01/09/14

Say Geronimo!

Il fumo si alza dal centro del Wickiup uscendone dall'alto. Lì dentro, seduto appoggiando la schiena al bordo della capanna, un uomo col volto coperto da una maschera d'aquila, che inspira ed espira a gambe incrociate. Gli spiriti lo prendono, lui diventa l'aquila, e vola attraverso il tempo.
Non capisce che diamine sia, ma vede dei ragazzi dalla pelle pallida all'interno di un qualche... coso strano di colore rosso, definizione migliore non gli viene, né a lui né agli spiriti. Sarebbe un'automobile ma la strada del progresso in quel momento (fine anni 50 del '800) era messa tipo la Salerno-Reggio Calabria, quindi giustifichiamo tale lacuna. I tre giovani intonano un canto che è una cacofonia incomprensibile: Geronimo... Geronimo... Say Geronimo...
Lo sciamano torna alla realtà, fuori è notte. Cosa ha visto? Che cosa significava la visione che l'aquila gli ha mostrato?

Torniamo indietro di qualche anno.
Il 16 giugno 1829 nasceva un bambino che continuava a sbadigliare. E come lo chiamiamo? Lo chiamiamo Marco, Matteo? Ma no son banali. Lo chiamiamo John? Bel nome importante John, come John Kennedy! direbbe la mia bisnonna. No ma quale John, fa un po' cacare al cazzo. Chiamiamolo Davide no? Che ti pare di Davide? Davide? rispondeva la madre del pargolo che nel frattempo che sbadigliava s'era aspirato pure tutto il fumo passivo delle pipe degli apache lì intorno, giunti a vedere il miracolo della vita.
Idea! esclamava la donna all'ennesima aspirapolverata del poppante. E se lo chiamassimo Colui che sbadiglia?
Sguardi d'intesa, pacche sulle spalle, cenni  di assenso compiaciuti, e il nostro caro bimbino si ritrovava appioppato il nome più adatto che gli si potesse trovare: Goyathlay, ovvero Colui che sbadiglia. Qui inizia l'avventura del nostro improbabile guerriero sciamano apache.

Per quanto strano potesse sembrare Colui che sbadiglia trova in breve tempo il rispetto della comunità intera. Sarà che il suo modo di fare tranquillo e molleggiato ricorda a tutti Adriano Celentano, di cui gli indiani sono notoriamente grandi fan, sarà che venir scelto dagli spiriti per essere il ponte tra questo e l'altro mondo è una roba che ti fa un sacco figo con gli amici e con le tipe, fatto sta che Goyathlay è ora un punto di riferimento per tutti.
Quando esce all'aria fresca alcuni cacciatori gli si avvicinano per sapere se gli spiriti gli abbiano finalmente spiegato come risolvere il problema di quei rottinculo dei messicani che invadono le loro terre, stuprano le loro donne, fucilano tutti gli altri.
Colui che sbadiglia inarca un sopracciglio ripensando all'automobile, poi risponde: Boh... Say Geronimo?
Passano gli anni, le scaramucce tra i pionieri che si avventurano nel Far West i nativi del luogo si fanno più intense. Truppe messicane e statunitensi sono ben più temibili di qualche sfigato a cavallo armato di arco e frecce, ma i primi riusciranno comunque, nei secoli a venire, a regalare alla storia la frittata girata degli indiani brutti, violenti, puzzolenti e cattivi. A spiccare in questo sterminio chiamato Strada verso il progresso è il generale Nelson Miles, che tra il 1868 e l'86 fa lo scalpo (ahah buona questa) alle tribù Kiowa, Comanche, Cheyenne, Lakota e a tutti i loro alleati.

Comunque sia, tornando al nostro protagonistia, nel 1851 Goyathlay sta tornando al suo villaggio dopo aver stretto accordi commerciali e guerreschi con una comunità vicina. Giunge a casa e lo spettacolo che gli si para davanti è agghiacciante. Siamo a Kasyeh e tra gli altri, tanti, morti, vede i suoi tre figli, la moglie e la madre. Colui che sbadiglia ora urla incazzato come una fottuta bestia.
Fuori gli stranieri dalle nostre terre! gridano i leghisti Chiricauas, resistenza armata che (giustamente) s'è davvero rotta il cazzo di sti stronzi in divisa che da un giorno all'altro hanno deciso di inserirli nel grande disegno del mondo civilizzato. Per trent'anni allora invasori-invasati e invasi si inseguono e si combattono tra distese desertiche e canyon nei territori senza frontiera di Messico e Stati Uniti. Colui che sbadiglia è il più spietato pellerossa di tutti, diviene una leggenda, e gli ammeregani impauriti non capendo una mazza della loro lingua storpiano il nome del proprio nemico da Goyathlay a Geronimo. Uguale uguale, vi pare?

