15/08/13

Hurt

-Ciao, che fai?.-
-Ehi ciao. Mi annoio, tu?-
-Mi annoio anch'io. Cazzeggio su facebook. Sei molto bella in quella foto comunque.-
-Ma dai, dici?-
-Sì sul serio. Hai degli occhi stupendi.-
-Oh beh, grazie caro.-
Grazie 'caro'? Certo, come no.
-Senti volevo chiederti se ti andava di uscire uno di questi giorni.-
''Visualizzato''. Tic, tac, tic, tac. I secondi scorrevano, lei non rispondeva... perché non rispondeva? Perché ci metteva tanto? Eppure l'aveva visto, l'aveva visualizzato. Aveva detto che non stava facendo niente, che si stava annoiando. Quindi perché ancora silenzio? Tic, tac, tic, tac.
''Sto scrivendo...''. Il cuore di Marco batteva più forte, i pensieri si fermarono.
-Scusami- lettere nere su sfondo bianco, -mi aveva chiamato di là in cucina mia madre. Comunque può andare dai. Ora scusami ma devo spegnere che esco, ci sentiamo.-.
''Offline''.
Marco restava lì impalato, gli occhi persi tra il blu e il bianco del social, nell'immagine di lei, un'icona quadrata, cappelli ricci e scuri che incorniciavano due occhi verde acqua da togliere il fiato. Marco era felice ora che ci pensava. Aveva ricevuto un sì, finalmente un sì. Certo lei se n'era andata via subito senza lasciare il tempo di organizzare, ma il giorno seguente le avrebbe riscritto, così aveva deciso, e si sarebbero messi d'accordo per l'appuntamento.
Si mise a letto e spense la luce, s'infilò sotto il piumino, cuffie nelle orecchie, play. Erano tutte agrodolci le canzoni che gli riempivano la testa e i pensieri. Quelle parole e quelle melodie tristi lo capivano e lo raccontavano, si sentiva un tutt'uno con esse, e si sentiva solo... Perché nessuno lo voleva intorno, e non riusciva a capacitarsene. Non era un brutto ragazzo, non particolarmente. Un tipo normale, ecco. Guardandosi allo specchio dopo la doccia indugiava spesso sul suo corpo. Era magro, una leggera peluria gli cresceva da sotto l'ombelico arrampicandosi fino al petto, dove si espandeva in un cespuglio scuro. Pallido come un cencio, facilmente incline alle bruciature da sole e con gli occhi scuri, una leggera acne sul viso e il timido grigiore sopra il labbro, niente barba ancora. Come lui ce n'erano a milioni, persino di più cessi. E quindi...
Perché? Perché lui doveva starsene là, il sabato sera alle undici e mezza, a diciott'anni, senza uno straccio d'amico con cui uscire, senza una ragazza da baciare. Se solo Fabio non fosse partito per l'altro lato del mondo...
Una luce nel buio: lo schermo dello smartphone proiettò un alone bluastro sul soffitto. Sarà lei? pensò Marco. Oppure Andrea! Potrebbe aver cambiato idea decidendo di passare a prendermi, magari si va in disco insieme o a bere qualcosa con tutti gli altri e... Aprì il messaggio e lesse ''Vodafone, la informiamo che l'opzione xxx sarà rinnovata entro il giorno xx/xx...''. Gettò via il telefono, lontano. Com'era premurosa quella cazzo di Vodafone!
Tornò amaramente alla sua solitudine. Johnny Cash, Hurt e malinconia. Pensò alla lingua calda di Marta, a come sarebbe stato sentirla mentre s'intrecciava con la sua. L'arricciò all'indietro, piegandola nelle più contorte forme che riuscisse fare. Chissà com'è  limonarsi una tipa... Scese giù, all'elastico delle mutande, se le calò delicatamente. La mano affusolata di Marta gli graffiava timidamente il pube con le sue unghie affilate, per poi afferrare forte il suo pene turgido. Su e giù, prima piano, poi forte, poi ancora piano e di nuovo più svelto. Marta era sopra di lui, gambe aperte e fica calda e grondante di piacere, gambe lisce come la seta punteggiate da pochi piccoli nei.
