31/10/16

I colori di un padre

"Ma non possiamo provarci lo stesso?"
"Io ho visto le maschere. Erano fantasmi! Quelli là di prima, là sul ponte lo facevano eh! Daaaiii papàaaa..."
Bruce iniziava a non poterne più di quei mocciosi fastidiosi che si era trovato fra i piedi. E non sopportava di essere chiamato papà. Certo non ci si poteva aspettare altrimenti dal piccolo Jack. Era un po' complicato a dire di molti, ma per lui, più semplicemente, era ritardato, perché non ascoltava e non capiva. Ed era brutto, sì, un bambino proprio brutto!
"Facciamo così." spiegò acidamente. "Io entro a dare un'occhiata e intanto voi potete provare in quelle case là dietro."
"Yeeeh!"
"Ou ou ouu!" i ragazzini si zittirono un istante. "Non più lontano di dove ho detto, capito? Fate il giro e tornate." Annuirono e presero a correre verso il ponte. "E chissà che vostro padre sia dia una cazzo di mossa... sennò cazzo se non gli prosciugo il conto!"
Jack e Rudy si fermarono dall'altro lato del canale, osservando la prima serie di campanelli. 
"Femmilia Ruosini" decifrò Rudy.
"Che cosa vuol dire? Suoniamo?"
"Boh non lo so. Sì dai, suoniamo e poi... femmilia De fermo cosa fai stupido?"
"Suoniamoli tutti senò non prendiamo niente!"
Il citofono gracchiò una cacofonia di indecifrabile italianità.
"Cosa dicono?"
"Eh... boh." 
"Dolcetto o scherzetto?" recitarono all'unisono.
La finestra appena sopra di loro si aprì e ne uscì un ragazzo.
"Dolcetto o scherzetto?" ripeterono.
In tutta risposta quello gridò verso l'interno: "Oh veci ghe ze i boce che i fa dolceto scherseto, vegnì vedare. Che ghe tire drio un pomo?... sì pasameo lora! Toh, nasì via americani de merda!" 
La mela si maciullò sul cemento mancandoli di un soffio. Poi udirono, dall'altro lato del portone, i passi di qualcuno che correva verso il basso. Terrorizzati scapparono via pensando soltanto a non farsi prendere.
Seguirono il corso del canale, svoltarono a destra, salirono e scesero delle scale, dietro di loro, forse, dei passi si avvicinavano, e quindi si infilarono in una calle e poi in un altra, fermandosi soltanto quando il più piccolo inciampò, rovinando faccia avanti e sbucciandosi entrambe le mani. 
Erano circondati da vecchi edifici con le finestre sbarrate. C'era poca luce. Guardando in su, l'unico pezzo di cielo a disposizione era nero. Rudy ebbe paura, non capì dove fosse finito, ma infine si fece un po' di coraggio dovendo fare il fratello maggiore: Jack aveva iniziato a frignare come solo lui sapeva fare.
"Fa maaaleee fa maleee c'è sanguee sanguee" riecheggiarono i lamenti del bimbo. "Dov'è che siamo? Mi fa maaleee"
Rudy gli si accovacciò accanto e fece luce con lo smartphone. "Vedi, non hai niente dai stai calmo, non c'è neanche sangue non
"Shhhhh!"
Una voce rauca li sorprese facendoli trasalire. "Silenzio marmocchi!" ripeté avvicinandosi. "Fate silenzio perché adesso vi... maaaangio!" gridò materializzandosi dall'oscurità e... ridendo.
"Papà ma sei stupido?"
Rudy era sull'orlo di un pianto isterico, mentre il fratellino ora si aggrappava traumatizzato al giaccone del padre.
"Eh mamma mia e che sarà mai? È Halloween, se vi divertite solo voi io allora che cosa faccio?"
Rudy batté i piedi per terra schiumando dalla bocca, incapace di organizzare i pensieri ancora in preda allo spavento.
"Ou! Stai calmo che non è successo niente."
"Nooo! Sei stupido! Stupidooo" ripeté sgolandosi, meritando appieno il ceffone del padre.
"Hai finito adesso? Vuoi far uscire tutti quanti? Qua non sono mica come noi eh? Vuoi che mi mandino in galera che sembra che ti stanno sgozzando?"
Rudy osservò il dito alzato dell'uomo, si massaggiò la guancia e incrociò lo sguardo di Jack. "Ma... torniamo in albergo?"
"Sì, adesso torniamo in alb
"Tutto bene lì?"
Un vecchio si era appena affacciato.
"Sì sì, tutto bene!" ripose, e a bassa voce aggiunse un: "Porca puttana se non fate sempre casini."
"Americani?"
"Sì!"
"Ahh fermi fermi."
La figura scomparve dietro il vetro, di fianco al quale si illuminò una seconda finestra e dopo qualche istante tutta una serie di piccoli oblò, che probabilmente seguivano una scalinata. 
"Ecco... bravi."
"Ma chi è?" chiese Jack stropicciandosi gli occhi.
"E che ne so, salutiamo e andiamo via."
"Ma buona sera!" fece in perfetto inglese una voce calda e affettuosa, che presentò un vecchino in attesa sull'uscio. 
"Sa... salve." 
"Venite venite. State facendo dolcetto scherzetto vero? Venite qui che è tutto buio."
I tre si avvicinarono al portone del palazzo facendosi investire da un profumo irresistibile. I bambini sentirono zucchero, caramelle, torte e anzi dolci, tanti dolci, di tutti i tipi, una marea di prelibatezze lì nascoste da qualche parte. Qualcosa di buono lo avvertì anche il padre, che si sentì indecente e sporco.
