31/10/15

Âmes d'Encre

Piero e Veronica erano sposati da ormai più di venticinque anni, avevano quattro figli, un paio di cani, una casa incantevole col giardino spazioso e una piscina interrata. Assieme formavano una bella famiglia, davvero affiatata, ed era palese il modo in cui la gente li guardava, così piena d'ammirazione, così ansiosa di precipitarsi ai loro party estivi e alle grigliate. La magnifica facciata però, era tutto ciò che li tenesse in equilibrio, che mandasse avanti giorno dopo giorno la routine dei due coniugi. Le lenzuola soltanto conoscevano la triste verità, quella gelida antipatia che scorreva viscidamente tra i loro corpi incrinati dall'età impietosa e le menti tediate.
Avevano pensato ad un viaggio a Parigi, per ravvivare qualcosa, per rinfrescare le idee e lo spirito, ed eccoli mano nella mano, che passeggiano tra le botteghe degli artigiani più singolari, accompagnati di tanto in tanto da qualche lieve scroscio di pioggia. L'insegna che li attira recita Âmes d'Encre, e loro entrano a sbirciare sedotti da un imprecisato aroma di incenso e dal profumo di...
''Bonsoir, amanti di luce. Amelia è qui per servirvi. Di cosa avete bisogno?''
Veronica s'intrattiene presto a discutere con l'anziana signora mentre Piero, stregato, si perde subito tra oggetti sconosciuti e simbologie antiche, odori, colori e i mille e più tessuti di quel magnifico negozio d'altri tempi. Ogni sorta di veste, ogni tendaggio, ogni coperta, cuscino o lenzuolo è splendidamente creato a mano e arricchito di fantasie tanto particolari quanto affascinanti, misteriose, persino inquietanti. Ogni figura ha una corrente artistica differente, un suo proprio stile, e ci si smarrisce in un'alternanza tale che ogni sguardo è un vortice di art brut e cubismo, impressionismo e decadentismo, surrealismo e romanticismo. Nel singolare stordimento poi, Piero coglie gli altri avventori del negozio e nota, in quel loro pacioso girovagare, quanto siano anch'essi bizzarri e intonati, o meglio stonati, con la bottega stessa. Una particolarità sembra accomunarli. Non ci ha fatto subito caso ma ora non può fare a meno di chiederselo: come mai sono tutti così silenziosi e... in sovrappeso? Si spostano lentamente, barcollando tra gli scaffali e osservano con disinteresse la merce esposta. Qualcuno muove silenziosamente la bocca, un'espressione ebete e vuota, si ferma un po', riprende a camminare.
L'uomo fa spallucce e smette di pensarci, torna a ciò che l'incredibile bottega ha da offrirgli, e inevitabilmente si ferma all'immagine puramente naif di una coppia: due individui scarni stesi uno di fianco all'altro, le dita che appena si sfiorano, addormentati o forse morti, ma in ogni caso, stranamente splendidi, colorati.
''Oui, questo allora farà al caso vostro.'' dice la negoziante portando la moglie a contemplare proprio ciò che Piero già osservava rapito. ''Due amanti, oui? Occhi chiusi, in estasi, due dita che si cercano poco a poco e un letto di giunchi fioriti che si abbracciano proprio sotto di loro.''
''E' magnifico...'' dice Veronica in un filo di voce.
''Magnifico.'' concorda il marito.
''Credete ad Amelia: io vedo nei cuori della gente. Copriletto, lenzuola, federe, trapunta e il tessuto che li rende vivi... non è questo l'importante, ma l'essenziale. E' ciò che questo dipinto qui raffigurato racconta e lascia intendere. Dormirete bene assieme a loro.'' annuncia in un sorriso, ''E farete bene anche qualcos'altro, credete a questa vecchia Amelia.'' termina andando a preparare il tutto per concludere l'affare.
Quando giungono in hotel, prima di scendere per cenare, i due non possono nemmeno aspettare: vogliono provare il nuovo acquisto, giusto per vedere come si presenta nel suo insieme. Disfano il letto matrimoniale e lo rivestono dei tessuti ideati e creati personalmente dalla vecchia Amelia. L'immagine dei due amanti consumati è inquietante, o tale sembrerebbe a chiunque. La coppia però ci vede dell'inspiegabilmente affascinante, sente che il dipinto non dovrebbe appartenere a nessun altro eccetto loro, e le proprie anime sono perciò chiamate a contemplarlo più da vicino. Piero e Veronica si stendono un attimo, per riposare qualche istante, per sentirne il profumo di incenso e...
