22/06/17

Perché gli idioti diventano virali?

"Ed ora puoi tornare ad essere te stesso anziché un personaggio bidimensionale con una stupida frase fatta" [Lisa Simpson - ep. Bart diventa famoso]

Ringraziamo Filippo Ferraro per lo spunto simpsoniano


Questa frase veniva pronunciata quando il tormentone Non sono stato io! aveva smesso di piacere alla gente. 

Ricordate l'episodio? Bart, dopo aver distrutto la scenografia di uno spettacolo, davanti agli spettatori esclamava d'impulso:" Non sono stato io!"
Ecco allora scattare, senza alcun motivo in particolare, l'improvvisa ilarità dei presenti, che da quel momento avrebbero reso una celebrità sia lui che il suo sketch.

Ma perché ho iniziato questo post citandovi Lisa Simpson?
Perché alcune settimane fa mi sono imbattuto in un video che ha ottenuto milioni di visualizzazioni e interazioni. Un filmato senza alcunché di notevole che ha portato il suo giovane autore a diventare una vera e propria star, con tanto di videoclip musicali e invitate in discoteca.
Questo qui:


Saluta Andonio è esattamente il Non sono stato io di Bart Simpson. Anzi, è anche meno. Perché se nel cartone animato la risata poteva avere un motivo, qui non c'è assolutamente niente che possa spiegare tanto successo. NIENTE. Pensando poi che di contenuti del tutto simili, su youtube, se ne trovano a bizzeffe, il caso pare ancora più assurdo.
Se prima mi chiedevo come i vari Gemma del Sud, Bello Figo Gu ecc potessero diventare fenomeni del web, riuscendo in qualche modo a darmi una risposta (la trovate più avanti), ora davvero non saprei che pesci pigliare...

Leggendo qualche articolo online ho notato che si parla di genuinità e spontaneità che vengono premiate dagli italiani. Certo, come no...
Avessero un po' di coraggio credo darebbero una soluzione molto più semplice: ci piace prendere per il culo gli idioti perché ci fa sentire bene. E lo facciamo continuamente, attaccandoci morbosamente alla scemenza di turno finché, senza volerlo, creiamo dei veri e propri mostri, capaci di trarre profitto proprio dal nostro continuo perculare.
E a quel punto che succede? Che ci facciamo due conti in tasca, misurando il loro successo "immeritato" mentre qui si lavora e studia e fatica per... briciole.

Non è un discorso nato dall'invidia il mio. Vi assicuro che non m'importa granché di queste meteore dello spettacolo. Ci sono sempre state e così sarà sempre.
Ho trovato però molto interessante, proprio qualche giorno fa, un video pubblicato da Maurizio Merluzzo, il doppiatore italiano conosciuto in rete per la web serie Cotto e Frullato. Sfogandosi, Maurizio diceva di "invidiare" le persone che si accontentano di sentire e vedere sempre le stesse cose. Un po' come Saluta Andonio, Pasta col Tonno e Perché frullato è meglio! Dall'altra parte, parlava anche di chi crea questo tipo di contenuti, "invidiando" quindi chi si accontenta di recitare la solita particina. Il personaggio bidimensionale con la stupida frase fatta

Che poi sia chiaro: non sto mettendo i tre esempi sullo stesso piano. Sono uno dietro l'altro per un discorso un po' più ampio.
E non credo nemmeno che il ragazzino in questione sia un idiota. Mi riferisco al tipo di contenuto. Come detto, lui, non fa proprio niente per poter ricevere un giudizio.

Mi è stato impossibile, comunque, non pensare a cosa facciamo noi creatori di contenuti sul web. Perché in un modo o nell'altro cerchiamo sia di essere riconoscibili, sia di offrire sempre il meglio a chi ci segue, evolvendoci, cambiando col tempo e anche rischiando. Proprio come Merluzzo, che non accontentandosi di essere quelle tre parole dette a ripetizione sta perdendo i suoi fans.
Poi pensi ai guru dell'internet, che ti dicono che per essere efficaci bisogna offrire contenuti di qualità, che devono essere utili e divertenti e stimolanti, ed ecco che i buoni risultati li ottieni, ma sembrano essere davvero nulla se paragonati a quelli degli idioti del web.

Ad ogni modo: c'è una risposta al titolo di questo articolo?
Secondo il mio modestissimo parere... in parte e in parte No.
Gli idioti diventano virali perché trovano terreno fertile su Facebook, e Facebook, oggi, è per molti Internet. Tutto Internet. Il resto dei siti sono solo piccole scocciature che ci distolgono dal nostro luogo preferito, in cui creiamo connessioni, amicizie, relazioni, ma dove si sta principalmente per divertirsi. Facebook è un gioco, una missione fatta di tante piccole imprese che una volta compiute ci gratificano: metti la foto, raccontami cosa stai pensando, colleziona i Mi Piace e soprattutto, rendi il tuo sé virtuale più forte facendo divertire gli altri. Perciò condividi gli idioti e mettiti dall'altro lato, a ridere assieme ai tuoi amici.

Su Facebook/Internet vogliamo svagarci e quindi l'utilità, la cultura, il talento, il sapere, se ben trasmessi riscuotono successo, certo, ma in modo molto minore rispetto al cazzeggio, tanto che brand e aziende puntano sempre alla simpatia per ottenere risultati. E appena dietro la simpatia, ve ne sarete accorti, stanno stupore, rabbia e desiderio. Sono studi psicologici a dirci cosa ci attira, anche durante lo scrolling della bacheca. E sono istinti semplici:
Mi fa ridere?
Mi stupisce?
Mi fa incazzare/paura?
Posso mangiarmelo?
Posso farci sesso?
Non è per niente un caso se vi vengono in mente le facebook reactions, né se ad ogni domanda visualizzate il perfetto contenuto-tipo.

Ma comunque... tutto questo aiuta a spiegare il successo spropositato di Saluta Andonio?
Ecco: qui sta la parte no della risposta. Per lui, non so proprio che dire. Se non che sparirà così come è nato. All'improvviso.
Nel caso abbiate voi un'idea, comunque... beh, fatemela sapere!