04/04/14

Her: toccare l'amore.

Her, scritto e diretto da Spike Jonze, è il premio Oscar per la miglior sceneggiatura originale, e si vede, diavolo se si vede. Non sono solito dare giudizi a inizio recensione ma qui lo dico subito e vaffancuore: questo film è meraviglioso!
La storia, in breve,  è ambientata in un futuro non troppo lontano dal nostro e racconta di Theodore Twombly, un uomo fondamentalmente solo che vive in un mondo di persone altrettanto sole ma continuamente iperconnesse tra loro. L'elemento futuristico è perciò dato principalmente dallo sviluppo abnorme della sfera della comunicazione, aspetto questo anche giustificato se vogliamo attenerci alla verosimiglianza coi nostri tempi. Nonni e genitori non immaginavano forse il nuovo millennio con le macchine volanti? Sì, ma si sono ritrovati coi social, gli iphone e whatsapp che sostituiscono le classiche quattro chiacchiere. Ecco allora in tutto il suo esagerato splendore il nostro domani: persone per strada che parlano ma facendolo da sole, videogiochi che interagiscono con l'ambiente in cui vengono avviati, chat vocali per bisognosi d'affetto e d'arrapamento, sistemi operativi che sono diventati Intelligenza Artificiale.

È proprio di Theodore e di Samantha che si racconta, il suo nuovo sistema operativo, la prima A.I del mondo, connessa a qualsiasi tipo di dispositivo e sempre a portata d'orecchio, soltanto con un click alla cuffia.  Samantha, da semplice voce intelligente, sarà via via qualcosa di più grande e profondo nella vita del triste Theodore.
Lascio chiaramente che vi godiate la storia in santa pace, non ve la racconto, tranquilli. Vi parlerò però dei numerosi temi che questo semplice e strano rapporto va ad approfondire, perché sono strettamente legati a quel che siamo noi oggi.

Il primo, chiaramente, riguarda l'asocialità dell'uomo in un mondo assurdamente social. Impossibile non pensare a quel che ci gira attorno tutt'ora e alle numerosissime piattaforme di condivisione dell'internetto. Tutto viene condiviso, sia da noi, sia da quell'umanità del futuro che vediamo nella pellicola; la questione però lì è esasperata all'ennesima potenza. Si ha la possibilità di comunicare ben oltre il semplice linguaggio parlato, sfondando le barriere non solo dello spazio ma anche del tempo, e nonostante questo ci si sente soli, maledettamente soli, perché incapaci di mettere a fuoco ciò che veramente è la base della condivisione con gli altri.
Legato a questo primo aspetto c'è quindi il rapporto nella vita reale tra le persone. I nuovi mezzi di comunicazione hanno influenzato quelli naturali, li hanno impoveriti, assottigliando perciò la maturità sentimentale degli individui. Tutto è velocissimo, come in rete, e quindi si va subito al sodo, dall'appuntamento al sesso, fino ad arrivare all'identificazione dello stato di coppia. Un po' come le nostre situazioni sentimentali in Facebook: impegnato, single, in una relazione complicata con il mio cervello, vedovo delle mie palle... Rapido è anche il conseguente distacco, e il giudizio che si da a chi ci sta davanti.
Tutti insieme tutti soli!

Un tema non troppo approfondito ma stuzzicante riguarda invece il potenziamento dell'operosità che le nuove tecnologie, e quindi pure l'A.I, forniscono all'uomo. Si lavora meglio, si produce meglio, si riesce pure a intravvedere il contesto economico e sociale che fa da sfondo all'intera vicenda. Non si notano disordini e tutto sembra funzionare al meglio, dai trasporti all'uso dell'energia, dai materiali del vestiario (la moda in fatto di outfits è qualcosa di orrendo, e sì, outfits è una parola che ho imparato dai fashion bloggers) all'incredibile ordine pubblico.
Tornando all'operosità però, quella individuale e riguardante l'A.I, non si può non scorgere l'incredibile supporto anche psicologico che questa voce intelligente fornisce nei momenti di bisogno. Ho pensato a tutti quei bivi in cui ci imbattiamo durante la vita, a tutte quelle scelte, superficiali o profonde che siano, che non sempre abbiamo il coraggio di fare. L'A.I, per come viene presentata, è una risorsa eccezionale in questo senso, qualcosa con potenzialità inimmaginabili. Pochi, ora come ora, hanno il coraggio di prendere certe decisioni difficili, ma se ci fosse quel qualcosa a darci una spinta, quanti diventerebbero quei pochi e quante e quali sarebbero le dirette conseguenze?

La felicità, l'amore, e la solitudine infine, sono le tre colonne portanti che sorreggono il tutto. Non è facile parlarne perché sono tutti e tre stati d'animo (o sensazioni, o sentimenti o come vi pare) complessi e incomprensibili.
Preferisce un'A.I a Rooney Mara e Olivia Wilde... mah!
Il senso della vita potrebbe essere la ricerca della felicità? Dato che dal mio punto di vista la risposta si avvicina abbastanza al sì, mi sono lasciato trasportare dai momenti in cui i protagonisti si sentivano bene ed erano in pace con loro stessi, e questo capitava per aspetti ovviamente non legati al mondo terreno, fisico, tangibile. Theodore è felice con Samantha, che è a conti fatti una voce intelligente, e di contro è infelice ripensando a Catherine, sua moglie, persona vera. Theodore sta bene con qualcosa di ineffabile e nemmeno troppo comprensibile, è sereno quando insegue un concetto, non quando lo ha praticamente, perché appunto non può. E' contento assieme a un'entità astratta, talmente difficile che non si comprende nemmeno da sola.
Mentre noi, invece, quand'è che siamo felici? Quando raggiungiamo o quando inseguiamo un obiettivo? Quando stiamo staticamente con una persona o quando sogniamo di costruire qualcosa con lei, e ci avviciniamo sempre di più a un fine comune pian piano, giorno per giorno? Lascio le domande in sospeso perché non saprei rispondere, anche se è chiaro dove voglio andare a parare con le questioni che pongo.
La solitudine si lega strettamente con l'amore, perché è un mondo stranissimo questo futuro prossimo. Le persone amano stando sole, amano con tutto il cuore esprimendo il classico amore platonico, quello ''distante'' e ideale, purissimo e maledettamente limitato (da se stesso). E proprio per ovviare a questo limite ci sarà un passaggio quasi grottesco, che mostrerà efficacemente quanto l'amore sia un sentimento sì incomprensibile ma in primo luogo semplice, che non può funzionare se dietro a esso ci si mettono troppi compromessi e sotterfugi ragionati.

L'ultimo sguardo lo si da infine all'umanità intesa come anima, come unicità o ''essere''. Cosa rende Theodore diverso da Samantha? Può un'A.I considerarsi forma di vita? E se sì, può una persona, cioè una mente in un corpo fisico, considerarsi forma di vita superiore rispetto all'A.I, o è piuttosto a uno stadio inferiore nonstante la prima abbia creato la seconda?
Her, in definitiva, è un gran film, il migliore visto quest'anno, almeno per i miei gusti. Un film che riesce a mostrare come amore, anima, umanità e intelligenza, ovvero come l'uomo nel suo complesso, sia talmente grande da non poter essere compreso ma soltanto vissuto con passione e tormento.