30/03/17

Odio a prima vista

Io odio la gente.
Sul serio.
A volte ad esempio provo un disgusto viscerale per quei SottùttoIo che manco Hermione Granger al primo anno di Hogwarts. 
Prime donne bardate di charme capaci di portarvi sul carrozzone dei vincitori, salvo poi finire tutti insieme giù per un fosso. Insopportabili.
E poi vabé, ci sono un sacco di altre categorie di persone che mal sopporto, ma state tranquilli, che l'idea per questo articolo non è di sicuro fare la hit parade del mio disagio mentale. Arriviamo al sodo dunque.

Partendo dalla misantropia che ci tiene tutti uniti nella nostra avversione per il genere umano, oggi andiamo a parlare di quella cosa che a primo impatto ci fa star simpatica o antipatica una persona. E dunque gentile regia, prego: liberate i neuroni specchio!

Immaginate per un momento di essere mr. CervelloBacato davanti al suo pc, la sera, che sta scrivendo questo articolo. Ora, nella pace della sua stanza, col sole che tramonta fuori dalla finestra e un po' di musica in sottofondo, ecco giungere un fastidioso ronzio... 
Non si tratta certo di una zanzara, per cui nutriamo un vigoroso irrispetto pur riconoscendone la tarantiniana missione. Nossìgnore, no. Qui a rompere le balle c'è una mosca, che è ben più irritante e soprattutto non ha un fine. Vuole soltanto strofinare compiaciuta le zampette e poi magari andarsene, non prima di aver tentato infruttuosamente di sfondare il vetro della finestra a craniate.

Attenzione però. Pare essersi fermata proprio vicino al pc del vostro blogger preferito. Basterebbe un movimento secco e la fareste fuori. Una manata e via, si può ripartire a scrivere. Che dite? L'accoppiamo? E' proprio lì, bella in posa... basterebbe soltanto un... splack!

Ora, non so se l'esperimento sia riuscito perché ahimé, qui sul blog sono momentaneamente sprovvisto di macchinario per risonanza magnetica funzionale, però in linea di massima potreste aver attivato gli stessi neuroni che si sarebbero messi in moto se foste stati davvero in procinto di accoppare la bastarda. Questi, in parole povere, sono i neuroni specchio, e secondo le teorie più recenti sono alla base dell'empatia.

Ma torniamo in zone più confortevoli.  Andiamo alla questione odio
Tempo fa i ricercatori Tanya Chartrand e John Bargh osservarono che due persone in conversazione tra loro tendono, dopo un po' di tempo, ad imitarsi l'una con l'altra. Provarono perciò, in un esperimento a due gruppi, a infiltrare dei soggetti che in un caso avrebbero modificato la propria espressività ricalcando quella del loro conversatore, mentre nell'altro no.
A fine test domandarono agli esaminati (che ovviamente non erano a conoscenza della vera natura dell'esperimento) quanto avessero gradito la chiacchierata. Il gruppo con gli imitatori rivelò di aver molto apprezzato il confronto con l'altra persona, mentre quello in cui non si replicava la gestualità degli interlocutori non mostrò particolare gradimento.

Che succede quindi col nostro odio a prima vista?
Uno dei possibili fattori che ne sta alla base potrebbe proprio risiedere nella mancata sincronia con chi ci sta davanti. Il Gnègnègnè di turno (non vedo modo migliore per apostrofarlo) ci risulterebbe quindi così tanto distante dal nostro modo di esprimerci da mandare a brave figliuole i nostri neuroni specchio.
Se provassimo però noi ad imitare lui, potremmo riuscire con buona probabilità a farci passare per dei simpaticoni! Praticamente fuori saremmo dei dolci cioccolatini ricoperti di granella di nocciola, ma dentro manterremo un morbido ripieno di feci e disprezzo.