Il nostro guerriero sciamano Geronimo, che chiamerò d'ora in avanti così perché è più facile da scrivere e per valorizzare maggioramente il titolo del post, è di nuovo in trance e sta viaggiando nel tempo per cercare un appiglio che possa risolvere la situazione stercoraria in cui si trovano...
''Geronimoooooo!'' e si lancia il primo.
''Geeeeronimoooooo!'' e giù il secondo.
''Geronimo, Geronimo, Geroooooo...'' e via e via discorrendo altri paracadutisti si buttano giù, iniziando in quel giugno del 1944 lo sbarco in Normandia. 
Ma che cazz...? si chiede Geronimo tornando nel mondo dei vivi. Non capisce perché pure questi stiano gridando il suo nome, e non capisce nemmeno perché siano in cielo e si gettino giù da un... coso strano di colore grigio, definizione migliore non gli viene, né a lui né agli spiriti. D'altro canto è solo nei primi del '900 che quei zimpaticoni dei fratelli Wright riescono a volare con qualcosa che somigli vagamente a un aeroplano, ed è solo la sera prima del lancio che i parà di Fort Benning guardano un film su Geronimo, e hanno la genialata di urlare quel nome.

Nel 1886 tocca proprio al cazzutissimo generale Nelson Miles, il tizio di cui abbiam parlato prima, occuparsi di Geronimo. Siamo alla resa dei conti. Geronimo e i suoi col pene che accettano gli Stati Uniti padroni a casa loro, cioè che minchia vogliono? E infatti servono 4800km di marcia per la catena della Sierra Madre e un vero e proprio esercito, tipo 5000 soldati regolari più altri ausiliari e tutti armati fino ai denti, per giungere a catturare il nostro beniamino. 
Il 4 settembre dello stesso anno allora lo sconfitto tratta col bell'imbusto, certo, perché piuttosto che vedere la sua gente frullata dai gatling, gente che conta (soli) 35 guerrieri più donne, vecchi e bambini, Colui che sbadigliava accetta il confinamento del suo popolo in una riserva della Florida e tanti saluti. Certo gli spiriti potevano pure avvisarlo eh!?
Lui intanto viene mandato in un campo di concentramento in cui le guest star sono proprio gli indiani che hanno troppo svangato i maroni perché volevano difendere la propria terra. Sti stronzi! Riesce a scappare fortunatamente, ma... viene ricatturato sfortunatamente. Finisce in prigione a Fort Sill nel 94. Superati i sessant'anni d'età poi, Geronimo viene finalmente rilasciato, vecchio, stanco e un po' rincoglionito.

Eccolo lì Geronimino nostro, ultimo grande capo indiano, a cavalcare nel 1905 alla parata inaugurale del presidente Roosevelt, ora mostrato al nemico bianco come trofeo. Diviene pure una specie di celebrità Geronimo, cercato dai giornalisti e da chi è interessato alla sua storia e al suo mito. Certo ora qualcuno riconosce il suo gran valore, la sua forza, la sua sofferenza, ma intanto se l'è pigliata nel sedere per bene e il pubblico fa i versetti da indiano mentre lo vede sfilare. 
Geronimo si spegne nel 1909 per una polmonite. 

Gli spiriti ora lo portano con sé tra le stelle e tra i mortali, e gli mostrano che noi non ci siamo scordati di lui e della sua resistenza. Geronimo ora ci guarda e vede che il suo nome risuona ancora, consapevolmente o meno, nelle urla dei parà che si lanciano perché stanno andando in guerra e devono farsi coraggio, nei canti di tre minchioni in auto (uno di questi sono io), nei ''Geronimoooooo!'' di ogni persona che sta per fare qualcosa di coraggioso, di stupido, o magari di grande. Say Geronimo! cantano pure gli Sheppard nella canzone che ultimamente mi sta lavando il cervello. E allora io li ascolto e dico Geronimo, e meno male, che altrimenti tutta sta storia manco me la sarei andata a cercare, e sto Geronimo avrei continuato a chiedermi chi cavolo fosse senza ben sapere che grand'uomo sia stato.

#SayGeronimo