06/09/16

#MyTesyTelling | L'influenza virale dell'informazione

"Un uomo con una convinzione è un uomo difficile da cambiare. Digli che non sei d'accordo con lui e se ne andrà. Mostragli fatti e numeri e metterà in discussione le tue fonti. Fai appello alla logica e non saprà adeguarsi al tuo punto di vista." [Leon Festinger]

Il mese di settembre si sta rivelando un osso duro. Diciamo pure che è il momento della verità. 
Da una parte c'è la tesi sul rapporto tra Giornalismo e Storytelling che ha finalmente uno scheletro su cui sta iniziando una prima (per niente facile) stesura. Partire però è più difficile di quanto pensassi. Dall'altra invece c'è quella che dovrebbe essere la mia ultima sessione d'esami. E dico così perché ci sono due appelli mancanti e un paio di test di lingua (il primo, quello di spagnolo, è andato evvvvvai!!!) che se per caso fallissi mi porterebbero simpaticamente a diventare dottore del buso del cul l'anno prossimo e non più a novembre. Tensione? Potete scommetterci! Ma restiamo positivi, suvvia!

Ad ogni modo, oggi torno con #MyTesyTelling per parlarvi di bufale, web, debunking e viralità, argomenti tutti racchiusi in un ottimo libro intitolato Bugie, bugie virali e giornalismo del giornalista Craig Silverman
La citazione con cui si apre il post è dello psicologo e sociologo Leon Festinger, e in effetti è molto indicativa rispetto a una parte della tesi che non può assolutamente mancare, e che tende a puntare il dito sul dilagante fenomeno della bufala, vera e propria piaga dell'informazione di qualità via web.

Il concetto di base non è complicato.
Se c'è un'informazione malata, la si cura invitando i lettori a osservare i fatti che la correggono. Questo significa che quando sul web ci si imbatte in articoli fasulli, che raccontano storie travisate, manipolate o addirittura inventate, il buon giornalista dovrebbe in primo luogo rettificare quanto pubblicato e secondariamente ricercare gli strumenti per migliorare la sua capacità nel giudicare le fonti utilizzate. I problemi però, nonostante un codice etico teoricamente condiviso, sembrano non contarsi, e così la scorretta informazione incalza spinta da una viralità incontrollata e difficile da contrastare.

Alcuni capitoli del saggio di Silverman sono quindi dedicati alla figura del debunker, colui che ha il compito di sbugiardare i creatori di bufale e di smorzarne gli effetti. Un lavoro non semplice e ostacolato da alcuni fattori strettamente legati tra loro, come:
-la ricerca della notiziabilità di un fatto
-la velocità del web e il clima di sfida continua tra le testate, che compromettono la loro capacità di verifica della notizia
- i titoli acchiappa click che puntano sullo scalpore e spesso sono l'unica parte letta di un articolo
-la scarsa efficacia e diffusione delle rettifiche 
-la grande vitalità della bufala e la sua capacità di "resuscitare" a distanza di tempo

Non bastassero, nel saggio sono riportati anche alcuni studi che dimostrano l'importanza nel gioco della disinformazione rivestita dal lettore. Quest'ultimo infatti, il cui comportamento è spesso condizionato da bias cognitivi complicati da correggere, pare predisposto a cadere sotto il giogo di chi lo strumentalizza alimentandone inconsapevolmente il potere. 
Giustamente allora si fa notare come il debunking non si limiti (o almeno non dovrebbe farlo) soltanto alla lotta alle bufale, ma anche allo studio di come presentarne revisioni o bocciature, poiché proprio a causa del modo in cui il nostro cervello recepisce, immagazzina e rielabora informazioni, si incontrano barriere erette dallo stesso fruitore di news, a cui non basta più trovarsi di fronte alla verità per rimettersi in discussione, ma necessita di strategie che sappiano riappacificarlo.

Quello di Silverman è sicuramente un libro ricco di spunti di riflessione, in grado di avvertirci concretamente dei pericoli del web. Ed è anche un buon modo per fare un passo avanti verso una cura dall'influenza sempre più virale dell'informazione d'oggi. Il bello è che potete trovarlo gratuitamente cliccando QUI