12/08/14

Un giorno in più.

Si passano di mano in mano lo spinello, chi beve, chi suona la chitarra e canta, illuminati dalle fiamme del falò. E' una bella serata, la loro ultima lì in vacanza, limpida e calda, e il mare li accompagna col lieve rumore delle onde.
Lui la guarda dall'altro lato del fuoco, i capelli ancora bagnati sono raccolti lasciandole scoperto il collo. Lei lo vede, sorride. 
E allora andiamo, si convince.
Si alza e le va incontro, qualcuno lo osserva incuriosito, qualcuno vomita in disparte sostenuto da qualcun altro, ridono e altri continuano a cantare, un paio limonano duro. La prende per mano e la porta via, lontano da tutti gli altri.
''Dove andiamo?'' chiede lei, arrostendo ancora un po' il cuore di quel povero pollo già cotto da una settimana.
''Ti devo mostrare una cosa'' risponde, andando verso il pontile. Lo percorrono tutto e si siedono sul bordo, guardano il mare. Finisce la sigaretta e tira fuori l'mp3, si mette una cuffia, una è per lei.
''Tutti soli a vedere le stelle cadenti? Ma sarai mica un romanticone?'' domanda in un tono abbastanza versione presa per il culo, facendolo saltare punzecchiandogli il fianco.
''Niente anuanuei alla Dawson's Creek, e stai buona su!'' dice prendendole la mano. ''Adesso guarda lì'' fa indicando il cielo ''e stai mooolto rilassata.'' aggiunge sorridendo.
Quattro scie rimbalzano da una parte all'altra rischiarando le poche nuvole che ci restano pure male, a venir disturbate in quel modo. Fanno una faccia tutta arrabbiata che lo diverte. Si tuffano in acqua a un metro da loro, affondano, e tre enormi tonni, brutti non come i soliti tonni ma invece piuttosto simpatici e ammiccanti suonano basso, chitarra e batteria. Una sirena canta.
Lei li squadra sconvolta, poi guarda lui, sconvolta. Sta per dire qualcosa ma il ragazzo la ferma facendo segno di silenzio col dito, ridendo.
Il cielo è uno sciame di stelle cadenti, sono milioni, e disegnano due corpi grezzi che ballano, e fuochi d'artificio di stelle esplodono tutto intorno a loro; ciò che cade in acqua fiorisce in petali di un rosa sgargiante, in alberi di ciliegio in fiore enormi con rami e fronde mosse dal vento, e picchi e monti innevati sullo sfondo, dove il mare segna l'orizzonte.
''Ma come fai?...'' chiede con la bocca spalancata la ragazza.
''Basta che lo immagini, no?''
''Ma è... impossibile.'' continua mentre dei pappagalli cavalcati da folletti nudi gli svolazzano intorno, perdendosi poi nel prato.
''No che non lo è. Basta farlo no?'' ribatte lui con l'espressione più interrogativa che si sia mai vista. ''Scusa ma, che cosa fai durante il giorno tu?'' domanda, con gli alberi e i danzatori nel cielo e i tonni e la sirena che tendono le orecchie per coglierne la risposta.
''Io, beh...'' anche i folletti sui pappagalli ritornano, chiamandosi dietro carpe volanti e stambecchi.
''No no no, non rispondere a parole.'' le dice, invitando poi il mondo a farsi i fatti propri. ''Prova a...'' si avvicina al suo viso, si ferma prima che i nasi si tocchino. ''Prova a chiudere gli occhi'' glieli chiude piano, ''e a stare serena, a stenderti.'' conclude accompagnandola, stendendosi al suo fianco. ''Altra canzone.''
''Oh, mi piace questa...'' dice a bassa voce, concentrata.
E' un attimo e sorge il sole, il mare d'erba lascia il passo a sabbia e strade polverose, i tonni a dei bambini che giocano, e asciugamani colorati prendono il volo dalla spiaggia alle loro spalle, inseguiti dagli ombrelloni che girano come trottole. In mezzo a quel mondo solo loro e il pontile.
''Apri gli occhi guarda guarda guarda!'' dice lui facendola rialzare, e lei inizia a ridere, guardandosi intorno meravigliata, felice come una bambina.
''Oddio oddio ci sono riuscita!'' esclama entusiasta, accarezzando un'aquila, o un pavone, o un...
''Ma che bestia è?'' chiede lui riportandole anche i nostri dubbi.
''Non lo so ma guarda che bello.'' risponde accarezzando quell'asciugamano volante, che si struscia sulla sua mano come un gatto che fa le fusa. Avvicina la mano anche lui ma l'animale reagisce inaspettatamente male, si agita, e vola via.
