24/05/13

The will of the gods

Buongiorno! Oggi un racconto andato in onda qualche tempo fa al concorso 3Narratori, ad opera di Salomon Xeno, che purtroppo nel mentre che gareggiava non è stato poi tanto fortunato. Ma come si suol dire, non è che la fortuna centri proprio davvero in questi ambiti. 
''Si suol dire questo? E da quando, scusa?!''
Comunque sia, dato che il concorso è finito da un pezzo, pubblico il testo sul blog. Non ha senso tenerlo rintanato nel pc, quindi ve lo beccate voi.
4000 parole, genere fantasy/fantascientifico, molta azione. Ed era proprio l'azione che volevo tentare di rendere cimentandomi in questo racconto, provando a trasmettere il dinamismo delle scene proprio come se le avessi vissute io. Chissà se un po' si nota... Vedremo! Ah, la trama c'è eh, non preoccupatevi, mica è una storia senza senso! 
E ora,  a voi! Come sempre attendo commenti, che mi servono sempre. Volate!...

The will of the gods
Aida correva, correva a perdifiato. Le gambe esili e pallide sporche di fango e violenza, i piedi scalzi, pochi stracci di seta bianca che svolazzavano nell'aria impestata di fumo. Capanne in fiamme a decine, donne e uomini riversati sulle pietre umide di pioggia e morte. Persino troll e giganti erano caduti come mosche. Gli dei li stavano punendo, punivano tutti loro per il sangue che inutilmente era stato versato nei secoli...
Una mano enorme le strinse la vita, bloccando la sua corsa e mozzandole il fiato, mostrandole il suo fetido muso e le zanne inferiori lunghe e lucenti. La piccola si divincolò scalciando come un diavolo, ma un essere tanto esile non poteva nulla di fronte a un mostro di quella stazza. Un rombo potentissimo sembrò sfondarle i timpani e un'orribile sensazione di vertigini le fece rimettere il poco cibo mangiato qualche ora prima.
Riuscì a guardare in basso appena un attimo, il tempo di osservare la Foresta del Sole farsi sempre più piccola sotto i suoi piedi, tenuti il più possibile vicino al busto per non permettere al fuoco bollente di ustionarla. Era in volo col suo rapitore, e attorno a loro altri cento di quegli scintillanti e sconosciuti animali si libravano in cielo, lasciandosi dietro scie di fumo denso e nero, che si mischiavano con la notte.

