09/06/15

A 90 gradi.

Quando non sai bene di cosa parlare di solito finisci a sparare frasi di circostanza: come va? visto la partita ieri? sentito che ha detto Salviny sul nuovo modello di ruspa efficiente sia in cantieri di sterro che in campi rom? visto che tempo fuori?
Da bravo blogger che non sa di che scrivere allora, tanto vale tirar fuori il tempo, no?
Per chi guarda solo le figure.

Fa caldo. Tutti d'accordo? Casa mia è tipo l'inferno dantesco ma messo al contrario. Parti da sotto, zona garage e taverna, e si può vivere. Poi però sali le scale affiancando le improbabili giacche invernali, ancora lì appese, e cominciano i cazzi. Hanno vita propria, saltando giù dal muro nel tentativo di accollarsi in un morbido abbraccio sudaticcio, sibilando con le zip della cerniera per il disappunto quando fuggi. 
Siamo al piano terra. Le finestre sono aperte, tutte quante, e una brezza sahariana ti solletica le ascelle facendole piangere d'emozione. E' un caldo stronzo ed esprimi troppo ad alta voce il tuo voler possedere un salvifico indumento da beduino, tanto che i giacconi di prima, risentiti, trascinandosi  su per le scale circondati da fiamme purpuree mugugnando come zombie rincoglioniti. Chiudi la porta e pensi sia proprio il momento di segregarli in qualche armadio.
Altra scalinata, si sale. Andiamo in camera mia? La ringhiera metallica che t'accompagna verso l'alto striscia in una ventina di scudisci frustandoti mentre passi. Sciack!, sciack! e ustioni di settimo grado della scala Richter su schiena e polpacci. Ti senti rincoglionito forte. Voi in effetti dalla frase appena sopra potreste intuirlo. E infine eccoci... camera mia.

Il mio covo, la mia bat caverna, la stanza dei giochi di Cervello Bacato Grey, il santuario dello One Piece, la mia massiccia esposizione di trofei per imprese sportive, la mia cameretta del cazzo insomma. Ecco. Balle! Questo è piuttosto il cacatoio di Lucifero, la latrina in cui Belzebù sforna i suoi stronzi radioattivi e tremila gradi centigradi e poi sadicamente si diletta a tirarteli in faccia. Fa, caldo!
Guardatelo questo sgabuzzino. Il parkquet pare piegarsi sotto lingue d'aria incandescente tipiche dei miraggi sull'asfalto bollente che trovi guidando d'estate. Si muove tutto, ti sudano persino gli occhi, o forse è un pianto isterico e disperato, difficile capire. Il letto è a castello, più o meno. Uno, quello inferiore, è nascosto da una scrivania, che una volta rialzata lo fa fuoriuscire, l'altro invece, quello in cui cuocio inconsapevolmente finché mi riesce di dormire, è là in alto a un metro dal soffitto. 
Prova, prova tu a salirci. Ci sono 90 gradi e il legno stesso del pavimento si squarta da terra per stringersi attorno a caviglie e polsi. Ti vuole spingere giù, vuole farti diventare parte stessa di sé. Immaginatemi come Sputafuoco Turner, il babbo di Orlando Bloom sulla nave di Davy Jones di Pirati dei Caraibi, quello che diviene un pezzo d'arredamento delle pareti della nave, senziente ma ritardato. Almeno quello aveva il culo di stare in un ambiente fresco, io sono tipo la sua versione sfigata. No! No maledizione! Devo raggiungere il mio letto, l'apice degli inferi. Agile e accaldato come un orango tango peloso del Borneo abbandonato in una sauna, scatto e agguanto una delle protezioni del letto e faccio forza per salire. Scasso tutto, la sbarra metallica mi piove in testa, vedo banane trotterellarmi in cerchio attorno al capo, svengo. 

Mi sveglio in spiaggia. Sto facendo un piacevole bagno in mare. L'acqua mi rinfresca.
Poi mi sveglio sul serio, stavolta all'inferno. Sono bagnato, come fossi uscito dal mare, ma è sudore. I 90 gradi di questa camera del cazzo m'hanno inculato di nuovo mettendomi a 90. Satana sbuca dal materasso vibrando un pallettone di merda incandescente. Centra la mia faccia ridendo. Meglio non vi racconti com'è stare in pizzeria.