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19/12/16

Rogue One | Non sarebbe bello se...

Stavolta partivo con molte meno aspettative. Come già vi avevo accennato lo scorso anno parlando di Star Wars episodio 7, per me questa saga significa SPADE LASER e soltanto poi... tutto il resto. Uno spin off che quindi vedeva protagonisti dei comuni ribelli in una mission impossible mi incuriosiva sì, ma senza farmi salire la scimmia. Capite bene che lo stupore finale per me è stato parecchio!
Immagine di dan-zhbanov che trovate Qui

Rogue One è un tassello dell'enorme space opera che si ritaglia uno spazio piccolo ma importante, dato che racconta di un episodio cruciale nell'economia della storia. Sì perché come ormai avrete anche ben compreso dai trailer e dai vari spot, si va a scoprire come sia stato possibile distruggere la Morte Nera, e cioè rubandone i progetti di costruzione molto tempo prima.

L'improbabile suicide squad ci porta perciò in vari angoli della galassia, mostrandoci in maniera sontuosa quanto sia imponente la presenza dell'Impero; tutto fornendo un buon background alla protagonista e accompagnandola a delle spalle interessanti e ben caratterizzate, e gettandoci, come dice bene qualcuno più bravo di me a parlarne, nella parte Wars del famosissimo titolo.

Ovviamente il comparto visivo di questi nuovissimi capitoli è sempre strepitoso ed è forse ciò che porta al cinema saggi esperti della Forza e nuovi padawan. L'universo di Guerre Stellari è sempre stato fonte di meraviglia per me, che ricordo con quale stupore guardavo le video cassette con Luke Skywalker sognando di essere un jedi sul Millenium Falcon. Oggi è tutto perfetto e ancora più vero, e gli alieni e i pianeti assurdi e le esplosioni e le battaglie spaziali e... mioddio, tutto è superbo, davvero!
Ciò che è un po' assente, come dicevo, in questo particolare capitolo sono i duelli tra jedi e sith che però non rendono il film noioso, anzi.

13/12/16

La storia di un pesce grande

Ci sono due modi di vedere quel che ci accade. 
In uno potremmo immaginare di metterci una telecamera sopra la testa, così da osservare la nostra vita come fossimo i protagonisti di un film. Certo uno di quelli coi piedi ben piantati per terra, pieno zeppo di tempi morti, piuttosto noioso e con pochi dialoghi. 
Nell'altro invece, il punto di vista lo si potrebbe ficcare ben dentro al nostro cervello, manovrato dai sensi e dalle emozioni, così che ciò che viviamo diventi una vera e propria storia da raccontarci e raccontare. E qui allora altro che realismo a tutti i costi, altro che fatti tediosi e banalità! Potremmo inserirci per esempio una colonna sonora, degli effetti speciali e lavorare di fantasia per rendere straordinario quel che siamo.

Questa breve riflessione parte da Big Fish, film di Tim Burton dell'ormai lontano 2003, che parla dell'eccezionale vita di Edward Bloom, un uomo che spesso e volentieri narra delle proprie avventure tra peripezie impensabili, imprese eroiche, luoghi misteriosi e personaggi assurdi. Un personaggio che è anche un padre sul punto di morire e che vede un figlio determinato a ogni costo nel voler risolvere la sua storia, per capire cosa effettivamente sia vero e cosa invece sia frutto di invenzione, e quindi finto.

21/11/16

Gli animali fantastici dove li trovi?

Li trovi al cinema, tornando di nuovo, pieno d'entusiasmo, nel mondo magico di Harry Potter. O meglio... nel mondo magico molto prima di Harry Potter, perché qui siamo nell'America degli anni '20 e seguiamo le vicende di un certo Newt Scamander, autore di un saggio che poi sarà uno dei libri scolastici che il caro horcrux saettato studierà a scuola, intitolato appunto Gli Animali Fantastici: Dove Trovarli. Magari più avanti ne parleremo in un articolo dato che ce l'ho pure io!
Immagine presa da ilPost

Ma allora com'è questo nuovo film?
Senza troppi giri di parole, dico fin da subito che mi è parso meno coinvolgente rispetto al primo capitolo della saga del maghetto. Credo però che sia del tutto naturale, perché sticavoli, quello era Harry Potter, una delle opere fantasy più apprezzate degli ultimi anni mentre qui, si parte da un suo spin-off, ovvero una "spalla" dei film (e libri) a noi noti.
Nonostante il minor coinvolgimento però, la nuova pellicola riserva moltissime sorprese e alla fine dei conti si presenta come una storia ben fatta, interessante e dal grandissimo potenziale. E m'è pure piaciuta un bel po'!

03/11/16

Stanza, letto, armadio, specchio

Ogni mattina Jack da il buongiorno agli elementi del suo intero universo. Saluta letto, armadio, lavandino, gabinetto, tavolo sedia1 e sedia2, poi comincia la giornata. Fa un po' di attività fisica con ma', mangia, guarda la tv ed esplora il mondo, finché quando è ora, va a dormire. Jack è un bambino di quattro anni, e sembra felice.

La sua ma', Joy, è invece una ragazza che è stata rapita e rinchiusa per sette anni in un bunker. 
Room lo potete trovare anche QUI 
Qui viene violentata ripetutamente e messa incinta; quindi, sola, partorisce e cresce il piccolo Jack, facendogli credere che all'infuori dei pochi metri quadrati di Stanza non esista nulla e nessuno, se non l'infinito Cosmo.

La loro vita procede in maniera terribile e monotona finché, al quinto compleanno di Jack, Joy si trova costretta ad agire per liberare il figlio e darsi possibilità di fuga. Questo, in buona sostanza, è ciò che racconta Room, film del 2015 con Brie Larson che vince l'Oscar da miglior attrice protagonista.

Poche ciance: l'ho trovato veramente forte e assieme a questo intelligente. 
Il modo in cui sono tratteggiate le varie personalità è perfetto e la tensione della vicenda, specie nella prima parte della pellicola, è così densa che si potrebbe affettare con un coltello. L'intelligenza invece è data dal comportamento dei pochi personaggi secondari, che non sono i soliti rincitrulliti che ci mettono trent'anni a capire le cose (il che, in molte storie, capita spesso nei momenti clou) e dall'idea di mondo che Joy fornisce a Jack, perfettamente funzionale nella loro tragedia.

