05/02/14

The wolf of Wall Street: ricco è meglio, dannatemente meglio!

"Lasciate che vi dica una cosa. Non c'è nobiltà nella povertà. Sono stato un uomo povero, e sono stato un uomo ricco. E scelgo di essere ricco tutta la vita, dannazione!"

Jordan Belfort è un uomo totalmente dipendente dal denaro. Molto prima di rendersene davvero conto, poco più che ventenne, tenta la carriera da brooker, e con le dritte del suo capo, che vede in lui un talento, riesce a raggiungere il suo obiettivo il 19 ottobre 1987: il lunedì nero di Wall Street. Diviene brooker ma perde tutto... tempismo impeccabile sua maestà (cit.)!
Decide quindi di mettersi in proprio istruendo un gruppetto di amici già affini al mestiere della compravendita, ovvero hanno tutti il loro giro d'affari nella microcriminalità, e di iniziare la sua scalata al successo, truffando ovviamente i clienti (perché i soldi fruttano meglio nelle sue tasche che in quelle della gente stolta) piazzando azioni spazzatura e incassando commissioni da capogiro. Da semplice studio a società di brokeraggio il passo non è nemmeno troppo lungo e nasce così la "rispettabile" Stratton Oakmond.

Il funionamento del mercato azionario, si sa, non è roba semplice da capire. E lo spirito del film difatti non vuole tanto farci addentrare in ciò che Jordan fa praticamente per diventare ricco sfondato, ma intende piuttosto mostrarci com'è essere "lupi" di Wall Street, anche se questo, nel suo caso e forse non solo, presuppone il vasto impiego di truffe, frodi e un'altra serie di "piccolissimi" reati che insomma dai, chiudiamoci un occhio e chissenefrega. Non è un caso quindi che il nostro protagonista, nel bel mezzo di una delucidazione su come facesse a nuotare in quel mare di denaro, ferma il discorso e dice al pubblico in sala "Lo so, lo so che non state capendo nulla di quello che sto dicendo. Il punto è: tutto questo è legale? Asolutamente no: stiamo facendo più soldi di quanti ne potremmo spendere.".
È dunque con questo presupposto che Belfort ci trascina nei suoi anni di massimo sballo, e lo fa, come visto prima, infrangendo più volte la quarta parete e parlando direttamente con noi spettatori. The Wolf of Wall Street narra perciò degli eccessi suoi e della sua combriccola, e sbatte in faccia a tutti un mondo anormale, fuori dagli schemi, fatto di droga, alcool, donne e denaro, il fattore comune che racchiude il tutto.

DiCaprio qui fa un lavoro eccellente nel mostrarci questo badboy insolente e determinato, ma generoso con chi gli sta a cuore, e il magnetismo del suo marciume è reso ancora più affascinante dall'ilarità con cui sono presentate anche le situazioni più squallide. Si ride, con amarezza certo, ma si ride fortissimo. Una satira così potente che spesso ci si dimentica appunto della gravità di quel che succede, delle carriolate di merda che colpiscono le vittime di quel sistema che Jordan sfrutta e piega, in barba alle regole. È proprio con la satira pungente e i personaggi sopra le righe, così come con la narrazione frizzantina, che Scorsese conduce tre ore di film che sembrano volare via. Il ritmo è incalzante, le battute spietate, i dialoghi taglienti, spudorati e diretti. Si parla di sesso, ce n'è tantissimo, si parla di dipendenze, di amore, di passioni, di amicizia, di malattia. Oltre a Jordan anche i suoi compagni sono dei malati di vita oltre i limiti del buon senso. 
Donnie Azoff ad esempio, è il paffutello vice di Jordan, ed è una calamità naturale. Tanto prezioso nel lavoro quanto nel divertimento, procurerà occasioni d'oro e capitomboli in grandissimo stile su cui farci sbellicare e riflettere su. E sarà proprio con lui che si svilupperà una delle scene più forti della pellicola, che mostrano tutta l'ambiguità del fascino per il marcio. I due compari, strafatti, rischieranno la pelle, mostrandoci quanto sia letale il loro comportamento e quanto sia moralmente inaccettabile, perché dannoso e distruttivo sotto qualsiasi punto di vista. Tale scena però, vi farà piegare in due dal ridere. Roba potentissima, così ben fatta da tirare un coppino fortissimo alle scene di sballo  più irriverenti a cui ci avevano abituato film come Trainspotting o Paura e delirio a Las Vegas.

Un film che racconta quindi una vita di eccessi e di successi, vita che come prevedibile però, attira non poche attenzioni a chi deve garantire la sicurezza della marea di disgraziati che vengono truffati, o meglio ancora, del buco immane di soldi che spariscono nei loschi giochi di un personaggio come Jordan Belfort. Le conseguenze, come immaginerete, porteranno al confronto con l'autorità, ma lo faranno anche qui inserendo una riflessione e una critica che lasciano piuttosto amareggiati, il tutto in maniera sottile e ben studiata. Per concludere, insomma...
Ironia pungente, personaggi magnetici (anche dal punto di vista sessuale, come la moglie di Jordan e come tutto il trilione di fighe astronomiche che sfilano nude in ogni dove), situazioni esilaranti ed emotivamente coinvolgenti, e un ritmo serratissimo: questo è The wolf of Wall Street, e tanto per farlo noto, è anche in questo caso tutto tratto da una storia vera. Il nostro caro Jordan Belfort, colui che saprebbe vendervi pure vostra madre, è quel tizio lì. 
Che altro dirvi quindi? Filate al cinema!