15/12/16

#OpenMinded | Cercando di essere prete (di Luca Lunardon)

Bentornati, cervelli cari, a un nuovo appuntamento della rubrica #OpenMinded!
Come forse ricorderete lo scopo di #OpenMinded è dare spazio e voce a Voi lettori, che diventate parte creativa del mio blog raccontando qualcosa di "particolare" che vi riguarda e vi sta a cuore.

Il macro tema di quest'episodio è la Religione, e andrete a conoscere il giovane prete Luca Lunardon che si è gentilmente prestato ad alcune domande anche piuttosto "scomode". Insomma... avevo delle curiosità e anche la possibilità di togliermele. Che ne è venuto fuori? Non vi resta che scoprirlo qui sotto.
Vi sentite pronti? Tre, due, uno... Aprite le vostre Menti!

Una breve presentazione: chi sei, quanti anni hai, cosa fai... insomma, due parole!
Sono Luca Lunardon, ho 32 anni e sono prete. Sto cercando di fare in modo che la mia vocazione non diventi un'abitudine o un lavoro.

Qual è il tuo ruolo all'interno della Chiesa?
Sono stato ordinato prete un anno e mezzo fa. Da allora presto servizio nell'unità pastorale di Malo.
Al di là dei ruoli e degli incarichi, quello che mi interessa è prendermi cura delle persone di queste comunità e aiutarle ad incontrare Dio. Un po' alla volta sto imparando cosa significhi concretamente.

Prima di scegliere questa strada come vivevi? Cosa facevi?
Avevo una vita piena, bella, una vita normale. Alle superiori ho frequentato l'artistico, poi mi sono laureato in disegno industriale e ho lavorato un paio d'anni, principalmente come grafico pubblicitario. Ero riuscito a realizzare tutti i miei progetti: fin da piccolo avrei voluto laurearmi e lavorare come designer. Nel tempo libero ero un ragazzo impegnato, nel senso che dedicavo del tempo agli altri, facevo volontariato, collaboravo con le politiche giovanili del mio comune, bazzicavo in parrocchia. Avevo una vita realizzata sì, ma solo secondo i miei programmi.

Hai sentito la classica chiamata? Se sì: che cos'è?
Se mi chiedi per quali motivi sono entrato in seminario... non li so spiegare fino in fondo. Quello che posso dire è che ci sono arrivato rileggendo la mia storia, e in particolare alcuni fatti e persone.
In questo vorrei sottolineare due scoperte che ho fatto nella mia vita. La prima è la consapevolezza che ho ricevuto tanto, e quindi sentire la responsabilità di dare qualcosa a chi ha meno di me. La seconda scoperta è stata rendermi conto che non sono io il padrone della mia vita. e se in questo c'era la possibilità (o il rischio) di una chiamata per diventare prete, valeva la pena fare chiarezza.

Ma cos'è per te la vocazione?
È la scoperta che Dio ti ama per quello che sei, al di là dei tuoi difetti, delle tue caratteristiche e dei tuoi sbagli. Noi tante volte pensiamo e diciamo che Dio ama tutti, ed è vero. Ma scoprire sulla tua pelle che Dio ama proprio te, è una cosa che ti cambia la vita. Quando ad un certo punto ho fatto questa scoperta, mi sono trovato pieno di gioia e anche pieno di inquietudine, perché mi chiedevo Di fronte a questa cosa grande io che cosa faccio? Cosa tocca a me?
Questa scoperta non la fanno tutti, anche se è il motore più autentico per una scelta di vita. E ognuno vivrà la sua vocazione diventando prete, suora, sposandosi, o facendo professioni come l'infermiere, il medico, l'insegnante...
La vocazione è un dono che non si merita, ma che non cade neanche dal cielo, e quindi bisogna essere aperti, fare esperienze e cercare per capire qual è la propria. Una delle cose più belle nell'essere prete è poter aiutare gli altri a fare questa esperienza.