Piero dorme un sogno tormentato. Un lungo sprofondare verso l'alto, lentamente, un abbraccio languido, un avvilupparsi perpetuo di caduta e brividi lungo la schiena, un precipizio al contrario, un assopirsi inverso stranamente cosciente, razionale, ma illogico come solo un sogno può esserlo. Svegliati Piero, apri gli occhi si dice, e Piero apre gli occhi un secondo, intravede la stanza d'albergo, che è tutto al proprio posto così come deve essere. Non gli riesce però di svegliarsi, dai Piero svegliati, quanto ci vuole, sei già sveglio, devi solo alzarti, ma Piero non si alza, ce ne vuole per tirarsi su, ce ne vuole tanta ma non sa di che cosa, quindi apre di nuovo gli occhi un istante e tutto è sempre immobile, normale, ordinario, soltanto il sonno è malato, un macigno straordinario all'affondo dritto nella sua pancia, a pesare ogni Alzati Piero svegliati cazzo svegliati! che si ripete per uscirne fuori, per capire.
L'acqua gli va per traverso, tossisce per due minuti buoni ma ora c'è, è lucido, sveglio. ''Cazzo...'' ansima, ''Non riuscivo a svegliarmi. Era come essere''
''Lo so, lo so.'' risponde inquieta Veronica col secchiello dello champagne tra le mani. ''E' successo anche a me, poi mi sono spostata sono caduta sul pavimento e allora ce l'ho fatta e ti ho visto. Eri immobile, gli occhi mezzi aperti mezzi chiusi che guardavano dappertutto e allora ho provato a svegliarti ma non serviva a niente e ho deciso di buttarti addosso l'acqua del secchiello.'' termina in un fiato.
Piero si osserva le mani, si asciuga la fronte. ''Grazie.''
''Piero.''
''Sì?''
La donna indica il letto. Il marito si alza e guarda. Non sono più due vecchi quelli rappresentati. Al loro posto stanno un uomo e una donna grassi e sudati che somigliavano davvero, davvero molto a Piero e Veronica e che... sembrano tremare intrappolati nei loro tratti d'inchiostro, lamentarsi in smorfie delle bocche appena accennate.
''Che cazzo...?''
La moglie non ci pensa troppo e prende a levarsi quella roba di torno. ''Togliamo tutto e riportiamolo a quella megera! Questa è stregoneria, è roba del demonio, roba del demonio di sicuro, hai visto quei simboli strani nel negozio no? E le sue collane? Gli anelli che portava? Oh Signore Gesù Cristo in cosa ci siamo ficcati, togliamo tutto muoviti togliamo tutto.'' e a Piero nemmeno servono tali esortazioni, è più scosso di lei, terrorizzato, che il demonio, l'uomo, giura di averlo già incontrato in passato, da ragazzo, così per gioco, e l'inquietudine per il ricordo ora alberga fastidiosamente nel suo stomaco nauseato. Con certe cose non si deve scherzare.
Camminano tra i vicoli di una Parigi inebetita dal chiacchiericcio serale della folla, dai tacchi delle belle donne e dal profumo forte delle signore. Pioviggina ancora, così che i neon delle insegne rimbalzano sull'asfalto, soprattutto nelle loro teste impressionate. Si sentono osservati e seguiti, come ci fosse qualcosa di brutto alle loro spalle, costantemente, dei ladri che vogliono derubarli magari, e si sentono anche già derubati, ma non saprebbero davvero spiegarne il perché. Mezz'ora più tardi entrano da Âmes d'Encre. Scendono gli scalini ed entrano nel negozio. Dentro, a differenza del pomeriggio, non c'è nessuno oltre la vecchia Amelia, che li accoglie con un sorriso pieno di denti marci e d'oro. 
''Bonsoir bonsoir! Qual buon vento miei amici di luce. Come posso serv''
''Amici di luce un cazzo! Riprenditi queste lenzuola del diavolo e levaci il malocchio di dosso subito!'' sbraita Veronica alla commerciante, furente come mai in vita sua. Persino il marito ne è impressionato. Tanto coraggio e tanta cattiveria non sono da lei. Ciò nonostante non la ferma, lascia fare senza aggiungere parola. Piero, da un po', si sente incredibilmente stanco.