11/10/16

Eternal Sunshine of the Spotless Mind

Non so se avete sentito l'ultima, ma pare che il meraviglioso film Eternal Sunshine of the Spotless Mind verrà trasposto in una serie tv. 
Nel caso vogliate vederlo lo trovate proprio Qui
Che cosa?
Sì cervelli, non sto scherzando.

Questo gioiellino, vincitore tra l'altro del premio Oscar per la miglior sceneggiatura originale, diverrà una storia a episodi prodotta dagli stessi che ci hanno regalato True Detective e Mr. Robot (che ancora non ho visto). Non ho idea però se la trama riprenderà le vicende di Joel e Clementine o se si concentrerà sugli altri pazienti della Lacuna Inc.

Ma bando alla ciance! Ché io lo so che tanti di voi non hanno idea di cosa io stia parlando. Perché questo titolo particolarissimo, che magari v'ha pure un po' stregato, purtroppo è stato mal tradotto nella versione italiana della pellicola, divenendo un repellente Se mi lasci ti cancello. Porcheria che si è ben accompagnata a un trailer (caldamente sconsigliato) che fa intendere l'opera quasi fosse una sciocca commediola romantica. Cosa che non è!
Quale sia invece la vera natura di uno dei miei film preferiti ve lo racconto in queste poche poche righe.

26/09/16

Un'idea

Pensavo che certe idee, una volta attecchite, sono davvero difficili da sradicare. I processi con cui queste vivono e crescono, consci o meno, possono diventare un gran bel problema se ci si convince di qualcosa di sbagliato, di una verità che non è vera.

Immagine creata da Esseti
Problema per chi, poi, non saprei nemmeno dirlo. Perché siamo un po' tutti soggetti a giudizio nel momento in cui mostriamo le nostre idee agli altri.
La verità che convince uno allora, diventa per noi giusta o sbagliata a seconda di quanto essa sia d'accordo con la nostra, di verità. E ciò che noi riteniamo vero spesso è frutto nient'altro che di compromessi, dati dal bisogno di venire a patti con la realtà che ci sta attorno. Ma di questo, in qualche modo, ne avevo già parlato qui un po' di tempo fa.

Oggi volevo soltanto mettere nero su bianco alcuni pensieri che mi frullano nel cervello in questi giorni. Ragionamenti che mi portano a tirare in ballo anche Inception, il film di Christopher Nolan che col suo finale "aperto" fa discutere di sé tutt'ora.
Se ricordate, nella vicenda il protagonista Cobb e sua moglie Mal sperimentano vari livelli di profondità del subconscio, costruendo di volta in volta nuove realtà in cui muoversi. E proprio esplorando così a fondo loro stessi accade un imprevisto: lei si sente perduta e non trova più come orientarsi verso la superficie; lui quindi decide di aiutarla innestandole l'idea che quello in cui si trova è un sogno, e che quindi bisogna svegliarsi.

01/09/16

La pazza gioia

Beatrice è una gran signora e passeggia per Villa Biondi riparandosi dal sole con un ombrellino. Lì attorno c'è un gran daffare e lei, spigliata ed energica, dispensa preziosi consigli coordinando il lavoro di tutti. Sospinta da una certa aria di superiorità morale e sociale, nonostante soggiorni in una comunità terapeutica, è convinta di esserci per errore, per uno stupido complotto giudiziario. E costretta in quel luogo abitato da matti si adopera comunque per dare una mano (più che altro a chiacchiere) tirandosi virtualmente fuori da un contesto che ritiene non possa e non debba appartenerle.
Donatella d'altro canto, è una ragazza taciturna e smunta, e non appena giunge nella comunità entra immediatamente nelle grazie di Beatrice. Nasconde un dolore immenso che però condivide con molta naturalezza alla compagna, tanto schietta e genuina questa, da riuscire diventarle amica e complice.
Nasce allora un'intesa che le porterà a prendersi un giorno libero da tutto e da tutti, in una fuga rocambolesca alla ricerca di un po' di gioia che magari faccia ordine alle loro vite in totale confusione.

L'ultimo film di Paolo Virzì, che già avevo molto apprezzato con l'ottimo Il capitale umano (ne ho parlato qui), regala un piccolo scorcio sul tema ambiguo e delicato della pazzia, quella di due donne considerate a tutti gli effetti matte e che si scontrano con un mondo che non riesce ad esserle amico. 
Quello che più mi ha colpito, oltre all'incredibile bravura nello sceneggiare un argomento tanto difficile, sono state in particolare l'alchimia delle due protagoniste e ovviamente la grande prova attoriale di Valeria Bruni Tedeschi, una Beatrice tanto complicata e instabile quanto spiritosa e imprevedibile. Personaggio che grazie alla leggerezza con cui affronta gli eventi riesce persino a dare nuova linfa vitale all'amica, tramutandola in un'ancora di salvezza contro la disillusione che la vita le riserva.

17/08/16

Suicide Squad non è un suicidio

Alla fine, con Suicide Squad, siamo di fronte a uno dei molti casi in cui il trailer è superiore al film stesso. E non tanto perché il risultato sia deludente, ma forse più perché gli spot promettevano molta carne al fuoco e ben cotta, e una volta arrivati a mangiare ci si è trovati con: qualcosa di molto buono, alcune parti totalmente insipide o bruciate, e un luogo scelto per cenare che in foto sembrava meglio.
Abbandonando però questo paragone culinario anche piuttosto mal riuscito, vi racconto un po' che ne penso del nuovo film DC Comics.
La prima impressione è quella di essere di fronte a un fumetto ma su pellicola, e la si ha per la scelta di presentare i personaggi in un certo modo, per il ritmo sempre incalzante aiutato benissimo dalle musiche, e per il tono scanzonato di buona parte del film, che rimane spesso sopra le righe salvo poi afflosciarsi nei momenti in cui non sarebbe davvero auspicabile. Proprio per il carattere fumettoso, l'introduzione ai vari protagonisti tramite i flashback e le scaramucce improbabili della prigione funzionano, anche se non a tutti sono concessi lo stesso spazio e la stessa importanza.

