Accomunati dalle disgrazie della vita, da una quotidinaità insidiosa, da avventure sentimentali partite come grandi progetti per navigare sereni negli anni e poi naufragate peggio che col Titanic, ballano Vasco e ridono, cantano, aggrappati nel mezzo del disastro, nel mare gelato con l'iceberg che ti guarda a pelo d'acqua. Eppure, in questa follia, sembrano sereni, forse perché hanno imparato che le onde non le fermi. Almeno... Piero, una volta, mi ha detto: "Le onde mica le fermi. Non puoi! O esci dall'acqua, ma non è una roba bella, tipo 'na volta ho provato ma... no, meglio lasciar perdere 'sti discorsi... oppure, fai che ti piacciono le onde. Ti cullano, sai, o al massimo, se sei proprio contento, ci balli anche!"
Mi era piaciuta questa sua uscita. E mi pare certe volte sensata. Tipo stanotte che siamo qui e li guardo, anche con la Mery, con Beppe, con Elio, in questa bollicina in cui siamo, tutta frizzante di vita in una notte ghiacciata. Siamo contenti, non ci frega niente, le cose brutte sono leggere. A confronto di tanta gente in altre parti del mondo, le nostre sono menate. Quindi certo, ha senso star qui nelle onde con Vasco, Piero e Toni. Ma io lo so anche che certe mattine, altro che bollicine, altro che ballare! Siamo proprio tutti, e loro due peggio di tutti, degli sfigati totali. Siamo quelli che si sono sputtanati la vita incantati dalle slot machine. Ci siamo fatti fregare, in una maniera o l'altra, dalle lucette e i suoni delle cose che han poco valore e intanto ti inculano, che sembrano belle e piene di promesse, e se non altro ti mostrano un po' più di leggerezza, meno fatica. Alla fine però siamo rimasti con niente in tasca, con niente di solido, senza terra sotto i piedi. Piero e Toni veri assi del disastro. Che io una casa e una donna dove tornare ce le ho. La Mery ha la sua bambina e tira avanti, e non è colpa sua se Giova è morto. Beppe vabé: è Beppe, non ho tanto da dire, è così come lo vedi, ma tipo da sempre, e Elio forse è quello che almeno ci prova a salvarci, a ricordarci qual è il limite della decenza. Però diobòn è anche una tristezza di uomo. Non sempre, ma in certe occasioni, che peso! E io quindi mi chiedo se siamo tutti, anche Elio, Beppe, la Mery e questi due che ballano, e anche Vasco, mettiamoci anche lui, mi chiedo se siamo felici, se lo siamo qualche volta, se è questa cosa qui che ho davanti adesso la felicità, o se forse non esiste proprio, ma la puoi solo seguire e mai afferrare per davvero. Vivere mentre ci tirano in mezzo, a cantare e ballare con loro.
Viveree, è passato tanto tempo...

Barcamenarsi tra le onde.. lo facciamo in tanti, qualcuno convinto di pilotare una nave da crociera, qualcun altro giù, in sala giochi, con una slot che non ne vuol sapere di combinare tre figurine uguali. Ma c'è pure chi a metà nave guarda il mare e si incanta di orizzonti.
RispondiEliminaBella quest'immagine Franco! Cercherò di tenerla a mente👏
Elimina"Fratelli di alcol"mi piace:-))
RispondiEliminaSe ti fai un giro qui nelle province venete ne trovi tanti :)
EliminaNessun giro,sono veneto anch'io:-)
Eliminane ho conosciuto qualcuno di questi sfigati, il gioco e l'alcool sono una malattia da cui nessun dottore ti può guarire se non ci metti del tuo.
RispondiEliminaBel racconto ;-)
Grazie Kermit!
EliminaSempre difficile uscire da certe situazioni. Concordo su quella spinta personale che ci vuole, ma immagino sia molto complicata a volte da trovare. Poi ogni storia è a sé.
Leggendoti mi è venuto in mente il film Le città di pianura, cult di questo periodo con il grande PP Capovilla.
RispondiEliminaCaro Alligatore, non nego mi siano venuti in mente, per tutto il tempo in cui scrivevo, proprio i due protagonisti. Il film mi è piaciuto molto!
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