Come ti poni nei confronti delle altre religioni? Ne hai avuto esperienza, anche prima di scegliere la strada che hai intrapreso, oppure sei andato diretto sul cattolicesimo a colpo sicuro?
Ho avuto un periodo della mia vita in cui mi sono allontanato dalla fede, nel quale avevo smesso di andare a Messa e in parrocchia.
Mi sono anche guardato intorno e ho cercato esperienze diverse. Alla fine, però, ho ricominciato il cammino nel cattolicesimo grazie ad alcune persone che profumavano di verità e di bontà, e le ho trovate in un gruppo che credeva in quella religione.
Cercare qualcosa insieme a loro, mi ha aiutato a ricominciare. Non ho scelto facendo un confronto a tavolino con le altre religioni.
In seminario poi, dopo aver potuto approfondire la mia fede e conoscere anche le altre, ho capito che il Cristianesimo mi piace, e la cosa che più mi piace è una persona viva: Gesù. cioè questo Dio che si è fatto uomo come noi, che ha preso su di sé la nostra fragilità, che è vicino, che si può incontrare nei sacramenti... è una cosa bella, ecco. E anche lo "scandalo" di un Dio che mi vuole talmente bene da morire sulla croce per salvarmi.
Sono convinto che ogni religione sia incamminata verso la verità, che nessuna la possieda nella sua totalità. Però ci sono delle differenze nel modo di cercarla, e io sono contento di cercarla da cristiano.

Ci sono differenze tra uomo e donna all'interno della Chiesa?
Se questa differenza la intendiamo come possibilità di avere ruoli istituzionali, o di rappresentanza o di "potere"... l'unica differenza è che i preti sono solo i maschi celibi. Poi per quanto riguarda la vita della Chiesa, che è molto più dell'istituzione, mi sembra che il ruolo della donna sia centrale. Pensiamo a tutte le donne che arricchiscono con la loro sensibilità la vita quotidiana di una parrocchia nei vari ambiti, alle consacrate...
Gesù è stato il primo a dare dignità alla donna, in una cultura in cui non era considerata. La nostra società ha fatto grandi passi in avanti, soprattutto negli ultimi decenni, e anche la Chiesa sta camminando. Se guardiamo alla vita quotidiana, non mi sembra che il ruolo della donna sia marginale, anzi. a meno che tu non lo intenda a livello di incarichi o di responsabilità.

In realtà intendo proprio questo. Voglio dire, l'uomo può "scalare" questa gerarchia se vuole. Volendo può diventare papa, mentre la donna è suora e basta. Come mai secondo te è regolato così?
Perché la chiesa cristiana cattolica ha scelto di non ordinare preti le donne.

E come mai secondo te?
A partire dal fatto che i primi apostoli erano 12, ebrei, maschi e circoncisi. molte cose sono state superate, perché si è deciso che non devono per forza essere dodici, che non devono essere necessariamente ebrei, che non devono per forza essere circoncisi. Ora manca l'ultimo passaggio... forse un giorno si dirà che i preti possono essere anche donne, ma a dire il vero abbiamo avuto dei pronunciamenti abbastanza netti al riguardo da parte di Giovanni Paolo II.
Su altri aspetti invece, come sul fatto che i preti non siano sposati, la Chiesa ne parla più facilmente. Nei primi mille anni di vita della Chiesa c'erano anche preti sposati. Queste scelte fanno parte delle tradizioni della Chiesa, non sono prese di posizione contro qualcuno. Sono scelte prese in nome della fedeltà allo spirito originario, che in alcuni aspetti ha trovato forme diverse e in altri ancora no.

A che cosa rinunci rispetto a me o a chiunque non sia prete?
Ti rispondo completamente a titolo personale, perché anche tra noi preti ci sono alcune differenze. Io sento di rinunciare ad avere una famiglia mia, ad avere una persona che condivida con me la mia vita, rinuncio ad avere un'indipendenza economica, ad avere un lavoro personale, rinuncio a gestire il tempo come voglio, e anche a spendere i soldi come voglio.
Prima di entrare in seminario ero spaventato da tutte queste cose, perché avevo ben chiaro ciò a cui rinunciavo e non vedevo ancora quello che avrei trovato. E devo dire, sinceramente, che da quando sono diventato prete ciò che ho trovato è stato molto di più. Penso alla varietà di esperienze e persone che ho incontrato, alla possibilità di entrare in confidenza estrema con alcune di loro, di sentire che attraverso di te Dio le raggiunge e fa qualcosa di buono, la possibilità di servire gli altri, i giovani, gli anziani, i poveri, le famiglie... è una cosa straordinaria insomma. Ci sono alcune cose a cui io ho rinunciato, ma di fronte a tutto quello che ho ricevuto le considero marginali. 

