13/11/14

Fazzoletti sfarfallanti.

Ce la posso fare.
Avevo una sensazione come di farfalle nello stomaco. Avete presente quando incontri una, che poi ti piace, che tu poi le piaci, che inizi a farti le seghe mentali e poi va tutto di culo, di nuovo, neanche fossi quello sfigatone di Ted Mosby? Sì, ho finito HIMYM e gli voglio bene. 
Insomma, mi sentivo proprio così, con sto sciame di farfalle nello stomaco, ma proprio tante farfalle eh, e io ho lo stomaco piccolo. Avevo infatti mangiato quello che poteva sembrare all'apparenza, guardandolo ben da lontano e con la luce per traverso, un kebab. Cosa fosse in verità lo ignoravo, ma andava su e giù, come un frullato di farfalle di carne e sentimenti distrutti nel mio stomaco, mentre ero in treno. Quale poesia. C'era pure il raffreddore. Evvai, non manca più nessuno eh? In verità no, grandi assenti in questo en plein dell'orrore? I fazzoletti di carta.

Ce la posso fare.
Quindi ero in treno, di ritorno da Verona, un sacco di gente, un solo misero fazzolettino usato e stra usato in tasca, il naso gocciolante, e lo stomaco in subwoofer. Resistere fino a casa così? Devo chiedere aiuto. Di fianco a me ho un indiano, di fronte i suoi due amici, uno dei quali scatarra e tossisce come non ci fosse uno stracazzo di domani nella sua vita (adoro quest'espressione). Pare stia morendo lì, di fronte a me, in un nuvolone di germi. Che schifo. E mettiti la mano davanti Cristosignoreiddio, no? Forse il mio sguardo gli fa intendere il fastidio, da lì in poi si scatarrerà con una mano davanti. Civiltà, mi sembra di riuscire a pensare, ma l'eco della parola si perde tra le grida di ogni straniero presente sul treno, intento a consumare le proprie corde vocali addosso al proprio telefono.

Bacato: Ma a chi cazzo telefonate, perché telefonate sempre, perché urlate sempre? Perché?! Perché ho dimenticato le cuffie a casa?!
Cervello: Non distrarti, ricorda la missione. Fazzoletto, fazzoletto, fazzoletto. Il naso sta perdendo.
Bacato: Beh allora spariamo il muco tappandoci la narice verso a quello che ci spara merda addosso da mezz'ora, no? Occhio per occhio, muco per muco.
Cervello: Ti rammento che non siamo capaci di soffiare via il muco come fanno i calciatori. Ricordi mentre stavamo correndo e c'abbiamo provato? Ricordi quella stella filante sulla manica? Meno male non c'era nessuno a vederci.
Bacato: Fazzoletto fazzoletto fazzoletto muoviti!

Ce la posso fare.
Alla mia destra numero quattro ragazze piacenti. Faccio tap tap sulla spalla della più vicina. Si toglie le cuffie. Scusa bi serbirebbe un fazzoleddo, non è che ne abresti uno? le chiedo. Me lo porge sorridendo, perdendo poi quel meraviglioso attimo di gioia all'udire lo scatarramento dei miei vicini e la cacofonia a decibel inconcepibili di chiacchiere in sconosciuti idiomi. Rimette le cuffie. Penso provi pena per me, questo almeno fa intendere il suo sguardo prima di isolarsi di nuovo dal mondo.
Soffio la morte dalle narici e mi faccio scudo dall'ennesimo colpo di tosse del tizio che ho davanti. Eccheccazzo, allora mi sposto. Faccio per alzarmi ma il treno si ferma, se ne vanno loro. 
Le porte si aprono e respiro aria pura. Confusione. Le porte si richiudono e torna il silenzio giusto il tempo di riorganizzarsi: italiani cuffie alle orecchie e dita che masturbano gli smartphone, tutti gli altri che invece al proprio, di smartphone, ci gridano dentro.

Come siamo strani, penso. 
Ecciù. Rrhhh... 
Venti minuti ancora, il bisogno di un altro fazzoletto, il kebab che balla la samba. Ce la posso fare?