15/04/15

Sbloccarsi e buttar giù.

Da un po' di tempo sto frequentando dei corsi di scrittura creativa. Utili? Qualcuno potrebbe pensare di no, additandoli come cazzata, così per partito preso. Altri di voi invece magari apprezzano, avendo addirittura provato qualcosa di simile. Però di voi chissenefrega? A me questi incontri stanno dando una mano a sbloccarmi. L'avrete notato forse che qui sul blog ultimamente stanno comparendo un po' più racconti rispetto ai post più tradizionali.
Ve ne parlo comunque perchè ho ripreso a scrivere quella storia un po' più lunga che vorrei tanto, tanto, ma proprio tanto riuscire a buttar giù. Al momento quel che ho scritto è un'incompleta e incongruente colata di aneddoti più o meno collegati tra loro. Alcuni di essi mi piacciono e molti altri meno, sono poco più che appunti.
Oggi stacco uno di quei pezzi e vi riporto di seguito una singola scena. Ci capirete qualcosa? Non ne sono sicuro, ma è giusto per darvi un assaggio, e chiedervi un parere, se vi andasse di darmelo. Via...

Quando Marta entrò, il locale intero parve voltarsi a guardarla. Le sue forme, il profumo, il vestito vermiglio.
‘’Marta.’’ disse Philip alzando la sua birra. ‘’Bevi qualcosa?’’
La donna lanciò uno sguardo al barista e quello iniziò a prepararle da bere. ‘’Phil. Ne è passato.’’
‘’Davvero.’’
‘’Sei sempre l’uomo rozzo e stolto che conosco?’’ chiese guardando il boccale.
‘’E tu la solita spocchiosa succhia cazzi?’’ fece coprendo un rutto con la mano. 
‘’Ma guardarti. Sei ubriaco. Perché sei ubriaco?’’
‘’Perché mi fa sentire bene.’’
‘’Tu hai paura, Phil.’’ disse in un mezzo sorriso.
Philip non poté fare a meno di fissarle le labbra, e quando provò a staccarsene affondò inevitabilmente nella generosa scollatura.
Lei schioccò le dita. ‘’Ehi! Non fare l’animale. Guardami negli occhi.’’
‘’Sono pericolosi i tuoi occhi.’’ rispose tornando a bere. ‘’Che cosa vuoi?’’
‘’Dicono ne abbiate trovato uno.’’ esordì senza inutili preamboli. ‘’E’ la verità?’’
‘’E chi è che lo dice?’’ domandò non tradendo un certo fastidio.
‘’Quindi è vero. E’ proprio così.’’ sorrise maliziosa.
Il barista arrivò con un calice di vino, indugiando anch'egli sulla scollatura vertiginosa.
‘’Sei proprio una gran puttana.’’ disse Philip. ‘’Ehi tu, portamene un’altra, muoviti.’’
‘’Avanti, non essere scortese. Io e te ci conosciamo da tanto tempo. Perché non la smettiamo di farci la guerra, perché non collaboriamo come una volta?’’ disse allungando una gamba verso quella di Philip. ‘’Lo sai che lavoriamo bene insieme. Ricordi quante ne abbiamo passate? Noi siamo
‘’Finiti. Siamo finiti. Non siamo niente. E poi non ho bisogno di te.’’
Marta si alzò per poi risedersi sulla sedia al lato destro di Philip. Allungò una mano sotto al tavolo e gli accarezzò il ginocchio. ‘’Non mi vuoi? Sei soddisfatto così? Con la tua nuova spalla, sì?’’ continuò facendo camminare indice e medio lungo la gamba di lui, proseguendo verso la lampo.
Arrivò l'altra birra. Il cameriere intuì ciò che stavano facendo, ma non disse nulla e tornò ai suoi affari. ‘’Sei invecchiata male, Marta.’’
‘’Vorrà dire saranno le mie conoscenze a farti comodo.’’ si giustificò, ‘’Non trovi?’’
Accarezzò il membro turgido di Phil, poi andò sotto le mutande e glielo prese in mano cominciando a fargli un sega. Phil sorrise. ‘’I tuoi metodi li conosco anche troppo bene. Un tempo non eri male, lo ammetto.’’Bevve un sorso, il viso di Marta era a due centimetri dal suo. ‘’Ma vedi. Se sei brava come dici, se ci sai fare, perché non vieni a prendertelo tu il posto di Claire? Perché non ti arrangi e ti rispondi da sola?’’ chiese in un sorriso stronzo.