L'esercito percuoteva selvaggio tutto se stesso. Chi pestava la terra sotto i piedi, chi cozzava spade e scudi assieme, chi urlava dando libero sfogo alla paura, all'eccitazione e al dolore. La Pianura dei Salici non aveva mai visto uno schieramento tanto imponente. Le guerre, quelle fra le razze di Knothol, erano culminate anni prima, e una pace di convenienza aleggiava ormai da tempo in tutto il regno. Il motivo di tale alleanza Nair, ce l'aveva proprio davanti: gli dei. Cinque enormi macchine volanti stavano solcando il cielo, circondate da un denso alone di fiamme e nubi incandescenti, portandosi dietro un tale frastuono da impallidire anche il più feroce dei temporali. Pochi secondi ancora e il comandante Moira avrebbe dato il segnale ai cavalieri di drago, bardati delle loro più robuste armature, tutti schierati sulle alture dei Denti di Artik, che cingevano in un abbraccio rassicurante le forze di terra.
Zorah era tesa sotto di lui, lo percepiva chiaramente. Sbriciolava la terra sotto le zampe coi suoi artigli scuri, tracciando nervosamente solchi profondi mezzo metro. Ci fu il primo segnale del comandante, e tutti e centotrenta i draghi veterani del regno ruggirono e sputarono lingue di fuoco altissime, e la notte s'illuminò di colpo, e il sangue iniziò a ribollire in ogni singolo uomo, elfo, nano, orco, gigante, arpia, tritone, troll, gnomo, licantropo e mago. La Grande Guerra era iniziata. Al secondo segnale le vette aguzze tremarono da cima a fondo, e le enormi bestie alate coi loro cavalieri si fiondarono verso gli uccelli d'acciaio che gli dei venuti dal cielo si erano portati appresso.
I muscoli delle zampe posteriori della draghessa si fletterono al colpo di tacchi di Nair e i due si librarono nell'aria, sotto i battiti delle possenti ali d'ebano che lavoravano furiosamente. Le navi nemiche, mastodontiche e sospese nel vuoto, sputavano un vespaio di creature metalliche, che cadevano in gran numero al suolo ingaggiando feroci scontri con la fanteria, mentre in una quantità minore si libravano tra le nuvole attaccando lo schieramento aereo.
Il cavaliere, per reggersi meglio, strinse più forte le gambe attorno la base del collo di Zorah, e iniziò ad accompagnare le bollenti ondate di fuoco di lei scagliando saette dalla mano sinistra, mentre la lama affilata sulla destra troncava di netto quei fastidiosi insetti meccanici, appena più grandi di un lupo. La bestia virava furiosamente, perdendo e recuperando quota continuamente per schivare quel termitaio di mostri splendenti che intasavano il cielo e non imbattersi nei suoi compagni.
Settima e sesta Forza, spostatene il più possibile verso il confine nord della pianura. Cominceremo da lì. E' tempo di dare spazio ai nostri giovani iniziando dall'Accademia di Sahara.
La voce del vice comandante risuonò limpida nella sua mente e in quella dei suoi compagni di Forza, così come in tutti gli appartenenti alla sesta. Dovevano spostare il più possibile dei propri nemici verso il massiccio appostamento di cavalieri di drago dell'accademia del nord, composto dai più giovani, certamente testardi e inesperti, ma che possedevano una grinta e una fame di gloria tali da renderli avversari più che temibili.
<<Zorah! Verso nord!>> urlò Nair al suo drago, schermandosi dai finissimi raggi violetti che quelle creature sputavano senza sosta.
La bestia attese il dissolversi della barriera magica appena creata dal suo dragoniere, e sfruttò l'aerodinamicità recuperata per tuffarsi verso il suolo e prendere velocità, imitando l'altra ventina dei suoi compagni e inscenando quella fuga tattica che avrebbe attirato i nemici verso di loro. La barriera magica che di li a poco sarebbe apparsa alle loro spalle, sperava il cavaliere, avrebbe dovuto mettere fuori gioco un buon numero di quei bastardi.
Zorah ruggì assieme ai suoi fratelli alati, e ovunque riverberò il loro feroce grido di rabbia.