''Noo...'' fa sconsolata, ''perché l'hai fatto scappare?''
''Non lo so,'' sul suo volto, per un istante, un cenno di malessere ''non ho fatto niente di...''
Non termina nemmeno, e un rombo li assorda, seguito da una gigantesca colonna di fumo nero che cade dall'alto. Tutto pare creparsi, i bambini hanno paura e non giocano più, la sabbia si alza in vortici, la gente scappa impaurita.
''Cambiamo canzone, meglio'' dice lui a disagio, fermando la musica.
Nel silenzio tutto sfuma rapidamente, come mai fosse successo. Sta spulciando la playlist e lei lo scruta incuriosita, un po' rattristata perché ora attorno al pontile è di nuovo normale. Si chiede a che cosa avesse mai pensato perché il mare reagisse a quel modo.
''Tutto bene? Non ti piaceva la canzone?''
''No, no, è che non mi da bei ricordi.'' risponde lui. ''Mettiamo questa?
''Grandi i Queen!'' 
''Tonight i'm gonna have myself a real good time...'' intona Freddie Mercury nelle cuffiette.
''Gioco, proviamo a fare qualcosa insieme?'' propone lei. ''Vediamo cosa ne viene fuori?''
''Vai, ci sto.'' 
Freddie in persona, in una scintillante giacca di stelle cadenti canta sul palco grande quanto il mare, al suo fianco Brian, Roger e John. Il volume è al massimo e una macchina corre a tutta velocità per la strada attorno al pubblico a finestrini abbassati, diventando poi una ferrari, poi una moto da corsa, ma di un modello indefinito che loro poco ne sanno di moto, e i due a bordo alzano le mani al vento e il vento risponde soffiando sul pontile.
''Uohhhhh!'' urlano entrambi coi capelli incasinati e le facce deformate dall'aria. 
''Eiii u eieeooo?'' domanda lui.
''Eeee??'' fa lei.
''Eiieoo!'' ripete.
''Oooo apioo'' risponde ridendo.
Il vento cala giusto un po', Freddie invece alza la voce:
''Don't stop me don't stop me don't me hey hey hey, don't stop me don't stop me ooh ooh ooh, 
and now you, make a wish make a wish have a good time good time make a wish make a wish''
''Un desiderio?'' chiede lei.
''Ahhhhh yeah alright!'' finisce il ritornello Freddie.
Si guardano per un paio di secondi che non finiscono mai, infine chiudono gli occhi, aspettano un po'. Li riaprono per il boato... sopra le loro teste passa a tutta velocità una stella a forma di stella, proprio come quelle disegnate dai bambini, che cade verso la città alle loro spalle e si schianta con violenza da qualche parte tra le case.
Lui ferma la musica, sparisce tutto, Freddie Mercury svanisce durante un assolo.
''Oddio cos'abbiamo fatto?'' chiede lei spaventata. 
''Merda merda merda, non lo so, qua c'è rimasto secco qualcuno. Ein quella zona c'è il nostro appartamento cazzo...''.
Raggiungono gli altri di corsa, sono ancora attorno al falò, tranquilli e beati. Presto scoprono di essere gli unici ad aver visto la stella schiantarsi verso la loro casa al mare, idem per i Queen, gli asciugamani, gli alberi e tutto il resto.
''Non so, io controllerei lo stesso però...'' propone lei preoccupata.
''Sì, hai ragione. Non ho tanto una bella sensazione.''.
Un quarto d'ora dopo sono a casa, tutto è in ordine, e del cataclisma di poco prima pare non esserci alcuna traccia. E tanto meglio così allora, si tranquillizzano e la serata finisce bene per tutti, e come ultimo giorno di mare, specie per loro, non è niente niente male davvero.
Il momento clou del mattino viene sancito da una bestemmia che risuona potente per tutto il palazzone. Lui si affaccia alla finestra e guarda giù.
''Vaffanculo, la macchina non parte Dio! Che cazzo è sta merda?'' impreca Marco al parcheggio agitandosi tra il fumo che esce dal cofano. ''E adesso come cazzo facciamo?'' continua vibrando bestemmie alla velocità del suono.
Lei posa lo zaino e lo raggiunge alla finestra. L'amico di sotto non è propriamente in una situazione rosea, ma loro se ne fregano abbastanza, non sembra nulla di troppo grave. Si guardano.
''Ma tu, ieri notte...'' chiede lei, ''che cosa avevi desiderato poi?''
''Beeh...'' le stacca gli occhi di dosso per un attimo, ''un giorno in più.''
Lei annuisce, lo stende con un sorriso. ''Un giorno in più.'' concorda.