02/05/16

Lui è tornato

E se Hitler si risvegliasse nella Germania di oggi, che accadrebbe?
Da questa semplice domanda parte Lui è tornato, diretto da David Wnendt e trasposto dal romanzo omonimo di Timur Vermes. Un film che gioca molto sulla convinzione che il fuhrer, visto quanto accaduto in passato, oggi sarebbe ovviamente condannato all'unanimità, e che mostra invece quanto sia forte il potere della persuasione nelle mani di una persona particolarmente abile e ambiziosa.

La pellicola è tutta costruita su una satira pungente e su una forte componente di ambiguità. Ci si trova infatti sempre in bilico nel rapportarsi a Hitler perché questi, nonostante venga ritenuto da tutti come un attore particolarmente pedante nel ricalcare il proprio ruolo, è in ogni caso grande fonte di riflessione, tanto più quando diventa fenomeno virale e (ri)acquista una certa fama. Tramite la sua nota visione di una Germania forte e da riscattare infatti, abbindola il popolo tedesco facendogli da una parte mettere in discussione le proprie idee sul ruolo tedesco in relazione ai problemi d'oggi, e dall'altra offrendo ai nostalgici di una certa appartenenza politica un nuovo modello cui identificarsi e sfogare le proprie frustrazioni.

Quel che più mi è piaciuto è sicuramente la non banalizzazione a fronte di un'idea tanto semplice. E' interessante infatti (e tragicomico) osservare come Adolf affronti questa nuova realtà, come si stupisca delle innovazioni tecnologiche e quanto, nonostante il progresso, trovi di che criticare a livello di contenuti, specie del mezzo televisivo, che a suo avviso distoglie dai problemi reali e insulta l'intelletto umano con la spazzatura che propina. Importante, assieme alla tv, è anche internet, fonte immensa d'informazioni che noi diamo ovviamente per scontata ma che ai suoi occhi ha un potere immenso.

12/04/16

Veloce come il vento

Con l'aiuto di un trailer davvero ben fatto, il che è quasi un'utopia per un film italiano, sono andato a vedermi Veloce come il vento di Matteo Rovere e devo dire ne sono rimasto parecchio soddisfatto. S'intuiva già sarebbe stato un buon film e le aspettative non sono state affatto deluse.

In breve, qui si racconta di Giulia, una ragazza molto talentuosa che gareggia nel campionato GT assistita dal padre, e che a causa dell'improvvisa perdita di quest'ultimo rincontrerà il fratello maggiore (tossicodipendente ed ex pilota) e dovrà lottare per non perdere la propria casa e la custodia del fratellino Nico. Che ne esce da qui?
Un film emozionante, adrenalinico e ben curato in ogni sua parte. Già nei primi minuti, accompagnati da una potentissima colonna sonora che sostiene sempre quel che accade durante tutta la pellicola, siamo gettati nell'abitacolo di Giulia nel bel mezzo di una corsa, e viviamo con lei l'euforia per la velocità e il colpo fortissimo per la perdita del padre. E questo è appena l'antipasto, perché poi entra in scena la vera star, uno Stefano Accorsi fantastico che interpreta appunto il fratello fuori di testa e fenomeno delle corse.

Quel che mi è piaciuto è che nonostante sia un film di auto, mondo che non è che mi appassioni un granché, le vicende personali mostrate e il carisma dei protagonisti si uniscono perfettamente all'obiettivo di vittoria nelle singole corse. Le guardi anche se non ti piacciono perché senti che c'è un motivo vero dietro a ogni sorpasso, che ci sono paure, sogni, compromessi e duro lavoro prima di arrivare al traguardo. 
Assistiamo alla classica parabola della formazione del campione, l'allenamento estenuante, che si accompagna al rapporto complicato tra Giulia e Loris, un personaggio questo, giudicato dai più come un disadattato; un fallito che però si ricorda perfettamente cosa significhi correre in auto e che nonostante tutto vuole bene a ciò che resta della propria famiglia, dimostrandolo in più occasioni se pur senza farsi comprendere davvero.

La storia qui, più che sulla ragazza, è forse maggiormente incentrata sul percorso di redenzione di Loris, che vuole far qualcosa di buono nella vita proprio ricordando i bei tempi in cui era lui il fenomeno e lo chiamavano il Ballerino. Stefano Accorsi ci regala una splendida prova che mostra la fragilità, la follia e quindi l'ambiguità di un personaggio che si prende la scena fin dal primo istante in cui fa la sua comparsa, e porta a riflettere su quanto possa essere facile prendere una sbandata dalla vita quando la si vive al limite.
Che altro dirvi ancora se non di andare a vederlo? Ve lo consiglio perché intrattiene ed emoziona. Ed è piuttosto interessante guardandolo sapere che il tutto è ispirato e costruito partendo da una storia realmente accaduta

27/03/16

Batman v Superman v i sogni bagnati degli integralisti DC

Sono passati 18 mesi dallo scontro che ha visto l'uomo d'acciaio prendersi a mazzate col generale Zod distruggendo mezza Metropolis, e Batman v Superman inizia proprio tornando lì, mostrandoci come il signor Wayne abbia vissuto quei momenti spaventosi perdendo delle persone a lui care. Più o meno quindici minuti di puro spettacolo, intervallati dalla visione suggestiva della terribile morte dei genitori del piccolo Bruce e di come si sia avvicinato al simbolo del pipistrello.

Con un incipit spettacolare si riprende il tema che era stato accennato nel primo lungometraggio dedicato a Superman, ovvero: gli alieni esistono e sono tra noi, ma più che esseri con cui confrontarci sono simili a dei capaci di calpestarci senza nemmeno troppi complimenti. Tutta la prima parte del lavoro di Zack Snyder si incentra quindi su come il mondo si relazioni alla figura divina di Kal El, intessendo una trama davvero intrigante che mischia complotti ai danni dell'immagine del supereroe e grande tensione nelle scelte che lo stesso deve operare durante le sue azioni di salvataggio. Il tutto inscenando quello scontro che poi da il titolo al film, giustificato appunto dalla pericolosità che l'affidarsi ciecamente a un simile essere può comportare per il futuro dell'intera razza umana.

