14/10/14

Il doppelganger del cigno bianco.

Nina è una ballerina estremamente talentuosa e dotata, dedita anima e corpo all'esercizio per eccellere e brillare nel mondo della danza classica. Vive con la madre, mediocre ex ballerina, che ritrova il proprio sogno infranto curandosi di lei e incatenandola in una situazione sottile che oscilla tra complicità e antagonismo. Vuole il meglio per Nina, lei non può fallire.
Un giorno Leroy, direttore artistico della compagnia di cui la ragazza fa parte, decide che il prossimo spettacolo di apertura stagionale sarà una nuova versione de Il lago dei cigni, e dopo alcune incertezze sceglie proprio Nina come protagonista. Il dubbio di Leroy rimane però più o meno fermo sino al momento della messa in scena, in quanto l'animo della dolce Nina è troppo quieto e preciso, perfetto per interpretare il cigno bianco, ma non abbastanza sfrontato e passionale per quello del suo doppelganger, il cigno nero, che in quanto tale dev'essere eseguito dalla medesima persona.

La figura del doppelganger, del doppio psichico o reale, del gemello malvagio, della versione alternativa e sinistra di sé, ne Il cigno nero di Darren Aronofsky è tenuta in primo piano per tutta la durata del film, ma nonostante questo riesce a celarsi all'occhio dello spettatore proprio per la natura distorta e ambigua che possiede. 
La vita di Nina è stata plasmata dalla madre sin dalla nascita, è inquadrata in un serratissimo costrutto di regole, rituali e obiettivi che la ragazza accetta sia per l'utilità che ne ricava, sia per l'auto imposizione che col tempo impara a darsi. Un accumulo di pressioni che segregano i suoi istinti più ribelli in qualche luogo oscuro del cuore. Stessi istinti che Lily, nuova ballerina entrata in compagnia, non ha paura di mostrare, e coi quali attira tutti come un magnete, tanto Leroy quanto Nina stessa, innescando una rivalità che si mischia di ammirazione e attrazione, sfumandola.
In tutto ciò, sul piano del ballo, la perfetta prestazione della parte del cigno bianco non trova uguale riscontro per il cigno nero, che non può restare incastrato nei soliti schemi, che non può vivere senza il libero sfogo degli impulsi più profondi. Nina allora si vede violare nella sfera personale, nella sua mania di precisione, prima da un Leroy che spinge sul lato sessuale per darle un impulso, poi da Lily che punta anch'essa ai pruriti dell'ingenua ragazza, ma che aggiunge quel divertimento e quella follia, quella parte di sbagliato che nella vita lei si è sempre negata. Al cigno bianco questo non piace, ma il cigno nero invece inizia a dischiudere le ali.

Il doppleganger si fa largo nell'oscuro inconscio di Nina, emerge con violenza quando lei è senza respiro, e quando poi tutto finisce non si lascia vedere, ma tiene vive le sue inquietanti tracce, nella carne e nello spirito. La ragazza intuisce che qualcosa non va così come sua madre, che tenta invano di forzarla a rimettersi in riga, a ritrovarsi nei modelli che le ha imposto per farla brillare.
La nuova parte di Nina non ci sta. Arriva la ribellione su ogni piano.
Leroy sembra intenzionato a scegliere la rivale Lily come prima ballerina, perché dotata nella parte del cigno bianco e perfetta in quella del cigno nero, ma Nina non vuole permetterlo, alza la voce, si prende ciò che le spetta, il doppelganger lo esige. Ed è per questo che, più forte che mai, non le permette di eseguire alla perfezione il candore del cigno bianco. Nina commette un errore, Leroy si infervora, la sua rivale sembra davvero pronta a sostituirla col cigno nero.
Non può succedere. Il doppelganger emerge in tutta la sua violenza, uccide Lily infrangendo uno specchio e infilzandola con una scheggia, ne nasconde il cadavere in camerino, si prende la scena. Si alza il sipario: ecco il cigno nero.

L'atto finale dello spettacolo, la conclusione della parabola metamorfica, è allora quella della morte del cigno bianco. Nina prima di eseguirla torna in camerino e incontra Lily, viva, che le fa i complimenti prima del gran finale. Lei non capisce. Eppure lo specchio è rotto, e la scheggia, l'arma del delitto, è... conficcata in lei, nella precisa, talentuosa, schematica, dolce, innocente Nina. Uno specchio frantumato come l'immagine pura di sé, che si era confusa nel riflesso maligno del proprio doppio.
Il cigno bianco è ferito, torna sotto i riflettori, ed esala il suo ultimo respiro come perfezione assoluta, poiché morto in scena e morto nel reale, come trionfo del cigno nero, il suo doppelganger.