16/12/13

La nobile arte del portapizze #2: monetine a varchi dimensionali.

La scorsa volta abbiamo visto gli strumenti e i mezzi che vengono forniti quando si è un portapizze. Chiariamo una cosa: avendo io fatto questo mestiere in più di tre differenti pizzerie, le disgrazie che andrò a raccontarvi saranno chiaramente una somma di tutte codeste mirabolanti esperienze lavorative.

Cominciamo.
Il tempo, dovete sapere, è un concetto piuttosto particolare quando fai questo lavoro, e tale particolarità concettuale risiede tutta nel fatto che il tempo non esiste. Esatto, non esiste, non c'è. Tu, portapizze, il tempo non ce l'hai mai, nemmeno quando credi di averlo. Un errore piuttosto comune per i neo portapizzaioli infatti, è quello di guardare l'orologio mentre si è in pizzeria nell'attesa di caricare il proprio baglio termicamente imperfetto. Guardandolo, l'orologio, ci si accorge appunto dell'assenza di tempo, ovvero del ritardo cronico. Che ci puoi fare, tu, omino portapizze, se sei in ritardo ancor prima di partire? Nulla, chiaro! Quindi mettiti l'animo in pace, prendi atto di questo malus ritardo, e preparati a correre come un pazzo imparando la filastrocca d'esordio che dice ''Buonasera signore scusi per il ritardo...''.
Comunque sia, un occhio alla via sulla mappa, memorizzi la strada, e parti, ma senza navigatore, che quello a impostare le destinazioni e ad aspettare che ricezioni i satelliti ci mette vent'anni ogni volta. Stai guidando, per radio ''Ho visto un posto, che mi piace si chiama mmmmoooondoooo...'' di Cremonini e la pioggia che accompagna ogni cazzo di week end e non si sa nemmeno bene il perché. In fretta ma guidando con sicurezza, giungi, miracolosamente, alla via del cliente, e lì iniziano i cazzi...
Ringrazie che non stai in vespa...

"Numero 37, dispari, quindi, fammi vedere, qui c'è il 288, sicchè i dispari sono dall'altro lato della strada, ok!" ti dici quasi col buon umore (povero illuso coglione). Percorri la via abbastanza deciso, che tanto sono un centinaio di numeri quelli che devi passar via, e a un certo punto, sempre tenendo d'occhio le abitazioni, ti capita di fare un conteggio del genere: 57, 55, 53, 23, 21, 19... No scusate, che cazzo è quel buco di numeri tra il 53 e il 23?? Dove sono finite quelle fottute abitazioni? Possibile mai siano scomparse?
Amici cari, ve lo dico io, è possibile, è possibile che le case spariscano nel nulla, inglobate da un buco nero di insensatezza e bestemmie. A quel punto fai retromarcia, se la via è semi deserta, o la percorri tutta sperando di beccare l'obiettivo quando tornerai indietro non appena sarai in grado di fare inversione. Nulla, quei numeri mancanti non si trovano, docazzo sono, merda, suona pure il telefono e oddio è il proprietario che mi chiama e dice di fare in fretta perché siamo in ritardo. Bene. Tu ti arrendi e scendi dall'auto, qui si deve esplorare di persona, con la massima disponibilità dei tuoi 5 sensi, non da dentro un'auto che ti protegge dal diluvio, che qua ci si è capitati in un maledetto paradosso spaziotemporale per cui 20 numeri sono spariti nel nulla. Passano i minuti, sale l'ansia, non sai che fare, poi l'illuminazione: controlli se possiedi il numero di telefono del cliente, e quando lo trovi, lo chiami.

''Salve sono il portapizze, sono nella via ma non riesco a trovare il numero, sono davanti al 23... o al 53, si ecco...''
''Ah, semplicissimo, tu guarda bene, che dovresti vedere un cespuglio, lo vedi?''
''Ehh... una siepe?''
''Esatto, c'è un'entrata in quella siepe, forse si vede poco con il buio la nebbia la pioggia la cornutanza che c'abbiamo messo nell'inventarcela, ma se ti avvicini la vedi. Entri e trovi delle case e un palazzone, siamo nel palazzone.''.

