03/11/15

Comunicare la verità

Mi chiedo sempre più spesso come possiamo affrontare scelte sicure se non abbiamo le conoscenze adeguate riguardo la verità che circonda quelle scelte. Penso all'ultima domanda, quella che abbiamo per le mani in questi giorni: la carne rossa fa male davvero oppure no? Smetto di mangiarla o continuo come sempre? 

''Non esistono fatti ma solo interpretazioni.''

Non serve scomodare Nietzsche né perdersi in discussioni su relativismo e prospettivismo. Perderemmo tempo e non sarei di sicuro abbastanza preparato. Però questa citazione mi sento di usarla, perché è ormai di uso comune, la conosciamo e l'abbiamo fatta nostra. 
Che ci sia una verità, intesa come stato delle cose o fatto concreto, dietro a qualcosa di cui si sta parlando, è una convinzione che abbiamo in molti ma che non ricerchiamo. Spesso ci fa comodo credere che esista il vero, ma quasi sempre scegliamo la possibilità dell'accordo comune rifiutando una ricerca approfondita, perché siamo appagati così, perché funziona. La verità, in virtù di ciò, nel mondo dell'informazione, parrebbe proprio essere orientata verso la scelta funzionale, quindi verso l'interpretazione.
Quand'è allora che riteniamo un fatto vero o reale? 
Lo facciamo quando questo fatto è confermato dalla maggior parte delle persone, cioè nel momento in cui una verità interpretata in un dato modo ci accontenta e ci convince, divenendo quindi senso comune, verità assoluta. Un fattore di tendenza, né più, né meno.

Se prendessimo ad esempio un incidente stradale con due automobilisti intenti a raccontare ognuno la propria versione dei fatti, probabilmente sarebbe più credibile quello che ha il maggior numero di testimoni a sostenere tale versione. Ma se i testimoni mentissero? O se non avessero tutti gli elementi a disposizione? E se chi non ha frenato allo stop l'avesse fatto per un malfunzionamento dei freni?  Se la verità non fosse conoscibile, non in questo modo?
Qui sta il punto. La verità come concetto e come oggetto da utilizzare come ci pare e piace, da piegare ai nostri intenti, è pericolosa. Verità è una parola che presuppone dei punti di vista che la raccontino e la condividano, ed è ormai divenuta un'entità da utilizzare a piacimento per nascondere un ipotetico stato delle cose, che invece si può ricercare, ma che viene oscurato e interscambiato con essa. Questo stato delle cose, sia chiaro, è un'oggettivazione, una rappresentazione a modello di ciò che stiamo indagando, e nel momento in cui è indagato da esseri umani (fallibili) non può essere trovato ma solo avvicinato più o meno efficacemente. Il migliore dei metodi che abbiamo trovato per farlo è uno e soltanto uno: quello scientifico.

La scienza ci può dire se la carne rossa fa male oppure no, come ci può spiegare se è conveniente vaccinarsi o farne a meno, e insegnarci se gli ogm siano dannosi o non lo siano affatto. Questo perché il metodo scientifico, o la scienza che dir si voglia, è sì come gli altri un modo (fallibile) di interpretare e descrivere lo stato delle cose, ma è l'unico capace di accumulare conoscenza, l'unico in grado di correggersi mediante quella cumulazione. E progredisce proprio grazie alla sua fallibilità, alla correzione dei propri errori poiché ha in sé i meccanismi per scovarli quegli errori, e per spiegare sempre meglio un problema e risolverlo.
Eppure, quando la scelta tra più alternative potrebbe essere meglio chiarita dalle risposte scientifiche, queste non vengono ascoltate e si va addirittura contro corrente, si torna indietro nel tempo. Altri interessi rendono verità relative più appetibili perché più utili ad altri scopi. 

L'informazione e la diffusione della verità, che sia furbamente costruita ad hoc o ricercata tramite il metodo scientifico, muove il mondo e sposta le coscienze. Così che preferiamo la medicina omeopatica a quella moderna e demonizziamo un ogm perché il biologico ''è naturale e fa bene''. Bisogna tener presente che l'informazione ha dei costi e necessita di guadagni. Ricavarne aumentando le vendite e farlo strumentalizzando le verità di cui si parla non è forse la consuetudine?
In tutto questo io ci vedo mille e più circoli viziosi. Polveroni che si alzano per logiche di mercato, logiche linguistiche e addirittura logiche cognitive, che giocano inconsciamente ad incartare se stesse in continuazione.
Come scegliere allora se non riesco a riconoscere il vero? Come capire, nel caso di una scelta sbagliata, dove sta l'errore? Come imparare ad informarmi meglio, e a informare in egual misura?
Si accettano suggerimenti.