Ci fu un momento di silenzio in cui Syria sentì distintamente i battiti frenetici del suo cuore. La battaglia l'aveva sempre eccitata, scorreva in lei e nel suo sangue elfico, ma in quel momento, per la prima volta, la frenesia era l'ultima delle sue sensazioni. Paura e insicurezza invece si facevano più prepotenti. Il ruggito potentissimo dei draghi che tuonò all'improvviso attorno a loro la fece riscuotere. Un arco di fiamme che scaturiva dagli altissimi Denti di Artik, uno sfondo lontano attorno a loro, illuminò i cavalieri di drago, che partivano come una nube oscura per fermare quelle immonde creature demoniache. La notte sopra di lei si riempì di lampi di ogni colore, segno che lo scontro lassù era iniziato. La diciannovesima fanteria di cui faceva anche lei parte si preparò ad accogliere i suoi assalitori.
Piombarono pesantemente al suolo a centinaia, sgraziati e dall'aspetto incomprensibile e freddo. Non riusciva a capire, solo guardandoli, quale fossero le teste e quali le gambe. Erano esseri delle tenebre, fuori dal mondo, e spietati come nessun altro mai. Gli arcieri appostati sui rialzi rocciosi di quella struttura a ferro di cavallo, alta una trentina di metri, scagliarono rapidissimi un fitto nugolo di frecce contro le armature brillanti dei loro nemici. Gli incantesimi apportati su di esse fecero il loro dovere: molte riuscirono a sfondarli da parte a parte, portando il nemico alla morte, tra grida acutissime, vampate di vapore bianco e scintille elettriche; altrettante invece si disintegrarono come fossero foglie secche stritolate dal vento invernale.
Il contrattacco avversario fu spietato. Quei massicci mostri a tre piedi caricarono gli elfi senza esitazione, travolgendone molti, e sparando da quella che sembrava la bocca un'ondata di piccoli pezzi di ferro, che si conficcavano nelle carni pallide degli avversari.
Syria scattò in avanti e balzò sulle spalle del primo che gli capitò a tiro, conficcandogli la lama bluastra dritta giù per la schiena, lasciandolo tramortito prima di ricadere al suolo. Schivò l'attacco impacciato di un secondo aggressore, per poi amputargli due delle tre gambe con un solo fendente netto. Un potente colpo la prese di sprovvista sul fianco destro, ammaccando e spezzando quasi subito l'armatura incantata che la proteggeva, mozzandole il fiato. Vorticò a mezz'aria per qualche istante, con la vista annebbiata e un dolore lancinante che la teneva saldamente ancorata alla sua missione, alla realtà.
Ricadde a qualche metro di distanza, aggrappandosi a un nuovo mostro, e infilzandolo con la spada che non aveva mollato nemmeno per un secondo. Si diede un'occhiata rapida attorno, il tempo di accorgersi che le cose fin da subito non andavano troppo bene per i suoi elfi, e riprese a combattere con furia e rabbia, senza sosta.
La sesta e la settima Forza stanno per arrivare, avete quindici secondi di tempo per ammassarvi sul fondo. ordinò uno dei maghi del loro schieramento.
Syria come da programma corse tempestivamente verso il fondo del ferro di cavallo roccioso che cingeva quella parte di pianura, lasciando sbigottiti i demoni a fronte dell'improvvisa e prematura ritirata. I draghi stavano per giungere in picchiata proprio da quella parte per poi dirigersi verso nord, uscendo dalle due estremità aperte della barriera naturale. Avrebbero incenerito quei maledetti a tre piedi al loro passaggio e fatto schiantare i loro inseguitori sullo scudo magico, presto eretto sopra le loro teste.

