate timide).
Che sia il niente sotto al culo il mio problema? Ma che ne so. Perché in effetti c'hai il sedile comodo sotto al sedere, e se vuoi alzarti ti alzi, e se ti caghi addosso puoi pure andare in bagno a cagare, per dire. E allora com'è che stai più a tuo agio su un parapendio, che è un pezzo di carta velina portato dal vento, piuttosto che su un fottuto aeroplano che è statisticamente il mezzo di trasporto più sicuro su cui puoi viaggiare? Perché devi essere un disagiato mentale?

Ragioniamo. Usa la statistica. Viaggi intorno ai 900 km/h, l'aria sotto di te, a quella velocità, è più dura delle onde del mare, e tu pensi che ci sia il vuoto ma il vuoto in quelle condizioni è un concetto più mentale che reale. Certo in quei 10mila metri di niente che hai sotto, ok, 10 mila metri di aria, e chiamali niente, ci starebbero circa 5813 Davidi messi in verticale uno sopra l'altro. Roba che se caschi giù ci puoi fare due chiacchiere con tutti e 5813, e ti tirerebbero una sberla a testa dicendo 
Ma sei stupido ad aver paura di volare? Non lo sai che sei sul mezzo più sicuro del mondo?
e poi, vedendoti pentito della tua stupidità, ti consolerebbero con un bel panino alla nutella. 
Si amici ma... se vi sto parlando suppongo sia perché sto cadendo! farei loro notare masticando. 
E' comunque un dilemma. Seguite il discorso, che è sensato quanto la ragione del mio disagio. Se 5813 Davidi di distanza dal suolo non t'ammazzano, lo fanno comunque le 5813 sberle in faccia che ti danno per rimetterti in riga e darti un contegno, e se non sono quelle saranno sicuramente i 5813 panini alla nutella che saranno pure buoni ma in teoria non fanno questo gran bene alla salute. E' l'olio de palma che te fotte! urla il vegano in sottofondo. Si ma pure st'arietta a 5813 Davidi d'altezza mentre mi sfondo di nutella non è il massimo, me sta a venì la cacca spry!

Insomma, se non t'ammazza il volo lo fanno le sberle, e se non son quelle lo fa la nutella. Spanzare di nutella però non dev'essere malaccio, dicono sia il sogno di molti. E allora facciamo così: nel caso, erogate nutella dalle mascherine per l'ossigeno, che mi c'ingozzo e stiamo a posto. 5813 sorsoni di bontà mortale. Non suona male, eh? Fa pure rima!
Ora però me lo dite come fate voialtri a essere così indifferenti a 5813 Davidi? Già di fronte a uno soltanto vedo tanta gente a disagio...

13/11/14

Fazzoletti sfarfallanti.

Ce la posso fare.
Avevo una sensazione come di farfalle nello stomaco. Avete presente quando incontri una, che poi ti piace, che tu poi le piaci, che inizi a farti le seghe mentali e poi va tutto di culo, di nuovo, neanche fossi quello sfigatone di Ted Mosby? Sì, ho finito HIMYM e gli voglio bene. 
Insomma, mi sentivo proprio così, con sto sciame di farfalle nello stomaco, ma proprio tante farfalle eh, e io ho lo stomaco piccolo. Avevo infatti mangiato quello che poteva sembrare all'apparenza, guardandolo ben da lontano e con la luce per traverso, un kebab. Cosa fosse in verità lo ignoravo, ma andava su e giù, come un frullato di farfalle di carne e sentimenti distrutti nel mio stomaco, mentre ero in treno. Quale poesia. C'era pure il raffreddore. Evvai, non manca più nessuno eh? In verità no, grandi assenti in questo en plein dell'orrore? I fazzoletti di carta.

