12/04/16

Veloce come il vento

Con l'aiuto di un trailer davvero ben fatto, il che è quasi un'utopia per un film italiano, sono andato a vedermi Veloce come il vento di Matteo Rovere e devo dire ne sono rimasto parecchio soddisfatto. S'intuiva già sarebbe stato un buon film e le aspettative non sono state affatto deluse.

In breve, qui si racconta di Giulia, una ragazza molto talentuosa che gareggia nel campionato GT assistita dal padre, e che a causa dell'improvvisa perdita di quest'ultimo rincontrerà il fratello maggiore (tossicodipendente ed ex pilota) e dovrà lottare per non perdere la propria casa e la custodia del fratellino Nico. Che ne esce da qui?
Un film emozionante, adrenalinico e ben curato in ogni sua parte. Già nei primi minuti, accompagnati da una potentissima colonna sonora che sostiene sempre quel che accade durante tutta la pellicola, siamo gettati nell'abitacolo di Giulia nel bel mezzo di una corsa, e viviamo con lei l'euforia per la velocità e il colpo fortissimo per la perdita del padre. E questo è appena l'antipasto, perché poi entra in scena la vera star, uno Stefano Accorsi fantastico che interpreta appunto il fratello fuori di testa e fenomeno delle corse.

Quel che mi è piaciuto è che nonostante sia un film di auto, mondo che non è che mi appassioni un granché, le vicende personali mostrate e il carisma dei protagonisti si uniscono perfettamente all'obiettivo di vittoria nelle singole corse. Le guardi anche se non ti piacciono perché senti che c'è un motivo vero dietro a ogni sorpasso, che ci sono paure, sogni, compromessi e duro lavoro prima di arrivare al traguardo. 
Assistiamo alla classica parabola della formazione del campione, l'allenamento estenuante, che si accompagna al rapporto complicato tra Giulia e Loris, un personaggio questo, giudicato dai più come un disadattato; un fallito che però si ricorda perfettamente cosa significhi correre in auto e che nonostante tutto vuole bene a ciò che resta della propria famiglia, dimostrandolo in più occasioni se pur senza farsi comprendere davvero.

La storia qui, più che sulla ragazza, è forse maggiormente incentrata sul percorso di redenzione di Loris, che vuole far qualcosa di buono nella vita proprio ricordando i bei tempi in cui era lui il fenomeno e lo chiamavano il Ballerino. Stefano Accorsi ci regala una splendida prova che mostra la fragilità, la follia e quindi l'ambiguità di un personaggio che si prende la scena fin dal primo istante in cui fa la sua comparsa, e porta a riflettere su quanto possa essere facile prendere una sbandata dalla vita quando la si vive al limite.
Che altro dirvi ancora se non di andare a vederlo? Ve lo consiglio perché intrattiene ed emoziona. Ed è piuttosto interessante guardandolo sapere che il tutto è ispirato e costruito partendo da una storia realmente accaduta