19/09/23

Se Bellissima di Annalisa fosse un racconto

Idea: perché non prendere le canzoni che ci martellano il cervello passando per radio un gozzilione di volte e usarle per scriverci un racconto?

Detto fatto! Comincio col tormentone più molesto dello scorso anno: Bellissima di Annalisa.

Bellissima

Tante volte ho immaginato che potesse dirmi che ci saremmo stati solo noi. L'ho sperato mentre mi baciava davanti casa, all'improvviso in piena notte, chiedendomi di entrare perché non sopportava di starmi lontano un minuto di più. L'ho voluto quando ridavamo aggrovigliati sul divano, prendendoci in giro mentre un film andava per conto proprio, un'altra storia vista a metà. E l'ho sognato quando mi confessava che per lei, ormai, non provava più niente.
Intanto l'ennesimo pianto. L'ennesima stupida me con i muscoli in fiamme dopo un allenamento furioso, piegata in due dal male dei muscoli e del cuore, piena di rabbia, piena delle sue promesse nelle orecchie, con la testa affondata tra le coperte per non sentirle mai più.
È triste essere abbastanza per le sue follie d'amore, ma mai sufficiente per un impegno vero. Quante notti ho passato sentendomi sbagliata. Eppure, mi dicevo, non potevo pretendere oltre. C'erano i figli piccoli, la famiglia. E quanto è squallido distruggere l'infanzia di qualcuno per uno stupido capriccio. Dovevo essere più adulta ed elastica. Una donna contemporanea, capace di vivere e godere la spontaneità di tanta passione senza rovinare tutto con le mie pretese antiquate. Perché lo sapevo fin dall'inizio in cosa mi stavo cacciando. L'avevo scelto, cercato e accettato io stessa. Allora perché pretendere una relazione alla luce del sole? Perché avvelenarsi di un'ideale ereditato dai canoni imposti dalla società? Non era forse vero che quando stavamo insieme era tutto perfetto così?
Ma che cosa vuoi? Fattelo bastare, stupida! Non tormentarlo.
Intanto ancora un'altra notte. L'ennesima fuga dalla sua famiglia e io che aspetto fissando il citofono. Dio, quanto lo voglio. Se tutto questo cercarsi non è amore, allora cos'è? Non il grigiore del suo matrimonio. Non una moglie che non si fa toccare. Non la quotidianità soffocante in attesa di un respiro di pace. Il telefono vibra. Mi alzo per aprirgli il portone. Sarà come essere spiata quando, fermo sull'uscio, sorpreso da ciò che non indosso, mi regalerà ancora qualche secondo prima di ritrovarmi. Assaporo il momento. Immagino le sue mani lungo la schiena. Il suono caldo della sua voce. Aspetto. Aspetto. Ma poi... sblocco lo schermo. Un suo messaggio. No. Non è più serata. Un'emergenza a casa. 
Te ne vai via. Via da me. È la storia di un'amante raccontata mille e più volte. Una storia che tocca a me, che me ne sto in piedi, bellissima per nessuno, col telefono in mano.


E questo, era Bellissima di Annalisa.
Se avete commenti o altre canzoni da suggerire, sparate!

Vi ricordo che questo racconto, assieme a tutti gli altri, lo potete trovare nella sezione Racconti del blog!


2 commenti:

  1. Le cose antiquate, spesso, sono la conoscenza di coloro che cinprecedettoro, la conoscenza sull'umanità (etologia, psicologia sunouani più razionali).
    Quando si è giovani si viaggia sulle ali della hybris e questo porta a credere che si posa stravolgere tutto.
    Certo il ghiaccione (iceberg) lo puoi far ribaltare, facendo onde e schizzi enormi, stravolge tutto, poi torna come prima, colla sua parte immersa, profonda, invisibile.

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