04/02/15

Il giorno del mio compleanno.

A mezzanotte ero rincoglionito fisso di sonno, ma volevo stare sveglio. Gli occhi bruciavano, sbraitando: dormi, chiudici, và che ti rompiamo il culo spegni sta cazzo di luce, e insomma ho passato un'ora di lotta in dormiveglia finché non sono crollato e ho cominciato a sognare.
I sogni non si ricordano mai un granché, e verso le sei di mattina, quando mi sono svegliato per bene, avevo tante energie da correre a caso, ovunque. E però pensavo confusamente ai sogni fatti le ore prima... all'una per esempio mi cagavo allegramente addosso, finché non si è deciso di farla come gli uomini veri, e quando ho visto in faccia lo stronzo che avevo prodotto mi son spaventato a morte e non ho più defecato per giorni. Alle due parlavo di qualcosa ma chissà che cavolo dicevo, a capirmi ero io, i miei, e basta; alle tre invece mi piacevano le lavatrici e gli ombelichi delle persone, e fermavo la gente chiedendo se gli ombelichi loro ce li avessero per davvero, e se potevo passare qualche minuto con i loro elettrodomestici. Alle quattro c'erano montagne innevate fuori dal finestrino della macchina, nonno guidava e io e il mio amico gli chiedevamo cos'era quella roba. ''Zucchero! Guardate quanto zucchero sulle montagne!'' rispondeva. Alle cinque, poi, ci sono salito per davvero alle montagne di zucchero, che invece era neve, ma a me pareva un mare enorme, un po' strano, ma comunque mare. E alle sei, come detto, sveglia!

Sono le sette e mi sento grande, pure vecchio dato che mi dindolano i denti. Prendo in braccio questo tizio minuscolo con la testa che penzola di qua e di là. Dicono sia mio fratello. Ho deciso: lo torturerò, farò casini, e darò la colpa sempre a lui. Sono le otto quando mi accorgo che questo è una volpe e m'ha distrutto tutti i giocattoli, e alle nove, a festeggiare la fine di un millennio, i fuochi d'artificio riempiono il cielo a giorno e i'm blue da ba dee da ba daa, mentre gente là fuori si spara per strada o si caca in mano per il Millennium bug. Alle dieci vedo un aereo che si schianta su una torre. Cazzo ma come ha fatto a non vederla? Era enorme! E poi arriva un secondo aereo che si ficca dentro giusto giusto nella torre a fianco. Ma si sono tutti rincoglioniti oggi? E' grave di sicuro, lo trasmettono su ogni canale! Boh... 
Alle undici di mattina c'è un tipo nuovo che tira giù più bestemmie di quante ne abbia mai sentite. Insulti a Dio come piovesse: wow! A mezzogiorno invece, quando il sole è bello dritto in cielo, Dio lo sento ringraziare tante volte, tra un colpo di tosse e l'altro di un nuovo piccoletto, che è venuto a invadermi la casa.

Alle tredici mi dedico al contrabbando di pornazzi e m'avvio con nonchalance alla falegnameria e alla cecità, e sono le quattordici quando poi, con la poca vista rimasta, scorgo qualcosa di veramente ma veramente bello... due occhi verdi, un sorriso che mi rimbambisce, e baci e baci e baci a non finire, ma alle quindici è già tutto finito, e quanto mi mancano, quanto li rivoglio, quanti di nuovi me ne andrò a cercare di quei baci.
Sono le sedici, sono più arrapato di Giuseppe Simone. Sì, esatto, sono proprio tanto, tanto, troppo arrapato. Ho una voglia di scopare che non riesco a tenermi l'uccello nelle mutande. Vola, vola via, e avanti, vuoi uscire sì o no? Acchiappate quell'uccello, qualcuno lo prenda, per carità, io ormai l'ho addomesticato per bene, ve lo regalo volentieri, e alle diciassette parte un circo, o meglio uno zoo, o insomma, non ci si capisce più niente, guardate che razza di capelli mi sono venuti in testa! Ecco, sono le diciotto e non c'ho più voglia di studiare, vaffanculo, che depressione, la vita fa schifo! Meglio festeggiare ma festeggiare non si sa nemmeno bene che cosa cazzo ci sia, da festeggiare. Dico bene? Eh?! Come?! Sì, boh, ti piacciono le bionde? Le bionde? Sempre piaciute a me le bionde! Ohh, bene bene mio caro, e allora bionde per tutti! Sì ma io, di ste bionde, mai vista una manco per sbaglio!

Comunque sia... fortuna vuole che alle diciannove sia ora di cena, e il cuore si mangia un piatto tutto nuovo, mai provato, che lo sazia, lo rende pieno, e lo ubriaca d'amore e lo sbronza finché non gli arriva di stare male. Alle venti sono una persona matura, più o meno. Oh suvvia, levatevi quella faccia di culo, sono maturo, non lo vedete sto foglio di carta che ho in mano?! Lo dice lui, mica io! E poi, e poi è estate, rilassatevi, non pensiamoci più, che sta arrivando sera e a certe ore passano per la testa idee strane.
Alle ventuno infatti mi ci metto sotto coi numeri. Ma che grande idea è mai questa? No infatti, è na cazzata, ma me ne accorgo solo alle ventidue che preferisco le lettere, le parole, le frasi che parlano, che raccontano della tristezza che hai intorno, degli amici che ti tirano su, degli incontri inusuali, delle risate come stronzi, del destino che ti chiedi se esiste o se va piuttosto tutto a cazzo, a caso. 
Alle ventitré ho solo voglia di prenderla come viene, poi ci ripenso, cerco di dare un giro diverso a tutto, e me ne strafrego di nuovo, cambio idea, e non la cambio, e giro, e canto in auto, e incontro gente nuova o vedo gente vecchia, anche molto, che se ne va via, per sempre. Mi giro e rigiro a letto, da solo, in compagnia, al caldo, al freddo, col sorriso a volte e col muso qualche altra.

Sei felice? Sì, no, boh, ma che domanda è?! Finché non arrivano le ventiquattro, e il giorno è finito.
E quando il giorno finisce, che cosa fai? Mah, niente di particolare. Ne inizio uno nuovo, no?