16/03/15

Dei vicini deliziosi

Scende dalla panda 4x4 rosso ruggine. Attraversa il vialetto e bussa alla porta tre volte. Da dentro nessun rumore. Si guarda un po' in giro finché non è attirato dallo sferragliare metallico di qualcosa che sbatte. Lo segue girando attorno alla casa e trova una bambina, probabilmente Emma, seduta per terra intenta a tirare martellate a un'auto giocattolo.
''Emma? Sei Emma vero?'' chiede avvicinandosi un po'.
La bimba da altri due colpi, poi ferma il martello a mezz'aria: ''E tu che cosa diavolo vuoi? Fuori dalla mia proprietà!''
''Non dovresti giocare con quello.'' fa lui a mani in alto, avanzando piano. ''Non ci sono il tuo papà e la tua mamma?''
Emma scatta e gli tira un colpo secco dritto sul piede. L'uomo urla di dolore, fa due salti indietro, cade culo a terra, si rialza in fretta vedendo la bambina corrergli appresso roteando il martello a suon di ''Fuori, fuori dalla mia proprietà immonda creatura, rigurgito della società, scroto ascellare, cacatoio infernale!'' 
Incespicando raggiunge la portiera della macchina. Prende la katana da sotto al sedile anteriore e la impugna stando in equilibrio su un piede. Fissa Emma. E' lì, sull'uscio di casa, vestita di un abito bianco coperto da fragole rosse e mirtilli viola, che a sua volta lo squadra, picchiettandosi il martello su una mano. 
''E così vuoi il gioco duro eh?'' domanda l'uomo.
La bimba sputa un grumo catarroso a terra. ''Non ci entri qui dentro, tu non fai un passo di più nel mio terreno, rantolo di pus.''
''Dovresti moderare il linguaggio ragazzina.''
''Cesso intasato taci!''
''Ma tu guarda questa...''
''Fatti sotto ominide sottaceto!'' grida infine caricandolo.
Le due armi s'incrociano a metà vialetto incrinando l'aria con una frustata tanto violenta da incendiare tutti gli alberi del giardino e crepare i vetri delle finestre del signor Carmine, vicino della piccola. Altro colpo, altra sferzata, e le gomme della panda esplodono come palloncini punti da una bazookata. 
''Per Dio! Mi cascasse la dentiera... Agata, Agata! Vieni qui a vedere che succede fuori dalla finestra!'' urla Carmine alla moglie, scostando la tenda e osservando tra le incrinature. ''Quella bambina è il demonio, io te l'avevo detto, è il demonio è un satanasso, lo dicevo!'' continua trovando l'assenso della moglie, preso a fissare lo scontro di martellate e spadate che sta aprendo fossi in tutto il vicinato.
''L'auto, dici che è meglio spostarla?'' chiede Agata preoccupata. 
''Ma neanche per sogno che esco fuori con quei due. Io chiamo la polizia, i vigili del fuoco i pompieri l'Fbi la Cia i cazzo di ghostbusters.  E per il resto ci pensa l'assicurazione, per quest'Apocalisse.''
''Ma mica è assicurata per... l'Apocalisse.''
''A no?''
Intanto che i due vecchi si preoccupano l'uomo ha guadagnato clavicola destra, naso, gomito sinistro e ginocchio sinistro, rotti. Emma, d'altra parte, brandisce la sua arma con la sola mano destra, poiché il braccio sinistro è troncato di netto e sta ora strisciando lungo il prato per raggiungere l'auto dell'uomo.
''Sei forte piccolo demonio.'' dice lui prendendo fiato.
Emma sputa un grumo, stavolta di sangue. ''Tu sei nient'altro che una lurida flatulenza. Sei stato cacato dal meteorismo del culo di quale baldracca da guerra?'' 
''Non sono affari tuoi mocciosa.'' risponde gelido. Eleva la katana che ora è a un palmo dalla sua faccia, dritta, quasi a tagliargli il volto in due, e poi carica alzandola sopra la testa, entrambe le braccia che scrocchiano per articolazioni e ossa in pezzi. Molla un fendente netto aprendo in due l'aria, il vialetto, il giardino, la terra, le tubature, il sistema fognario, alcuni gatti, la casa dietro la ragazzina e pure quattro condomini subito alle spalle di quella.
Dopo un tempo indefinito polvere e detriti si depositano a terra. Emma è ancora lì, in piedi, il vestito a fragole e mirtilli lurido, il martello tremante in mano. 
''Lo sapevo...'' ringhia quella, ''lo sapevo che eri nient'altro che una mezza sega succhia prepuzi.'' 
Emma attacca, l'uomo barcollando di fatica tenta una parata, ma lei spezza, tanto per ricambiare, katana, mano, spalla, panda 4x4, strada, macchine parcheggiate lì vicino, altri quattro condomini dietro di lui, lampioni, un supermercato, sei idranti, un paio di nuvole non troppo grosse, un vecchietto col girello e il walkman di un tizio che fa jogging ad alcuni isolati di distanza che, giusto per la precisione, era stato ritirato dalla riparazione in garanzia appena tre ore prima. 
L'uomo si accascia rimanendo in ginocchio solo perché Emma lo tiene su per i capelli. 
Ha un'aria quasi solenne quando chiede: ''Pronto a morire?''
''Ne arriveranno altri per te, moccios
Non finisce. La testa rotola come una palla da bowling fermandosi alla gomma moscia della ruota della panda. Emma la segue, la esplode in cervella e viscidume con una pedata, controlla in auto. Recupera il proprio braccio, con cui saluta i vecchietti che le abitano a fianco, e apre la porta di casa, ancora in piedi nonostante oltre ad essa, la casa nemmeno ci sia, se non in forma di macerie.
''Sparita. Lo sapevo. Sparita oltre la porta che se ne sta ancora in piedi.'' fa Carmine con gli occhi impazziti. ''Qui sono matto io oppure, oppure... io te l'ho detto che quelle verze non erano buone.''
Agata fissa il marito, che come niente fosse, preso come da un'altra idea, inforca il telecomando e si stravacca sul divano, dopo essere stato a quella finestra in piedi e immobile per un'ora. 
''Verze Agata, le verze.'' continua accendendo la tv. ''E meno male non ho l'alzheimer!'' 
La moglie annuisce in un mezzo sorriso. Guarda la bella giornata di sole fuori, vede Emma fare la linguaccia a suo fratello che scende da quella sua auto ridicola, ed è felice notando tanta pace, tanta serenità. Dei vicini deliziosi.