07/01/15

American Sniper il cecchino, White bird in a blizzard le bombe!

American Sniper
Clint Eastwood ci porta a conoscere Chris Kyle, un Bradley Cooper super pompatissimo che interpreta il soldato americano divenuto una vera e propria leggenda, ovvero il cecchino più letale nella storia degli Stati Uniti. 
Un film in cui i momenti di grande tensione non si contano, tant'è che partiamo subito da Kyle in missione in Iraq, intento a proteggere dall'alto come un angelo custode i marines sul campo di battaglia, col mirino puntato su una donna e su un bambino forse armati. Uno dei temi principali è quindi il modo in cui chi sta dietro l'arma affronta la decisione di premere o meno il grilletto, dato che poi con quelle morti ci deve convivere per il resto della vita. E si scava allora indietro, nell'infanzia del protagonista, dandogli un background che spieghi perché si trovi in missione, come sia arrivato a quel punto e quali siano i principi che lo guidano.

Non si può dire molto di American Sniper senza imbattersi in spoiler, anche perché la trama in sé, basata sull'autobiografia dello stesso Kyle, alterna periodi di missione con momenti di ritorno alla vita tra i civili, quella di marito e padre. Si può però parlare degli intenti di Clint Eastwood, che per quanto registicamente regali una visione coi controcazzi, non fa lo stesso sul piano dei contenuti. Questo perché, ovviamente a parere mio, accenna soltanto a un paio di tematiche importanti ma poi non le sviluppa. E' come un cecchino che prende di mira il suo bersaglio ma poi si rifiuta di sparare per chissà quale motivo.
Risultato? Ne esce fuori un film buono, ma piuttosto vuoto, che anzi, per chi non digerisce molto l'american way of life potrebbe addirittura infastidire, sembrando una mera esaltazione del classico eroe americano patriota invicibile supermuscoloso e supergiusto. Non c'è una riflessione che sia una, nella testa del cecchino, non c'è un ripensamento, un tentennamento, nemmeno un ragionamento sulla guerra che sta combattendo, sul fatto che sia sensato o meno quel che fa. Tutto, dentro di lui, pare diviso perfettamente in: loro sono i cattivi, noi i buoni, devo difendere la mia America a tutti i costi perché è il paese più bello del mondo. E anche nel ritorno alla civiltà, con tutte le difficoltà dovute allo stress da campo di battaglia, Eastwood non da segno di voler approfondire, mettendo in scena pochi istanti di dramma interiore e correndo poi con superficialità verso il loro buon esito.
Un peccato quindi perché poteva essere una vera e propria bomba. Ma quindi, se di bombe dobbiam parlare, parliamo di...

White bird in a blizzard
... e parliamo delle bombe di Shailene Woodley, che non mi convinceva propriamente come attrice, ma qui, cari miei, vince tutto, e non solo perché mette in bella vista le sue fantastiche tette. Siamo a cavallo tra gli anni '80 e '90 e la madre di Kat Connors, così di punto in bianco, sparisce senza dire niente a nessuno. Suo padre, un uomo semplice e parte debole della coppia, non si capacita di cosa sia successo, gli investigatori dal canto loro non sembrano giungere da nessuna parte, e lei, in bilico tra la sua vita da adolescente e qualche seduta dallo psicologo ricostruisce di volta in volta scene del proprio rapporto con la madre, dall'infanzia agli ultimi momenti prima della scomparsa.

La narrazione scorre via che è un piacere, e viviamo la vita di Kat, tra sesso, primi amori e avventure (miracolosamente senza un briciolo di romanticismo e sdolcinatezze da diabete come magari il trailer poteva far pensare) che mostra il contrasto nettissimo con la figura della madre, una donna bellissima, elegante, perfetta, ma infelice, a causa soprattutto del matrimonio che ha visto realizzare i suoi sogni ma non ha saputo darle una visione futura di se stessa. Un'eterna ripetizione dei soliti momenti, una routine senza senso snervante, diretta verso la pazzia.
C'è allora il confronto continuo su ciò che la madre era e non è più potuta essere, e quel che la figlia Kat è adesso, combattuto sul classico teatro di guerra che vede figli adolescenti contro genitori, un confronto fatto di continua tensione ma anche di sottile intesa: la figlia riesce spesso a capire sua madre Eve, ma non ne giustifica certo gli atteggiamenti.
Si aggiunge allora il continuo rimando al mistero, ma non puntando sulla volontà di risolverlo, quanto piuttosto mostrando cosa significhi per Kat e suo padre dover andare avanti senza Eve. E si va avanti così senza grossi accadimenti, col tempo che scorre quasi monotono come nella normale vita di tutti i giorni, tra sogni bizzarri della protagonista, che vede la mamma coperta di neve in una tormenta, e qualche parola che di tanto in tanto ne rammenta l'ambiguità e l'instabilità mentale.
Null'altro da aggiungere, data anche l'esigua durata del film, ma sicuramente una delle migliori visioni dello scorso anno, e non lo dico solo per Eva Green o per le tette di Shailene Woodley, lo giuro!