Vi dirò. Ero partito senza alcuna aspettativa nei confronti di questo secondo capitolo dell'universo DC, e forse è per questo che sono uscito dalla sala piuttosto soddisfatto. E' un buon film, certo nulla di eccezionale, ma sicuramente non terribile come dicono moltissimi (soprattutto gli integralisti dei fumetti). La figura de l'uomo d'acciaio è ben strutturata col mondo che la circonda, e il nuovo Batman, interpretato da Ben Affleck, funziona alla grande proponendo qualcosa di un po' diverso da quello di Bale a cui eravamo abituati. Un cavaliere oscuro molto violento, spaventato da ciò che l'alieno può fare e che non accetta compromessi, perché scommettere sulla bontà delle sue intenzioni, in questo caso, potrebbe portare a conseguenze devastanti. Un Batman quindi che uccide senza troppi problemi e che vuole uccidere, probabilmente distanziandosi dai fumetti (?) ma che sinceramente chemmenefregaammè! Voglio un film, non la trasposizione su pellicola dei miei sogni bagnati sull'uomo pipistrello.
Altra decisione azzeccata è poi l'estetica adoperata per rendere questo conflitto, dedicando un'ambientazione sempre piuttosto oscura, ricca di simbolismo e continuamente alla ricerca di quell'effetto figo che fa sembrare ogni inquadratura un cavolo di sfondo da salvare su desktop. Io l'apprezzo insomma. L'occhio è accontentato, seppur il montaggio spesso e volentieri lasci un po' a desiderare. Così come è felice per la scelta di Wonder Woman, terza figura supereroistica che si inserisce nella trama principale soltanto intersecandola un paio di volte per altri motivi. Un'introduzione che funziona che diviene purtroppo ridicola sul finale con l'entrata in azione vera e propria, che per carità, scalcerà pure i culi a destra e a manca sta santa ragazza, ma le viene dedicata una colonna sonora davvero da risate forti fortissime.

09/03/16

Il cinema della diversità

La scorsa settimana sono riuscito a vedere due film che a loro modo mi hanno divertito e intrattenuto alla grande. Sì, entrambi. Miracolo! Oggi quindi ve ne parlerò un pochino in modo da spingere i vostri bei culoni ciccioni (non so da dove venga questa violenza, ma ogni tanto ritengo sia giusto maltrattarvi senza valide ragioni) ad andare al cinema nel primo caso, e al video noleggio o forse anche meglio su amazon per il secondo. Che poi... i video noleggi esistono ancora? E l'omino gentile (più di me di sicuro)  che ci lavora dentro riesce a campare di questo antico e nobile mestiere? Bah, e che ne so, sono i misteri del mercoledì mattina!

Ma partiamo senza ulteriori indugi da Zootropolis,
ultimo lavoro della Walt Disney Animation Studios che ci porta in un coloratissimo e meraviglioso mondo abitato esclusivamente da animali antropomorfi. Esatto, niente esseri umani. No. Nada. Scordatevelo. Qui, un po' come per Il viaggio di Arlo, siamo in un gigantesco what if che preclude la nostra fastidiosa esistenza in virtù di evoluzione e civilizzazione estreme di tutte le specie animali, tali da portare ogni razza a convivere pacificamente dimenticando istinti primordiali e divisioni fortissime tra predatori e prede. Zootropolis in questo non solo è una città in cui vivere, ma la realizzazione perfetta dei principi di uguaglianza sociale e armonia, e offre ogni tipo di ambiente (e cultura) possibile come arricchimento per l'intera collettività. 

Avete un'irrefrenabile voglia di andarci in vacanza nonostante le zanzare? Sembro un'agenzia di viaggi scadente oggi, ne convengo. Allora bene, è il posto che fa per voi!... 
E' che detta così sembrerebbe il paradiso. Gli animali, mannaggia a loro, sono riusciti a fare quel che noi uomini realizzeremo forse nel duemilaecredici. Ma sarà davvero davvero tutto come sembra?
Forse dico bene paragonandomi a uno spottone ambulante, perché l'idea fondante alla base della città è proprio quella di inclusione, ma tra il dire e il fare c'è di mezzo una marea di contraddizioni che pare affogare facile facile tutti i meravigliosi propositi. Zootropolis è di fatto uno splendido racconto sulla paura del diverso, e quindi affronta temi quali discriminazione, razzismo, potere, complottismo, moVimento 5 stelle e demagogia. Il tutto trasposto lì, in quell'universo, con quelle specifiche dinamiche e pronto per essere letto così com'è anche da un bambino, anziché per forza decodificato da chi è più grande. 
Un'ottima storia poliziesca e avventurosa che ovviamente soddisfa perfettamente sia l'occhio che la necessità di riderci su, magari per riflettere e capirci qualcosa un po' più nel profondo.

28/02/16

Lo chiamavano Jeeg Robot | Un film col super eroe che non è di super eroi

La cosa che più mi fa incazzare è vedere le sale vuote e la gente prevenuta che afferma senza averlo visto che questo film è una merda. Una merda perché italiano, perché parla di supereroi e perché Ho guardato il trailer e fa schifo!
Ok, il trailer effettivamente è agghiacciante. E se lo becchi magari davanti a Deadpool certo ti vanno i pop corn di traverso. Però se più persone, e pure che ne masticano qualcosina di cinema (non sto parlando di me) dicono che dei meriti il super italiano ce li ha, una chance, tralasciando i soliti, vecchi e ottusi pregiudizi, magari gliela si può pure dare, no? 
Io ad esempio gliel'ho data e vi dico che Lo chiamavano Jeeg Robot è un gioiellino.

Siamo a Roma, quella sporca di periferia dove la criminalità organizzata conduce i suoi loschi affari. Una città che per certi versi mi ha ricordato le atmosfere di Suburra e Romanzo Criminale, dove il grigio è il colore dominante assieme al rosso lurido del sangue misto col fango. Enzo Ceccotti è un disadattato, un ladruncolo che vive alla giornata tra piccoli colpi, quintali di budino e ore di divano e seghe davanti ai porno. Non ha particolari doti, non ha amici, né uno spiccato senso morale. E' uno zero che per il più classico dei cliché subisce un incidente che lo muta donandogli una forza incredibile.
Ed è proprio da qui che parte la storia di un super umano che non è affatto un eroe, ma che utilizza le nuove capacità per farsi bellamente i cazzi propri, facendosi però notare dai media e soprattutto dalla malavita locale, infastidita dalle sue azioni. 