Ce la posso fare.
Quindi ero in treno, di ritorno da Verona, un sacco di gente, un solo misero fazzolettino usato e stra usato in tasca, il naso gocciolante, e lo stomaco in subwoofer. Resistere fino a casa così? Devo chiedere aiuto. Di fianco a me ho un indiano, di fronte i suoi due amici, uno dei quali scatarra e tossisce come non ci fosse uno stracazzo di domani nella sua vita (adoro quest'espressione). Pare stia morendo lì, di fronte a me, in un nuvolone di germi. Che schifo. E mettiti la mano davanti Cristosignoreiddio, no? Forse il mio sguardo gli fa intendere il fastidio, da lì in poi si scatarrerà con una mano davanti. Civiltà, mi sembra di riuscire a pensare, ma l'eco della parola si perde tra le grida di ogni straniero presente sul treno, intento a consumare le proprie corde vocali addosso al proprio telefono.

Bacato: Ma a chi cazzo telefonate, perché telefonate sempre, perché urlate sempre? Perché?! Perché ho dimenticato le cuffie a casa?!
Cervello: Non distrarti, ricorda la missione. Fazzoletto, fazzoletto, fazzoletto. Il naso sta perdendo.
Bacato: Beh allora spariamo il muco tappandoci la narice verso a quello che ci spara merda addosso da mezz'ora, no? Occhio per occhio, muco per muco.
Cervello: Ti rammento che non siamo capaci di soffiare via il muco come fanno i calciatori. Ricordi mentre stavamo correndo e c'abbiamo provato? Ricordi quella stella filante sulla manica? Meno male non c'era nessuno a vederci.
Bacato: Fazzoletto fazzoletto fazzoletto muoviti!

Ce la posso fare.
Alla mia destra numero quattro ragazze piacenti. Faccio tap tap sulla spalla della più vicina. Si toglie le cuffie. Scusa bi serbirebbe un fazzoleddo, non è che ne abresti uno? le chiedo. Me lo porge sorridendo, perdendo poi quel meraviglioso attimo di gioia all'udire lo scatarramento dei miei vicini e la cacofonia a decibel inconcepibili di chiacchiere in sconosciuti idiomi. Rimette le cuffie. Penso provi pena per me, questo almeno fa intendere il suo sguardo prima di isolarsi di nuovo dal mondo.
Soffio la morte dalle narici e mi faccio scudo dall'ennesimo colpo di tosse del tizio che ho davanti. Eccheccazzo, allora mi sposto. Faccio per alzarmi ma il treno si ferma, se ne vanno loro. 
Le porte si aprono e respiro aria pura. Confusione. Le porte si richiudono e torna il silenzio giusto il tempo di riorganizzarsi: italiani cuffie alle orecchie e dita che masturbano gli smartphone, tutti gli altri che invece al proprio, di smartphone, ci gridano dentro.

Come siamo strani, penso. 
Ecciù. Rrhhh... 
Venti minuti ancora, il bisogno di un altro fazzoletto, il kebab che balla la samba. Ce la posso fare?

10/11/14

La sabbia di Interstellar

C'è la sabbia che avvolge un'umanità che rischia la fame, ci sono lo spazio e il tempo che si piegano oltre i limiti di quel che l'uomo riesca a capire, e poi ci sono un papà, un figlio, e soprattutto una figlia: Murph.

Papà, perché mi avete chiamato come una cosa brutta?
Non è vero.
La legge di Murphy... 
La legge di Murphy non significa che succederà una cosa brutta, ma che tutto quello che può accadere, accadrà.

Dire che Interstellar è un capolavoro è sbagliato, perché non lo è, così come è sbagliato dire che è una merda, che altrimenti io v'incendio l'auto dopo averci cagato sopra. E' un bel film però, un gran bel film, ma questo pare non bastare quando si parla di Christopher Nolan, forse perché ci si era abituati un gran bene con Memento, Inception, Il Cavaliere Oscuro... The Prestige. Sì, l'ho lasciato per ultimo perché lo adoro alla follia. Non sembra bastare poiché ci si diverte tanto a osannare o smerdare, e soprattutto perché si vive di aspettative che poi non si vogliono accettare quando deluse.
Io non sono deluso eh, chiariamo. E' che ce le avevo davvero altissime, e forse volevo un nuovo film da vedere e rivedere senza stancarmi mai, proprio come quel magnifico scontro tra prestigiatori, in cui convergono magia e scienza, del quale Nolan è l'illusionista supremo.

