17/11/16

Il tradimento del porco

Alla fattoria, una sera, il Vecchio Maggiore raduna tutti e racconta di un sogno che ha fatto: gli animali sono finalmente liberi dall'oppressione dell'uomo e possono vivere dignitosamente col frutto del proprio lavoro, senza più essere sfruttati e derubati. Infervorati gli animi e piantato in loro il germe della Rivoluzione, l'anziano maiale muore poco dopo, lasciando in eredità un'ideale da inseguire per il benessere e la libertà.
Potete trovare La fattoria degli animali cliccando Qui

Ho terminato da poco La fattoria degli animali di George Orwell e non posso che dirvi di sentirmi turbato. C'è stato qualcosa che mi ha fatto del male.

Quel che si ricava dalla storia di Orwell è una gigantesca metafora sul nostro mondo, del modo in cui è organizzato, di come funzioni la società e di quali siano alcune delle dinamiche e dei ruoli che animano la vita collettiva.
Si racconta di una fattoria e i protagonisti sono tutti bestie; animali che prima erano proprietà del signor Jones ma che in seguito, dopo la Rivoluzione, si liberano dal dominio dell'uomo e si impadroniscono di ciò che producono. 

Sette comandamenti scandiscono la nuova civiltà fondata nella fattoria:
Tutto ciò che va su due gambe è nemico.
Tutto ciò che va su quattro gambe o ha ali è amico.
Nessun animale vestirà abiti.
Nessun animale berrà alcoolici.
Nessun animale ucciderà un altro animale.
Tutti gli animali sono eguali.

Principi scritti su un muro e ben visibili a tutti.
Qualcuno, principalmente i maiali, riuscirà a leggerli tranquillamente. Altri dovranno invece impararli a memoria perché mettere le lettere una dietro l'altra e formare frasi è difficile. Molti, reciteranno ciò gli viene trasmesso dai più, perché l'alfabeto per le loro capacità mentali rimarrà per sempre un ostacolo insormontabile.

La storia si sviluppa con il potere decisionale preso dai maiali. Loro effettivamente sono tra i più intelligenti della fattoria e quindi è palese che il miglior servizio che possano svolgere sia quello di organizzare la nuova società. Tutti partecipano alla vita "politica" e si trovano d'accordo in questa scelta. Poi, con lo scorrere dei mesi, ognuno si specializza svolgendo il ruolo che più gli compete.
La fattoria sembra andare benone coi maiali alla direzione, ma ben presto qualcosa pare avvelenare lo spirito di comunione e fratellanza del nuovo ordine.

Vi è un "colpo di stato" condotto da uno dei maiali leader sull'altro, e si instaura una dittatura che ben pochi paiono comprendere, largamente accettata tramite un sottile schema di inganni e manipolazioni aiutato dall'individuazione di un nemico comune: l'ex leader ora in esilio.
Il gioco tratteggiato da Orwell prende allora spunto dalle caratteristiche degli animali. I cani sono forti, aggressivi e fedeli al loro padrone: il porco traditore. I cavalli, cioè la maggiore forza lavoro, hanno memoria breve e grande onore, e rispettano ciò che gli viene ordinato di fare perché credono nella bontà del loro capo. Le pecore ripetono frasi fatte all'infinito, perché è l'unica cosa che sanno fare, ponendo fine coi loro belati a ogni critica nel momento stesso in cui questa sta per nascere. E poi ci sono la paura e la memoria.

Questi due elementi sono importantissimi nell'economia della storia. Con lo spettro del ritorno di Jones si paragona la nuova vita con quella ormai remota, dimostrando come oggi si stia meglio di prima. Molti ne hanno un ricordo vago, qualcuno nemmeno quello, e perciò si lasciano facilmente abbindolare dalla retorica del maiale astuto, che dipinge nuove realtà a seconda di ciò che gli fa comodo.
Si termina quindi con un élite di porci illuminati che prendono il posto al fianco degli uomini, da pari a pari, nella gestione ognuno delle proprie fattorie. Le bestie rimangono bestie, intuendo soltanto alla fine ciò che gli è accaduto, e non possono farci nulla, perché avere la memoria corta e una discreta ignoranza a sostenerla gli impedisce di elevarsi a una vita degna di tale nome.