Si intrecciano quindi le vite di Enzo e quella del suo antagonista, Zingaro, giovane boss plasmato dalla televisione e ossessionato da fama, potere e una spiccata maniacalità per l'igiene; uno che si ritrova particolarmente nella merda con l'ascesa del protagonista, portatore involontario di scompiglio nell'equilibrio dei poteri. E parallelamente si ha l'incontro con Alessia, ragazzina orfana che ritrova in Enzo l'unica figura famigliare possibile.

In questo dipinto amaro e realista il super potere ha uno spazio puramente decorativo, ed esalta cioè le forti caratterizzazioni di personaggi e ambientazioni. Si nota allora moltissimo la crudezza di una vita ai margini della società, costellata da patti e vendette di individui che non si fanno mai scrupoli per raggiungere i propri scopi, e a beneficiarne particolarmente è il villain, che spicca con una presenza assolutamente potentissima facendoci vivere il fantasma inafferrabile del successo come simbolo di forza sugli altri, inculcato da una collettività deviata che punta a eleggere e idolatrare il più carismatico come proprio leader. 
Da tutto lo schifo, inoltre, non si può che notare come chi è impossibilitato a fuggire lo faccia per forza di cose chiudendosi in se stesso, cercando una realtà alternativa fatta di pura fantasia, con cattivi ed eroi come quel Jeeg Robot d'acciaio in lotta per un mondo migliore.

Questo è un film coi super eroi, ma non è un film di super eroi. Certo i lineamenti della figura classica ci sono tutti, ma così ben contestualizzati da sparire quasi totalmente dallo schermo. Qui non troverete costumi sgargianti messi a cazzo di cane ed effetti speciali incredibili. Non battutine umoristiche per alleggerire il tono. Ma botte, violenza, squallore, povertà e ossessioni malate. Il bello è che tanto sarete prevenuti al riguardo e più ne rimarrete colpiti. Soltanto, fate un atto di fiducia: entrate in sala e lasciatevi sorprendere.

14/02/16

Bello bello bello in modo assurdo

Oggi parte la prima collaborazione in assoluto nel mondo (sìvvabbè) tra blogosfera e youtube! Ecco quindi che io, CervelloBacato, assieme allo youtuber Rick Dufer, si parlerà di lui: il solo, inimitabile e unico Bello Bello Bello in modo assurdo!

Di chi sto parlando? Ma di Zoolander ovviamente! E no, non del film, ma di Derek Zoolander, il protagonista modello mono espressione con la faccia da ué pistola che concorre per vincere il suo quarto VH1 Fashion Award di fila. Sì ragazzi: il quarto, di, fila, non sto scherzando! Insomma, questo tizio è... è... come dire... una vera e propria arma caricata a sex appeal e figosità, ed è quasi troppo per essere contenuto in un umile non-fashion blog come il mio.
Però ci si prova lo stesso, perché proprio Derek mi ha insegnato che forse c'è di più nella vita oltre all'essere belli belli belli belli belli in modo assurdo, e a fine recensione forse scoprirò anche che cos'è.

Ben Stiller, l'attore conosciuto per i suoi personaggi leggermente perseguitati dalla sfiga, quello con le orecchie giust'appena dumbesche e un viso squadrato degno d'un Rocky Balboa ancora privo di botulino, nel '96 si presenta al vero VH1 Fashion Award interpretando uno pseudo modello che vuole prendere per il deretano non solo i veri professionisti della sfilata, ma tutto l'immaginario collettivo che il mondo della moda s'è creato attorno.
Nel 2001 esce dunque nei cinemi il lungometraggio dedicato interamente al re della passerella più famoso di sempre, Zoolander appunto, individuo che a guardarlo ti risulta più cacofonico di una scorreggia di tricheco (dico a guardarlo e poi parlo di udito così da mantenere il nonsense suggeritomi) e che in quel suo mondo è però osannato e celebrato come portatore sano di bellezza assoluta, il bello bello bello in modo assurdo, tanto per spiattellarvelo addosso ancora una volta. 
E com'è questa pellicola pregna di figosità e indiscutibile classe?

04/02/16

Il sogno di Joy

Mimi glielo diceva fin da bambina, perché è da bambini che siamo disposti a credere con tutte le nostre forze ai sogni, a credere in noi stessi. E' una nonna che continua a incoraggiare sua nipote Joy anche ora che il tempo per fantasticare è quasi sparito, rubato da una famiglia problematica, dall'impegno dei figli e da un lavoro nient'altro che necessario.

L'ultimo film di David O. Russell parte proprio con la narrazione di quest'anziana signora, che orgogliosa dell'inventiva dell'intraprendente ragazza trasfigura la tragica banalità del quotidiano in una favola a tratti fastidiosamente delirante. Un po' come il linguaggio che sto utilizzando al momento. Ora la smetto, giuro!
La piacevolezza di una pellicola del genere risiede molto in questo contrasto, che da un lato vede la voce dolce e premurosa di una nonna, dall'altro la mancanza di orizzonti che la realtà ti vomita addosso quando si cresce e si cede ai compromessi. Sì perché Joy, in tutto questo, ha un talento niente male: sa inventare, vede e costruisce con le mani, crea cose utili. E però fa una vita quasi da cani, non ha prospettive, vuole dormire sonni bui e riposanti, al riparo dagli incubi fastidiosi che vengono a cercarla piena di rimorsi.

Ho trovato interessante come si parli appunto di sogno, inteso come aspirazione o desiderio ma anche come semplice visione onirica di quando si va a dormire. Ho notato quello della protagonista brillarle davanti quando era bambina, per poi venir messo da parte e scordato mano a mano che l'età e i contrattempi le si incatenavano addosso. Infine eccolo riemergere inconsciamente, incarnato nell'imbecillità di una telenovelas a prova di demente, che insulta Joy, che pretende un mucchio di perché. Perché hai smesso di sognare? Perché hai permesso tutto questo? Perché hai dimenticato ciò che volevi essere, quel che ti piaceva, perché hai dimenticato me?
Domande che la feriscono come pugnalate, ma che non la uccidono, rendendola rabbiosa, perché si è fatta mettere i piedi in testa, e decisa, perché consapevole delle occasioni sprecate. Nonna Mimi ha sempre avuto ragione e tutti gli altri hanno inseguito i propri destini malandati trascinandosi dietro Joy, obbligandola a sacrificarsi.
Interessante è anche la grandezza delle aspirazioni di cui si parla. Non c'è niente di impossibile, pomposo, altisonante o esagerato. Ci sono i talenti e le inclinazioni di sempre, le passioni che ti spingono ad andare avanti e che ti fanno stare bene. Tutta una serie di qualità che ognuno di noi possiede e che bene o male, nella vita, per volontà propria prima di tutto e anche per l'accidentale accanirsi della sfortuna, mettiamo da parte per inseguire un'utilità piccola così e ottenendo un'infelicità cento volte più grande.

