14/09/15

Ti porto due doni.

Ti porto due doni.
E tu, da dove arrivi? Sei un angelo? 
No, non lo sono.
E che cosa sei? Dio?
Non dire sciocchezze. Prendili, avanti. Vedi? Questo è buon senso.
Che dovrei farmene?
Per esempio, eviteresti domande stupide. In secondo luogo, sapresti scegliere se accettare il secondo dei regali che ti porgo: la verità.
Verità riguardo a...?
Questo è il buon senso che parla per tua bocca, lieto tu abbia accettato. Conoscerai il tuo destino, il destino di un uomo e il ciclo delle cose. Soddisferai una semplice curiosità, la domanda che ti fai da qualche tempo.
Sulla mia fine?
Sì, sulla tua fine.
Il buon senso dice che farà male, ma non dice quale parte.
Conoscerla, viverla, affrontarla. Potrebbe essere una tra queste o tutte e tre assieme.
Credo che... credo che accetterò comunque. E poi sono ancora un bambino, il tempo è dalla mia parte.
Il tempo, dici.
Accetto il secondo dono.
Non vorresti sentirti dire che alla fine inebetirai il dolore nei ricordi annebbiati, sorridendo amaro di amori e amicizie che il caos ha portato via. Non vorresti sapere che nutrirai ogni giorno che rimane mordendo rimorso per le occasioni perdute e ogni parola non detta, che ti piegherai in due vomitando null'altro se non sofferenza e paura sudata e che ne avrai i vestiti impregnati, di entrambe. Non vorresti vederti mentre cerchi rifugio come un verme sotto le lenzuola, trovando scioccamente le mani di tua madre in quelle di un'infermiera che ti rimbocca le coperte, perché quando sarà il momento nemmeno il tuo Dio ti darà consolazione. Se sarai fortunato, sarà il tuo male a renderti incosciente  abbastanza da non vivere il tramonto.
Vorrei consolarti, credimi, ma non lo farò, perché tu hai accolto la verità, e la verità è che continuerai a esistere come se tutto fosse possibile per sempre, come fossi immortale, infinito, invincibile, perfetto. Crederai con tutto te stesso di essere il protagonista di una storia incredibile, il solo di cui valga la pena parlare e innamorarsi, l'unico che dovrebbero ammirare, qualcuno di veramente speciale. Sentirai perciò la bruttura di quest'ingiustizia nel gonfiore stantio del tuo stomaco quando la malattia verrà a prenderti, te ne scorderai quando riuscirai a combatterla. La senilità infine prenderà sottobraccio la tua anima, ti incrinerà nella flaccida debolezza delle tue carni, tra le rughe di un viso che non sembrerà più il tuo, e lo specchio ti guarderà malinconico dicendo che ieri, appena ieri, non era così, ma era tutto diverso, era possibile. Ieri potevi ogni cosa ed è passato così in fretta, ieri ne valeva la pena, ogni cosa, anche se priva di un senso, persino la noia, la stupida inutile noia, e nell'oggi ti maledirai come un cane, perché come hai potuto lasciarglielo fare? Quando è successo? Ti resterà il conto da pagare e perduto come un bambino ingoierai tutto il resto del tempo smarrito, legato in un cappio stretto dentro alla gola. Il senso però starà tutto lì: quel conto non potrai far altro che saldarlo.
Ma tu chi sei? E perché mi dici tutto questo?
Credo tu sappia bene chi sono io.
Il... tempo?
Io sono il Tempo.
Perché hai fatto questo per me? Per un bambino?
Buon senso e verità, sono doni che non sempre le persone accettano. Gli adulti, la paura di aprire gli occhi...
Anche i bambini hanno paura.
Una paura differente, non la nebbia calda sopra l'oblio, l'appiglio di stracci che lo sfida, inutile.
Non hai risposto. Perché hai fatto questo per me? Un bambino?
Domanda, ormai, scorretta. Di quale bambino parli?
Che... significa? E perché continui a non rispondere?
Non posso che sorridere all'evidenza dei fatti, resasi così ambigua nelle tue convinzioni. Ciò nonostante, non sei lontano, e non è mia intenzione eludere la questione: è l'effettiva mancanza di prudenza, innata nei giovani innocenti, che mi ha spinto a farlo, la genuina ribellione verso quell'appiglio. Ma tu, in tutto ciò, ancora non poni attenzione: non sei già più, un bambino. Che farai ora?
Io... io credo che... urlerò. Urlerò per provare il mio nuovo grido. Sarà divertente.
Sarà divertente.
Sì, e credo che poi me ne andrò a giocare, perché perché... insomma, cos'altro potrei fare a questo punto?
Già, cos'altro?
Quindi ti saluto, se per te va bene. Ci rivedremo. E... grazie di tutto.
Non potevi fare scelta migliore. Io, non potevo farne una più curiosa.