13/05/16

Tutto questo brutto sangue

Avanti. Vediamo se trovi il coraggio. Se hai le palle di sintonizzarti con me, mettere play e starmi a sentire per una buona, fottuta volta. Sì, sto parlando proprio a te che stai leggendo queste parole. Ascolta la musica che c'è qui all'inferno e prova a sentire quel che sento io. Non l'hai ancora premuto vero? Schiaccia su questo dannato play! Fammi vedere, mostrami di che sei capace, perché io lo so che tu non hai la più pallida idea di quanto sia una merda essere un uomo, intrappolati in questo schifo, e allora, Dio, adesso te ne stai muto e vivi sul serio, per una volta.
Prova cosa significa spingere l'acceleratore con l'aria gelida che ti spacca la faccia e lo stereo che grida, guarda come scivola via l'asfalto arancione dei neon della notte, in questa città di coscienze malate terminali. Riesci a sentirlo? La vedi la paura ad ogni sorpasso, il brivido che ti tiene in bilico tra una lamiera insanguinata e la folle corsa di un povero cane bastonato, stufo di tutto questo?  Oh, tu non lo sai, ma capirai presto, capirai senz'altro. Perché capisci, ho deciso di venire a dirtelo in faccia e sfilarti dalle mani il mio ultimo istante di vita, mentre la strada è investita dagli pneumatici e dal temporale, e tutto quel che ho fatto di buono per costruire qualcosa se n'è andato a fanculo per l'arroganza del tizio che ora è qui con me, nel bagagliaio, a pezzi e chiuso in un sacco come la peggio monnezza del tuo fottuto mondo.
Che c'è? Non ti va bene se uccido anch'io? La verità è che sei un pusillanime, e se ti degnassi di gettarci anche solo una briciola della tua immensa benevolenza, se avessi il coraggio di fare ciò che va fatto, allora non dovremmo sistemare i nostri affari da disgraziati nei modi che conosciamo; non spaccheremmo la testa a questi ragazzini di strada col cervello in fissa per un gioco che non è per niente un gioco, non dovremmo costringere orde di immigrati del cazzo a spacciare la nostra merda per avere i soldi dei figli di papà che poi se ne lamentano, non dovremmo lasciare povere madri senza i loro preziosi mariti e figliuoli e tu lo sai, oh sì che lo sai di che cosa significa perdere qualcuno che ami con tutto te stesso, un pezzo della tua anima che viene ingoiato e cacato via tra il putridume di una società che approfitta a spellargli le ossa per non crepare di stenti. 
Questo mondo handicappato nel cuore mi da il voltastomaco, peggio di tutte le sbronze che ho sopportato per dimenticare quante ne ho prese. Un posto dove la brava gente, ignorante fino alla fine, suona i clacson turbata dall'unico sano di mente, il pazzo che corre troppo in auto coi fari spenti e senza fermarsi mai, l'uomo dilaniato dai mostri che si sta portando dietro il figlio del boss squartato come un maiale assieme un arsenale da guerra per far esplodere la terza fottuta guerra mondiale; per portarli tutti con me quei figli di puttana che mi hanno rovinato la vita da sempre, o magari anche tutti questi altri se mai mi dovessi schiantare, che sono tanto quanto, e a volte anche peggiori di questi omertosi fino al midollo, corrotti e collusi, felici di inginocchiarsi e chinare il capo e riempirsi il portafogli, abili voltafaccia se gli si chiede un aiuto e  svelti arraffoni con ciò che si può spartire, dividere e amministrare, con buona giustizia di Dio e le tue croci che pendono luminose da gole che meritano quantomeno di impiccare.
E ora guarda lei. Come si muove a ritmo. Rifatti gli occhi e lasciati rapire da una creatura tanto spettacolare. La vorrebbero toccare, baciare, leccare, mangiare! Perché di roba così questi non ne hanno avuta mai, forza della natura che ti spacca in due il cuore e tanti saluti. Starà ballando incendiando tutti con quel suo sorriso bastardo, quello che mi ha portato qui e ora, e starà sudando tutte le sue forze per darla a qualcun'altro la forza di poter continuare con la vita, nonostante tutto quel che le è successo. Si sta lasciando andare, si arrende come è giusto che sia. Scoperà qualcuno, griderà più forte che riuscirà per non farsi assordare dalle offese che le ho dovuto dire. E va bene così. Va bene che un po' di paradiso abbia il suo spazio per vivere lontano dal fango, via dal fetore di tutto questo brutto sangue che tanta innocenza non dovrebbe mai e poi mai sopportare. Non lo merita e merita molto di meglio, di essere libera da me, libera di ballare tutta la notte, libera di non pensare a niente, ubriacandosi di quel che può darle sollievo fino a svenire, che tanto poi il resto è sempre e comunque da vomitare, il resto è un'oscenità che tu c'hai regalato e che io non intendo più tollerare.
Guardala ancora, resta su di lei. Se vuoi posso capirlo. Lo so che il suono delle sirene oltre le colonne di fumo spaventa. La morte fa paura eppure questa, per me, ha un sapore tanto, tanto dolce. Mi hanno accolto dubbiosi, tenuto d'occhio mentre onoravo con un dono l'uomo che mi ha rovinato la vita. Sono venuti a prendermi massacrandomi di botte. Mi hanno gettato ai suoi piedi come un verme che può solo strisciare. Ho goduto, Dio se ho goduto assaggiando la sua disperazione: un uomo immenso che non teme niente e non si tiene nemmeno la cena in pancia tanto gli fa schifo il cumulo di carne che è suo figlio. 
Dai uno sguardo ancora, se ce le fai, a quanto resta ora della loro grandezza. E va' da lei, dille che andrà tutto bene, che questo cesso di città non è condannata come tutti dicono. Proteggila, per me. Poi metti in pausa, niente più musica dai resti dell'auto. Assapora il silenzio delle macerie che muoiono al suolo dopo l'esplosione. Ascolta il nulla che uomini come noi siamo davvero. Il nulla che ti lasci dietro. Vieni a portarci via da questa tomba, e tutti gli altri... liberali tu da tutto il male, se ti riesce.