Non vi parlerò di Jennifer Lawrence e di quanto sia bella e brava. Tanto sappiamo che lo è. E nemmeno di regia, fotografia, prove attoriali o che cavolo ne so. Non una parola sulla parte cinematografica per cui solitamente spendo almeno due frasi.
Per me Joy è il film di un sogno, o un talento, che viene ripreso con coraggio e testardaggine da una che se l'era lasciato scappare senza nemmeno farci troppo caso. Un film che mi fa dire di inseguire quel che mi piace fare, grande o ''stupido'' che sia, perché conta solo quello e soltanto quello un giorno potrà fare la differenza.

20/01/16

The Revenant | L'uomo disperato contro l'uomo accorto

C'è qualcosa che non mi convince per niente nel nuovo lavoro di Inarritu, regista che lo scorso anno mi aveva conquistato col suo meraviglioso Birdman. Per The Revenant chiaramente l'aspettativa non poteva che essere alta, visti appunto i precedenti Oscar a regia e sceneggiatura uniti all'osannata nuova interpretazione di Leonardo DiCaprio, uno che di statuette non ne ha ancora vista una e che per questo il mondo si è preso particolarmente a cuore. Il risultato però è che più di qualche sbuffo durante la visione partiva, e non c'era orso che tenesse.

In breve, The Revenant ci porta nei gelidi territori del Dakota del Nord, e vede una spedizione di americani cacciatori di pellicce essere sorpresa da un attacco indiano. Molti perdono la vita e gli altri costretti alla ritirata, guidati in quelle terre selvagge dall'esploratore Glass (Leonardo DiCaprio) e il figlio meticcio Hawk, sono braccati continuamente dalla tribù Arikara. Inizia una fuga nella natura sterminata con l'inverno alle porte non privo di amare sorprese, prima tra le quali il grave ferimento di Glass da parte di un grizzly (sequenza pazzesca) che, ritenuto spacciato, verrà abbandonato da tutti. Fuga che in seguito diverrà per il protagonista marcia solitaria e disperata, spinta dal desiderio di vendetta verso il compagno che ha ammazzato suo figlio.

Ciò che stona, per dirla senza troppi giri di parole, sono proprio la costruzione del personaggio Glass e gli accadimenti che lo vedono vittima. Ci viene presentato sì come uomo esperto e in gamba, che sa cavarsela nelle situazioni più intricate, ma d'altra parte è perseguitato dalla malasorte in maniera tanto marcata da risultare fasulla e grottesca; e che sia tratto da una storia vera o meno questo non cambia il giudizio, perché in un racconto su schermo una tale sequela di sfiga è difficilmente digeribile.
La vendetta passa perciò in secondo piano ammutolita giustamente dalla potenza della natura, qui resa magnificamente dal regista, e nondimeno dalla costante sventura sempre dietro l'angolo, combattuta principalmente a colpi di risoluzioni accidentali. Non c'è da stupirsi quindi se Glass mi risulta del tutto antipatico e non riesco minimamente a provare empatia con lui. Avendo una parte preponderante poi, capirete il motivo per cui l'intero film ne risente. Questo insomma è ciò che non mi convince.

Dall'altro fortunatamente troviamo l'antieroe Fizgerald (Tom Hardy), che nonostante voglia esser relegato al ruolo di stronzo, se messo a confronto col fortunoso Glass si dimostra essere uomo razionale e ragionevole, cinico e macabramente ironico, capace di valutare i pro e i contro di ogni azione per quanto estrema possa sembrare, poiché in un ambiente simile non può essere la buona sorte a proteggerti, ma semplicemente sei tu che devi portarti a casa la pelle. Sì, anche facendo il faccia di merda con tutto e tutti. 
Lo scontro tra queste due anime e concezioni di vita è allora il punto centrale del film. O almeno... questo è quello che sarebbe dovuto essere a mio modesto parere, dato che l'odissea DiCapriocentrica fatta di strisciamenti sulla neve, cadute da dirupi, semi annegamenti in rapide ghiacciate e chi più ne ha più ne metta, ne appanna l'importanza. L'uomo disperato che ha perduto tutto, persino la paura, torturato e salvato dalle circostanze più e più volte, contro l'uomo accorto e disincantato del mondo che fa buon viso a cattivo gioco. 
The Revenant poteva essere davvero un gran film, ma probabilmente si è perso assieme ai suoi personaggi nei boschi ghiacciati del nord America.

18/12/15

Star Wars: il risveglio del Cosplayer.

L'aspettativa era altissima, l'arrapamento pure. Sono entrato in sala gasato a mille aspettandomi uno Star Wars in linea coi gusti di oggi, con più ritmo, visivamente migliore, con un occhio più deciso e innovativo sullo sviluppo dei personaggi e della trama e... ci sono riusciti? Sono un fan accontentato e soddisfatto? Eviterò gli spoiler, ma se siete ossessivamente decisi a non voler saper nulla di nulla finché non avete visto il film, lasciate queste righe o voi ch'entrate e tornate più avanti perché qualche parola la devo pur dire. E quindi...

Più che risveglio della Forza pare il risveglio del cosplayer, perché la micro trama, quella del singolo episodio 7, è davvero molto simile a ciò che si può trovare in episodio 4, e questo è a conti fatti una bella pigna nel culo a chi si aspettava qualcosa di veramente nuovo, o quanto meno che non sapesse di già visto. Chiaramente l'universo della saga è ripreso in maniera perfetta, e reso anzi meglio di quanto mai fatto fin'ora grazie ad ambientazioni molto più curate e a effetti speciali esageratamente superiori. L'atmosfera che si respira è quella classica dunque, ma l'occhio è soddisfatto e lo spettatore ne beneficia con un'immersività tutta nuova. 
A rifletterci di nuovo torna il mio disappunto per la trama... perché, perché diamine non hanno creato qualcosa di nuovo? Omaggio alla vecchia trilogia? Si doveva per forza puntare sull'effetto nostalgia? Volevano semplicemente mostrarci quanto siamo coglioni a spendere danari per poter vedere sempre le stesse cose?

