23/02/16

The Message | Racconto in scrittura collettiva

E anche questo secondo esperimento di scrittura collettiva è terminato, e devo ammettere con ottimi risultati. Sarà che la volta precedente era tutto imploso dopo appena due commenti, ma stavolta sono rimasto stupito e non poco. Quindi ringrazio tutti voi che avete partecipato mettendo la vostra fantasia al servizio del gioco.
Ora arriviamo al dunque! Di seguito troverete tutto il racconto senza interruzioni e con giusto qualche modifica per renderlo un po' più scorrevole. Oltre al mio incipit poi, ci sarà anche un finale sempre scritto da me, che ammetto essere stato complicato da realizzare districandomi tra le varie parti (siamo in 17 senza contarmi, wow!). Visto lo spirito del progetto però, vi lascio la possibilità di dire la vostra, e cioè di scriverne uno alternativo in caso ne abbiate voglia. 
Siete pronti? Ecco che abbiamo combinato...

immagine realizzata da Martin Grohs
Era mattino presto e c'erano già 40 gradi all'ombra. Elio guardava le gambe affusolate della signora a bordo vasca, spalmata sul lettino e ben ricoperta di olio abbronzante. Che gran femmina quella! E che coraggio a starsene volontariamente lì, sotto al bollore mortale! 
Lo pensava sudando tutta la birra della sera prima, mentre sistemava gli ombrelloni che ancora stavano in piedi e ripuliva lo schifo lasciato dai balordi. Ogni notte qualcuno scavalcava il muretto e approfittava della piscina (se così si poteva chiamare...) per affossare di un altro po' l'atroce livello di qualità del Coco Bongo, 3 stelle, due appiccicate in entrata con scotch e sputo. 
Che schifo di vita era la sua. Che prospettiva triste per il futuro. Non poteva permettersi nemmeno di vestire decentemente la sua bambina, eppure era lì a cucinarsi la pellaccia facendo tutti i lavori più infami per il signor Bongo. Ma proprio indugiando ancora una volta sul poco svago che le curve della signorotta gli regalavano, ecco una banconota da 500 euro sventolargli sotto al naso.
''Ehi, tu.'' disse la donna indicandolo. ''Vuoi fare un lavoretto extra per me? Ti va di guadagnarti questi in modo facile facile?''
Elio strabuzzò gli occhi mentre la sua testa già diceva sì prima che la bocca articolasse qualcosa di sensato.

Conosceva quel modo di relazionarsi al denaro: la fregatura era dietro l'angolo ma l'ampio arco di quelle labbra rosse imprigionava qualsiasi tentativo di ragionare lucidamente. La piscina era un cerchio di fuoco e la sua ombra sull'acqua sembrava quella di un martire in procinto di tornare polvere. Raccolse il groppo in gola, fermò il respiro in un punto preciso e prese coscienza in quel momento che avrebbe rimpianto la risposta che convalidava l'affare. 
Sentì le proprie labbra pronunciare un debole e indeciso rifiuto. Fu sorpreso di sé stesso: non si aspettava di possedere ancora qualche briciolo di volontà.
Lei gli si avvicinò di un unico misurato passo. Sbatté le ciglia due volte e gli sorrise: ''Lo sai chi sono io?''
Guardandola bene Elio si disse sì, doveva averla già vista da qualche parte. Sulle sue bianchissime cosce c'era posato un "DiPiùTivù", e in copertina c'era proprio lei. Era Maria Donatella Depiaggi, una delle showgirl più chiacchierate del momento, specie da quando si era messa con quell'attore, Remo Casagrande.
Ma lei era lì, lì al Coco Bongo 3, perché? Forse era in incognito per non farsi vedere dai giornalisti. Ecco perché alla reception c'erano tutte quelle enormi valige di coccodrillo marcate D&G...
