27/05/16

Kobane Calling | Farsi delle domande

Se bazzicate abbastanza da queste parti saprete sicuramente di quanto mi piaccia Zerocalcare. I suoi fumetti mi hanno attirato anni fa con le strisce pubblicate sul blog e poi definitivamente conquistato con le storie La profezia dell'armadillo e Un polpo alla gola, di cui comunque ho già parlato proprio qui. Se siete curiosi, andate a dare un occhio.

Oggi vorrei dire due parole sul suo ultimo lavoro, il fumetto Kobane Calling, che a detta di qualcuno è molto simile a un reportage giornalistico e in effetti potrebbe pure somigliarci vagamente non fosse altro che il giornalismo, come dice lo stesso fumettista, è qualcosa di diverso e di sicuro non è quel che lui vuol fare.
In questo nuovo albo, probabilmente il più corposo tra quelli proposti (261 pagine), Michele racconta dei suoi viaggi avvenuti tra 2014 e 2015 col progetto #RojavaCalling, che intende dare solidarietà al popolo curdo nella sua lotta all'oppressione tanto di Isis quanto dallo Stato Turco (che, come tiene a  far notare è ben diverso dal popolo che lo compone). Si va inizialmente a Mesher, un piccolo agglomerato urbano al confine con Kobane per portare medicinali, servizi, cibo e aiuti di ogni genere, e poi continuamente tra le zone del Rojava appartenenti ai gruppi di resistenza curdi YPG e YPJ e visitando zone a un passo dai militanti del califfato nero.

Finita la lettura ho pensato che sono contento di questa nuova strada intrapresa dal fumettista. Sono rimasto soddisfatto sia perché il suo stile sempre ironico e molto personale rimane un punto centrale su cui narrare quel che vede, sia perché il tema di questa storia è maledettamente importante e mi ha dato una percezione diversa di quanto accade lì e di quanto sia limitata, filtrata e ipocrita l'informazione che riceviamo quando si parla di Isis. Leggete per credere.
Il bello di tutto questo poi, e che secondo me rende veramente efficace le pagine di Kobane Calling, è che l'intento dell'autore non è dare una lezione o un servizio informativo come farebbe appunto un reportage, ma mostrare con tutta la potenza della propria soggettività cosa significhi per lui vivere quei luoghi, quei teatri di guerra e quelle persone. Un modo insomma per mettersi al servizio di una causa cercando di capire in prima persona cosa veramente ci sia lì, e quindi per scriverlo nero su bianco accompagnato dall'universo emotivo e comico che gli è proprio, offrendolo al lettore così da tirare da noi le nostre conclusioni e magari spingerci a porci qualche domanda in più.

A proposito di domande mi è rimasto impresso un passaggio in cui si racconta dell'attentato di un kamikaze al centro culturale curdo ad Amara, dove perdono la vita 33 persone, giovani turchi e anche ragazzi provenienti da ogni parte del mondo. Atto criminale che le autorità locali hanno subito affibbiato al PKK (partito e gruppo fortemente impegnato contro l'Isis e il sistema turco) e che, utilizzando anche solo un briciolo di logica, non ha senso d'esistere. 
L'ho trovato di forte impatto per la risposta che viene data a Michele quando si interroga su una simile insensatezza

Come fanno a dire che è stato il PKK? Che si colpisce da solo? Dai, ma chi ci crede a 'ste cazzate?

Domande. Troppe Domande. La Turchia non è un paese di domande.

e perché ti viene da chiederti quanto invece il nostro sia effettivamente un Paese, o ancor più un popolo, capace di farsi delle domande.

Non voglio dilungarmi oltre ma sappiate che leggerlo è un buon modo per avere un approccio diverso su alcune questioni che diamo per scontate (o che ignoriamo addirittura) e ovviamente, perché per quanto sia delicato l'argomento, vi divertirete, dato che qui risiede la magia di Zerocalcare. Se vi va, lo trovate Qui a un po' meno che in libreria.