03/12/15

La mano ladra

''Montag non aveva fatto nulla. Era stata la sua mano a far tutto, la sua mano, dotata di un cervello proprio, d'una curiosità e d'una coscienza per ogni dito che la componeva, tremante, era stata la sua mano ch'era diventata ladra. Ora essa spinse avaramente il libro ben sotto il braccio, lo premette bene aderente all'ascella sudata, con una mossa elegante da prestigiatore. Ecco qua! Innocente! Guardate! Fissò, sbalordito, quella mano bianca. La teneva a distanza, come se fosse presbite. Se la portava sotto gli occhi, come se fosse miope fin quasi alla cecità.''
[Fahrenheit 451]
Quel che mi colpisce sempre dei romanzi distopici è il modo in cui essi riescano a creare mondo senza descrivertelo direttamente, ma tenendolo soltanto a sfondo. In Fahrenheit 451 di Ray Bradbury, uno dei passi che maggiormente ho trovato interessanti è questo sopra citato, che racconta del momento in cui Montag, un pompiere, compie l'azione illegale di rubare un libro anziché bruciarlo.
Nella realtà dipinta da Bradbury di fatto, si segue la particolare vicenda di quest'uomo che ha l'incarico non di spegnere gli incendi, bensì di appiccarli. Il corpo dei pompieri nello specifico, dato che le abitazioni sono da sempre ignifughe e non c'è pericolo che prendano fuoco, ha il preciso compito di scovare chi illegalmente detiene libri e darli al rogo. Montag però durante questa battuta si fa ladro, o meglio, lo fa la sua mano, quasi che fosse qualcosa di distaccato da lui, e gliene fa rubare uno.

L'aspetto della mano ladra è quello che forse dipinge meglio di tutti gli altri l'intero mondo sottinteso da Bradbury. Narrando semplicemente la vita del vigile del fuoco infatti, l'autore ti da i contorni anche di tutte le altre storie che non sono specificate e che quindi, tu lettore, costruisci da solo quasi inconsapevolmente, come che il tuo cervello agisse per conto proprio al pari della mano ladra e avara.
Capisci quindi che in questa società distorta la gente non smette di leggere per il divieto farlo, ma perché alle persone sono state mozzate le mani e quindi il gesto che queste ultime compiono, cioè l'afferrare e il per poter toccare per imparare qualcosa di nuovo, per commettere un errore, soffrire, sperare e comprendere. Tutti divengono nient'altro che automi inebetiti dalla felicità del piattume quotidiano, fatto di niente che possa turbarli veramente, creato appositamente inculcando un nuovo gusto nella fruizione di contenuti, vuoti tanto nei momenti di svago quanto nelle abitudini di vita, ormai inconsci e largamente condivisi. Qualcosa come pareti televisori che sbraitano dalla mattina alla sera parlandoti direttamente e divenendo una nuova famiglia, o più semplicemente come l'assenza di verande davanti le case, così che le persone non dialoghino tra loro del più e del meno, non guardino fuori, non pensino un singolo ragionamento che possa in qualche modo insinuare un dubbio.

''Lasciami in pace'' disse Mildred. ''Io non ho fatto nulla di male.''
''Lasciarti in pace! Non è difficile, ma come potrò io lasciare in pace me stesso? A noi occorre non essere lasciati in pace! Abbiamo bisogno d'esser veramente tormentati una volta ogni tanto! Da quanto tempo non c'è più nulla che ti tormenti? che ti tormenti sul serio, per qualcosa che conti realmente?''

La mano ladra di Fahrenheit 451 è quindi simbolo di tutta la voglia di riappropriarsi di una natura umana perduta chissà quando, e venduta in cambio del quieto vivere al prezzo dell'inebetimento generale. Una mano che ha vita propria se lasciata sgombra dal chiacchiericcio assordante che affolla le teste delle persone, e che come ai primordi dell'uomo permette di evolvere toccando e afferrando gli oggetti della propria curiosità
E' una mano quindi che scrolla di dosso l'apatia di Montag per portarlo a guardare oltre, lui che anche solo per un istante è già riuscito a tenere la mente sgombra dal frastuono della sua società distorta, e ora segue i pensieri di uomini liberi (e liberamente tormentati) che scrivevano su quelle pagine.

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