La vecchia Amelia scoppia a ridere piegandosi sul bancone. Quasi non si regge in piedi, le lacrimano gli occhi. La situazione deve divertirla parecchio, tanto che i due coniugi si fissano per un attimo sentendosi stupidi. E se si fossero confusi? Ma no, no non è possibile. Il tempo di ricordare quanto accaduto e comprendono che di sentirsi in imbarazzo non ce n'è proprio il motivo. Loro sanno quel che hanno visto.
Amelia si riprende pian piano e si scusa. Apre la scatola riportata dalla donna contenente lenzuola, federe e tutto il resto. ''Siete davvero particolari voi italiani. Oui oui, davvero strani, una bizzarria.'' dice dispiegando davanti a loro il lenzuolo.
Piero e Amelia fanno un passo indietro, d'istinto.
''Oh!'' esclama stupita Amelia. ''Oui oui avete effettivamente ragione. Non erano così prima questi due furbetti, vero?''
''Decisamente no!'' risponde acido Piero, sfidandola con lo sguardo.
''Così non vanno bene. Non si può fare, è molto vero.'' continua la vecchia, come amareggiata. ''Mi dispiace così tanto per questo inconveniente. Ma rimedio all'istante, oui, ve lo giuro!''
''Signora, noi non vogliamo proprio niente. Anzi guardi, ce ne andiamo subito.'' decide Veronica tradendo un filo d'ansia e invitando il marito a prendere l'uscita. ''E può tenersi anche i soldi tanto non c'interessa. Via via, andiamocene Piero.'' fa voltando le spalle ad Amelia, che a quel punto grida come una pazza da manicomio ''Ho detto che rimedio, rimedio all'inconveniente!'' e lancia il lenzuolo addosso alla coppia, avvolgendoli.
Piero è debole, si accascia senza forse, si trova ingoiato dal suo alter ego lardoso. Cade nel suo esofago molle e gravido di bava, caldo, flaccido, roteando nuovamente e sentendosi spinto verso l'alto, premuto all'insù e scosso da brividi gelidi. Capisce di essere semplicemente a terra, con la moglie al proprio fianco, sapendo che volendo basterebbe alzarsi appena, levarsi la coperta di dosso e correre via verso l'uscita. Ma il sonno ebete non glielo permette, proprio come in albergo, nonostante gli sforzi ad aprire gli occhi, che Lo sai Piero che sei sveglio lo sai che basta un niente, alzati cazzo alzati e scappa da qui!
Sembra durare tutto in eterno, e dura in effetti, molti e molti anni, sia per Piero, sia per sua moglie Veronica. Quel che accade però, nessuno dei due lo comprende davvero. Soltanto la vecchia Amelia ha idea del cosa e del come.
Qualche minuto dopo, quando i corpi dei due disgraziati smettono di combattere il sonno eterno, la negoziante riprende il lenzuolo sollevandolo da terra. Là sotto non c'è più nulla, la coppia è sparita. Al contrario, impressa nel tessuto, ora spicca la figura di due esseri enormemente obesi, un uomo e una donna tremendamente rassomiglianti alle sue vittime, che svegli e curiosi animano la coperta guardandosi attorno.
''Bonsoir! Volete uscire?''
I due annuiscono.
La vecchia tende una mano e aiuta le creature abbozzate a incarnarsi nel mondo reale. L'aria vibra, si fa opaca assieme all'inchiostro, tra i due mondi si apre una connessione, un filo logico che si trascina dietro l'odore stesso dell'inferno. Ora una strana coppia, amanti in sovrappeso, si guarda attorno silenziosa e serena. ''Prego.'' dice Amelia, ''Andate da quella parte, prima porta a sinistra alla fine del corridoio, troverete gli altri.'' e i due, molto lentamente, fanno come detto e scompaiono alla fine del corridoio.
Sola, la negoziante, prende il resto del corredo, cioè il copriletto, la coperta e le federe, e assieme al lenzuolo ripone tutto nello scaffale adibito, pronto a venir esposto per l'ennesima volta. Ne ammira il bel lavoro, la prossima vittima è dipinta in un malsano iperrealismo. Figura una donna, scheletrica, intenta a fissare uno specchio che la riflette ripugnante.
''Che magnifica, magnifica persona.'' pensa la vecchia piena d'ammirazione per lo spirito tormentato che prima o poi, come sanno lei e il destino, sarebbe incappato nella sua bottega.
In quel momento, da Âmes d'Encre, un nuovo cliente fa visita al demone che è ancora più felice. Nuovi pezzi per la sua collezione di anime.