Ma non ti mancano le donne e diciamo... la sessualità?
Le donne e la sessualità sono una mancanza e una ferita, non lo nego. Ma è anche un segno che aspettiamo un regno che non è su questa terra, e un vuoto che va continuamente custodito e riempito con qualcos'altro. Come la possibilità di dedicarti a tempo pieno agli altri, senza avere un rapporto esclusivo con una persona che ti vincola; di sentire che puoi amare ogni persona come fosse la più importante della tua vita. e questa cosa mi piace, anche se costa fatica, e mi fa sentire che la mia vita è comunque feconda.

E che rapporto hai oggi con le donne?
Il rapporto che ho con le donne è molto sereno. Nella mia vita da prete collaboro quasi più con loro che con gli uomini. Sono convinto che per vivere bene, un prete deve saper confrontarsi con le donne e il loro punti di vista. Ho la fortuna di avere due amicizie molto importanti con un paio di donne. Una è una suora e una è una donna sposata. Il loro modo di guardare il mondo, e la loro sincerità nel correggermi quando sbaglio, mi aiutano molto.

Ti sei mai innamorato di una donna? E se ti ci innamorassi adesso?
Certo che mi sono innamorato di una donna, più di una donna anzi. ho avuto anche la ragazza prima di entrare in seminario. e so che potrebbe capitarmi ancora di innamorarmi.

E in quel caso che fai?
Penso a chi è sposato. Anche a loro può capitare di innamorarsi di qualcun'altro, però di fronte a una scelta che hanno fatto, rinunciano. La mia scelta è stata quella di dedicarmi a tempo pieno al Signore e alla Chiesa, e in nome di questa scelta so che rinuncio a qualcos'altro. questo non vuol dire che non mi innamoro, o che non provo sentimenti... però so anche che ho fatto una scelta e questa scelta la voglio custodire.

Non potendo vivere pianamente la sessualità immagino ti sfogherai in qualche modo, no? In tal caso... non sarebbe un peccato? E un peccato, in quanto tale, non è perdonato solamente quando c'è un reale pentimento, e quindi non lo si "vorrebbe" fare più?
La sessualità è una forza grande che abbiamo e non è facile vivere una vita in cui non la puoi esercitare fisicamente. Tu parli di sfoghi, ma sono convinto che gli sfoghi peggiori, quelli che fanno più male, non sono quelli legati alla sfera sessuale ma alla gestione del potere. C'è il rischio che quando uno vive da celibe cerchi la gratificazione in altre cose. E questi sono scandali che secondo me feriscono maggiormente una comunità. Questo non vuol dire che va bene tutto, ma che nella vita di un prete ci sono altri aspetti molto delicati da gestire, oltre alla sessualità.
Tu usi la parola peccato... bisogna chiarire cos'è il peccato. La Bibbia ci ricorda che il peccato lo riconosciamo quando un nostro comportamento rovina la relazione con Dio. non è solo un senso di colpa psicologico, ma la consapevolezza che le mie azioni possono ferire il rapporto con me stesso, con Dio e con altri, ed è allora che ci si pente e non si vorrebbe farlo più. Nella relazione con Dio possiamo sempre ripartire, c'è spazio per l'errore ma c'è sempre la possibilità di ricominciare. Se non fossi anch'io un peccatore, non sperimenterei la misericordia di Dio nella mia vita, e non sarei capace di annunciarla agli altri.

Com'è conoscere i segreti anche molto intimi e profondi delle persone? Come gestisci quest'esperienza che prima non avevi?
Lo considero un privilegio, molto delicato, perché le persone non vengono da me a raccontarmi la loro vita perché sono don Luca, ma perché desiderano essere ascoltate da Dio e ricevere una parola da Lui stesso.
Vivo questa esperienza con grande gratitudine, perché diventa per me l'occasione di scoprire come l'anima di ognuno di noi sia molto differente e, nonostante questo, Dio riesce ad entrare nelle loro vite. Questo è un mistero che mi affascina moltissimo.
Poi tutto questo bisogna viverlo in un clima di preghiera, perché se mi fermo alle situazioni, ai pesi che ti consegnano le persone, rischio di rimanerne schiacciato anch'io. Portare questo nella preghiera è rimandare a Dio, così non porto il peso di questo compito da solo, ma insieme a Dio, colui che gli altri cercano.