Marco immaginava i suoi seni tondi e sodi, i capezzoli che sbattevano ritmicamente sul suo viso, mentre lei con foga lo montava, mentre la mano di Marco accelerava, più forte sempre più forte. Marta urlava il suo nome, i loro bacini che si strusciavano selvaggiamente e il profumo di rose nell'inarcatura del suo collo. ''Si Marco, ancora dai spingi, di più tutto dentro si Marco ohh Marco Marco!'' gridava eccitata Marta nella sua testa. E il piacere era quasi arrivato, nascosto nei pochi secondi tra l'intimo desiderio e il caldo bollore del suo seme, che s'incanalava per tutto il suo membro. Ancora un attimo, un attimo soltanto e...
-Marco, Marco svegliati!- tuonò la madre spalancando la porta, in una cascata di luce che invadeva la stanza e il cuore a tremila di lui, la mano tolta alla velocità del suono e un ondata di piacere e terrore che gli inzuppava le lenzuola. 
-Che c'è ma, che cazz...?!- balbettò non riuscendo a simulare nulla, la faccia da stronzo sfigato dipinta su un volto che era già la caricatura di se stesso, un viso che tutti prendevano in giro, sempre.
-Mi hanno chiamato... Papà...-.
Non disse altro sua madre, non serviva. E da quelle parole all'ospedale, all'ultimo sguardo a suo padre, alla bara che scendeva e s'infossava sotto terra, Marco visse come in un sogno immerso nella nebbia. Eventi che scorrevano in modo incontrollato, pensieri in un loop infinito di banalità, dolore e incomprensione. Accade davvero? si trovò a domandarsi più e più volte, fissando il vuoto davanti a lui mentre pupazzi inespressivi ciarlavano vuote parole di circostanza alla madre distrutta, al fratello maggiore disperato e a lui, immobile come una statua di cera, perso nel nulla più assoluto.
I giorni seguenti Marco si sentiva sereno e anche morto. Erano state tre di numero le frasi ricevute via sms e una via facebook da parte di ''amici''. Quattro minchiate piene d'indifferenza e banalità. E Marco si sentiva bene, e morto e solo. Non esisteva più nulla di lui forse, solo un buco al posto della testa e un fosso per quello del cuore. Non c'erano più pensieri, non c'erano più giudizi, svanito il dolore, svanito il senso di solitudine, di inadeguatezza, di inferiorità. Suo padre, il suo unico amico, non c'era più. Sparito.
Ricordò un prato e il tramonto, l'erba appena tagliata a primavera e il pallone da calcio troppo grande per lui. C'era suo padre a sorridergli, che lo incitava a calciare più forte, più forte. Ricordò se stesso avvolto in un morbido asciugamano, il corpicino fresco di borotalco, le mani grandi e attente di suo padre che si riempivano d'acqua fresca e gli lavavano il viso. Ricordò il suo abbraccio contenuto, una semplice mano attorno alla spalla e poche parole a sussurrargli che tutto si sarebbe sistemato, che le ragazze erano un mistero tutto da scoprire, che avrebbe avuto tempo, che ogni uomo, persino lui, finiva col cuore spezzato per colpa di una stronza insensibile. Ricordò il dispiacere che provava vedendolo sempre solo, sempre in difficoltà assieme agli altri, sempre preso di mira. Ricordò i film al cinema, le partite alla play. Ricordò il suo sorriso gentile e il suo viso arrabbiato, i suoi insegnamenti, il suo profumo e il suo calore
Lo pensò ancora un secondo, lo raggiunse. Un calcio alla sedia, una stretta di fuoco che gli mordeva il collo, gli occhi pulsanti e il mondo che diventava viola, poi nero. Poi nulla.