10/03/14

Nel paese delle creature selvagge: perché tornare bambini non è proprio facile.

Diretto da Spike Jonze e adattato dal romanzo illustrato Nel paese dei mostri selvaggi di Maurice Sendak, il film Nel paese delle creature selvagge (Where the wild things are) è un delicato (e abbastanza strambo) inno alla fanciullezza.
La storia infatti racconta di Max, un bambino dalla fervida immaginazione che vive con mamma e sorella maggiore, che si ritrova a dover affrontare un'età per lui difficile, fatta di solitudine, incomprensioni e contrasti quasi impossibili da gestire. La sua indole selvaggia e genuina viene talvolta anche assecondata, ma questo non è abbastanza, e all'ennesimo momento di sfogo in cui la rabbia in lui ha il sopravvento, Max scappa di casa, e addentrandosi in un bosco comincia la sua avventura in queste terre selvagge. Ciò accade con un passaggio tra realtà e fantasia che quasi non si nota, in un protendersi verso il meraviglioso che è naturale come lo sarebbe appunto per qualsiasi bambino nell'intento di giocare. Niente spiegazioni, niente tagli netti tra una realtà e l'altra, è così e basta. Max approda in un luogo incontaminato, abitato da enormi mostri antropomorfi col dono della parola, e che presentano personalità fortissime ed estremizzate differenti in ognuno di loro. Inizia così un bizzarro percorso di auto formazione tra divertimento sfrenato e situazioni imprevedibili.

Questo è un film strano, davvero. Nei primi minuti c'è un certo senso di incredulità nell'ascoltare i dialoghi assurdamente superficiali che questi mostri fanno col bambino. In un certo senso sono bambini pure loro, essendo appunto frutto della sua fantasia. Mi chiedevo se sarei riuscito a reggere una pellicola intera visti i toni così infantili. La risposta è che sì, ci si riesce alla grande.

Visivamente è tutto meraviglioso, a partire dalle creature selvagge, che sfoggiano un misto di cgi e pupazzoni pelosoni fantastico, fino ad arrivare ai paesaggi, costituiti da una natura vasta, potente e viva. Ciliegina sulla torta poi è lo splendido comparto musicale, che offre canzoni sia allegre e spensierate sia sinistre e un pelo inquietanti, spose perfette quindi di una fotografia pulita e un'atmosfera generale piuttosto onirica. Buio, alba, tramonto, cieli azzurri, petali di ciliegio che si cullano nel vento. E ancora neve, onde schiumose in tumulto e raffiche di sabbia in deserti bollenti... wow! E' tutto tremendamente suggestivo, una festa per gli occhi; sembra di stare davvero dentro a una fiaba.
Ma tralasciando ciò che si vede e ascolta, cosa ci resta di questa trama strambona?

Ci resta un forte senso di semplicità e spontaneità, lo stesso che provano i bambini, quello che chi è grande ha dimenticato e fatica a capire, praticamente quello che anche lo spettatore fatica a capire. C'è il rischio di annoiarsi un po', devo dirvi la verità. E' che tutte le situazioni che si vanno a sviluppare sono frutto di interazioni proprie di un bambino, e agli adulti, o almeno a me, i bambini dopo un po' rompono i maroni. Andiamo, non diciamoci balle. E' divertente giocare e stare ad ascoltare le storie strampalate dei pischelli, ma per cinque, dieci minuti, perché poi ti cascano i jambawamba. Lo stesso cascamento di jambawamba che rischia di arrivarti pure qui. Questo perché? Tutta colpa, a mio avviso, di un eccesso di tempi morti, oppure, addolcendo un po' la critica, di un ritmo troppo poco incisivo.
Ho detto però che si rischia la caduta di maroni, non che accade. Se lo si guarda bene infatti, si possono notare ''piccoli'' segni che fanno di questo film un bel film. Ogni mostro, dicevo, ha una personalità forte ed estremizzata. Ogni mostro difatti è un aspetto delle tante personalità così di Max come di qualsiasi altro bambino. C'è il mostro muto e un po' in disparte ma che obbedisce sempre e che poi ringrazia, che può rappresentare il senso di gratitudine che nei bambini non è molto semplice da tirar fuori. C'è invece, contrapposto a lui, il mostro critica, quello che ha sempre da mettere lo zampino (o lo zampone in questo caso) dappertutto, che deve dire la sua sempre, che semina zizzania, che è in disaccordo, che rompe i coglioni puntualmente. Vanità e presunzione mi vengono in mente. Oppure, ancora, quello che non viene mai ascoltato da nessuno, che è piccoletto, timido, un po' smorto ma che si lascia comunque trasportare dagli altri. Timidezza, insicurezza, gran desiderio di rivalsa. E così via tutti gli altri...
Tutto è all'estremo, tutto è selvaggio, anche l'amore.

Ok, non sto ad elencarveli, altrimenti poi che palle mettersi a guardare. Però vi invito a notare il modo che avrà Max di approcciarsi a loro e il modo in cui, conoscendoli, si accorgerà che ogni aspetto delle varie personalità ha i suoi pro e i suoi contro all'interno delle relazioni. Pro che vi faranno sorridere e sentire ''coccolati'', e contro che vi metteranno addosso ansia e perché no, anche un po' di paura.
Perché è di relazioni qui che si parla, e della difficoltà che un bambino in crescita può avere nel comprenderle, affrontarle, e magari pure risolverle.
In conclusione questo è un film un po' particolare, che sicuramente non può piacere a tutti. E' un bel film secondo me, non esente da difetti, ma che se apprezzato lascia a fine visione molto più che un sorriso sulle labbra, e soprattutto una certa nostalgia per quando si era bambini e anche noi si conoscevano ''le cose selvagge''. Quelle stesse cose che spesso, da grandi, dimentichiamo perché ormai addomesticati.