"No signora, non ne ho idea. Ma mi ricorderei se l'avessi già vista: non me le scordo mai le bellezze come lei." rispose, fingendo di non averla riconosciuta e sfoderando quello che sperava essere un buon sorriso. Non sorrideva spesso, meno che mai durante gli schifosi turni al motel, quindi non si sentiva di scommettere sul risultato. 
Lei stirò le labbra ricambiando e incrociò le braccia mettendo in risalto il seno rifatto ben strizzato nel bichini di lusso. "Ma davvero? Proprio non ne hai idea?" domandò, chiaramente conscia della sua bugia. "Vabbé, meglio così." continuò, "Vorrei che tu portassi una cosa su nella camera 27, alla persona che sta lì con me." 
Elio già sapeva chi avrebbe trovato nella camera 27: Remo Casagrande, quel fusto muscoloso e rude adorato da tutte le italiane.
"Io do una cosa a te e tu la dai a lui, così ti guadagni i 500 euro. Ci stai?"
L'uomo faticò ad annuire, temeva di incappare in cose più grandi di lui, in fondo quei due erano in TV un giorno sì e uno anche. Senza rendersene conto riuscì a fare sì con la testa...
"Bene, tieni. Porta questa busta su in camera... e fa veloce!". 
Elio prese la busta e si girò deciso ad andare nella camera 27, quando salite le scale che portavano dalla piscina alla reception cadde su una di quelle borse viste poco prima. La letera gli volò dalle mani e finì ai piedi del signor Bongo. Lui la prese in mano, guardò Elio. 
"È così che perdi le tue giornate? A fare il postino? Cosa c'è dentro qui?"
Non sapeva cosa rispondere, aveva la bocca impastata e la testa che pulsava. Guardò il signor Bongo, smarrito, e scosse la testa. Lui aprì la busta e con un sorriso da smargiasso ne estrasse un minimalissimo tanga rosso. Elio lo guardò intascarsi il pezzo di lingerie (se così poteva chiamarsi quel pezzettino di stoffa) subito prima che, lanciandogli addosso quel che restava della busta, gli urlasse: "Sparisci, figlio di un cane! Avrei dovuto metterti a lavare i cessi, altroché! Te ne vai in giro a fare il cupido delle puttane, per caso?"
Ecco, come sempre il Signor Bongo aveva rovinato tutto, quel lurido. Se non fosse stato il suo capo gli avrebbe sputato in un occhio già un paio di volte. Ebbe però un'intuizione... 500 euro, per un tanga? Tutto qui? No, ci doveva essere dell'altro. Recuperò la busta ormai accartocciata, l'aprì e con sua gioia trovò un numero di telefono o forse un codice chissà, scritto al suo interno, in un angolino. Aveva ancora i 500 euro in pugno... il tanga era soltanto il desiderabile dessert del lungo pasto che attendeva Remo Casagrande.
Fatto ciò si indirizzò alla camera 27, bussò e aspettò, aspettò, aspettò.... ma niente, nessun segno. Decise allora di aprire la porta col passepartout, e non appena lo fece ad aspettarlo subito dietro c'era Remo, con un coltello da burro in mano.
"Chi sei? Cosa vuoi?" chiese con voce imponente.
"Sono Elio, la signora mi ha chiesto di portarle questa busta... ecco tenga" rispose Elio che in quel momento non sapeva che fare. 
L'uomo prese la busta, la aprì e fece un gran sorriso. "Bene, grazie ora puoi andartene."
Elio appena sentì quelle parole chiuse la porta e in un attimo si catapultò al piano di sotto. Ma mentre scendeva le scale udì un fortissimo rumore di pistola.
Allo sparo ne seguì un secondo. Dalla piscina. Un terzo, dalla stanza che aveva appena lasciato. 
D'istinto, si gettò nella 23. Ignorò (cosa che altrimenti non avrebbe mai fatto) lo spettacolino che la signora Bongo e il suo muscoloso amante stavano inscenando sul pavimento e si chiuse nel bagno. Lesse il numero (o codice? perchè c'erano due lettere?) trovato nella busta che si era appuntato velocemente. 
