17/01/14

Gimmy nano verde zannuto.

Giovanni Cupido detto il Cupido, o anche il Cup, quella mattina, aveva deciso di mandare tutto all'aria e di partire, partire per un lungo viaggio dall'altro lato del mondo. Ben oltre la quarantina, non molto alto, non molto affascinante, i suoi anni, proprio per esser coerente, se li portava appresso ma non molto bene, e ciò lo rendeva (da non molto tempo però) non molto piacevole al vedersi, poiché triste, trasandato e arreso.
Non che se ne fosse mai fatti di problemi per il suo aspetto, e nemmeno era solito trasmettere distacco o "provo un senso di morte a starti vicino, vorrei ammazzarmi Cristo Santo", come aveva ben esplicato il suo amico Marcuzzo pochi giorni prima soltanto per essergli stato vicino; il punto era che adesso era così, dopo il fatto del pesce del pescivendolo in vacanza in località marina. Il Cup ora si guardava allo specchio e non si piaceva affatto, si faceva schifo. Si guardava allo specchio e vedeva uno sconosciuto. "Ma io davvero sono così? Sono sempre stato così?" si domandava indugiando con lo sguardo ai rotoli pelosi della pancia. E la risposta che si dava era "Sì, certo, altrimenti ci sarei ancora io là, mica il pescivendolo col suo coso e...".
Quella mattina di un mese fa e forse più (ma quale forse, la data era incisa a fuoco nelle sue meningi) Marina Trozza, detta la Tro, oppure anche la Troia, anche se quest'ultima opzione esiste da poco tempo invero, era stata beccata sul fatto e sul fallo da suo marito, il Cup. 
"T'ho beccata sul fatto..." le aveva detto lui timidamente, coi pezzi del cuore che triplicavano ad ogni secondo in più che martellava sulle lancette dell'orologio sul muro. 
"Vorrai dire sul fallo, non sul fatto!" aveva precisato il pescivendolo Mario, col suo pesce al vento ancora umido dopo quel piacevole viaggio in località marina. Bella faccia tosta e di culo il pescivendolo Mario a rispondermi pure a tono, aveva pensato il povero Cup, fuggendo poi via, inciampando per le scale inseguito dalla valanga di pezzetti di cuore rotto. "Ma in effetti aveva ragione, l'ho colta sul fallo più che sul fatto.". Il Cup, pare palese e inutile dirlo visti i pensieri, era sconvolto e pure parecchio.
Ecco allora la decisione, dopo la presa di coscienza, dopo un mese di rimuginamenti, dopo essersi reso conto di far schifo e di esser repellente a quasi l'intera totalità dei suoi amici, ovvero a Marcuzzo solo, perché Davide era un vegetale e non poteva esprimersi: me ne vado in Thailandia a vivere... ma prima mi sbronzo! 
Pare ora opportuno fare una piccola digressione per spiegare di questo piccolo vezzo per l'alcool che tanto appassiona il nostro non più giovane protagonista: Cup amava da sempre bere. Fine della spiegazione.
Giovanni Cupido il Cup, era quindi giunto alla banca, davanti lo sportello, pronto a prelevare il suo danaro tonante e a spenderlo in abbonandanti sorsoni di coraggio liquido, o nettare degli dei, o succo d'uva, o bevi che ti passa, o ahhh le donne hai ragione guarda ma bevi che è meglio, insomma alcool, come abbiamo più volte ripetuto. Quel che il Cup non si aspettava di vedere però, era Gimmy il nano zannuto. 
Non sapeva bene né il come né il quando, nemmeno il perché il dove e tutte quelle altre domande di circostanza che l'essere umano medio tende a porsi nel mezzo di situazioni assurde per trovare un barlume di logica in burrone di insensatezze, sta di fatto che come il Cup estrasse il bancomat dal portafoglio e lo avvicinò alla fessura, il nano zannuto Gimmy lo guardò, lo fissò, gli ringhiò contro. Cup rimase immobile a pensare al nulla. Poi pensò, dopo le sopracitate domande di circostanza, "Dio, quanto è brutto!", pensiero questo che non deve sembrarvi illogico, in quanto Gimmy il nano zannuto, oltre che nano e zannuto, era verde, pieno di porri, con un cilindro in testa e un solo (non troppo lungo) impermeabile nero a coprirgli le nudità.
"Ma tu chi sei?" provò a chiedere il Cup prima di venire interrotto da un "Gneheheheh..." nanozannutesco. Quel coso corse via, un piccolo mostruoso nano verde zannuto mezzo nudo che se la dava a gambe per la città. Cup lo inseguì.
