09/03/16

Il cinema della diversità

La scorsa settimana sono riuscito a vedere due film che a loro modo mi hanno divertito e intrattenuto alla grande. Sì, entrambi. Miracolo! Oggi quindi ve ne parlerò un pochino in modo da spingere i vostri bei culoni ciccioni (non so da dove venga questa violenza, ma ogni tanto ritengo sia giusto maltrattarvi senza valide ragioni) ad andare al cinema nel primo caso, e al video noleggio o forse anche meglio su amazon per il secondo. Che poi... i video noleggi esistono ancora? E l'omino gentile (più di me di sicuro)  che ci lavora dentro riesce a campare di questo antico e nobile mestiere? Bah, e che ne so, sono i misteri del mercoledì mattina!

Ma partiamo senza ulteriori indugi da Zootropolis,
ultimo lavoro della Walt Disney Animation Studios che ci porta in un coloratissimo e meraviglioso mondo abitato esclusivamente da animali antropomorfi. Esatto, niente esseri umani. No. Nada. Scordatevelo. Qui, un po' come per Il viaggio di Arlo, siamo in un gigantesco what if che preclude la nostra fastidiosa esistenza in virtù di evoluzione e civilizzazione estreme di tutte le specie animali, tali da portare ogni razza a convivere pacificamente dimenticando istinti primordiali e divisioni fortissime tra predatori e prede. Zootropolis in questo non solo è una città in cui vivere, ma la realizzazione perfetta dei principi di uguaglianza sociale e armonia, e offre ogni tipo di ambiente (e cultura) possibile come arricchimento per l'intera collettività. 

Avete un'irrefrenabile voglia di andarci in vacanza nonostante le zanzare? Sembro un'agenzia di viaggi scadente oggi, ne convengo. Allora bene, è il posto che fa per voi!... 
E' che detta così sembrerebbe il paradiso. Gli animali, mannaggia a loro, sono riusciti a fare quel che noi uomini realizzeremo forse nel duemilaecredici. Ma sarà davvero davvero tutto come sembra?
Forse dico bene paragonandomi a uno spottone ambulante, perché l'idea fondante alla base della città è proprio quella di inclusione, ma tra il dire e il fare c'è di mezzo una marea di contraddizioni che pare affogare facile facile tutti i meravigliosi propositi. Zootropolis è di fatto uno splendido racconto sulla paura del diverso, e quindi affronta temi quali discriminazione, razzismo, potere, complottismo, moVimento 5 stelle e demagogia. Il tutto trasposto lì, in quell'universo, con quelle specifiche dinamiche e pronto per essere letto così com'è anche da un bambino, anziché per forza decodificato da chi è più grande. 
Un'ottima storia poliziesca e avventurosa che ovviamente soddisfa perfettamente sia l'occhio che la necessità di riderci su, magari per riflettere e capirci qualcosa un po' più nel profondo.


E proseguiamo quindi con Automata
e il ritorno dallo sperduto mulino del caro buon vecchio Antonio Banderas, che vedovo della sua amata Rosita, abbandona le fertili terre gaie per giungere a un futuro apocalittico dominato da poche città iper tecnologiche, decadenti e pervase da ologrammi giganti che danzano tra pioggia e grattacieli. Vedi quando fai troppo l'inzupposo con gli animali di mr. Bianco che succede? 
Qui è proprio lei, l'atmosfera, a farla da padrona. L'ambientazione sporca e gelida pare insinuartisi addosso e sotto ai vestiti, e fuori dalla città, unica protezione per una minima speranza di vita, arriva a colpirti il caldo torrido del deserto, che poi ti ammazza devastandoti con le sue radiazioni. Al come si è arrivati a tutto questo è data fortunatamente grande importanza, e la storia di un'umanità che tenta non solo di salvarsi, ma addirittura di tornare alla grandezza, permea in pochi minuti così tanto l'immaginario dello spettatore da costruirci sopra un'intera mitologia, fornendo a quel mondo una miriade di elementi su cui poi poter giocare.

Si sceglie allora di mostrare un aspetto sempre caro alla narrazione fantascientifica, ovvero quello della macchina umanoide, qui robot incredibilmente efficiente che subisce una parabola coerente con tutto ciò che l'uomo propone e subisce. Davvero d'effetto, perciò, notare automi prima icone della grandiosità dell'ingegno umano, e poi decadenza assoluta e specchio limpido del fallimento, degradati a ruolo di altro per ribrezzo e disillusione.
Costruendo su questo un thriller interessante ma che forse non prende il coraggio di osare un po' di più, specie sulla tematica di coscienza e intelligenza artificiale, Automata si rivela comunque un buonissimo film d'intrattenimento (molto migliore dei vari young adult distopici di staceppa che escono in continuazione dalle fottute pareti!) abbellito di tanto in tanto dalla riflessione circa il sottile filo che separa noi, uomini vivi, da loro, creature artificiose.

Caldamente consigliati entrambi quindi. E ora andate, procreate e godete di cotanta beltade. Se li avete visti invece, che ne pensate? Fatemelo sapere qui sotto nei commenti oppure sulle retisociali!