13/04/15

Ehi, io sono Chappie, puttana di figlio!

Con Chappie, o meglio, Humandroid, perché qui in Italia han voluto chiamarlo così dato che il titolo originale pareva troppo simile a chiappe, Neill Blomkamp rialza la testa dopo quel mezzo disastro di Elysium, ma lo fa lasciandoti una strana impressione intorno.
Ambientato in un futuro prossimo nell'amata Johannesburg, Humandroid racconta della creazione della prima intelligenza artificiale, Chappie appunto, un robot senziente in grado di imparare, emozionarsi, pensare e soprattutto accorgersi di essere vivo, di avere una coscienza. 
La vicenda, in breve, mostra di come questa A.I bambino si sviluppi venendo educata sia dal suo creatore Dion, sia da una banda di criminali scoppiati quali sono Yolandi e Ninja, due gangster disagiati che vogliono sfruttarne il potenziale per utilizzarlo nel loro prossimo colpo. Con la trama mi fermo qui. 

Mi è piaciuto? Sì e no.
La sensazione a fine visione è appunto quella di aver visto un film strano. Strano come Yolandi e Ninja, i due criminali protagonisti che educano Chappie, due sudafricani originali al 100% che interpretano realmente la parte di loro stessi, quei Yolandi Visser e Ninja conosciuti come duo musicale Die Antwoord. Strano come Hugh Jackman che non è mai stato così distante da Wolverine, con dei capelli tamarri osceni che ben si inseriscono al resto della tamarraggine della criminalità urbana fornita da Blomkamp. Strano come il comparto musicale, un mix alternato di Hans Zimmer (sempre fantastico ma qui più elettronico che mai) e i sopracitati Die Antwoord. 

Certo non è solo questo Chappie, o Humandroid, scusate.
E' prima di tutto una storia di crescita in un mondo che arranca tra odio e miseria.
Questo è il contesto in cui Chappie nasce e si orienta, venendo educato da parte di mami come un qualsiasi bambino che ha bisogno di cure e attenzioni, da papi come un duro che non deve mai farsi mancare di rispetto, e infine dal suo creatore, Deon, come un essere libero, come qualcuno che non deve fare ciò che dicono gli altri, come un robot, ma quel che vuole e si sente di fare, senza limiti alla propria creatività. Il tutto in un ambiente duro che mostra sempre di non accettarlo, che lo umilia più volte, ferendolo tanto fisicamente quanto psicologicamente.
Poi è filosofia
Perché Chappie è intelligente, è vivo, ha un'anima. Però è fatto di cavi e titanio, ha una batteria che lo alimenta, e dentro quella testa non c'è un cervello in carne, c'è il niente. Ed è stato creato da un uomo, Deon, che senza volerlo lo ha segregato in un involucro limitato e destinato a spegnersi, cosa questa che rende Chappie terrorizzato dalla morte e pieno di domande, le stesse che ognuno di noi vorrebbe fare a Dio, e che lui giustamente pone al proprio costruttore.
E infine è una storia d'amore, paura, violenza e perdono. 
Ci sono parecchi momenti che fanno nascere un sorriso, proprio per la purezza della personalità bambinesca del robot, quindi della sua ingenuità, altri che ti abbattono vedendo come la discriminazione verso il diverso, contro la solita pecora nera, sia sempre inevitabile e non ci sia dialogo che tenga.

Ma è un film riuscito? Lo possiamo dire?
A mio parere no, non del tutto. Questo perché le idee alla base non sono male, ma vengono utilizzate davvero male. Se il contesto tiene perfettamente, grazie soprattutto agli sgraziatissimi Die Antwoord (tali e quali a un incidente: brutti da non riuscire a smettere di fissarli), che io musicalmente apprezzo moltissimo, lo stesso non si può dire per ciò che dovrebbe rimanere dei contenuti. 
Il concetto di A.I è tenuto solo per far muovere Chappie in un certo modo, per caricarlo di personalità (e prova a dire il contrario se ne hai il coraggio, puttana di figlio!), e non si riflette poi molto sull'importanza della scoperta in sé, né sulle implicazioni che essa comporta. Ancora più grave invece il risvolto finale appioppato al concetto di coscienza, sia essa artificiale che umana. Non solo un'inutile forzatura, concettuale e narrativa, ma uno spreco di intuizione che viene gettato via facendoti urlare Ma che cazzata! per lo sviluppo misero e Che palle! perché pare non c'entrare con tutto il resto, meritando forse una pellicola a sé dedicata. Se ben sfruttata, chiaro.
E' comunque un buon film. Molto meglio di Elysium, pur non raggiungendo District 9