21/02/14

The impossible: l'istante di silenzio appena prima dell'orrore.

Quando vidi il trailer al cinema ricordo che in sala piombò di colpo il silenzio. Lo stesso silenzio l'ho rivissuto assistendo a ''quella scena'', così terribile, così magnifica, così impossibile da concepire.
The Impossible, anno 2012, diretto da Juan Antonio Bayona e sceneggiato da Sergio G. Sanchez, racconta ciò che accadde il 26 dicembre 2004 in Thailandia, quando quel famoso tsunami devastò la vita di centinaia di migliaia di persone, e lo fa ispirandosi alla vera vicenda di una famiglia che l'ha provato sulla propria pelle.
Agghiacciante...

Il film si apre nel più banale e tranquillo dei modi, ovvero mostrando i protagonisti immersi nella loro quotidianità, assieme quindi alla felicità e alla quiete per la vacanza che stanno per godersi, alle loro dinamiche abituali, e ai problemi che bene o male tutti si portano dietro. Tutto questo non tanto per farci provare successivamente empatia verso di loro, ma piuttosto per evidenziare con maggior forza quanto la vita nella sua totalità sia misera e flebile di fronte a una calamità naturale di tale portata.
Quel che rimane davvero impresso di questo film è proprio l'attimo prima dell'onda, quell'istante di silenzio in cui sai bene cosa sta per accadere e osservi impotente la tragedia che ne seguirà appena dopo. Nel momento in cui si rendono conto di quell'impossibile che li sta per travolgere, è già troppo tardi, non c'è nulla che si possa fare.
Non è solo un'onda, è l'intero mare che si sposta in avanti e travolge tutto; ed è sporco, violento, inconcepibile. Si rimane lì, bocca aperta, e si assiste pensando continuamente che quel che si vede, reso tra l'altro in maniera eccellente, non è stata finzione per quelle persone. E se da un lato quindi si gode per quello spettacolo meraviglioso che il cinema riesce a fare, dall'altro ci si sente minuscoli e pure molto fortunati a partecipare a qualcosa del genere al sicuro, comodamente seduti davanti allo schermo.
La prima parte del film quindi è tutta giocata su questo. Prima lo tsunami, poi la presa di coscienza di quel che si sta vivendo. Sono scene bellissime, ricreate davvero in grande stile tanto da chiedersi come abbiamo fatto a girare una cosa simile. Scenari così immensi che sbattono in faccia con violenza quanto insignificante può essere l'uomo, con tutto quel che gli gravita attorno, quando alla natura gli gira male e si scatena.

Il post tsunami è invece presentato nella parte più corposa della pellicola, che mostra le peripezie dei protagonisti nei giorni successivi al 26 dicembre. Naomi Watts e Ewan McGregor, i due nomi grossi di The Impossible, vengono qui quasi sorpassati dal giovanissimo Tom Holland, che interpreta bene la parte del loro figlio maggiore, ragazzo diviso tra il voler occuparsi dei propri cari e il voler fare qualcosa anche per tutti gli altri disgraziati bisognosi d'aiuto. Sarà grazie a lui, soprattutto, che si avrà una panoramica della devastazione del maremoto, tanto nell'ambiente quanto nella psicologia delle persone.
Nulla è rimasto intero e salvo, dalle case alla vegetazione, fino ad arrivare alla psiche e ai corpi di chi è sopravvissuto. Ma nonostante tutto è proprio qui che una luce si intravede, ed costituita dall'umanità e dalla profonda bontà che l'essere umano riesce a dimostrare nei momenti di massimo sconforto. Il sentimento di fraternità è ciò che scalda il cuore dopo l'incubo orrendo cui si è assistito.

Tutto si chiude, ovviamente, col lieto fine, che altrimenti, così non fosse, come ci sarebbe arrivata a noi questa storia di una tragedia vissuta? Il difetto, forse, sta proprio qui. Il finale è scontato, lo sappiamo bene, e proprio per questo si poteva presentarlo in maniera più sobria e meno zuccherosa. Molti infatti sono i momenti di forte impatto emotivo rovinati da un accompagnamento musicale troppo incisivo, che vuole marcare ed enfatizzare i sentimenti di rivalsa contro l'orrore quando non ce ne sarebbe assolutamente bisogno. Una cosa fastidiosa, e non poco. E a questo si aggiungono non solo inquadrature che si soffermano troppo su certi momenti "positivi", ma anche il terribile mostro del cliché ''Ora Voglio Frustrare lo Spettatore Col Giochetto del Tutti Insieme ma Nessuno si Vede!''. 
La vera famiglia.
In che consiste? Non è il caso ve lo dica, tanto si capisce già bene dal nome stesso, o così non fosse lo riconoscerete in 0,2 secondi una volta che ce l'avrete sotto il naso. Insomma un vero peccato, anche perché sempre sul finale, ci sarà un altro momento ricollegato all'onda che sarà non solo coinvolgente a livello di significato e senso, ma anche appagante dal semplice punto di vista estetico.

Un film piacevole quindi, non adatto forse a chi prova molto disagio con storie "ansiose", ma che poteva sicuramente venir fuori meglio. Di certo ne vale la pena anche solo per la prima, terribile, mezz'ora.