Pigna a parte mi sono comunque molto divertito, è uno Star Wars elettrizzante e appassionante. I nuovi personaggi, qui solo introdotti, hanno già un buonissimo spessore e un background interessante che non viene affatto svelato. Rey e Finn, i protagonisti, sono due giovani con storie differenti ma caratteri non dissimili, che si trovano catapultati in mezzo agli eventi e li affrontano con un'intesa da far invidia alla coppia più bella della galassia. Parlo di Chewbacca e Han Solo. L'empatia provata nei loro confronti dunque è immediata e crescente. Le due vecchie glorie appena citate invece riescono comunque a fare la loro porca figura (col pelosone nel ruolo perfetto di spalla comica) assieme a un'anziana principessa Leia che viceversa buca lo schermo, recita male, è inguardabile e oddio, ridammi la gnocca tempo tiranno!

15/12/15

#StarWarsWeek | I miei 10 momenti preferiti di Star Wars

Mancano pochissimi giorni al nuovo episodio di Star Wars e siamo nel pieno della #StarWarsWeek. Giovedì finalmente sarò al cinema, ho già il pene duro da ieri e non vedo l'ora di godere come un riccio (noi coi capelli ricci godiamo in maniera molto particolare, sapevatelo!) di fronte a questo risveglio della minchia Forza. 
Fare o non fare. Non c'è provare.
Venerdì comunque ve ne parlerò sicuramente qui sul blog, senza farvi spoiler, chiaro, ma oggi vorrei condividere con voi i 10 momenti dell'intera saga che preferisco, invitandovi a fare altrettanto nei commenti qui sotto o su facciaschifo. Ah, giusto, vi ricordo che se condividete il post (questo e tutti gli altri) io sono felice e aiutate il blog a crescere. 

Ma bando alle ciance! I miei 10 momenti preferiti, e non in ordine d'importanza perché non saprei classificarli, sonooo (immaginate la sigla d'apertura di Star Wars, anzi no, cliccate qui così parte sul seriamente) ooo...

1. La porcabottanacheficata gara degli sgusci.
Il piccolo Anakin da un senso all'orripilante (almeno fino a quel momento) episodio 1 mostrandoci una corsa mortale cazzutissima e impossibile da fare, se non grazie a riflessi degni di uno Jedi. Esplosioni, una buona dose di Sebulba e tante scorrettezze ti tengono lì col fiato sospeso per tutta la durata della gara (che Ani non solo non aveva ancora mai vinto, ma nemmeno terminato) in un tripudio di effetti speciali che anche oggi fanno la loro porca figura. 

2. L'allenamento puzzolente di Luke.
Il momento dell'allenamento, specie se inaspettato e strano, è quello che preferisco nei film in cui si combatte, così come nei manga, nei cartoni e compagnia bella. Quello di Luke, condotto alle vie della Forza grazie al potentissimo e anzianissimo maestro Yoda, è sicuramente uno dei più intensi e curiosi. Davvero strano assistere a questo folletto raggrinzito che si fa rispettare egregiamente. Siamo sicuri sia davvero tanto forte?
 
3. Luke si scontra con Darth Vader per la prima volta.
E dopo l'allenamento, se pur non completo, è l'ora di vedere i risultati. Vai Luke, cogli i frutti delle tue fatiche, facci vedere come le suoni a il malvagio Darth Va... Luke, io sono tuo padre. Nuoooo! E chi se l'aspettava?

4. Yoda Combatte ed è un beyblade.
Vabè. Vediamo la cazzata. Sto coso piccolo, vecchio, brutto, zoppo col bastone, ora vuol farci credere di saper usare la spada laser? Il conte Dooku sicuramente gli sfrangerà il culo in due secondi. E invece no! Yoda impugna la propria spadina verde e comincia a schizzare da tutte le parti girando come una fottuta trottola. E' rapidissimo, preciso, acrobatico esce dalle fottute pareti! e più agile delle ginnaste di Vite parallele di Mtv. Ma allora che cazzo ti cammini a fare col bastone?!

30/11/15

Il viaggio di Arlo

Il viaggio di Arlo, il nuovo film Pixar, mi ha lasciato a bocca aperta. Avete per caso amato Inside/Out? Vi è piaciuto? Beh questo gli sta tre spanne sopra senza problemi, è un piccolo gioiello degno di quell'altro meraviglioso film d'animazione a tema viaggio che è Alla ricerca di Nemo. Uscito dalla sala avevo una voglia di rivederlo che non potete capire. Quindi andate al cinema così da capirlo pure voi, su, da bravi! Ma prima... due parole.

Le prime cose che colpiscono de Il viaggio di Arlo sono l'ambientazione ''storica'' e quella prettamente grafica. Per iniziare a raccontare si parte da un what if molto semplice: cosa sarebbe accaduto se quel meteorite invece di schiantarsi ed estinguere i dinosauri avesse soltanto sfiorato la Terra?
Succede che si viene proiettati senza troppi complimenti in un mondo vasto, sconfinato e meraviglioso, in cui il foto realismo raggiunto è di un livello così elevato che più volte mi sono chiesto se quelli non fossero personaggi in computer grafica messi a muoversi su riprese reali. I monti, i boschi, i deserti, i fiumi e le tempeste sono qualcosa di pazzesco, una magia per gli occhi che ti incolla a guardare proprio come sapeva fare il già citato Alla ricerca di Nemo assieme alla sua splendida barriera corallina. Un effetto simile l'avevo notato anche in Le avventure di Tintin - Il segreto dell'unicorno, ma non in maniera costante come invece accade qui.

