12/02/14

Me, due volte.

Oggi un racconto breve che ha bisogno di una piccola introduzione, ma solo per giocare. Quella che segue è, in un certo senso, una fanfiction. Non è completamente definibile tale perché per scriverla mi sono soltanto ispirato ad un film, o meglio a un aspetto di esso, e voi ora potete provare a indovinare quale ne sia il titolo. Mamma mia, giochi davvero divertentissimi, eh Cerv?
Beh, prima leggete, magari senza pensarci troppo su, poi si vi va, giocate ;)

Cammino, attreverso il corridoio. Alla sua fine, sulla destra, una sedia, e di fronte a quella, una vetrata.
Lo vedo arrivare con calma. Mi squadra. Lo guardo anch'io, stupefatto, come fosse la prima volta. Si siede di fronte a me, dall'altro lato, al sicuro.

Ciao.
Sei tornato.
Sì.
Mmm...
Qualcosa non va?
No. Non ne sono sicuro.
Sì o no. È semplice.
No, non è semplice.
Oh, io dico di sì. Forza prova a pensarci, guardati bene. So esattamente qual è la domanda che ti poni: sono io quello che la mattina vedo allo specchio?
Bene, perspicace. E ti rispondi pure?
Certo, nello stesso tuo modo: Sì, sono io.
Molto interessante. Hai altro da dirmi o vuoi giocare allo psicologo con me?
Perché proprio quello? Perché così? Sono sicuro ti chiedi anche questo.
Mi ci sto avvicinando, continua.
Ti ci  stai avvicinando? Cos'è, ora inverti le parti e sei tu a fare il dottore con me?
Brutto stronzo io mi ci sono ritrovato così, non l'ho deciso. Stessa testa, stesso corpo, stessi pensieri e istruzione, ma io non sono così.
È questo che ti turba?
Non cercare di psicanalizzarmi, pezzo di merda! Sei stato tu a farmi questo.
Giusto, e se la vuoi mettere in questo modo, potrei essere definibile come tuo padre, il che è curioso, non trovi? Tuo padre, nonché il mio, sappiamo bene chi è.
No, il tuo, non il mio. Io...
Tu ti ricordi di loro, non è vero?
Vorrei chiudere qui il discorso. Vattene.
Rispondimi.
...
Avanti, ho detto rispondimi.
Io ricordo, tutto. Io... c'ero, li ho visti, li ho toccati, ho sentito le loro voci, i loro abbracci, il loro amore, il loro dolore. E invece è tutto finto, falso... io non sono questo, io non sono te, io non sono te!
Nessuno ti capisce meglio di me.
No, tu non mi capisci, non puoi.
Io sono te, siamo la stessa persona.
Io sono... un'idea, una bugia, niente di più. Io sono me stesso da quando ti ho incontrato, da quando ho pensato che io, come persona, esisto davvero. Tu non sai com'è stare qui dentro, rinchiuso come un animale in gabbia, a fissare quel tuo ghigno del cazzo.
Però ti capisco... perché io sono...
Tu non sei me!
No, non lo sono, è vero. Io ero, intendevo dire, ero te.
Non sono altro che un bambino troppo cresciuto, uno scherzo della natura, un capriccio: un tuo capriccio.
Ma tu mi salverai la vita.
Io morirò.
Tu non morirai. Sei me.
Sì, certo, fino a due giorni fa, poi ti ho visto e ho capito. Bella sorpresa del cazzo. È per questo che sei venuto a farmi i tuoi giochetti mentali? Che diavolo credi, che non li conosca dopo anni di lavoro e ricerca? Mi prendi per il culo forse?
Non sentirai la differenza.
Perché sarò morto schifoso bastardo! Tu mi vuoi uccidere, tu sei una merda, tu sei un egoista del cazzo...
Ti prego... calmati. Non posso vederti così. Non posso vedermi, anzi.
Non voglio morire.
Vivrai in me, sarai, come è sempre stato, me.
Tu lo faresti? Moriresti per me, al posto mio?
Io...
Certo, non lo faresti, chiaro. Due giorni diversi,  per quanto siano reali e unici, non cambiano la persona schifosa quale siamo.
Mi dispiace.
Vaffanculo!
È strano... vedersi.
È strano dover sopportare questo. Vorrei poter essere libero, e ricordare qualcosa di solo mio, vivere davvero per me. Vorrei anche che te ne andassi, oppure che venissi qui, al posto mio, a crepare come un cane. Ti piace l'idea? Che ne dici?
Devo andare.
Di già? La situazione deve averti messo davvero a disagio per far si che trascinassi nuovamente il culo fin qui, tanto per fare due chiacchiere ed elargire dello squallido moralismo da quattro soldi.
È... stato bello conoscerti.
Sì, bene. Non posso dire lo stesso.
Lo capisco.
Fottiti, addio.
...un arrivederci?
Fanculo.

Vado via, non reggo un secondo di più. Mi sento rotto dentro, distrutto.
Se ne va e prendo a pugni il vetro, la mia mano destra cede prima di lui. Mi ci abbandono, esausto, sento la testa pesante. Un arrivederci mi chiede... un arrivederci. Beh, lo spero davvero. Davvero...