05/07/16

Dare le perle ai porci

Ogni anno almeno un giovanotto del quale curiamo gli interessi viene in ufficio e vuole dar via il suo denaro. [...] E' confuso, piagnucoloso, indignato! Esige di sapere , cupamente, quanto vale. Noi glielo diciamo. Lui arrossisce dalla vergogna, anche se la sua fortuna si basa su una cosa onesta e utile [...]
La storia ci dice questo, signor Buntiline, mio caro giovanotto, se non ci dice altro: regalare una fortuna è una cosa futile e distruttiva. Trasforma i poveri in piagnoni, senza arricchirli o metter loro l'animo in pace. E il donatore e i suoi discendenti entrano a far parte della schiera di quei poveri piagnoni.

Potete trovare Perle ai porci cliccando proprio QUI ;)
Ormai mi è chiaro: io voglio molto bene a Kurt Vonnegut, e oggi vorrei spendere due parole per un romanzo che ho trovato veramente eccezionale.
Parlo di Perle ai porci, chiamato anche Dio la benedica, Mr. Rosewater, che narra le vicende di un ubriacone milionario, Eliot, che è anche un ex capitano di fanteria e vecchia conoscenza del viaggiatore nel tempo Billy Pilgrim. Sì, proprio il protagonista del Mattatoio n.5 di cui vi ho raccontato Qui.

Anche in questo caso, quel che mi ha colpito è stato lo svolgersi della narrazione, che non è del tutto lineare ma preferisce saltellare qua e là da un personaggio all'altro rimandando spesso e volentieri ad episodi passati. E assieme a questo, si inserisce ovviamente l'enorme varietà di temi che Vonnegut riesce a trattare, mantenendo sempre un tono leggero e fuori dalle righe capace però d'arrivarti dritto alla pancia, facendoti provare cose in cui non puoi non rispecchiarti.

L'argomento principale comunque sia, ruota attorno al denaro senza esserlo davvero, tanto che una grossa somma di denaro è proprio uno dei protagonisti in gioco, assieme a cui si delinea la figura del ricchissimo Eliot Rosewater. Questi è nient'altro che il fortunato erede della sua famiglia ed è un ex combattente di guerra che, tornato dal fronte, decide di dedicarsi al prossimo investendo il suoi averi per aiutare senza voler nulla in cambio. Come fanno i pompieri, che soccorrono anche i più miserabili e non pensano a un tornaconto. Mi è piaciuto da pazzi sapere che un minuscolo indizio sull'origine di tale scelta viene proprio dall'altro romanzo di Vonnegut, il sopracitato Mattatoio n.5, in cui si legge:

L'uomo nel letto vicino a quello di Billy era un ex capitano di fanteria che si chiamava Eliot Rosewater. Rosewater era ammalato e stanco di essere sempre ubriaco.
Fu Rosewater che fece conoscere a Billy la fantascienza, e in particolare i libri di Kilgore Trout.[...]
Entrambi avevano trovato la vita insensata, in parte a causa di ciò che avevano visto in guerra. Rosewater, per esempio, aveva ucciso un pompiere di quattordici anni, scambiandolo per un soldato tedesco. Così va la vita. E Billy aveva assistito al più grande massacro della storia europea, il bombardamento di Dresda. Così va la vita.
Ora stavano cercando, tutt'e due, di ritrovare se stessi e il proprio universo. In questo la fantascienza era un grosso aiuto.

[...] Poi la madre di Billy tornò dalla toilette e si mise su una sedia tra il letto di Billy e quello di Rosewater. Rosewater l'accolse con melodiosa cordialità, e le chiese come stava. Parve felicissimo di sapere che stava bene. Stava facendo un esperimento: voleva cercare di stabilire il rapporto più cordiale possibile con tutte le persona che incontrava. Pensava che così il mondo sarebbe diventato un posto un po' più piacevole. Si rivolse alla madre di Billy con un "cara". Stava provando a chiamare tutti "caro".

Ecco un Kurt Vonnegut
L'aspetto interessante in tutto ciò è il suo essere considerato folle. Lui, effettivamente, ha una mente piuttosto incasinata, ma se c'è qualcosa di cui è convinto è sicuramente l'atteggiamento di solidarietà, o meglio, di bontà, che alimenta ogni sua azione. Ed è interessante perché è unicamente quest'elemento ad essere visto come segnale della follia, poiché il patrimonio per chi gli sta attorno non è un mezzo per ottenere un beneficio, ma il beneficio stesso, e bisogna tenerselo stretto. 
Eliot è dunque per tali ragioni un individuo da ri-controllare, anche perché c'è un certo avvocato Mushari che vuole arricchirsi proprio accertando la sua insanità mentale. 

Al di là dei (pochi) spunti che vi ho dato c'è poi tutto un universo di argomenti che s'inseriscono tra le pagine del romanzo. Troverete i discorsi del padre di Eliot su decenza e oscenità (i peli pubici sono il vero problema!), la salvifica fantascienza di Kilgore Trout, le telefonate disperate di grassone sole e in crisi e, non ultime, bizzarrie aliene che approvano l'immensa ricchezza costituita dal linguaggio utilizzato da noi uomini.

Un libro che è una piccola perla e sicuramente è da non perdere. Quindi, miei cari cervelli porci, leggetelo!