02/05/16

Lui è tornato

E se Hitler si risvegliasse nella Germania di oggi, che accadrebbe?
Da questa semplice domanda parte Lui è tornato, diretto da David Wnendt e trasposto dal romanzo omonimo di Timur Vermes. Un film che gioca molto sulla convinzione che il fuhrer, visto quanto accaduto in passato, oggi sarebbe ovviamente condannato all'unanimità, e che mostra invece quanto sia forte il potere della persuasione nelle mani di una persona particolarmente abile e ambiziosa.

La pellicola è tutta costruita su una satira pungente e su una forte componente di ambiguità. Ci si trova infatti sempre in bilico nel rapportarsi a Hitler perché questi, nonostante venga ritenuto da tutti come un attore particolarmente pedante nel ricalcare il proprio ruolo, è in ogni caso grande fonte di riflessione, tanto più quando diventa fenomeno virale e (ri)acquista una certa fama. Tramite la sua nota visione di una Germania forte e da riscattare infatti, abbindola il popolo tedesco facendogli da una parte mettere in discussione le proprie idee sul ruolo tedesco in relazione ai problemi d'oggi, e dall'altra offrendo ai nostalgici di una certa appartenenza politica un nuovo modello cui identificarsi e sfogare le proprie frustrazioni.

Quel che più mi è piaciuto è sicuramente la non banalizzazione a fronte di un'idea tanto semplice. E' interessante infatti (e tragicomico) osservare come Adolf affronti questa nuova realtà, come si stupisca delle innovazioni tecnologiche e quanto, nonostante il progresso, trovi di che criticare a livello di contenuti, specie del mezzo televisivo, che a suo avviso distoglie dai problemi reali e insulta l'intelletto umano con la spazzatura che propina. Importante, assieme alla tv, è anche internet, fonte immensa d'informazioni che noi diamo ovviamente per scontata ma che ai suoi occhi ha un potere immenso.

Altro spunto davvero azzeccato poi, che è ciò di cui racconta il film, è la potenza del carisma di Hitler e la sua abilità nel comunicare non solo a parole, ma con ogni mezzo espressivo a sua disposizione, e di riflesso anche quanto i media gli stiano dietro per fare gli ascolti di cui necessitano. E' un uomo che ricerca, orientandosi in questa nuova Germania, ciò che il suo popolo non sopporta e i motivi delle sue frustrazioni, e che tramite questi imbastisce i propri discorsi risultando provocatorio, critico e al contempo affascinante, tanto che, anche grazie all'ambiguità della sua figura al contempo di attore, comico, e fuhrer reale, risulta convincente come lo era un tempo.

Ultima nota curiosa infine è data dalla struttura del film e da alcune chicche al suo interno. Per esempio, nel mezzo della vicenda Hitler scrive il suo secondo Mein Kampf, che viene pubblicato con la medesima copertina del romanzo di Vermes da cui è tratto il film, e da questo romanzo nella pellicola viene tratto a sua volta un nuovo film (un mind fuck mica da ridere); e ancora, le reazioni dei tedeschi di fronte al redivivo Hitler sono effettivamente delle candid camera che il regista ha raccolto mandando in giro l'attore travestito, che ha poi unito al resto del girato mettendo in scena un genere che ha parti di documentario all'interno della fiction.

Che dire di più? Lui è tornato è qualcosa di davvero molto particolare. Impossibile non rifletterci su perché gli spunti che fornisce sono parecchi e io stesso qui ne ho ignorati molti per motivi di spazio. Se potete quindi, recuperatelo, e a voi che invece già l'avete visto: che ne pensate?