12/03/15

Il capitale di Mary Poppins dipende dal suo vizio di forma.

Birdman e Whiplash per me sono impossibili da trovare. Boh, non li proiettano da nessuna parte. Vaffanculo. E allora guardo altro e ve ne parlo...

Vizio di Forma, troppa troppa forma.
Siamo nel 1970 e Doc Sportello è un investigatore privato mega fattone. Un bel giorno la sua ex fidanzata, Shasta, e che diavolo di nome ragazza mia, gli chiede aiuto poiché l'uomo che sta frequentando, il ricco imprenditore Mickey Wolfmann, rischia di finire in manicomio spedito dalla sua attuale moglie, così che lei possa godersi soldi, amante e compagnia bella. 
Doc si mette allora a lavoro ma accade che Shasta sparisce, Wolfmann pure, e partono una decina di altri incasinamenti uno di seguito all'altro e... non ci si capisce più nulla.

Questo vizio di forma, diretto da Paul Thomas Anderson, è la trasposizione cinematografica del romanzo omonimo Inherent Vice, ed è una girandola di situazioni in rapida successione che risulta a tratti molto piacevole tanto quanto parecchio confusa. Probabilmente su carta, avendo un ritmo diverso, non si ha questa problematica, ma qui, credo soprattutto a causa del tempo limitato, lo spettatore (leggete pure Cervello) si perde più volte tentando di stare dietro ai nomi, troppi, e cercando di richiamare volti, situazioni e vicende continuamente citate, modificate e richiamate. Boh! Restano allora la potenza dei personaggi, Doc e il mitico Bigfoot su tutti, e le numerose gag sballate che rendono questa una pellicola da fattoni, coi fattoni, e che fa sentire, causa confusione, un po' fattone pure chi la guarda.
Non per ripetere ciò che han detto voci ben più autorevoli della mia, ma è vero: Vizio di Forma pecca proprio di un vizio di forma. Stilisticamente accattivante ma un po' vuoto, fine a se stesso. Se non lo vedi almeno un paio di volte, o se non hai già letto il romanzo, ciao proprio!

Saving Mr. Banks, il povero Mr. Banks.
Dopo questo film non guarderete mai più il classico Disney Mary Poppins con gli stessi occhi.
Nel '61 Pamela Travers, scrittrice, vola a Hollywood per trattare i diritti del proprio romanzo con Walt Disney, deciso a farne un lungometraggio, Mary Poppins appunto, così che tutti possano bearsi di quel mitico personaggio. 
Un po' lento inizialmente e poi via, il film decolla e si va a scavare (ma se ho appena detto che decolla?) in un continuo alternarsi di salti temporali tra presente, con la difficile lavorazione del film, e passato, in un'Australia di inizio secolo dove l'autrice vive la propria infanzia.
Dico non guarderete più il classico con gli stessi occhi perché capirete, osservando l'insopportabile comportamento della Travers durante l'adattamento, cosa ci sia davvero dietro la figura di Mary Poppins e chi essa sia stata nella realtà, ma soprattutto, comprenderete il suo scopo, cioè cosa veramente la bambinaia stesse facendo in casa Banks.

Walt: ''No ai capricci e ai sentimenti” dice la donna che ha mandato una tata volante con un ombrello parlante a salvare dei bambini.

P.L. Travers: Secondo Lei Mary Poppins è andata a salvare i bambini, signor Disney? Oh, Cielo!

Se non l'avete visto, recuperatelo, davvero.

Il capitale umano, e i suoi punti di vista.
E meno male che i film italiani fanno sempre cagare al cazzo, ve'?
Il capitale umano, di Virzì, è un piccolo gioiellino di italianità ambientato in Brianza, e vede una vicenda sviluppata nell'arco di diversi mesi venir raccontata per tre volte dal punto di vista di altrettanti personaggi, che vi ruotano attorno.

Si parte dall'investimento e dall'uccisione di un ciclista in una fredda notte invernale e poi si torna indietro, a sei mesi prima, osservando inizialmente con gli occhi di Dino, di Carla poi, e infine di Serena, gli intrecci tra la ricca famiglia Bernaschi e la più modesta Ossola.
Interessante la costruzione e lo sviluppo dei personaggi, che man mano che gli eventi si susseguono acquistano sfumature diverse tali da renderli più o meno ''simpatici'' al giudizio dello spettatore, e di pari passo quindi anche la trama in sé, con punti più o meno oscuri che tengono alta la curiosità di chi guarda, venendo svelati nei momenti più azzeccati. Il messaggio di fondo comunque risulta piuttosto amaro.
Un ottimo film dunque, davvero, sotto ogni punto di vista. Ah, che bel gioco di parole.

Ora però mi fate vedere Birdman e Whiplash?