Sì perché il paesaggio in tutto ciò è un personaggio anch'esso vivo, ed è quel che fa muovere e smuovere i protagonisti portandoli a crescere e a scontrarsi con la realtà.
Veniamo allora a conoscenza di Arlo, un giovane apatosauro che vive con la propria famiglia in una fattoria, e assieme a lui incontriamo Spot, un bambino umano che inizialmente non manca di creargli un disagio dietro l'altro. Notiamo fin subito che l'andamento particolare degli eventi ha portato milioni di anni dopo il non-schianto a un modello di vita molto diverso da parte dei dinosauri. Sono infatti più civilizzati, non più semplici animali allo stato brado, e si organizzano proprio come sapeva fare l'uomo, cioè coltivando e allevando. Si sono evoluti e sono quindi capaci di mutare l'ambiente addomesticando la natura.
Entra in scena quindi uno tra i tanti temi affrontati dal film: la paura. Paura legata al dover crescere per adattarsi alla realtà là fuori e al confronto con l'ignoto che quando ti travolge ti trascina via come un fiume in piena.

Arlo e il piccolo Spot si trovano presto soli, sperduti nel più vasto e selvaggio dei mondi. Tra loro nasce un'amicizia e imparano a interagire e a conoscersi, condividendo momenti di gioia esilaranti (una certa scena mi ha piegato in due dal ridere) e altri assolutamente toccanti, commoventi. Entrambi crescono durante il viaggio, completandosi a vicenda così da colmare la solitudine terribile che si portano dentro e che li consuma.
Il giovane dinosauro perciò, intento a ritornare dalla sua famiglia, se ne trova inevitabilmente un'altra (anche se in miniatura) grazie alla compagnia di Spot, che in quanto umano è sì in grado di comunicare, se pur gestualmente, con Arlo, ma gli resta ad ogni modo subordinato, come può fare nello stesso caso un cagnolino se rapportato al suo padrone umano. Eccezionale quindi l'ambiguità che viene a crearsi nel gestire un simile confronto, specie se posti di fronte a scelte che intrappolano assieme ragione e cuore, che scontrano l'Io con il Tu.

In definitiva vi posso assicurare che questo è un film che non vi potete assolutamente perdere. E se ne avete la possibilità guardatelo in 3D, perché lo spettacolo che vi troverete davanti è da togliere il fiato. Tanto vi regaleranno gli occhi e tanto poi vi sapranno dare le emozioni. Famiglia, coraggio e amicizia sapranno prendervi e portarvi a sentire esattamente quel che vivono i protagonisti, in balia di emozioni nuove e talvolta un po' egoiste, ma soprattutto, perduti nella natura enorme, infinita e incontrollabile. Il Viaggio di Arlo non è un semplice cartoon, ma una poesia per occhi e cuore. 

23/11/15

Il canto della rivolta.

Lo scorso anno c'eravamo lasciati con il canto della rivolta fallo un'altra volta, mentre oggi siamo qui a chiederci se gli abitanti di Panem ce l'abbiano finalmente fatta o se è andato tutto a rotoli.
Ricorderete forse come io avessi trovato la prima parte di questo ultimo capitolo monca. Interessante capire la situazione al di fuori degli Hunger Games, doveroso vedere il quadro completo con ogni suo partecipante in gioco, ma tutto piuttosto limitato data la mancata risoluzione dei fatti per l'assenza appunto della rivolta.

In nostro soccorso (ma non in quello del portafogli) arriva dunque nei cinemi l'ultimo racconto delle vicende di Katniss, che mostra finalmente in tutto il suo splendore quell'eroina forte ed emancipata partorita dallo sfigatissimo Distretto 12. La ghiandaia imitatrice non è più soltanto una pedina nelle mani della fazione ribelle, utilizzata alla bisogna come strumento di propaganda, ma una donna con le palle, una che si è stufata di vedere le vite del suo popolo sprecate nel combattere se stesso sotto i piani del tiranno Snow.
Da una parte dunque Capitol City e il suo esercito di pacificatori, dall'altra invece la presidente Coin e lo stratega Plutarch, costretti a fare buon viso al cattivo gioco di Katniss, decisa più che mai a risolvere le cose di petto fregandosene dei progetti per lei ideati dai due potenti.

Ammetto che il ritmo in quest'opera conclusiva non è forse dei migliori. Si ha infatti un inizio piuttosto lento e a tratti noioso, simile a Mockingjay parte 1, che per ovvie ragioni non può più funzionare ora che si tirano le redini del racconto; ritmo che fortunatamente verso la metà ha un crescendo via via più intenso con l'arrivo di scene d'azione (poche!) ancora una volta di grande impatto visivo. E qui forse sta tutto il limite di un film che poteva dare di più.
Ti promettono un'impresa impossibile, degna di quegli Hunger Games delle prime due pellicole che non si sprecavano nel buttarti lì situazioni di merda da cui fuggire. Ti danno però un bel pugno di mosche in faccia appioppandoti una corsa disperata verso la base nemica che poi tanto disperata alla fin fine non è. Il teatro di guerra, l'azione vera, è infatti da un'altra parte mentre la nostra protagonista con un battaglione di uomini scelti agisce sullo sfondo, nella retroguardia, nelle cazzo di fogne dove il pericolo è minore e lo incontri solo quando te lo vai proprio a cercare. 

La ragazza di fuoco comunque ha il suo bel da fare per adempiere al proprio piano; è stufa di non poter decidere del proprio destino e se lo va a prendere per non sottostare ai loschi intrecci dei poteri forti. Nonostante questo però ne è vittima. Se ne distanzia subito ma senza comprenderli. E tu spettatore sei lì conscio di tutto a notarne l'ingenuità, rimarcata molto fastidiosamente da un plot twist finale che sa davvero di banale, telefonato sin dai primi minuti grazie alla faccia di bronzo di una Coin facilmente sgamabile con le mani nella marmellata. Si scade in uno spiegone inutile insomma, che vuol far capire quanto il potere sia spesso infido e doppiogiochista, come non ci fossero già stati tre film prima di questo a dirtelo senza specificarlo. 
Si può dunque definire quest'ultimo episodio un buon atto conclusivo? Direi di sì, specie osservandolo nell'ottica unitaria delle ultime due parti, ma nonostante questo non è nulla di eccezionalmente imperdibile. Hunger Games La ragazza di fuoco, il capitolo di puro intrattenimento cresciuto rispetto all'esordio per maturità, sceneggiatura e budget, resta sicuramente il migliore, perché fa ciò che deve e non s'improvvisa portatore di chissà quale indispensabile messaggio di verità.

P.s Mio fratello mi pianterà una freccia nel cuore per questa recensione.