09/03/17

Il reato di design

Conoscete Marcantonio Raimondi, il "papà" della pornografia? No?

Ecco, nemmeno io sapevo chi fosse prima di imbattermi nel singolare motivo per cui fu arrestato nel lontano 1524. 
La sua colpa fu, in un certo senso, l'aver commesso del "design". Sì lo so... che cavolo significa?

Facciamo un po' di ordine, suvvia!
La vicenda, citata nelle primissime pagine del saggio Critica portatile al Visual Design, viene raccontata per spiegarne uno dei concetti cardine, e cioè che un artefatto di design non esiste in un originale, ma nelle sue copie
Parlare di originalità e di copie significa anche parlare di arte legata alla sua diffusione di massa. E dato che l'arte è prima dispensatrice di pensieri e idee, talvolta persino rivoluzionarie, viene da sé, per qualcuno, ragionare tirando in ballo parole come controllo, ordine e perché no, la sempreverde repressione.

Oggi quest'argomento è così scontato che non facciamo nemmeno caso alle immagini che ci stanno attorno. Eppure è proprio tramite il senso visivo che recepiamo la maggior parte delle informazioni, consce o inconsce che siano. Pensate soltanto al tipo di font utilizzato nei prodotti che consumiamo, o riflettete sui colori che ci bombardano le retine mentre siamo alla guida. Ogni diverso input, in accordo col nostro bagaglio culturale e con le dinamiche dei nostri processi cognitivi, ci condiziona immediatamente suggerendoci cosa pensare e cosa fare.

Comunque sia, tornando al caro Marcantonio...
lui era un incisore e viveva in un tempo in cui molta della visualità che per noi è normale non solo non c'era, ma nemmeno era pensata. E perciò quando gli viene commissionato di copiare le opere di Giulio Romano (un allievo di Raffaello) Papa Clemente VII nota il suo lavoro e lo arresta in quattro e quattr'otto. 
I dipinti in questione erano roba porna?
Sì. Certamente. Sicuro!
Ed era un problema tanto grave la roba porna?
Non proprio, a patto che rimanesse tra le mura della gente facoltosa che poteva permettersi di "adornarsi la villa". 

Il reato di design sta appunto qui. 
Le copie di Raimondi non sono un problema perché "pornografiche", ma proprio perché copie; in quanto tali la loro diffusione, data dalla maggiore rapidità di riproduzione, porta con sé idee, messaggi, pensieri e suggestioni, e non più ai pochi che possono permetterselo, ma alla massa. Quella di cui si cercava l'obbedienza, non certo la reazione.
Confrontando l'episodio ad oggi, dove tutto appare stravolto, è incredibile accorgersi di come la portata rivoluzionaria del design possa sembrare esaurita senza però esserlo davvero.

Comunque sia Critica portatile al Visual Design lo potete trovare Qui
Sicuramente non mancherò di scrivere altro partendo da lì, perché è pieno di ottimi spunti.