Interstellar però.
Se non lo avete visto di ragioni per farlo ce ne sono parecchie. Abbiamo un futuro pessimo da cui si parte, ambientazione inquietante che scuote le spalle allo spettatore dicendogli Stai attento, che questa Terra che calpesti con noncuranza non può sopportare la tua ingordigia per sempre. Contesto, motore del viaggio interstellare verso un nuovo mondo per sopravvivere, che si porta dietro primo tra tutti il problema del tempo. Il tempo scorre in maniera diversa quando viaggi a velocità prossime a quelle della luce, ed è ugualmente alterato da forze quali la gravità, e quindi capirete che vicino a un bel buco nero non può essere tutto rose e fiori.
Chi è nello spazio ci appare allora stabile, giacché si segue il suo punto di vista, mentre chi sta a casa, sulla Terra, invecchia molto, troppo rapidamente. Affetti che spariscono, figli che crescono, grandi cambiamenti che sono perduti a causa del tempo, in ogni senso. E poi ecco Hans Zimmer con la sua colonna sonora splendida, un insieme di organi che riempono il vuoto cosmico col loro soffio, come quello di un respiro umano, e a sfondo il ticchettio inesorabile a scandire il ritmo, il controllo sfuggente, il tempo più forte di tutto e tutti. Uau!

07/11/14

Effetto Kulesov

Mi è venuto in mente di un espediente cinematografico che funziona molto bene nelle realtà di ogni giorno, e che si attua nelle nostre teste.

Inizio il discorso presentandovi il signor Lev Kulesov, che è considerato una sorta di pioniere, un fondatore per quel che è il percorso cinematografico sovietico degli anni '20. Kulesov dirigeva la Scuola Statale di Cinematografia, ed è in quel contesto che compì alcuni importanti esperimenti riguardanti montaggio. 
Egli riteneva che partendo da un'inquadratura e accostando ad essa, di volta in volta, differenti immagini, la correlazione visiva che si creava mutava il senso del risultato finale, dava quindi nuovi significati.
Prese allora il volto di Mozzuchin, uno dei divi del cinema zarista, un tipo che gli stava abbastanza sulle balle, e gli fece susseguire le inquadrature di una minestra, poi di un bambino morto, infine di una donna sensuale. Il risultato fu appunto che l'espressione del divo, pur rimanendo sempre la stessa, allo spettatore pareva cambiasse nelle intenzioni.
Tale effetto prende il nome appunto di Effetto Kulesov.

Proviamo a vedere allora, come vi dicevo all'inizio, se l'effetto Kulesov funziona davvero anche nel nostro pensiero, nel modo che abbiamo di vedere la realtà e quindi di giudicarla. Ho scritto queste tre storie diverse. Dovete leggerle e dare un giudizio singolo per ognuna di esse.

04/11/14

Zerocalcare | Tempismo, rimorsi e ricordi. Intanto ridi.

Quando mi appassiono a qualcosa mi verrebbe da urlare a tutti ''Cazzo, fatelo anche voi! Guardate che figata, provate!'' Oggi allora lo urlo qui e parlo di tre fumetti dello stesso autore, Michele Rech, in arte Zerocalcare, tre che sono poi quelli che mi sono piaciuti di più, e che secondo me lui stesso sente maggioramente. 
Perché il bisogno di costringervi a leggerlo? Perché sto ragazzo è bravo, è veramente ma veramente bravo. Ed è uno di noi, uno che ti racconta la sua storia normale e comune ma facendoti brillare gli occhi di meraviglia, facendoti ridere come un coglione da solo, facendoti provare anche uno e più colpi dritti al cuore.

