05/10/16

Una mente in otto corpi

Ora che ho un po' più di tempo libero sono tornato nel magico mondo dei romanzi e soprattutto nell'amato/odiato universo delle serie tv
Vi dicevo, non molti articoli fa, che negli ultimi anni trovo difficile avvicinarmi a una serie, tanto più se è composta da diverse stagioni. E per questo, escludendo Il Trono di SopresaSeiMorto!, sono stati pochi i serial visti, ma fortunatamente buoni. Non vi ho parlato di Stranger Things e Jessica Jones, però due parole le ho dedicate a Once Upon a Time (e sì, dopo la prima stagione mi ci sono vergognosamente fermato, scusate...) perché ne ero rimasto entusiasta. Lo stesso quindi farò oggi per Sense8, un'incredibile opera "fantascientifica" che per dodici puntate mi ha emozionato e intrattenuto come mai mi sarei aspettato.
Inizio subito con quel fantascientifica virgolettato. Perché se è vero che il motore della vicenda è un aspetto tra il paranormale e il futuristico, il vero punto di forza di Sense8 sta nei personaggi e nella loro messa in scena curata e approfondita.
In breve, si parla di otto persone molto differenti tra loro che vivono in altrettanti luoghi del globo. Si va da Chicago a Seul, passando per Londra, Berlino, Mumbai, Nairobi... ok pare la canzone di Giusy Ferreri, ne convengo. Questi otto, tutti nati lo stesso giorno, condividono però un'altra singolare caratteristica: possono letteralmente vivere ciò che vivono gli altri, e questo significa che non solo si vedono fisicamente l'uno accanto all'altro, ma anche che condividono emozioni, pensieri, doti, capacità e percezioni. Come, perché e fino a che punto però, non ve lo racconto che altrimenti vi derubo del piacere di scoprirlo. 

Come dicevo, la serie non spinge troppo sull'aspetto straordinario del genere. O almeno, non lo fa servendosi di roboanti effetti speciali, CGI e altri trucchetti simili. Al contrario, il potere dei protagonisti è esplorato lungo tutto l'arco della stagione scavando nella loro profonda intimità, mostrandoci quindi un lavoro magnifico per quanto riguarda la costruzione delle loro storie.
Ad aprire le danze è un mistero che si fa largo tra le prime puntate, poi via via risolto aumentando il ritmo delle varie vicende. Non c'è fretta nel voler scoprire tutte le carte. E questo, credo, può dare qualche fastidio a chi forse pretende subito tanta carne al fuoco. Di quella in effetti ce n'è, ma coi giusti tempi, sempre tenendo in primo piano la valorizzazione dei personaggi. E' qui che Sense8 da il meglio, fornendo poi spessore e significato al loro potere e portando lo spettatore a immedesimarsi con molte delle esperienze condivise.

Ecco. In verità mi accorgo che non è semplice parlare di Sense8 e magari incuriosirvi a sufficienza. Ma vi dirò qualcosa di più chiaro staccandomi un po' da quello che caratterizza la serie. 
Io, guardandola, mi sono emozionato. Mi sono sentito come se fossi uno di quegli otto, uno della loro cerchia. E ho sentito più volte proprio quello che sentivano loro. Ho gioito, riso, mi sono gasato e ho persino pianto percepito una bruschetta nell'occhio in alcuni dei momenti più forti. E non è qualcosa che accade spesso. Se ne avete voglia quindi, fidandovi di sto Cerveddo, prendetevi un po' di tempo e provateci. Per quel che vale, a me, è davvero piaciuta.