"Vi va di salire su che ho preparato un sacco di roba? Avete proprio un trucco da vampiri bellissimo."
"Sì sì saliamo dal nonnetto?"
"Saliamo pà?"
L'uomo non riuscì a fingere nemmeno un po' di indecisione. Annuì provando soltanto un po' di vergogna molto, molto in profondità. 
"Prego, avanti. Ci sono solo un po' di scale."
Gli altri appartamenti parevano piuttosto silenziosi. Quello dell'anziano invece aveva della musica di sottofondo che accompagnava in maniera sublime una serie di quadri appesi alle pareti.
"Possiamo?" domandò Jack non riuscendo a frenare l'eccitazione.
"Lì in cucina ci sono tutti i dolci che volete." rispose vedendoli sparire subito oltre la porta.
"Grazie... lei è proprio gentilissimo." 
"Si figuri. È una tradizione che amo e qui purtroppo non si festeggia un granché. Sono felice di avervi incontrato."
"Già." fece scoprendosi a fissargli le labbra, appena nascoste sotto un folto paio di baffi.
"Va tutto bene?"
"Bene sì, bene... ma, che bei quadri!" sviò, tentando di darsi una svegliata. "Sono così, così come dire..." le dita gli s'intrecciarono per esprimere un senso che le parole proprio non trovavano. Si sentiva lento. "Rossi!"
"Rossi?"
"Rossi, sì. E tutti... tutti uomini. Uomini rossi intrappolati in una specie di... 
"Passione. Uomini prede dei loro piaceri peccaminosi."
"Passione, certo. Pazzesco, sembrano quasi muoversi." spiegò scrutandone l'intensità.
In cucina qualcosa andò in frantumi.  Piatti?
"Senta." l'anziano, come reagendo al rumore, si piazzò d'un tratto a un palmo dal suo naso. Sembrava alto, molto più di prima, e la sua pelle era "Lei non vuole qualcosa di buono?" levigata, giovane, coperta appena da una leggera peluria bruna che esaltava dei pettorali "Perché io lo vorrei, gradirei proprio assaggiare un dolcetto." da urlo, e i bicipiti scolpiti, il sedere di marmo da assaggiare e mordere "Avanti, venga qui, mi assaggi anche lei." in cui affondare, scoprendo l'intimità più profonda dove "Sì, sì, così, mi prenda!" unirsi in un "Cosììì..." estasi di sporco e infedele piacere da
"Papà!" Rudy lo richiamò gridando dalla cucina.
L'uomo si staccò dal quadro. Era rimasto lì tutto il tempo -ma per quanto?- fermo immobile a fissarlo. "Pa'..." una mano rachitica afferrò il bordo della porta, scivolò, e Rudy cadde a peso morto sul pavimento, riempendo di silenzio la casa del vecchio.
Ributtante... scrutò inorridito il suo bambino quasi strappandosi la faccia a unghiate, perché non poteva essere "Che... Rudy... che cazzo" e lo raggiunse di corsa, scoprendo più dettagli di quanti il suo stomaco potesse sopportare. Quello non era più il suo... non era e basta. Ora un involucro semi cosciente veniva scarnato dai vermi e devastato dalle blatte, e appena più in là, sotto il tavolo della cucina, il cadavere gonfio del piccolo Jack esplodeva dalla pancia lordando di sangue purulento le mattonelle.
Di nuovo non gli riuscì nulla, se non subire. L'anziano gli poggiò una mano sulla guancia e con l'altra si toccò l'intimità. Qualcosa si mosse proprio sotto ai pantaloni scivolandogli giù per le gambe "Sei così pallido." Una larva disseccata morì appena toccato terra, e dove prima stava il desiderio sconcio che l'aveva spinto in quell'appartamento, ora c'era un vuoto, un buco nauseante che partorì muco e zampe. Squamato e bruno, il decapode che ne uscì svuotò il ventre del vecchio. Voracemente raschiò per prime le cartilagini e la pelle marcia di Jack, e poi ne succhiò il midollo rompendogli le ossa con le tenaglie.
"Nuove sfumature" pronunciò il padrone di casa ora in sembianze femminee, "per una nuova tela."
Il padre tentò di reagire. Cadde stringendo una ciocca di capelli rossi tra le dita.
"Sarai magnifico nei colori dei tuoi figli."

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Quello che avete appena letto è un racconto breve nato dai suggerimenti di voi cervelli. Qualche giorno fa vi avevo proposto un gioco nella mia pagina facebook: indicarmi CHI, DOVE e COSA in un commento che poi sarebbe diventato un testo horror pronto per Halloween (trovate tutto Qui).

Dopo averne letti parecchi (e vi ringrazio tantissimo per la partecipazione) ho infine deciso di scrivere qualcosa utilizzando quello di... Loris Giocahino Gallo, riportato di seguito:

"Una carismatica donna dai capelli rossi, a Venezia, che miete vittime in modi variopinti."

A voi capire come e quanto di questo suggerimento sia finito nella storia finale. 
Ci vediamo presto e... buon Halloween a tutti! E fate attenzione se siete dalle parti di Venezia, mi raccomando!