Improvvisamente non era così sicuro che fosse stata una buona idea.
M04.094080707.34V37
Due spari. 
La voce isterica della signora Bongo dal corridoio si estinse. 
Letto al contrario, il foglietto riportava qualcosa di molto simile a:
LEAVE.COCOBONGO.NOW
Passi. Cadenzati. Più vicini. Più vicini. 
"Non è reale, non è reale" si ripetè sottovoce Elio. 
"Sì che lo è." rispose una voce fuori dal bagno; era Maria. "È reale. Ora esci, per favore. Non ti farò nulla. Voglio parlare con te."
Elio valutò un istante la situazione, il tempo di capire che non aveva poi molta scelta. Fece per aprire la porta, ma la voce di lei lo interruppe: "Prima però, spogliati."
"Cosa?! Perchè?!"
Uno sparo fendè l'aria. Silenzio.
"Sai, non mi piace ripetermi. Spogliati ed esci."
Nudo e terrorizzato, Elio aprì la porta.
Maria era ancora in costume, in piedi, gambe divaricate e pistola in mano. Piegò la testa da un lato osservandolo con attenzione. Pareva lo valutasse. Poi gli sorrise, languidamente. Indietreggiò verso il letto facendogli cenno con una mano di seguirla.
Come inebetito Elio le obbedì. Dopo pochi passi urtò contro qualcosa. Un piede che spuntava da una enorme macchia di sangue.
Nel frattempo, nella Hall, il signor Bongo pensava che avrebbe potuto regalare ad Alice, l'amante, la delizia che aveva in tasca, per assicurarsi una notte da favola. Si stava già facendo un film mentale non appena vide la signora Bongo mezza (s)vestita scendere le scale di corsa. 
"Ma che cazz...?" 
Fu allora che udì anche gli spari.
"E adesso?"
Non riusciva a pensare agli spari. Al piede del morto in cui era inciampato. Alla situazione in generale. Riusciva a pensare solo alla dea che aveva davanti.
Nuda, calda, Maria ora aspettava solo lui.
Una mano era scivolata lentamente da un seno perfetto alla rotondità dei fianchi.
"Ora, signore delle pulizie, devi farmi tua."
"Ma... il signor Remo... il messaggio nel tanga..."
"Un futile tentativo di sottrarmi a qualcosa che era già deciso. Troppo tardi, immagino. Peccato, Yog-Ashtarth avrebbe potuto scegliere un posto migliore, per la rinascita!"
Elio fece un vigoroso respiro e si concesse orgasmi multipli. 
Maria che ospitò orgasmi multipli senza nemmeno accorgersene, ghermiva il suo agnello sacrificale, la pedina perfetta del piano di cui si era fatta artefice. Intanto il sole svettava imponente sul Coco Bongo, i raggi di luce erompevano elegantemente nelle finestre, e con connivenza ne ammiravano i tragicomici eventi.
Intanto, nella hall, sotto il banco della reception, due squallide figure si stringevano una ridicola pistoletta in mano.
"È stato quel tuo uomo delle pulizie!"
"Elio? Ma cara... cosa è successo? "
La signora Bongo era evidentemente sotto shock. 
"E' un bruto! Mi stava toccando tutta... e... poi gli spari..."
Il signor Bongo si alzò. La guardava gravemente. Alzò il pugno in cui stringeva la pistolina irrisoria: "Se qua dentro deve scatenarsi l'inferno, voglio almeno averne voce in capitolo!"
Pur di farsi bello con la sua donna, pistolina tra le mani, Bongo iniziò a vagare per il motel gridando a gran voce:"Esci fuori Elio, dove sei gran figlio di p..." 
In quel sali e scendi di scale ed aprire e chiudere porte di stanze desolatamente vuote, la cena della sera prima ribolliva nello stomaco con gravi e strani rumori. Poi finalmente arrivò alla stanza 23 e si accorse che Elio era ancora ansimante sopra una oleata Maria. Con uno strattone lo scostò e la visione della stupenda donna nuda aiutò il subbuglio nel suo stomaco. Fu così che coprì gambe, ventre e quant'altro oleato con un sudicio vomito maleodorante.
