07/04/16

Il tennis senza Federer e con un re poco amato

Forse sarà un articolo poco letto ma non m'importa. Devo parlarne perché il tennis è roba mia, è casa mia e sono io, e quindi...
In questi mesi di tornei c'è stato il forfait di Roger Federer da tre importanti eventi a causa di un problema al ginocchio. Tanto è bastato per darmi un assaggio di ciò che accadrà quando il campione svizzero, ormai vecchietto del circuito (ad agosto 35 anni) ma nonostante ciò ancora numero 3 del mondo, si ritirerà dai giochi: la noia!

Magari non siete ferrati del mondo di cui sto parlando, ma dovete sapere che Federer non è un semplice tennista ma più un'icona, una leggenda vivente; un uomo che ha infranto ogni record e che ha saputo regalare un tripudio di emozioni che il suo giovane erede, Novak Djokovic, non sembra riuscire a trasmettere.
Attualmente infatti è proprio il serbo il numero 1 in carica, e sta macinando vittorie su vittorie rendendosi da un paio d'anni a questa parte un osso duro per qualsiasi giocatore esistente. Credetemi, non è un esagerazione dire che Djokovic ora è invincibile. Non lo batte nessuno. Mai. Fatto caso per poche eccezioni, tra cui, appunto, l'accecante talento di quel vecchietto di Federer che nonostante non sia più nei suoi anni d'oro e parta quindi da sfavorito è l'unico capace di tenergli testa servendogli ogni tanto qualche sgambetto. Pare irreale ma è così.

E parlavo di noia proprio per questo. Un ritiro dalle scene di Roger da qui a pochi anni è cosa abbastanza scontata. Uno non è che può giocare per sempre! E notare in questi mesi cosa sia il tennis senza di lui fa un pochino male. E' chiaramente appagante per i fan sfegatati di Djokovic vederlo vincere tutto, ma non è altrettanto divertente per un appassionato di tennis guardarlo accumulare premi su premi senza un minimo di battaglia, senza pathos, senza un po' di tragedia. Ed è questo forse il motivo per cui Nole, a differenza di ex numeri 1 come Federer e Nadal, non è amato profondamente dal pubblico.
Un gigante senza rivali (perché pure Rafa, paradossalmente più giovane di Federer, è in costante picchiata) rende tutto apparentemente facile e monotono. Ed è chiaro che per fare quello che fa, il serbo fatichi e lavori instancabilmente, ma non vivere con lui quella fatica e non provare il dolore per una sconfitta o per un sogno infranto, non fa nemmeno godere il risultato ottenuto che diviene quasi dovuto, logico, proprio perché non c'è nessuno a mettergli i bastoni tra le ruote. Tutto ciò ci distanzia di un bel po' portandoci al cospetto di un re che non fa provare empatia.

Ricordo benissimo tutte le bestemmie che tiravo quando Nadal ''levava'' trofei al mio idolo. Ricordo ancora meglio il momento in cui Federer inseguiva il record di Pete Sampras, il tennista a quell'epoca più vincente di sempre, e non riusciva a superarlo, piangendo come un bambino nella cerimonia di premiazione in cui era Rafa a sollevare il trofeo che lui e noi tifosi invece sognavamo.

Roger è arrivato superando tutti e alzando il livello come mai nessuno avevo fatto. Poi sono giunti Nadal e quindi il più giovane Djokovic, che l'hanno costretto a rivoluzionare nuovamente il proprio tennis spingendo se stesso oltre il limite, lì ancora una volta davanti a tutti, e di conseguenza tutti gli altri per non lasciarlo fuggire da solo.
Questo, per ora, manca al serbo numero 1. Il momento in cui anche lui si troverà ad affrontare un avversario cresciuto giocando le regole del più forte e poi in grado di infrangerle. Portando un po' di dramma, di difficoltà, di emozione e di qualcosa che finalmente renda questo re invincibile più simile a noi che a un dio.