Tenendo conto delle moderne scoperte scientifiche in ambito medico e cognitivo, chi è il diavolo e chi sono gli esorcisti?
In passato, quando la medicina non riusciva a spiegare tante malattie, molti disturbi psicologici venivano scambiati per possessioni del diavolo e gli esorcisti avevano un ruolo anche più importante di quello odierno. I casi che affrontano, ancora oggi, per la maggior parte, sono disturbi mentali, ma ce ne sono alcuni in cui effettivamente c'è una presenza del maligno. Quindi non possiamo escludere che esista e fingere che la psicologia spieghi tutto quanto. ci sono casi in cui il male che ha dentro una persona, il dolore che porta dentro, non è dovuto solo a un disturbo psicologico ma anche a qualcos'altro. Gli esorcisti, quindi, hanno ancora oggi il loro valore e la loro dignità.
Per definire cos'è il cosiddetto diavolo, riprendo un termine molto azzeccato: "l'avversario", cioè tutto quello che si mette di traverso nella nostra ricerca di Dio, e si può manifestare in tre modalità. La prima è il nostro egoismo, perché cercare Dio non è una cosa che viene spontanea, ma chiede di lottare contro una parte di noi stessi, la ricerca della comodità, la tentazione di salvarci da soli. La seconda è una certa mentalità da avversario che respiriamo attorno a noi, che troviamo in certe logiche del nostro mondo, come la ricerca dei primi posti, del successo, del profitto economico ad ogni costo, di una vita vissuta senza far riferimento a Dio e agli altri. La terza è una persona, il diavolo appunto.
La cosa significativa comunque è che il diavolo e il male sono già stati sconfitti da Gesù, solo che questa vittoria non la vediamo ancora in pienezza. Nella nostra vita sentiamo ancora i residui di questa lotta, ma se stiamo con Gesù siamo già dalla parte del vincitore.

Il papa è emanazione diretta di Dio in quel che dice e decide? Se sì e se sbaglia, significa che Dio può sbagliare?
Il Papa storicamente è nato perché nella Chiesa, a un certo punto, si è sentito il bisogno di avere un punto di riferimento, e si è deciso che fosse il Vescovo di Roma. Il Papa non è emanazione diretta di Dio, l'infallibilità è stata definita solo nel 1870, e in un contesto in cui il Papa si sentiva minacciato.
Significa che gode di una speciale assistenza dello Spirito Santo nelle sue definizioni in materia di fede e di morale e quando è riunito con gli altri vescovi. Non significa che tutto quello che dice o fa è immune da errori.

Perché papa Ratzinger secondo te si è dimesso?
Perché si è reso conto che all'interno della curia romana c'erano dei giochi di potere talmente grandi da non riuscire ad affrontarli con le sue forze. Dimettendosi ha fatto un atto di grandissima libertà e grandissima umiltà, mostrando che essere Papa non significa automaticamente saper affrontare tutte le sfide che stanno davanti. Sono convinto che gran parte delle riforme che ora Papa Francesco sta portando avanti, siano state preparate da Benedetto, che non era un eccellente comunicatore come il suo successore, ma sapeva bene il fatto suo. Ha avuto il grande coraggio, e questo gli è costato, di scoperchiare alcuni problemi che durante gli anni di Giovanni Paolo II erano stati nascosti. per esempio la riforma della curia romana, lo scandalo della pedofilia e quello economico... sono venuti alla luce con Benedetto perché lui ha deciso che era ora di iniziare ad affrontare anche il marcio che c'è nella Chiesa, senza ritenersi puri. Mi spiace sia ricordato come un Papa poco simpatico. Messo in quel ruolo, con la sua timidezza e difficoltà nel comunicare, molte cose non le abbiamo capite. Le capiremo nei prossimi anni, come avverrà anche per Paolo VI, un altro grandissimo Papa del secolo scorso, messo da parte troppo velocemente.

