25/05/16

Tieni la porta

Sento profumo di cose buone, selvaggina, maialini allo spiedo trasudanti di salse calde, carré d'agnello con patate di rape gialle e burro, montone con carote, pesche al miele, tocchi di formaggio speziato alle erbe e forme di pane al burro appena sfornato, aromi che mi urlano in pancia e Dio, Dio mio, sto crepando come una bestia. Era una giornata gelida, come ora, ma ero coperto ed ero più grasso. Sicuramente poi, l'avere tutti i miei arti rendeva meno problematico inforcare le posate. Non che ora ne abbia gran necessità in effetti. C'era la neve. Una tormenta. Ci aveva investiti mentre giravamo un pezzo per il prossimo documentario sulle ambientazioni della serie. Il rifugio non era troppo lontano ma un guasto alla jeep ci aveva costretti a rimanere lì in attesa di aiuti, o in alternativa a fare una buona ora di faticaccia tra metri e metri di neve, vento e ghiaccio.
Illustrazione di MarcSimonetti che trovate qui
Restammo in due: io e il mio ex compagno di cella. Gli altri proseguirono promettendo di tornare di lì a poco coi soccorsi. Niente campo per i telefonini, chiaro. E chi arrivò infine, almeno mezza giornata più tardi, furono degli uomini in carrozza imbacuccati neanche fossero a un revival medievale, caricandoci sgraziatamente a bordo e dandoci una magra ospitalità tra le mura di un maniero in piedi per miracolo.
Questo fu un mese fa. Alla seconda settimana di prigionia il fonico fu scuoiato e dato in pasto ai cani e un po' anche a me. Dicono che i tripponi sopravvivono a lungo con tutte le riserve di grasso che hanno. I miei amici, almeno, dicevano che io potevo star sicuro che di fame c'avrei messo del buon tempo per schiattare. Più probabile un infarto invece. Finisci i tuoi libri ciccione di merda, prima che ci lasci le penne e una fottuta serie incompleta tirata avanti per i capelli da un serial tv che pare sempre più Cento Vetrine!
Già... lo vedessero quanto poco ci manca e come si sta ora, qui, a piluccare le ossa del compare cercando di ricordarne il sapore. La sua mano era cotta a puntino, la pelle grigliata veniva via come fosse quella di un pollastro ben abbrustolito e le unghie, ohh le unghie si erano glassate dei succhi speziati del suo corpo martoriato. Dita pepate e croccanti ti cantavano tra i denti, falangi falangine e falangette scrocchiavano in bocca come gli ossicini in un arrosto di uccelli selvatici. E non si fermava qui la delizia culinaria che la mia pancia brontolante di tanto in tanto assaporava. Quasi ci provo piacere quando il lord mi leva qualcosa. Un insano, doloroso e sadico godimento a mezza via tra la soddisfazione della fame e il puro e semplice peccato di gola, uno spettacolo a cui il mio aguzzino assiste con grande appagamento e che stavolta è più crudele di tutte le torture subite.
Quando lui arriva penso sempre che almeno, ancora per qualche tempo, non creperò. Non per bisogno di cibo, almeno. Ma più di tutto, sono quasi felice nel potermi beare della miglior carne di tutta la mia vita. Buona da morire! Pregusto il frutto agognato di tanta ingiusta sofferenza appena ne sento il profumino. Osservo ghiotto quale leccornia si avvicina alla mia prigione. Sul vassoio sta lì, in tutta la sua gratinata magnificenza, il mio piede destro, fumante di sapore. La mia pancia lamenta più sofferenza della gamba storpia. Datemi cibo, sfamatemi, fatemi provare questa meraviglia! La guardia infila la chiave e apre la cella, ma resta immobile davanti la porta chiusa. Lord Bolton si disseta del mio sguardo implorante. Perché non entra? Perché non parte il solito giochino? Io ci sto, ci sto ad ammazzarmi così fatemi giocare bastardi!
''Hai fame lurido ciccione? Allora vieni a mangiarti. Coraggio. Alza quelle chiappone e vieni a prenderti il tuo piede!''
Fa sul serio. Lo so per certo perché l'ho scritto io così quel sadico. Provo ad alzarmi. Casco come un pomo alla cannella cotto al forno. Mi trascino. Una scia di sangue purulento traccia a terra tutta la mia ghiottoneria. Giungo alle sbarre. Loro immobili. Aprite bastardi aprite, penso tirandole in un disperato e nervotico attacco bulimico.
''Tieni la porta'' ordina il lord, fissandomi negli occhi. ''Tieni la porta per questo affamato di stragi e morte.''
Tento di biascicare un Perché stringendomi nei miei crampi, ma già intuisco la risposta ancor prima che m'investa.
''Lui era il mio personaggio preferito, bastardo infame!''