Era rapido il nano verde, e agile soprattutto. Per ogni passante o ciclista o automobilista che quello schivava a pelo, con classe, il Cup strusciava, spintonava, urtava, si schiantava con i suoi ostacoli. Qualcosa non andava. All'ennesima persona che gli intralciava la strada il nostro 40enne non più in forma e amante dell'alcool gli si scaraventò addosso. Involontariamente, certo, e provò pure a chiedergli scusa, ma non vi riuscì affatto. Il dialogo che ne seguì, tra il Cup e Ornello, questo il nome del pedone investito da Cup, anche se ora non sono sicuro che tecnicamente un pedone possa essere detto "investito" se a investirlo è un pedone e non un mezzo motorizzato, fu il seguente:
"Che cazzo, e guarda dove vai, volevi spaccarmi una gamba o cosa?"
"No guai mi si non ea mia iniezione".
"Che hai detto? Guai a chi?"
Piccola precisazione, il nostro Ornello, oltre ad avere un nome improbabile aveva pure un autocontrollo altrettanto improbabile.
"No oo etto guai, o iniezione!" 
"L'iniezione? Che diavolo stringi in mano non sarà una siringa brutto bastardo adesso ti accoppo!".
Dopo il dialogo niente affatto chiarificatore fu il caos. Ornello rincorreva tra lo sbigottimento dei passanti il povero Cup, credendo che questi stringesse una siringa contenente chissà quale pericoloso virus al suo interno (mente piuttosto improbabile il caro Ornello, come il nome e l'autocontrollo del resto), e il Cup dal canto suo fuggiva con sempre maggior difficoltà, pensando in sequenza:
"Ornello è un nome davvero improbabile. Ehi, ma come faccio a conoscere il suo nome se non l'ha detto. Ehi ehi, ma perché non riesco a correre e muovermi come vorrei. Ehi ehi ehi, questi ehi sono ridicoli e io pure, giacché non riesco quasi più a espletare le consuete e basilari funzioni di deambulazione che il mio sistema locomotore dovrebbe garantirmi. Merda, non deambulo più, mi accascio all'asfalto, in culo il nano.".
Ornello, alla vista di un uomo brutto, sfatto, e con una smorfia da ebete dipinta sul volto, ma soprattutto di un uomo capitombolato malamente al suolo, si guardò intorno per vedere se ci fosse qualcuno. Notando la solitudine del momento quindi, prese la siringa dalle mani di Cup, vide (ma buon giorno!) che quella non era una siringa ma un bancomat, e lo rimise nel taschino del disgraziato. Poi fuggì, senza prestare soccorso, senza prendersi le colpe di un possibile omicidio.
Giovanni Cupido detto il Cup si risvegliò lì dov'era svenuto non molti minuti dopo. Solo, in un vicolo, con la testa che gli doleva un pochetto. Ripensò al da farsi mentre si guardava intorno, in quel luogo grigio di cemento dei palazzoni vecchi che si mimetizzavano in alto col grigio del cielo color grigio-invernale tipico degli inverni al nord Italia. Grigio-invernale tipologia inverno nord Italia, innovativa e iper realistica tonalità di colore a "sinapsi inc." che nel 2023, con gran sorpresa di tutti, avrebbe reso il Cup ricco sfondato e il mondo un luogo più... grigio. Ma questa è un'altra storia.
"Dovevo bere!" si ricordò il nostro Cup frugando nel portafoglio. "Meglio prelevare." si disse, avviandosi dolorante, senza capirne il motivo, verso la sua banca.
Non troppi minuti dopo estrasse il bancomat, fece per inserirlo, e quasi prese un colpo nel vedere lui.
"Oddiosanto ma tu chi sei?". chiese al nano verde zannuto, mentre una leggera pioggerellina iniziava a bagnargli il cilindro. 
"Mi chiamo Gimmy, non lo sai?".
"Gimmy? Oh, in effetti no, non lo sapevo. Ma, perché sei nudo?"
Il nano a quel punto, con aria stupita, gli disse:"Giovanni, ma porca puttana. Sono un  fottuto nano verde zannuto brutto come la morte coi porri in faccia e tu, senza stupirti della cosa, mi chiedi innocentemente con quella tua faccia di deretano perché sono nudo?".
"E che altro dovrei chiederti? Voglio dire, piove... sarai anche quel che dici ma l'acqua rimane pur sempre fredda e bagnata, tu sia un nano verde zannuto o un uomo, come me.".
"La tua logica è... gneheheh vediamo allora!".
Detto questo Gimmy corse via e il Cup, senza pensarci troppo su, lo seguì. Ora, solo ora ricordava tutto quel che era successo. Quel nano orrido l'aveva già visto appena mezz'ora prima.
"Ehi feiati. Uh, ma che iuiuede no ieco a arlare io..." disse Cup pensando invece "Ehi fermati. Uh, ma che succede non riesco a parlare io..." traduzione questa forse non indispensabile ma mai si può sapere, data la naturale propensione del nostro beniamino a sparare simili sceleratezze intendendo proprio qualcosa con un senso compiuto pari al nulla. Certo, non è questo il caso.