Chiudi il telefono e bestemmi, prendi le pizze dall'auto, e ormai bagnato fradicio cerchi questo varco sieposo tra la 53 e il 23. Lo trovi, si vede poco, sfida le leggi del buon senso e della logica, ma esiste. Superi la strettoia e ti si para davanti un villaggio, uno di quelli isolati dal mondo, esclusivo, qualcosa per soli vip, coi giardinetti curati, le luci fighe, i fiori sui balconi. Tra tutte le casette trovi il numero 37, un palazzone. Ti avvicini ai campanelli, cerchi il cognome del cliente e, chiaramente, che qui ai colpi di scena ci sei abituato ormai e quindi un po' te lo aspettavi, ti ritrovi questo: 5 hanno il nome, 15 soltanto un'etichetta bianca. Spazientito richiami il cliente, e hai l'altra sorpresa... finito il credito del cellulare!!! Decidi, in ritardo come la morte, di suonare tutti i campanelli, tutti insieme! Ti rispondono confusamente una decina di persone, e tu dici in loop:

''Sono il portapizze, sono il portapizze, sono il portapizze, sono il portapizze...''

e tra le risposte, a fatica, inividui un:

''Quinto piano... ascensore... non funziona...''

Sali cinque piani di corsa ma tentando l'equilibrio zen della borsa per le pizze, perché questi hanno ordinato quella con la bufala e se non stai attento quella poi con un minimo di scossoni si spande tutta e bagna il cartone e vaffanculo pure alla bufala di tua madre! Giungi, esausto, al quinto piano, dove un omino pettoruto ti guarda un po' spazientito chiedendoti il motivo del ritardo, e tu, tra un fiatone e un polmone che ti esce dalla bocca tanta è la fatica, rispondi:

''Signor Bianchi, mi scusi davvero, ci sono stati problemi con...''
''No no no, aspetta.'' ti fa guardandoti storto, ''Io non sono il signor Bianchi, questa è la famiglia Rossi! Abbiamo ordinato 4 pizze alla pizzeria Pizzaculo.''
E tu, sbiancando, parlando con una voce a metà tra Satana e un cyborg con l'asma, gli fai: ''Porto tre pizze, e sono della pizzeria Pizzastress, arrivederci.''.
E, morto dentro, scendi gli altri 5 piani diretto ai campanelli. Li risuoni tutti quando sei lì fuori, davanti ai citofoni, e un altro omino, spazientito, ti urla qualcosa uscendo dalla finestra del piano terra, a due metri alla tua sinistra:

''Aoooò, è tre ore che aspetto, Rossi, siamo qui, vieni qui!'' ti fa invitandoti ad avvicinarti alla finestra, facendoti camminare sul praticello fradicio e infangato che circonda quel dannato edificio.
Parti con la solita cantilena del Scusi il ritardo, gli dai le pizze, prendi i suoi soldi, e ti accingi a dargli il resto poichè ha pagato 15 euri con banconota da 100, Dio lo fulmini. Fai il tuo dovere, la missione è compiuta. 
Poi, come quando accadono le grandi disgrazie, vedi tutto a rallentatore, e in successione accade il peggio: rumore di finistra di uomo cliente si chiude, rumore di tintinnosità solletica il tuo udito, rumore di te che dici ''Mmm ma che cazzo e sto rumore?'' mentre ne cerchi la provenienze, rumore di te che urli ''Diooooooo +aggettivi poco simpatici'' mentre vedi euri su euri di monetine che cadono dal tuo borsello rotto (equipaggiamento base portapizze) dentro e giù per la grata di scolo sotto a quella fottuta finestra.

Perse, per sempre.
Soliderietà tra portapizze

Torni alla base, pronto per partire con una nuova consegna, composita di tre clienti alla volta in modo tale da poter almeno tentare di accelerare i tempi, e via, verso nuove avventure ma con la solita dose di sfiga e ritardo, quasi certo che quando a fine serata avrai il tempo di raccontare al tuo boss della grata e delle moentine, lui ti ucciderà, sgozzandoti come un capretto in un rito satanico.
Fare il portapizze, è, bello!