07/11/14

Effetto Kulesov

Mi è venuto in mente di un espediente cinematografico che funziona molto bene nelle realtà di ogni giorno, e che si attua nelle nostre teste.

Inizio il discorso presentandovi il signor Lev Kulesov, che è considerato una sorta di pioniere, un fondatore per quel che è il percorso cinematografico sovietico degli anni '20. Kulesov dirigeva la Scuola Statale di Cinematografia, ed è in quel contesto che compì alcuni importanti esperimenti riguardanti montaggio. 
Egli riteneva che partendo da un'inquadratura e accostando ad essa, di volta in volta, differenti immagini, la correlazione visiva che si creava mutava il senso del risultato finale, dava quindi nuovi significati.
Prese allora il volto di Mozzuchin, uno dei divi del cinema zarista, un tipo che gli stava abbastanza sulle balle, e gli fece susseguire le inquadrature di una minestra, poi di un bambino morto, infine di una donna sensuale. Il risultato fu appunto che l'espressione del divo, pur rimanendo sempre la stessa, allo spettatore pareva cambiasse nelle intenzioni.
Tale effetto prende il nome appunto di Effetto Kulesov.

Proviamo a vedere allora, come vi dicevo all'inizio, se l'effetto Kulesov funziona davvero anche nel nostro pensiero, nel modo che abbiamo di vedere la realtà e quindi di giudicarla. Ho scritto queste tre storie diverse. Dovete leggerle e dare un giudizio singolo per ognuna di esse.

1) E' freddo, sono le sei di sera, il sole se n'è andato da un pezzo. Il ragazzo si stringe nel cappotto e aguzza la vista, appoggiato al pilone di cemento vicino al cestino. Guarda la gente che scende dal treno, sta cercando qualcuno, lo trova. Segue il vecchio giù per le scale, nel tunnel sotto alle ferrovie, su per il vicolo, fuori dalla stazione. Sta camminando al buio del marciapiede, ormai non c'è più nessuno lì attorno. 
Il ragazzo prende la rincorsa e lo spinge a terra. Il vecchio cade subito, l'urlo gli si ferma con un calcio dritto in faccia. Segue una scarica di pugni su testa, viso, fianchi, addome, il sangue vola ovunque. 
Il ragazzo se ne va lasciandolo al freddo umido dell'asfalto. Presto arriverà qualcuno, si accorgeranno dei suoi patetici lamenti.

2) Mamma è depressa da anni, l'hanno trovata stamattina coi polsi tagliati. Il figlio le parla accarezzandole la testa nel letto d'ospedale. Lei piange, dice che le dispiace, che non sa cos'è successo. Vi siete rivisti? E' stato lui? domanda il figlio chiedendo del livido scuro sul fianco di lei. Sua madre annuisce arresa. Suo padre la pagherà.

3) Girare in cerca di lavoro, a vuoto. A cinquant'anni chi lo vuole uno come lui? Si fa l'ultimo goccio, saluta il pezzo di carta che gli sfugge dalle mani, e torna a casa. Non ce la fa ad affrontare le facce della gente, non le sopporterebbe un minuto di più.
Rincasa e non c'è nessuno, il vuoto, il silenzio. Strano. Poi gli arriva qualcosa. Si precipita in camera, sua moglie è lì sotto, fica aperta mentre un tizio se la scopa. Spacca il vaso in ceramica sulla testa di lui, trascina la moglie per i capelli fuori dal letto gonfiandola di pugni. 
Non ne può più. Basta, basta, basta.

Immagino ora vi sarete fatti un'idea di ciò che è giusto e sbagliato, di bene e male, in ogni situazione qui presentata. Le storie in verità, se non l'aveste ancora intuito, sono strettamente legate. Le ho presentate in disordine per favorire il gioco, ma è chiaro che:

3) L'uomo viene tradito e si sfoga sulla moglie, che poi diviene ex moglie.
2) La moglie, che è anche madre, anni dopo tenta il suicidio.
1) Il figlio ormai adulto si vendica facendola pagare cara al padre.

Alla luce di ciò vi chiedo allora: cambia il giudizio che avete dato istintivamente dopo la prima lettura, senza conoscere ciò che stava dietro le motivazioni di ogni azione? Si ha un senso finale differente, riguardo la storia, che mette in discussione il metro di giudizio limitato e condizionato che abbiamo normalmente?
Se la risposta è sì, vi domando infine: non sarebbe meglio andarci piano a sparare giudizi se siamo così facilmente ingannabili dall'effetto Kulesov? Il montaggio che abbiamo della realtà può fregarci.