L'accelerazione verso il basso era tremenda, la testa e le orecchie percepivano chiaramente il cambio repentino di pressione, e la barriera d'isolamento era appena sufficiente per far restare Nair in sella a Zorah senza svenire. Un incantesimo di protezione troppo vasto avrebbe compromesso l'esito della picchiata della draghessa, per questo la fattura era tanto debole e i sensi vacillavano. Sotto di loro gli elfi si erano rannicchiati nel fondo della scoscesa parete a U, mentre più avanti, a qualche centinaio di metri, le fila divine nelle loro armature scintillanti erano rimaste isolate per quei brevi istanti che sarebbero stati loro fatali.
A trecento metri dal suolo lo stormo di draghi raddrizzò il proprio assetto, volando quasi parallelamente al terreno, rapidissimi e furenti. Al loro arrivo i due maghi a terra attivarono l'imponente barriera magica chiudendo il passaggio dei nemici inseguitori. L'esplosione di centinaia di quegli esseri volanti alle loro spalle, schiantatisi contro il muro invisibile, fu violentissima. L'aria stessa sembrò incresparsi, percorsa da milioni di onde trasparenti. Ancora una volta la notte diventò per un breve tempo giorno, e tutti esultarono per quell'attacco perfettamente riuscito.
E ora avanti! pensò Nair, planando rapidamente verso le sue prossime prede. Schermò dal calore il suo corpo giusto prima che ogni bestia alata vomitasse lava bollente dalle proprie fauci infernali, sciogliendo l'esercito lucente e squagliandolo al suolo, mandandolo letteralmente in fumo in pochissimi secondi. Sentì l'intero corpo della sua Zorah vibrare pesantemente al passaggio del liquido infiammabile nella sua lunga gola, e assaporò la brezza fresca della primavera non appena riprese repentinamente a salire, riportandolo quasi oltre le nuvole, assieme ai suoi fratelli, tutti diretti verso nord con ancora più della metà dei loro inseguitori alle calcagna. Pensò allora a sua moglie e a sua figlia, la prima dispiegata in chissà quale parte del campo di guerra, la seconda al sicuro con gli altri bambini, di ogni razza e provenienza, nella Foresta del Sole.
Una pioggia improvvisa di raggi viola si abbatté su di loro, scagliata dai bastardi furenti che li seguivano, bucando e ferendo le ali della maggior parte dei giganteschi rettili. Quelle erano sì le parti più importanti da proteggere con la magia, ma anche le più difficili. Nair doveva esser ben attento ad ogni singolo battito, doveva percepire chiaramente la posizione nello spazio degli arti della sua Zorah, e fatto questo, le ricopriva continuamente con incantesimi scudo e anti ustione. Un lavoro difficile e faticoso persino durante un volo normale, reso ora quasi impossibile dalla frenesia della battaglia e dalle fatture infernali che quei mostri si mostravano capaci di compiere.
Si mise in sella al contrario, voltandosi verso la coda per osservare meglio ciò che gli accadeva alle spalle. Raccolse le forze e scagliò fulmini e deviò maledizioni, pregando se stesso di riuscire a resistere sino alla fine della propria missione. Al suo fianco i compagni di mille avventure perdevano la vita uno dopo l'altro, lasciando questo mondo così come avevano sempre vissuto: librandosi in aria in compagnia dei loro più grandi amici, insieme verso un'ultima misteriosa meta. In basso, gli eserciti che si estendevano per tutta la Pianura dei Salici venivano travolti da lacrime di sangue e rottami, e osservavano sconcertati tutti quegli invincibili draghi che ora si schiantavano al suolo maciullati. I più forti di loro, stavano morendo.

<<Hai mai visto nulla di tanto suggestivo e grandioso, Roy?>>.
<<No, padre. Questo mondo, lo ammetto, è andato ben oltre la mia più fervida immaginazione.>>.
Il giovane quasi senza parole, osservò muto ciò che stava accadendo nei cieli sotto l'astronave, dove mostri di ogni forma e tipo stavano affrontando i loro cyborg da combattimento per difendere le proprie preziosissime terre. Non poteva non pensare ai racconti che gli leggeva la madre quand'era piccolo, in cui vi erano draghi proprio come quelli che ora eruttavano fuoco dalle loro bocche, tentando inutilmente di far breccia negli enormi e sofisticati deflettori. Storie in cui nani, troll ed elfi combattevano le loro guerre con spade e magia. E non poteva non provare una certa pena nel vedere tutta quella speranza e tutta quella rabbia nei loro occhi, nel vedere quel desiderio di libertà e pace che purtroppo non avrebbero mai soddisfatto.
<<Padre, io... Mi chiedevo se stiamo facendo la cosa giusta?>>.
<< La cosa giusta? Cosa significa giusto? Chi decide cosa è giusto o sbagliato?>>.
<<Credo... Dipende da chi sei, da cosa hai vissuto nella tua vita, dalla moralità che di conseguenza hai. Credo ogni persona riesca a giudicare bene o male a seconda di ciò che è, di ciò che si sente dentro...>>.
<<No, Roy. Giusto o sbagliato lo decide chi vince, lo decide Dio. E chi è Dio se non la più potente tra le persone, il più grande tra i vincitori?>>. L'uomo rimase un attimo in silenzio, osservando anch'egli l'agghiacciante spettacolo che si consumava sotto i suoi piedi. <<Noi siamo Dio, noi siamo delle divinità al loro cospetto. Invincibili, spietati, inarrestabili, giusti. Il solo possedere un potere tale da rendere i nostri desideri realtà, legittima noi stessi ad afferrare con vigore quei sogni sino a renderli tangibili... Mi chiedi se sia giusto tutto questo? Lo scoprirai tra poco, quando il vincitore coglierà i frutti dei suoi sforzi e le sue capacità saranno adeguatamente ricompensate.>>.
Detto questo digitò senza alcun indugio una serie di caratteri su di uno schermo sottile. Guardò il figlio ancora una volta, gli posò una mano sulla spalla. <<Ehi! Non scompariranno, è chiaro? Non sono qui per cancellare queste meravigliose creature. Solo, anche noi abbiamo il diritto di vivere.>> e un sorriso largo e sinistro incorniciò la più inquietante delle espressioni.
Il perverso piacere che provava in tutto ciò, di certo non riusciva a mascherarlo.