Tornando a noi, Cup lo seguiva ma il distacco aumentava, e come già accaduto, il suo acume cresceva ma il suo coordinamento, sia esso legato al moto come al linguaggio, scemava, nel senso che diventava proprio rincretinito. Perse di vista il nano, e arreso e stanco, inebetito e stordito, ricadde a terra.
"Meno male stai bene. Ero tanto preoccupata." gli fece una ragazza dalla voce morbida e delicata al suo recupero di sensi, tutti e 5 più sesto e settimo.
Aprì gli occhi e si mise a sedere. "Hai la voce morbida."le disse lui, facendola sorridere "Ma peserai sopra i 100kg, sei tutta morbida, mica è solo la voce, che schifo!".
La morbida rimase interdetta, bancomat dell'uomo alla mano. "Sei un maleducato cafone!" gli disse, e glielo lanciò addosso, andandosene.
"Ma guarda questa..." fece lui osservando quell'ammasso di lardo coi due più piccoli salsicciotti di pelle e ciccia che sporgevano dai tacchi gridanti con vocina stridula "Pietà, pietà salvateci da Moby Dick!".
Fece per mettere via il bancomat.
"Sai, quei tacchi gridavano davvero. Sentito che vocine?" gli chiese Gimmy, al suo fianco.
"Ora ricordo!" si illuminò il Cup. "Tu, tu, i tacchi, la corsa, e poi... ma che cavolo succede?" domandò il nostro 40enne sovrappeso e col fiatone, avvicinando una mano verso Gimmy.
"Non mi devi toccare!" fece furioso l'essere, spaventoso.
Cup ritrasse la mano.
"Ma tu, allora, chi sei?" chiese pensando di farlo fintanto che riusciva ad articolare le parole, temendo di lì a poco di scemare nuovamente, sempre nel senso di rincretinirsi.
"Buona domanda, finalmente. Intanto sappi che tua moglie, quella Marina, è stata punita. Secondo, io sono Gimmy, e vivo nel tuo bancomat.".
"L'avevo sospettato in effetti..." disse sospettoso Cup, rigirandosi la carta tra le mani con occhi sospettosi.
"Che ragazzo, se posso permettermi il sarcasmo, perspicace.".
"Il sarcasmo era su ragazzo o su perspicace?".
"Mi sono rotto. Alzati, si va in Thailandia.".
E Cup si incamminò, bancomat sempre alla mano, verso l'agenzia di viaggi più vicina, nano verde zannuto al seguito.
"Che hai fatto a mia moglie?".
"Dimenticala quella, lei... partorirà con Dolore! Sappi solo questo.".
"Oh..." riuscì a rispondere il Cup, non sapendo che dire, pensando improvvisamente a quelle parole. "Tu non sarai... Dio?".
"Dio? Lo chiedi per quel 'partorirai con dolore'? Ma no, sono il pescivendolo Mario, pezzo d'idiota, e mi sono sbattuto tua moglie mettendola incinta, per quello dicevo.".
Al vedere la faccia da sedere di Giovanni Cupido, credetemi, sareste morti dal ridere. Un'espressione quella, che pareva davvero un culo tanto era brutta e inconsistente. Ecco, due aggettivi che non danno giustizia questi, non come appunto fa egregiamente Culo.
"Tu cosa???" urlò tirando finalmente fuori le palle, giunto al limite.
"Giù, signor nessuno. Intanto ben arrivati a voi, coglioni. Era ora veniste fuori. E poi, no, non sono Mario, ti pare? Sono il nano Gimmy del bancomat, sveglia! Infine, sbrigati, che siamo davanti l'agenzia di viaggi.".
"Ma... allora perché quella frase? Insomma, sei o non sei Dio?" chiese girandosi prima di entrare. "O magari il diavolo.".
"Tu esaurisci quei soldi, poi te lo do io Dio e il diavolo!".
Qualche giorno dopo Cup era in volo lasciandosi tutto alla spalle. Appresso solo una valigia, un cuore spezzato, tanta voglia di voltare pagina, e un bancomat quasi scarico. Al suo fianco, ma non sempre, seduto sulle ginocchia di un passeggero, Gimmy il nano zannuto, stavolta vestito, meno brutto, ma sempre scorbutico.
"Pronto per l'avventura?" chiese Cup.
"Tu preparati, dovrai aprire un bordello." gli rispose vomitando tutta la sua acidità d'animo e di stomaco.
"Un bordello?" domandò al nano.
"Fottuto pervertito del cazzo..." bisbigliò il passeggero alla sua sinistra, schifato da Cup, ennesimo turista sessuale.
"Ma..."
"Gneheheh..." se la rise Gimmy, prima di sparire assieme al bancomat ributtato in tasca.
Cup buttò giù un whisky. Cazzo di situazione, pensò.