La donna fermò la mano, scese ai testicoli e puntò le unghie pizzicandolo. Phil riconobbe di aver fatto una cazzata. ‘’E tu perché, perché vuoi dar prova definitiva di essere un cazzone senza palle?’’
‘’Calma calma calma. Direi che possiamo discuterne… con calma, no?’’ propose.
‘’Oh, è così che si deve fare per attirare la tua attenzione, sì? Sentiamo allora. Sentiamo se vuoi rivalutare la mia generosa offerta adesso.’’
Phil scolò la birra in pochi sorsi. ‘’Tu non bevi?’’
‘’Più tardi. Non sviare.’’
‘’Quel che intendevo dire è che… potrei aver trovato qualcosa, come no. Ma vedi, c’è questa domanda che mi gira in continuazione per la testa, sai, come un tarlo impazzito, affamato. La mia domanda è’’ Phil afferrò il braccio della donna. ‘’Perché cazzo dovrei stare ad ascoltare una cariatide del tuo genere, difettosa, obsoleta e incapace di rispondere a una domanda che nemmeno dovrebbe pormi?’’
Staccò il braccio di Marta che schizzò sangue da tutte le parti. Lo gettò a terra. La donna cadde urlando dal suo posto, osservando inorridita carne e metallo che le pendevano dall'arto mozzato. D'impulso la gente nel locale fece per uscire, ma Phil bloccò tutti li dov'erano, come statue.
‘’Vieni qui, mi minacci, e pretendi di passarla liscia. Chi cazzo ti ha mandato? Hai sentito voci’’ disse mentre la donna, culo a terra, indietreggiava lordando il pavimento di sangue e fluidi. ‘’ma voci da chi? Le opzioni sono due: o parli, o quel che voglio sapere te lo cavo io dalla testa.’’
Marta smise di indietreggiare e cominciò a ridere. Si rialzò lentamente appoggiandosi al bancone. ‘’Allora dai, vieni a provarci, merdoso ubriacone del cazzo!’’
Il sangue prese a colarle copiosamente, una vera e propria ondata purpurea che non si riversò a terra, ma iniziò a fluttuare a mezz'aria, andando a ricomporre l'avambraccio amputato. ‘’Ti sei messo con le persone sbagliate Phil. E la guerra è vicina.’’ disse plasmando il braccio fluido in qualcosa di molto simile a una lama.
‘’No. La scelta sbagliata l’hai fatta tu anni fa.’’
Phil scattò in avanti, un destro diretto al volto della donna, e quella schivò chinandosi, provando poi un affondo con la lama. Phil scartò a destra e saltò sul bancone frantumando alcuni bicchieri. Era stato ferito al fianco. Nulla di troppo grave. Marta sorrise, mollò un fendente pronta a mozzagli le gambe. L'uomo saltò in avanti evitando arma e donna, roteò in aria, e nel mentre, col solo pensiero, spinse un tavolo prendendola alle spalle, disintegrandoglielo sulla schiena.
‘’Figlio di puttana.’’ ringhiò lei. Ora faticava a risollevarsi, il braccio sanguigno prese la forma di un arto vero.
‘’Sei debole Marta, e non riesci più a coprirti.’’ fece toccandosi il capo. ‘’Dimmi chi ti manda, e per questa volta vedrò di risparmiarti. In memoria dei vecchi tempi.’’
La donna sputò a terra. ‘’Ho già fatto la mia scelta. Sui vecchi tempi ci cago sopr
Il cranio di Marta, dal naso un su, esplose in una fontana di carne, sangue, cavi e metallo. Il suo cadavere, privato di metà testa, rovinò sulle mattonelle del locale.
‘’La scelta sbagliata.’’ disse l'uomo. Tornò al tavolo e prese il vino di lei. ‘’Ai vecchi tempi.’’ Lo buttò giù in un paio di sorsi, poi andò verso l’uscita trascinandosi dietro la morta, senza toccarla. Alle sue spalle tv, telefoni e radio erano già all'opera: ripulivano le menti delle persone nel locale, che ora riprendevano a muoversi.