Da una decina di minuti il clima era più accettabile. In quanto a velocità Zorah e gli altri otto rimasti erano nettamente superiori ai loro avversari, e questo nonostante le numerose ferite e la fatica riportata. Sotto di loro gli scontri erano isolati o quasi del tutto assenti.
<<Manca poco, resisti piccola mia, e potremmo goderci qualche minuto di riposo mentre gli altri si occupano di questi qui...>> ansimò Nair esausto, ora concentrato soltanto a ricoprire di protezioni la sua draghessa.
Già si intravedevano le dolci colline del regno della regina Sahara, da cui si sarebbero presto uniti i rinforzi. I ragazzi erano giovani e spesso troppo pieni di sé, ma in un tale momento ogni singolo individuo poteva essere d'aiuto, ed esperti o meno che fossero, restavano pur sempre dei dragonieri, una delle maggiori forze belliche dell'intero Regno di Knothol. Molti di loro, come Austin il folle, Martin il quieto o Ibis grande fiamma, li aveva addestrati lui stesso, ed era quindi certo che avrebbero fatto la loro parte.
Prese un lungo sorso di pozione rigenerante, recuperò le forze perdute, e trasmise parte di esse alla sua creatura. Infine, col sole che svogliatamente sorgeva tingendo le nubi di rosa, arrivarono al punto d'incontro...
I nove cavalieri ora si sgranchivano le ossa a terra, sui soffici campi in fiore baciati dall'alba nascente. Cinque minuti, non di più, mentre l'aria vibrava e cinquanta giovani apprendisti cavalieri disintegravano con non troppa fatica le duecento unità avversarie rimaste.
<<Guarda Nair, la forza della giovinezza. Ah, quanto mi piacerebbe essere ancora così...>> rise amaramente Norik, osservando la spettacolare dimostrazione di forza dei cadetti nei cieli vicini. <<Ma d'altro canto, ringrazio d'essere vivo...>> e affogò in fretta il suo sorriso nella malinconia, ricordando i compagni appena caduti e i suoi familiari impegnati chissà dove in guerra.
<<Non ringraziare d'essere vivo. Vivere è un nostro diritto, così come dei nostri figli. E ora andiamo a fare il culo a questi dei traditori e bastardi!>> rispose stringendo forte le spalle dell'amico, ora rinvigorito e pronto a ripartire.
Zorah e gli altri otto spiccarono il volo, alzandosi ad una velocità mostruosa e finendo le ultime creature demoniache con rapidi colpi di coda, frantumando i più vicini con gli artigli possenti, quasi a dimostrare a quei giovani draghi che gli anni migliori per loro non erano ancora passati. Poi insieme partirono verso sud, per ricongiungersi al campo di battaglia già raggiunto da altri quattro stormi di cavalieri provenienti dalle rispettive basi d'addestramento, tutti giovani, tutti infuriati col mondo e volenterosi di riprendersi il proprio futuro.
Sono l'addestratore Nair, in questo momento ho il grado più alto e prendo il comando. I maghi mi hanno informato circa le zone in cui necessita maggiormente il nostro aiuto. Aimon, Garyon e Sismith divideranno le loro squadre tra gli schieramenti quindici, ventitré e quarantuno. Tutti gli altri con noi! 
Terminò appena la frase e un quantità indefinita di grossi mostri rilucenti gli si parò davanti a un chilometro appena di distanza, sbucando proprio da quella che doveva essere la zona più sicura di tutto il regno, la fortezza nascosta protetta dai più potenti maghi mai esistiti: la Foresta del Sole. Pochi battiti d'ali e riuscirono ad averla pienamente nel loro campo visivo, che si estendeva ad ovest, invasa dalle fiamme.
<<I nostri figli, i nostri figli!>> urlò il veterano Zairos, portandosi immediatamente appresso altri quattro cavalieri e puntando verso quei cani che avevano osato attaccare le future generazioni, i loro piccoli, le parti più importanti dei loro cuori.
Continuate col piano... I miei allievi con me, ora. sibilò furioso e angosciato Nair, mettendosi sulla scia di quelli appena partiti, e pensando a null'altro che a sua figlia Aida. La percepiva, sentiva il pendaglio che portava al collo. Lo sentiva allontanarsi assieme a quei mostri, rapidissimi e ben più grossi di tutti gli altri visti fin ora, che procedevano spediti verso la più centrale fra le cinque navi volanti, in cui stavano gli dei.