La profezia dell'armadillo
Pelle d'oca
Iniziare da La profezia dell'armadillo è senz'altro il metodo migliore per approcciarsi a Zerocalcare. Ci sono più storie auto conclusive che si susseguono tenute assieme dal filo conduttore che è un lutto: il nostro protagonista perde una sua vecchia amica. Dico che è il modo migliore per avvicinarsi proprio perché c'è tutto il tempo di ambientarsi e conoscere il suo modo di scrivere e raccontare. Calcare disegna infatti la realtà alterandola, portandoti ad esempio a vedere la sua stessa coscienza che interagisce con lui sotto forma di armadillo gigante antropomorfo, o a chiacchierare coi suoi conoscenti rappresentati come cinghiali arrapati, anatre starnazzanti e chi più ne ha più ne metta. Una simbologia insomma che permette a lui di lasciarsi andare liberamente e a te di empatizzare subito con tutti, cogliendo le caratteristiche più evidenti di ognuno e ridendo come un imbecille per quanto comica sia la vena pulsante di Michele, persino se si parla di un lutto, sì.
Qui sta la magia che ha saputo conquistarmi la prima volta. Si ride tantissimo e intanto ci si fanno ragionamenti seri sul tempo che passa e scappa via, e soprattutto sul tempismo, che non riusciamo mai a trovare per la paura di fare figuracce, di non essere accettati e di uscire allo scoperto facendoci male. Lo trovate a qualche euro in meno su Amazon qui.

Un polpo alla gola
La sua seconda opera è forse la mia preferita. Un ampio respiro sull'infanzia di Calcare, un tuffo negli anni '80/ '90 che sono omaggiati sempre e comunque da milioni di citazioni e di richiami, sempre in tono ironico, chiaro. L'infanzia e i suoi drammi sono quindi i protagonisti, problemi piccoli, roba da bambini, che però sono ingigantiti proprio per il punto di vista formato ridotto di quel periodo.
E' geniale allora notare come il tema del rimorso sia rappresentato da un polpo alla gola, vedere come una figura tanto scema significhi qualcosa di tanto problematico nella vita di tutti quanti.
Ed è una bomba d'emozioni infine, vedere fino a dove riescano a spingersi certi polpi, e quanto facile sia in realtà scioglierne alcuni, e quanto invece difficile altri. Anche questo lo potete trovare qui.

Dimentica il mio nome
L'ultimo passo lo dovete muovere quindi verso Dimentica il mio nome, il suo lavoro più completo, maturo, e anche difficile. Si nota infatti che tutto l'universo di simbologie presente anche negli altri due capitoli è ora spinto al suo massimo. Ci sono momenti, mentre si legge, in cui non si capisce veramente cosa ci sia dietro a certe immagini, ma lo si intuisce soltanto, proprio come accaduto a Zero mentre le ha vissute.
Si parla principalmente di ricordi, di eredità e di famiglia, il tutto partendo dalla nonna di Calcare, che si è spenta. Una ricerca indietro nel tempo che parte per risolvere alcuni piccoli misteri che poi si fanno via via più grandi, divenendo un punto di domanda grande quanto una casa. Sfumature a tratti assurde e a tratti sinistre, impossibili da credere. E anche qui chiaramente tante risate ma anche tante riflessioni, una tra tutte quella circa la libertà, che non è mostrata con evidenza se non nelle ultime pagine, pur restando presente in maniera fortissima in tutto l'albo, ma nascosta, con gran stile e per un gran perché. Sempre su amazon è disponibile qui.

Tre fumetti quindi che se non li avete mai presi in mano beh, questo è il momento. Riderete tanto, penserete tanto, e vi emozionerete ancora di più. Se poi non avete i danari sotto mano, non siete convinti, o bramate di avere sotto il naso qualcosa di suo adesso e subito, qui trovate il suo blog.

03/11/14

Quanto sei bella...

La mia testa a volte fa strane associazioni tra le cose. Talvolta non le capisco, e tento di darne un senso, di intuirne i perché.
Non so di preciso quando sia successo ma mi sono ritrovato diverse volte, negli ultimi anni, con un Sei bella tra le labbra, così di punto in bianco, incantandomi davanti a qualcuno o qualcosa. Un modo di vedere certe situazioni che ogni tanto le prende e le fa parlare. Ehi guardami, sono qui. Sono bella, non trovi? Riempiti gli occhi allora, ma fai in fretta; sono anche maledettamente fragile, sparisco in un attimo.

