16/09/16

Non essere mai abbastanza

Ma voi ve li ricordate i tempi della scuola? Quando si era ragazzini e tutte le insicurezze del mondo si cercava di tenerle ben nascoste, perché se gli altri le scoprivano erano piselli amari?

Personalmente non ho mai avuto grosse rotture di scatole coi compagni, ma a volte capitava che per una ragione o per l'altra fossi preso di mira con qualche scherzo e deriso. Il motivo non era neanche troppo importante. Quando si è piccoli la stronzaggine non viene frenata dal buonsenso dato poi dalla maturità. Semplicemente si vuol far parte della cerchia dei più forti cercando di non rimanere esclusi e finire tra gli strani. Succedeva però di fare un passo falso, svelando quel particolare punto debole per cui poi si è presi di mira. Istanti piccoli ma terribili che credo tutti noi in qualche misura abbiamo sopportato.

Le sensazioni di impotenza e vergogna provate da Carrie, sotto le docce della scuola dopo l'ora di ginnastica, tempestata da una pioggia di assorbenti e dalle grida isteriche delle compagne disgustate, sono state le stesse che più o meno percepivo da piccolo quando subivo un torto gratuito. Tutti gli scherzi cattivi, gli sgambetti, i piccoli sabotaggi, le risate alle spalle, gli insulti, sono però per lei la consuetudine, e non può farci assolutamente nulla. 
E' questo che, al di là della trama, mi ha veramente affascinato del primo romanzo di Stephen King, il primo di suo che io abbia mai letto (sì sì lo so lo so...) e il primo dei tanti che l'autore ha pubblicato: la pesante cappa di inadeguatezza, o il non essere mai abbastanza, di fronte agli sguardi di chi ti ha messo i piedi in testa.

Di pari passo, ho ritrovato anche un secondo impulso che avvertivo nei momenti di frustrazione: la voglia di rivoluzionare le storture quotidiane con una forza nuova, quasi magica, che facesse rimanere gli altri a bocca aperta per fargliela pagare e per farmi ammirare. E nel romanzo di cui vi sto parlando, intitolato appunto Carrie, tale forza esiste ed è la telecinesi, una capacità che mostra alla protagonista una scappatoia dal suo senso di inferiorità. Talento che, anche qui, credo chiunque di noi abbia desiderato avere.
Perché diciamocelo: quanto sarebbe stato fico pavoneggiarsi con un superpotere? Possedere una forza che trascende le regole che ci ingabbiano in situazioni più grandi di noi, e poterne fare uso quando più ci aggrada, camminando a testa alta con la consapevolezza che nulla può più toccarci. E anche per Carrie, in parte, è proprio così. Ha finalmente un'ancora di salvataggio che le da sicurezza e la tiene al sicuro dalla spietatezza dei suoi coetanei, nonché dall'inferno domestico che sua madre, in un folle delirio religioso, le fa vivere.

Poi però qualcosa va storto. Non basta più un appiglio per resistere al mare in tempesta. E a quel punto il nuovo e delicato universo della protagonista implode, polverizzando ogni buon senso e rivelando sotto le macerie quel nulla può più toccarci, unica consapevolezza che le dava speranza. 
Carrie stavolta è arrivata al limite e ha il potere sì di lasciare gli altri di stucco, ma soprattutto di vendicarsi, facendosi ammirare da nessuno che se stessa.. 
E nel puro sfogo per una vita sempre ai margini pare soddisfare tutte quelle persone che, almeno una volta, hanno desiderato urlare a propri tormentatori Beccatevi questo maledetti stronzi e andatevene un po' a f...lo!

Tanto per arrivare a una conclusione, direi che sì, questo piccolo romanzo (che se volete potete trovare QUI) mi è piaciuto molto. Ma più che per la vicenda, che comunque è ben scritta e senza alcun punto morto, lo ha fatto per le emozioni che ha richiamato in questo cervello. Emozioni che sono convinto anche voi abbiate ben presenti.

Comunque sia, l'avete letto? E che altro mi suggerite di King, dato che ora sono curioso? Ma soprattutto: vi siete mai sentiti impotenti e presi di mira, soprattutto da ragazzini?