Si erano spostati da una buona mezz'ora e combatteva senza sosta tra i solitari salici che si snodavano attorno al lago Osyris. Non erano particolarmente difficili da abbattere quegli orrori corazzati, ma bisognava stare attenti ai loro raggi viola, che bruciavano e perforavano pelle e armature, e abbattevano persino troll e giganti se colpiti al volto. Syria estrasse anche la seconda spada gemella, e roteò frapponendosi fra due bastardi squarciandoli poi in più parti, facendo loro vomitare inconsueti organi bluastri e lampeggianti. Si abbassò a terra giusto il tempo di evitare un poderoso manrovescio di un troll, che abbatté cinque nemici di colpo, e tremò quando la clava mastodontica di Marco lo Sdentato picchiò il suolo, lasciandosi dietro un cratere pieno di rottami fumanti.
Tutte le razze combattevano ora unite, e a memoria d'elfo non era mai accaduto nulla di simile nel corso dei secoli. Ne uccise altri due, e poi ancora tre, e quattro, e ancora, senza sosta, evitando gli attacchi violenti ma comunque eleganti degli uomini, le asce furiose dei nani, le bombe di fuoco che ogni tanto piovevano dai cavalieri di drago, impegnati a risolvere le situazioni più intricate sul campo. Quando la stanchezza si faceva sentire i maghi incantavano la vegetazione presente nelle loro vicinanze, ed ecco allora che un momento prima Syria ansimava di dolore e stanchezza, e subito dopo era rinvigorita grazie al sacrificio di un arbusto o una distesa d'erba, che moriva per lei, si sacrificava, per veder salvo il loro mondo.
Il sole era quasi sorto e in alto placide nuvole del colore delle arance mature donavano un piccolo spiraglio di serenità, una minuscola finestra di paradiso a confronto del lurido ammasso di cadaveri, carni, mosche e organi maleodoranti sparsi in ogni dove. Le gigantesche navi lassù però, la spaventavano. Ora avevano smesso da tempo di sputare demoni maledetti dalle loro pance, ma se ne stavano comunque sospese e immobili in aria, praticamente invulnerabili persino agli attacchi magici più potenti. Sempre lassù ora, ecco arrivare con un frastuono impressionante un centinaio di grossi orrori d'acciaio, con enormi fuochi rossi sotto ai piedi e lunghe scie di fumo scuro. E con un lamento ancor più disperato udì i draghi, e Zorah, enorme e fortissima, illuminata dalla luce del mattino, e l'uomo che la cavalcava, suo marito Nair.