Perché la Chiesa ritiene l'omosessualità un peccato? E tu come la pensi?
L'insegnamento morale della Chiesa considera l'omosessualità un peccato in quanto la piena differenza in un rapporto di coppia si ha tra un uomo e una donna, perché hanno diversi modi di pensare, di ragionare... e perché solo il loro atto sessuale è aperto anche alla vita. Questo non lo dice solo la Bibbia, ma anche la biologia.
Va anche detto che nei documenti della Chiesa in cui si parla di omosessualità si distingue sempre tra questa inclinazione e il modo in cui viene vissuta. Nel senso che non è un peccato avere una tendenza omosessuale, ma può esserci peccato nel modo in cui la si vive. Esattamente come capita anche nei rapporti tra etero.
La Chiesa nei suoi documenti fa una proposta molto alta, proponendo a chi ha una tendenza omosessuale di non avere rapporti sessuali. Però i documenti della Chiesa che parlano di morale, in generale, non vanno letti come dei principi da applicare pari pari, ma come una proposta da mettere in dialogo con la propria vita, alla luce della propria coscienza.
La Chiesa, comunque, nei suoi documenti raccomanda anche un grande rispetto e una grande delicatezza nei confronti delle persone con tendenza omosessuale. Non è vero che sono scomunicate o che non possono ricevere la Comunione. Esistono anche belle esperienze di accompagnamento di gruppi di omosessuali credenti.

Se un ragazzo o una ragazza omosessuale venissero a chiederti Che cosa devo fare, tu cosa consiglieresti di fare?
Non c'è una sola risposta valida per tutti, dipende dalla persona e dalla situazione. Penso che non sia compito mio dire cosa bisogna fare... quello una persona deve capirlo nella propria coscienza.
Cercherei di dare gli elementi utili per valutare, Spiegherei la posizione della Chiesa sull'omosessualità. Non avrei paura di leggere insieme i documenti e i brani della Bibbia che vengono citati, superando un'interpretazione solo letterale.
Annuncerei con convinzione che Dio ama anche la persona che ho davanti, esattamente così com'è.

Cosa consigli a chi vuole intraprendere il tuo cammino e fare la scelta che hai fatto tu?
Consiglierei di non avere la presunzione di sapere tutto. Di essere sempre disposto ad ascoltare e imparare dagli altri. Perché essere prete è una cosa talmente bella e talmente grande che nessuno può possedere o realizzare tutto ciò che l'essere prete comporta. Quindi il consiglio più grande che voglio dare è quello di confrontarsi con la realtà, di lasciare che le persone interpellino, parlino, non avere atteggiamenti di difensiva, ma di ascolto e dialogo.
Un altro consiglio è quello di pregare tanto, perché la scelta e la vita di un prete sono una questione di fede, non sono solamente nostre, e non dipendono solo dai nostri sforzi, dai nostri risultati, da quello che facciamo noi... ma anche dal grande mistero di Dio che ci abita. Penso che quando noi preti ci dimentichiamo di questo andiamo in crisi, perché ci facciamo prendere dalle corse, dallo sconforto, dalle preoccupazioni.

Ti penti mai della tua scelta? Pensi mai E se...?
Ci sono momenti in cui mi domando Ma chi me l'ha fatto fare? Ma lo dico più per scherzo che per convinzione. non mi sono mai pentito, proprio perché quello che sto ricevendo, le possibilità che ho adesso, sono molto più grandi della vita di prima. Non nascondo la fatica, ma non sono arrivato al punto di mettere in discussione la scelta, o di pensare di aver sbagliato strada.

Ultime parole ai nostri lettori?
Intanto grazie per essere arrivati a leggere fino in fondo! Il modo migliore per conoscere un prete però è passarci del tempo assieme. Penso che sia l'unica maniera per andare al di là degli stereotipi e dei luoghi comuni che ci sono sui preti. Per cui l'invito che faccio è di tenere da questa intervista tutto quello che sentite utile per la vostra vita, ma anche di andare a conoscere dei preti. Un prete non è un ruolo, un incarico, un servizio, una pedina dell'organigramma. È un mistero che possiamo conoscere solamente passandoci del tempo, facendo qualcosa insieme.
Sul web comunque curo insieme ad altri preti giovani Twittomelia, un progetto per scambiare le nostre impressioni sulla Parola di Dio. Ogni domenica, a turno, ognuno di noi pubblica la sua predica sul sito twittomelia.it, e nei nostri profilo Twitter e pagina Facebook la condensiamo in un tweet e un'immagine, che proponiamo per la condivisione.
Se qualcuno invece volesse scambiare due chiacchiere di persona... le porte sono sempre aperte!