03/04/17

Avere un amico invisibile

Un po' per caso mi è capitato di vedere Il drago invisibile, film del 2016 che è un remake del classico Elliott il drago invisibile, del lontano '77. Di quest'ultimo ricordo l'edizione vhs, che era un misto tra riprese reali e animazione tradizionale. Il drago, in pratica, era un cartone animato. 
Com'è cambiata però oggi, a distanza di quasi quarant'anni, la storia di Pete e il suo amico invisibile?

Confesso di non ricordare perfettamente la trama del suo precursore, ma ora quella che ci viene riproposta è di sicuro una gran bella fiaba.

Pete è un bambino che a seguito di un incidente stradale perde i genitori, trovandosi solo in mezzo ai boschi. Qui imparerà a sopravvivere lontano dalla civiltà, vivendo fino all'età di 10 anni soltanto in compagnia di Elliot. Che è un drago. E sì, se gli gira è pure invisibile!
Il bestione, proprio come nella sua versione a cartone animato, non ha mai l'aria di essere minaccioso, ma al contrario ricorda un "animale domestico" premuroso e giocherellone, reso vivo da una CGI fantastica che lo rende morbido e super peloso e solo guardarlo vorresti abbracciarlo.

Ad ogni modo, sono proprio l'aspetto e il carattere del drago a fornirci la base su cui è costruito il rapporto con Pete, che è un'amicizia esclusiva e segreta, la stessa che si può respirare quando si è bambini e ci s'inventa un amico immaginario o anche, molto più semplicemente, quando si è in compagnia del proprio cane, gatto e via discorrendo...
La svolta, in questa relazione, avviene quando il ragazzino incontra finalmente altri esseri umani e si scontra così col mondo civilizzato. Subisce una "crescita" forzata che lo spaventa, costringendolo ad essere solo in un mondo che non sa riconoscere, lontano chissà quanto dalle sicurezze che gli dava Elliot. Praticamente un dover dire no al proprio amico invisibile, metafora di tutte le vie di fuga e gli stratagemmi che la fantasia ci può offrire nei momenti di difficoltà.
Dolce quanto vuoi ma se gli girano i 5 minuti...

E' per questo che ho trovato il film una splendida fiaba. Perché se da un lato la storia è piuttosto semplice e lineare, dall'altro ogni sensazione ci arriva diretta e senza inutili fronzoli. Si empatizza molto facilmente col senso di smarrimento dei due protagonisti, e ci si ritrova a pensare a come la loro sia quasi una famiglia, certo inusuale, ma pur sempre vera.

Per quanto si può andare avanti però, ora che la realtà è venuta a bussare alla porta? E come può Pete, dopo aver riscoperto una dimensione perduta, sacrificarla di nuovo per rimanere col suo pezzo di magia?

Ciò che la fiaba aiuta a raccontare è allora il disorientamento che si prova crescendo, accompagnato dalle immancabili scelte che, per inseguire un bene migliore, necessitano di un compromesso. Il loro incontro è conseguenza di una solitudine comune, e nasce per consolare una grande mancanza. Poi però, quando i tempi giungono, scegliere di maturare e inseguire la propria realizzazione ha un costo.
La vita ci insegna che non sempre fila tutto liscio e i nostri sacrifici vengono ricompensati. Ma qui, come in ogni storia a lieto fine che si rispetti, ogni sforzo trova il suo premio, e il felici e contenti arriva, giusto e (fortunatamente) senza tante sdolcinatezze.

Volete farvi una bella sorpresa?
Guardatelo, e poi fatemi sapere che ve ne pare!