Il mondo sotto di lui si faceva sempre più piccolo, le nuvole candide e fresche erano come nuova linfa ogni volta che vi passava attraverso. Ma non se ne curava, non gli importava. Sua figlia era lì, poco più avanti, e lui stava impiegando tutte le sue energie per aiutare Zorah a volare più in fretta, deviando le masse d'aria davanti loro e portandole dietro, spingendola sempre più in alto e sempre più rapidamente. Nessuno osava scagliare incantesimi a distanza contro i rapitori, la paura di colpire i propri figli era troppa, era un rischio che non erano disposti a correre. Eppure era una situazione disperata. Si stavano avvicinando alla grossa nave volante centrale, e sapevano che ben presto si sarebbero schiantati contro la sua barriera.
<<Che cosa cazzo facciamo?!>> urlò al vento il veterano Zairos, con le lacrime agli occhi e una furia cieca dipinta sul viso.
La barriera. Colpiamo quella è l'unico modo... Non so che altro fare. I maghi ci aiuteranno... gridò in con un nodo in gola Nair, incapace di ideare una strategia sensata, e contattando subito dopo tutti gli stregoni impegnati sul campo per un unico immediato attacco che facesse breccia allo scudo della nave volante. I draghi più vicini si arrestarono prima di sbattervi contro, i loro figli erano già lontani. Pochi secondi dopo riversavano tutte le loro fiamme addosso a quell'ostacolo invincibile. Dal basso ogni mago lanciava i suoi più potenti incantesimi.
<<Ci hanno rubato i figli! Hanno rubato i nostri figli!>> tuonava ora il grido disperato di Nair, amplificato con la magia per poter essere udito a grandi distanze. <<Ce li stanno portando via, sono oltre questa maledetta barriera! Ce li hanno rubati!!!>>. E altri draghi, e altri stregoni pian piano andavano ad unirsi in quel disperato attacco, lasciando sole le zone in cui infuriava ancora difficoltosa la battaglia.
Ci hanno puniti per i nostri peccati. Troppo sangue è stato versato nei secoli e ora è questo il prezzo da pagare? si chiese tra sé Nair.

<<Come dicevo non sono qui per commettere l'atroce peccato dello sterminio di una razza. Qualcuno più grande di me ha avuto il potere di crearli, io non ho alcun diritto di distruggerli. Ora sono salvi, così come lo saremo presto noi.>>.
<<Si, padre...>>.
<<Non preoccuparti, li faremo prosperare, in seguito. Ma ora dobbiamo occuparci della parte più importante. Provvederò alla nostra sopravvivenza e preparerò per tutti noi la nostra nuova casa...>>.

Le creature degli dei morirono tutte insieme e tutte di colpo. Ognuno si guardò incredulo negli occhi, senza capire cosa fosse successo. Ma non c'era gioia dentro di loro. I loro figli, i loro figli erano ancora lassù, e quella maledetta barriera non voleva cedere. Le fiamme sembravano disperdersi e propagarsi nel nulla, spalmandosi in aria mentre seguivano i bordi del dannato scudo invisibile. Tra i bambini presi, Syria sperava con tutto il cuore non ci fosse la sua piccola Aida, e non trovava pace... Se solo avesse potuto parlare con suo marito...
Amore... Amore... le disse improvvisamente lui nella mente.
<<Lei... Lei è lì?>> chiese la moglie affogando le parole tra le lacrime.

<<Non patiremo più la fame. Non vagheremo più nello spazio freddo e buio...>>. Detto questo distolse lo sguardo dal figlio e diede il comando. Un grappolo di bombe X-9 cadde da ognuna delle cinque navi spaziali.

Lei è... iniziò a dire Nair, ma da oltre lo scudo, dei cilindri grandi quanto un uomo stavano cadendo lentamente verso il basso, passando sotto di loro. E poi, nei pressi della più lontana delle cinque navi vide la prima luce, e percepì cosa essa fosse, e cosa significasse.
Lei è viva, riprese a dire rivolgendosi alla moglie, dolcemente, sento il suo pendaglio, è viva te lo giuro. E' lassù con gli dei. Ci hanno puniti perché abbiamo peccato, ma lei starà bene. Ti amo, ti amo con tutto il cuore amore mio.

<<Ti amo anch'io... Per sempre...>> rispose Syria. E l'ultimo pensiero prima di andarsene lo dedicò a sua figlia.

<<Siamo dei, e la nostra luce purifica ogni cosa. Finalmente abbiamo una casa, figliolo.>>.