25/11/14

La violenza sulle donne

Viviamo in una società che insegna alle donne a difendersi dagli uomini e non agli uomini a non violentare le donne.

Vero? Che bella frase, cazzo. Molto giusta, forte, ti scuote proprio. Sti uomini stronzi, queste merde che non hanno rispetto per le donne, che poi povere devono fare i corsi di auto difesa perché non ci si preoccupa di educare il maschio al comportamento civile, al rispetto, all'essere uomo cavaliere piuttosto che uomo macellaio... già.
Oggi è la giornata internazionale contro la violenza sulle donne, e questa splendida citazione me la vedo in bacheca facebook accompagnata da un bel primo piano di tette spacciato come foto profilo artistica giusto per non venir denigrata dagli altri. Anzi, dalle altre.
E niente, io la odio sta frase, e mi viene da pensare che in un certo senso sono maschilista. Non perché trovo l'uomo superiore per chissà quale motivo rispetto alla donna, ma perché credo, anzi vedo, che la donna si trascina dietro un continuo senso di insicurezza rispetto al modo di vivere se stessa, soprattutto in ambito sessuale, ed è la prima quindi a colpevolizzarsi e limitarsi, a rendersi inferiore. Guardiamo al quotidiano, ai rapporti sociali che intercorrono tra noi. La donna che ruolo ha, come è vista, come si sente? 

Tiro fuori il sesso, inteso come pulsione, poiché è una delle basi del comportamento umano. E' il livello più basso che ci detta, anche e soprattutto inconsciamente, il modo di interagire con le persone, in ogni forma espressiva, anche violenta.
Rapporti quotidiani dunque, interazioni che viviamo ogni giorno. Parliamo di questo, dato che è quel che capiamo meglio. Il grado di differenza tra uomo e donna, a livello sociale, per importanza di ruoli, opportunità e semplice auto determinazione, era molto più marcato un tempo. La donna, come raccontava pure il buon cristianesimo, era una costola dell'uomo, un suo pezzo, un subordinato per genesi, e l'uomo su di essa ne aveva potere, gli era dovuto rispetto così come un amore condito di timorosa reverenza. E poi si è detto di no. E' nato dalla seconda metà del '900, tra le altre spinte rivoluzionarie e contestatrici, il movimento femminista, la cultura di massa ha rivisitato e riplasmato il pensiero, ed è finalmente sorto un riconoscimento dei diritti della donna, una rivendicazione del proprio ruolo, una messa in discussione di vecchi sistemi e modi di pensare che hanno portato finalmente a una parità riconosciuta, condivisa e insegnata. Una donna nuova, libera e in grado di mettersi in gioco proprio con le stesse opportunità prima esclusive soltanto del sesso forte.
Un ruolo che nonostante tutto non le permette, a quanto pare, di vivere serena, perché l'uomo s'impone ancora in maniera violenta e barbarica, annichilendo i diritti duramente conquistati.

Stronzate. Non voglio certo sminuire la gravità di un fenomeno come quello della violenza sulle donne, non sia mai. Sono il primo a reputare delle merde certe bestie che rovinano la vita alle proprie compagne, che deturpano volti con l'acido, che ammazzano per chissà quali assurde motivazioni. Però è indubbio che la figura della donna, così per come viene percepita a livello di massa, se ne strafreghi e ci sputi sopra a quelle lotte per la parità sessuale. E questo, per mia opinione, per colpa della donna stessa.
E' l'uomo che vede la donna come oggetto, o è forse lei che spesso e volentieri si propone come tale? E' l'uomo che dice troia a una donna che vive liberamente la propria sessualità, o è prima di tutto la donna a salire su un piedistallo e a puntare il dito gridando Quella è una troia!, solo perché incastrata nella sua visione puritana della vita?
E' l'uomo a creare un sistema socio economico fallocentrico, o è la donna a chinarsi di fronte al sistema e a succhiarlo, piuttosto che evirarlo?

Il dato comunque è che ci sono uomini che non sono uomini, e trattano le donne come nemmeno gli animali, e questi esseri fanno schifo, ed è giusto dire basta, urlarlo.
Però, care donne, l'altro dato dice che è inutile fare le femministe da tastiera una volta ogni tanto nella vita, giusto per farsi vedere, perché siete le prime a fare violenza su voi stesse, e perché in questo modo colpite ancora una volta non una singola donna, come può fare un uomo, ma tutte quante.