Era quello che aspettava.
Con una cantilena oscenamente blasfema, la donna che ora era anche ricettacolo di una rinascita si alzò.
Prese Bongo per il collo alzandolo da terra, e con una facilità che non si conosceva afferrò il braccio che teneva la ridicola pistolina. La furia negli occhi divampava. "Lo sai cosa hai fatto merda d'uomo?"
Intanto Elio dall'angolo in cui era caduto osservava rapito la trasformazione di quella donna in una vecchia che riassumeva in se la stanchezza della terra. 
"Tu con ciò che hai appena fatto..." 
Non finì la frase che rattrappendosi su se stessa si ridusse a un involucro vuoto.
Bongo, quello che sembrava un ometto da nulla, pensò che in fondo l'addestramento non era stato così inutile. Iniziò presto a mancargli il fiato. Un po' per la vista di quella orrenda megera e un po' per la forza con cui la stessa premeva sulla sua gola. Tentò di sferrare un calcio diretto allo stomaco della creatura. Addestramento e falsa virilità non potevano certo prevedere ciò che sarebbe venuto fuori da esso.
Elio trasalì, mentre dei mostruosi tentacoli spinati afferrarono il piede del suo capo, trascinandolo in quel vortice oscuro e risucchiante che una volta era una pancia.
"Fa qualcosa, Elio ti prego" piagniucolò il signorotto.
L'inserviente non fece in tempo ad intervenire, che Bongo venne totalmente trascinato in quell'abisso, ora scomparso insieme a lui.
Il volto di Maria riassunse sembianze giovanili. 
"Ora nostro figlio avrà il giusto nutrimento per crescere" canticchiò guardando Elio. "Riprendiamo da dove abbiamo cominciato?"

La moglie, impietrita, non riuscì nemmeno a urlare. Elio condivise il suo terrore.
''Non badare a questa sciocca.'' disse Maria. ''Vedi?'' fece impugnando la pistola e seccandola con un colpo in piena fronte. ''Ora non ci darà più fastidio.'' 
La star spinse il suo insolito amante contro il materasso e gli montò sopra. L'uomo era inorridito dalla creatura che aveva visto uscirle da... da dove ora stava entrando lui, eccitato contro ogni logica e volontà, schiavo di una lussuria che non riteneva possibile. Temeva che il tentacolo lo afferrasse da un momento all'altro, magari al culmine del piacere di lei, ma tutto ciò che accade fu una risata, stranamente dolce, e 500 euro, che la donna gli mise in bocca prima di alzarsi e rimettersi il bikini.
''Che... che, che cavolo significa?'' ebbe il coraggio di chiederle, respirando affannosamente col denaro ancora tra le labbra. 
''Che ti sei guadagnato i tuoi soldi.''
L'uomo non capiva. Ma che cazzo era successo?
''Il tuo compito era spaventare il mio stupido e muscoloso adoratore, e l'hai eseguito. Sai, lui ha capito, si è affacciato dalla finestra e mi ha sparato. Era risentito, il povero idiota... ma è stato divertente e ora riposa nella 27 come i nostri amichetti qui presenti.'' fece osservando la gamba insanguinata dell'amante della signora Bongo. ''L'ho capito subito vedendoti. Il tempo era poco e il tuo seme è più forte di quello di Remo Casagrande. Tu hai qualità che nemmeno immagini...''
Elio guardò i suoi soldi, 500 euro illuminati dai raggi brucianti del sole. ''Che faccio?'' chiese tra sé, in un bisbiglio.
''Scappa da qui e goditi la vita... finché potrai. Un giorno, Yog-Ashtarth verrà a cercarti.'' 
Maria mutò aspetto, diventò un'altra donna. Poi imboccò il corridoio ed Elio non la vide mai più.