Qualche settimana fa, una domenica pomeriggio, stavo guidando per trovarmi a far due chiacchiere con degli amici. Mi chiama mia madre. Dice se posso andare a prendere mio fratello e portarlo a casa, che lei deve andare a salutare la nonnina, cioè la mia bisnonna, perché non sta bene e probabilmente lo potrà fare per l'ultima volta.
Sono un tipo fortunato devo dire. Uno con l'infanzia perfetta che ho avuto io sfido a trovarlo, davvero. Un misto tra famiglia, amici e circostanze che a confronto a chi mi stava attorno, tra i coetanei più vicini, botta de culo sarebbe una definizione riduttiva per descriverla. Io non me ne rendevo conto ma c'era chi affrontava litigi, spostamenti, separazioni e lutti, tutto mentre la delusione più grossa per me era la puntata di Dragonball che non potevo vedere perché dovevo fare i compiti. Io certi problemi non li avevo, non li ho mai avuti. E' andata così.
Un giorno però ho più o meno capito, ho apprezzato la bellezza di certe cose che magari si danno per scontante, e quando me ne sono reso conto, ho visto cosa fosse il vuoto che esse si portano dietro quando spariscono.
Non so perché mi sia venuto in mente, ma mentre guidavo e pensavo alla nonnina nel letto d'ospedale mi è passata per la testa una scena che ho vissuto con due amiche. Quella sera eravamo tutti a cenare insieme, era verso la fine di quest'estate. Ricordo perfettamente la musica in sottofondo e loro due che smettono per un attimo di parlarmi e canticchiano questa canzone guardandosi, guardandomi, e ballando. Pochi secondi. Ho pensato Wow, ma quanto sono belle?

Quando il giorno dopo l'ultimo saluto mi è stato detto che lei se n'era andata, ci sono rimasto per qualche secondo. Poi basta. Ho il pilota automatico per le brutte notizie, come non fossi io a recepirle.
Cervello: Hai capito cos'è successo, sì?
Bacato: Certo!
E intanto in testa mi parte lo screensaver col tubo 3d che c'era nei windows di dieci anni fa, che copre tutto lo sfondo nero. Quando accade qualcosa di brutto quindi non lo sento, è come fosse distante, come non fosse successo davvero, quasi dovesse ancora accadere. Tutto finché non mi si sbatte in faccia davvero la realtà...

Lei è lì e io guardo da un'altra parte. Il prete parla, ogni tanto lo ascolto, per il resto penso a tutt'altro. Mi vengono in mente le due amiche, di nuovo. Quella scena singola, quell'attimo rapidissimo, qualcosa che ho visto solo io e che ricorderò solo io, chissà per quanto tempo.
Penso a quanto abbia vissuto la nonnina, a quanto raro sia per qualcuno di 23 anni avere ancora una bisnonna. Penso a quante persone e vite ed esperienze abbia fatto, al mondo che è cambiato con lei e che verso la fine magari faticava addirittura a farsi riconoscere. Penso a quanto sia diventata diversa lei invece, dentro e fuori, a come la vecchiaia pian piano consumi le persone, facendole tornare fragili un po' come quando si era bambini, privandole di una certa bellezza, quella che si riesce a trasmettere soltanto nel pieno della giovinezza, e che poi si rimpiange per tutto il resto del tempo. Penso infine a Giovanni, il mio bisnonno, che mi ha conosciuto nei miei primi mesi, ma di cui non ricordo nulla.
Lo immagino lì, 70 anni fa, che guarda la nonnina, quella che ho visto io in una foto da giovane. Immagino sia fermo, imbambolato per un attimo, così senza che lei lo sappia, dicendo tra sé una frase che ormai si è dimenticata nei ricordi, un pensiero che dilatandosi nel tempo, in tante piccole onde, è poi diventato mia nonna, e poi mia mamma, e poi me.
Un pensiero che era: Diavolo... quanto sei bella....